All'improvviso, tu
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All'improvviso, tu

  1. 288 pagine
  2. Italian
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All'improvviso, tu

Informazioni su questo libro

Londra, 1836. Amanda Briars, celebre scrittrice, è alla vigilia del suo trentesimo compleanno. Ritiene che sia giunto il momento di perdere la verginità, però senza sposarsi né avere legami duraturi. Così chiede a una maîtresse di procurarle un gigolò. All'appuntamento si presenta tale Jack Devlin, un uomo molto affascinante ed estremamente seducente. Ma, una settimana dopo, Amanda scopre che Jack non è affatto chi diceva di essere...

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2014
eBook ISBN
9788852057854

1

Amanda aveva capito subito che l’uomo sulla soglia della sua casa era un gigolò. Dal momento in cui l’aveva fatto velocemente entrare, come se stesse per nascondere un evaso, lui non aveva smesso di fissarla senza dire una parola. Era evidente che il suo quoziente intellettivo non gli permetteva di spingersi in chissà quale conversazione. Ma d’altra parte un uomo non aveva bisogno di cervello per fare quello per cui l’aveva assoldato.
«Svelto» gli sussurrò, stringendogli con ansia il braccio muscoloso. Sbatté la porta alle sue spalle. «Pensate che qualcuno vi abbia visto? Non credevo che vi sareste presentato così sulla porta di casa. Agli uomini che svolgono la vostra professione non insegnano ad avere maggiore discrezione?»
«La mia… professione» ripeté lui divertito.
Adesso che l’aveva messo al sicuro da sguardi indiscreti, Amanda si soffermò a osservarlo. Nonostante l’apparente carenza di ingegno, era senza dubbio attraente. Davvero bello, se quello era il termine adatto per descrivere una creatura dall’aspetto decisamente virile. Aveva una corporatura massiccia, ma slanciata, con le spalle che sembravano occupare tutta la porta d’ingresso. I capelli folti e neri erano lucidi e ben pettinati e il viso abbronzato era chiaramente appena sbarbato. Aveva il naso lungo e dritto e la bocca carnosa.
Non poté non notare i suoi occhi azzurri, con una gradazione di colore che non aveva mai visto prima di allora. A eccezione, forse, nel negozio dove preparavano l’inchiostro bollendo foglie di Indigofera e solfato di rame per giorni, fino a quando non assumevano quella colorazione blu così intensa da sembrare quasi viola. Ma gli occhi di lui non avevano quell’aspetto angelico che di norma si associa a quel colore. Erano astuti, esperti, come se avessero guardato fin troppo spesso il lato più torbido della vita, quello che lei non conosceva affatto.
Amanda non fece fatica a capire perché le donne fossero disposte a pagare per la sua compagnia. Il pensiero di assumere quella creatura così virile e meravigliosa per soddisfare i propri desideri era straordinario. E allettante. Amanda provò imbarazzo per la propria reazione interiore, i brividi caldi e freddi che la percorrevano in tutto il corpo, il lento arrossire delle sue guance. Si era rassegnata a restare zitella. Si era persino convinta che il fatto di non essere sposata le offrisse grande libertà. Ma il suo corpo in subbuglio sembrava non capire che una donna della sua età non avrebbe più dovuto essere turbata da certi desideri. Ai suoi tempi, quando già ventuno anni erano considerati un’età avanzata, una trentenne era giudicata una donna attempata. Aveva superato la giovinezza e non era più desiderabile. La gente definiva le donne come lei “scimmie bisbetiche”. Se solo fosse riuscita ad accettare il proprio destino.
Amanda si sforzò di fissare i magnifici occhi azzurri di lui. «Voglio essere franca, signor… no, non importa, non ditemi il vostro nome, non ci frequenteremo tanto da rendere necessario sapere come vi chiamate. Ho riflettuto sulla decisione che avevo preso piuttosto in fretta, e il fatto è che… Insomma, ho cambiato idea. Vi pregherei di non prenderlo come un affronto personale. Non ha niente a che vedere con il vostro aspetto e non esiterò a chiarirlo con la vostra datrice di lavoro, la signora Bradshaw. Siete un uomo estremamente fine, e molto puntuale. Non dubito che siate molto bravo a… a fare quello che fate. La verità è che ho fatto uno sbaglio. Capita a tutti e io non faccio eccezione. Ogni tanto succede anche a me di commettere qualche piccolo errore di valutazione…»
«Aspettate.» Lui sollevò le mani in segno di difesa, il suo sguardo si concentrò sul viso paonazzo di lei. «Smettetela di parlare.»
Nessuno in tutta la sua vita adulta aveva mai osato dirle di tacere. Ammutolita per la sorpresa, Amanda dovette sforzarsi per trattenere il fiume di parole che stava per uscirle di bocca. L’estraneo aveva incrociato le braccia sul petto muscoloso, appoggiando la schiena contro lo stipite della porta, senza smettere di osservarla. La luce della lampada nel piccolo atrio di quella casa londinese alla moda faceva ricadere un’ombra leggera dalle sue lunghe ciglia sugli zigomi pronunciati ed eleganti.
Amanda non poté fare a meno di pensare che la signora Bradshaw avesse davvero buon gusto. L’uomo che le aveva mandato aveva un fisico eccellente e un aspetto impeccabile. Indossava un completo attuale, ma non troppo distante dalla tradizione, con scarpe nere lucidissime. La camicia bianca era abbagliante accostata alla sua carnagione scura e il cravattino grigio di seta era allacciato con un nodo semplice e perfetto. Fino a quel momento se Amanda avesse dovuto ritrarre il suo ideale di uomo, l’avrebbe descritto biondo, con la pelle chiara e di corporatura sottile. Ora sentiva di dover rivedere del tutto la propria opinione. Nessun Apollo slavato avrebbe potuto competere con quell’uomo vigoroso e affascinante.
«Voi siete miss Amanda Briars» le disse, come se aspettasse una conferma. «La scrittrice.»
«Sì, scrivo romanzi» rispose lei con pazienza forzata. «E voi siete il gentiluomo che la signora Bradshaw mi ha mandato su mia richiesta, giusto?»
«A quanto pare sì» disse lui lentamente.
«Bene, vi porgo le mie scuse, signor… no, non ditemelo. Come vi ho spiegato, ho commesso un errore e voi potete andare. Ovviamente pagherò i vostri servizi anche se non sono più necessari, perché la responsabilità è tutta mia. Ditemi soltanto qual è la vostra tariffa abituale e io salderò immediatamente.»
Mentre la fissava, la sua espressione si modificò, l’aria divertita lasciò il posto a uno sguardo affascinante con un guizzo diabolico che attraversava i suoi occhi azzurri e la fece sentire a disagio.
«Ditemi quali servizi avevate richiesto» le chiese con cortesia, scostandosi dalla porta. Le si avvicinò finché il suo corpo non sovrastò quello di lei. «Temo di non aver discusso i dettagli con la signora Bradshaw.»
«Oh, quelli base, niente di più.» Amanda stava perdendo il controllo ogni secondo che passava. Sentiva le guance scottare e il battito cardiaco che rimbombava in tutto il suo corpo. «Le solite cose.» Si voltò verso il tavolino a mezzaluna di legno satinato contro la parete, dove aveva riposto un rotolo di banconote.
«Saldo sempre i miei debiti, e ho disturbato voi e la signora Bradshaw per niente, perciò ho intenzione di compensare…» Si interruppe di colpo quando percepì la mano di lui che le stringeva l’avambraccio. Era impensabile per un estraneo toccare qualsiasi parte del corpo di una signora. Chiaramente era ancora più assurdo pensare che una signora si riducesse ad assoldare un gigolò, ma era esattamente quello che aveva fatto. Pensò che prima di fare un’altra follia simile, piuttosto si sarebbe impiccata.
Il suo corpo si irrigidì per quel contatto e non osò muoversi quando udì la voce di lui esattamente alle sue spalle. «Non voglio quel denaro.» La sua voce profonda era attraversata da una punta di ironia. «Non dovete pagare per dei servizi di cui non avete usufruito.»
«Grazie.» Strinse entrambi i pugni. «È molto gentile da parte vostra. Mi occuperò almeno di pagarvi il ritorno in carrozza. Non dovete tornare a casa a piedi.»
«Oh, ma io non me ne sto ancora andando.»
Amanda rimase a bocca aperta. Si voltò per guardarlo in faccia orripilata. Cosa intendeva dicendo che non se ne stava ancora andando? Avrebbe fatto in modo di farlo uscire di lì, che lui lo volesse o no! Considerò rapidamente le diverse possibilità. Purtroppo non ce n’erano molte a sua disposizione. Aveva dato la serata libera a tutti i domestici: il maggiordomo, la cuoca e una cameriera. In casa non avrebbe trovato nessun aiuto. E di certo non poteva chiamare in soccorso la polizia. Le voci che si sarebbero sparse avrebbero danneggiato la sua carriera, e la professione di scrittrice era la sua unica fonte di sostentamento. Lanciò un’occhiata a un ombrello con il manico di legno di quercia nel portaombrelli di porcellana vicino alla porta e gli si avvicinò con discrezione.
«Avete intenzione di scacciarmi con quello?» le chiese con educazione il suo ospite indesiderato.
«Se necessario sì.»
Le fece una smorfia divertita e le prese il mento tra le dita per costringerla a guardarlo negli occhi.
«Signore» esclamò lei. «Vi dispiacerebbe…»
«Il mio nome è Jack.» Sulle sue labbra passò un sorriso. «E me ne andrò presto, ma non prima di aver discusso un paio di cose. Vorrei farvi delle domande.»
Lei sospirò con impazienza. «Signor Jack, non dubito che voi lo vogliate, ma…»
«Chiamatemi Jack, e basta.»
«Molto bene… Jack.» Si accigliò. «Apprezzerei molto se ve ne andaste senza trattenervi oltre!»
Lui si muoveva nell’atrio e sembrava molto rilassato, come se fosse stato invitato per il tè. Amanda fu costretta a rivedere la sua prima opinione sul suo scarso ingegno. Dopo essersi ripreso dallo stupore di essere trascinato in casa così in fretta, la sua intelligenza stava dando segni di rapido miglioramento.
L’estraneo si guardava intorno per valutare la casa, notando i mobili classici che arredavano l’atrio bianco e blu e il tavolo di mogano sormontato da uno specchio intarsiato in fondo all’ingresso. La ricerca di qualsiasi frivolezza o evidenti segni di ricchezza non avrebbe dato alcun risultato. Amanda non sopportava l’ostentazione e gli oggetti non funzionali, perciò aveva scelto l’arredamento prediligendo la praticità piuttosto dello stile. Quando comprava una sedia, doveva essere ampia e comoda. Un comodino non poteva non essere abbastanza solido da reggere una fila di libri o una grande lampada. Non le piacevano piatti decorativi di porcellana, né tutti quegli intarsi e decori che andavano tanto di moda in quel periodo.
Quando il suo ospite si fermò di fronte alla porta che conduceva dall’atrio alle altre stanze, Amanda parlò con tono asciutto. «Dal momento che sembrate intenzionato a comportarvi come vi pare, senza considerare i miei desideri, andate dritto e sedetevi. Posso offrirvi qualcosa? Un bicchiere di vino?»
Anche se quella proposta era piena di sarcasmo, lui accettò con un sorriso. «Sì, se mi farete compagnia.»
Lo splendore dei suoi denti bianchi e quel sorriso inaspettato le provocarono una strana sensazione, qualcosa di simile all’immergersi in una vasca di acqua bollente alla fine di una grigia giornata invernale. Lei era molto freddolosa. Il clima umido e cupo di Londra sembrava penetrarle nelle ossa e anche se usava scaldapiedi, coperte pesanti, bagni caldi e tè con brandy, non riusciva a evitare di patire il freddo.
«Magari prenderò del vino» sentì quelle parole uscirle inaspettatamente di bocca. «Prego, sedetevi, signor… sì, insomma, Jack.» Gli lanciò un’occhiata ironica. «Dal momento che vi trovate nel mio salotto, potete anche dirmi il vostro nome completo.»
«No» rispose lui con tranquillità, senza perdere il sorriso. «Date le circostanze, credo che sia più opportuno limitarci al solo nome, Amanda.»
Non si poteva definire uno sprovveduto! Gli fece segno di sedersi, mentre si dirigeva verso la credenza. Jack rimase comunque in piedi, fino a quando lei non ebbe versato per entrambi un bicchiere di vino. Solo quando Amanda si accomodò sul divanetto di mogano, decise di sedersi sulla sedia Trafalgar lì accanto. Il fuoco nel caminetto di marmo bianco si rifletteva sui suoi capelli neri e sulla pelle liscia e dorata. Era l’immagine della salute e della giovinezza. Amanda iniziò infatti a sospettare che fosse un po’ più giovane di lei.
«Posso fare un brindisi?» domandò il suo ospite.
«Non dubitavo che voleste farlo» replicò lei con freddezza.
Quella risposta gli provocò un sorriso malizioso. Alzò il bicchiere verso di lei. «A una donna dotata di grande audacia, immaginazione e bellezza.»
Amanda non brindò. Lo guardava accigliata mentre sorseggiava dal suo bicchiere. Era davvero spudorato quel modo di introdursi in casa sua, rifiutandosi di andarsene quando richiesto e prendendosi gioco di lei.
Era una donna intelligente e onesta e sapeva come definirsi… Non era di certo particolarmente bella. Il suo aspetto era moderatamente gradevole e questo solo senza tenere conto dei cano...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontispiece
  3. All’improvviso, tu
  4. Prologo
  5. 1
  6. 2
  7. 3
  8. 4
  9. 5
  10. 6
  11. 7
  12. 8
  13. 9
  14. 10
  15. 11
  16. 12
  17. 13
  18. 14
  19. 15
  20. Epilogo
  21. Copyright