Fantasmi irriverenti e spiriti del Natale Incontri d'amore e trabocchetti Ghiaccioli e slitte e Rane d'Argento Case stregate e Mamme di Neve Zuppa inglese allo sherry di papà Winterson e ravioli della Shakespeare and Company Dodici racconti e dodici ricette natalizie

- 296 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Dodici racconti di Natale
Informazioni su questo libro
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LA MAMMA DI NEVE
Sta nevicando. Non sappiamo chi fa nevicare. Potrebbe essere Dio.
O forse no.
In ogni caso nevica. Sta nevicando.
Che tipo di neve?
Ci sono tanti tipi di neve. Lo sapevate?
C’è la neve di montagna. E la neve polare. E la neve per sciare, e la neve alta, e la neve a falde che sembrano piccole falene, a raffiche che sembrano nugoli di falene frettolose, e in fiocchi, come se qualcuno stesse grattugiando il cielo.
E la neve pungente come punture di insetti, la neve morbida come schiuma, e la neve bagnata che si scioglie, e la neve che dove si posa rimane e avvolge il mondo in un’installazione, così che svegliandovi di notte non udite più alcun suono, vi lasciate sprofondare nel letto e la nevicata penetra nel vostro sonno e il vostro sonno è profondo come la neve.
E poi.
Apri le tende! C’è la neve!
Wow!
Neve su neve su neve su neve.
Così alta che il cane scompare e spuntano fuori solo le orecchie, come ali. Le automobili sono tumuli di neve. Si odono suoni come di bambini eccitati.
Facciamo un pupazzo di neve!
Nicky e Jerry cominciarono a modellare una palla di neve sempre più grossa e più tonda, fino a farla diventare un corpo più grande di loro.
Pensi che sia troppo grassa? chiese Nicky.
Come fai a sapere che è una lei?
Be’, per saperlo devo prima vestirla.
Ma continui a chiamarla lei.
Perché è grassa.
Come si fa a fare un pupazzo di neve magro?
Ci provarono. Fecero un cilindro di neve e lo misero dritto, ma quando ci posarono sopra la testa la testa cadde.
Nicky non si diede per vinta. Fece una smorfia e disse:
Potremmo darle una forma piramidale. Un collo massiccio non dona.
Ma Jerry non voleva un pupazzo a piramide.
Disse: I pupazzi di neve sono tutti grandi e grossi, quanto basta perché stiano al caldo.
A Nicky pareva una scemenza: Se stanno troppo al caldo si sciolgono.
Stupida! Intendo dire caldi dentro. Dai, Nicky, aiutami a farle la testa.
Arrivò la mamma di Nicky con due tazze di cioccolata calda.
Ma guarda! È bellissimo!
Non è “bellissimo”, è “bellissima”. Abbiamo qualcosa per vestirla?
Certo! Vai a vedere nel cesto degli indumenti da dare in beneficenza.
Nicky corse in casa, lasciando la sua cioccolata fumante.
La mamma di Nicky era attraente, snella, i capelli tinti in tre diverse sfumature di biondo. Sorrise a Jerry. Aveva bei denti.
Come sta la tua mamma, Jerry? Tutto bene?
Jerry annuì. La sua mamma doveva lavorare molto, faceva il turno di notte in un albergo. A volte beveva tanto da perdere i sensi. Il padre di Jerry se n’era andato l’anno precedente, prima di Natale, e non era più tornato.
La mamma di Nicky spostò il suo poco peso da un piede all’altro.
Perché non resti qui a dormire? Nicky sarebbe contenta.
Devo chiederlo alla mamma, rispose Jerry.
Puoi telefonarle, disse la mamma di Nicky, ma non era così semplice, perché alla mamma di Jerry avevano staccato la linea telefonica. Non volendo farlo sapere, Jerry disse: Tra un po’ faccio un salto a casa e le chiedo il permesso.
Nicky ritornò con le braccia cariche di vestiti. Provarono a infilarle un maglione, una felpa con cappuccio, un abito tutto abbottonato, ma al pupazzo non andava bene niente.
È come nella fiaba di Cenerentola, disse Jerry.
Vuoi dire che lei è la sorellastra? chiese Nicky.
È la principessa in incognito. Prova questo.
Il berretto di lana le stava a pennello.
Può andare al ballo!
Con il berretto di lana?
Sì.
No. Non può, perché non ha le gambe E gli occhi? Le ci vogliono gli occhi. Non due bottoni.
No, bottoni no. Dammi il tuo braccialetto. Quelle pietre verdi possono essere gli occhi. Dammelo!
Cosa fai? È il mio braccialetto!
Ma Jerry non ascoltava. Ruppe il braccialetto e due pietre verdi divennero gli occhi della Donna di Neve, grandi e spalancati.
Adesso sì che sembra vera! disse Nicky.
Ora le ci vuole un naso, disse Jerry.
Jerry si dimenticò di Nicky. Fece il naso della Donna di Neve con una pigna e la dotò di una grande bocca rossa e sorridente. In realtà era l’anello giocattolo del cane tagliato in due, ma faceva davvero l’effetto di un bel sorriso rosso.
Nicky si era messa a giocare con il suo iPad. I pomeriggi erano brevi e la giornata era fredda. Di lì a poco sarebbe scesa l’oscurità. La mamma di Nicky disse dalla cucina: Jerry, se conti di tornare vai ad avvisare la tua mamma.
Jerry corse via, promettendo alla Donna di Neve che sarebbe ritornata presto. Ma quando arrivò a casa la mamma non c’era. Le finestre erano buie. Capitava che staccassero l’elettricità, e in quel caso Jerry non poteva entrare usando il citofono: doveva scavalcare il muro sul retro della casa e andare a prendere la chiave nascosta dietro i contenitori della spazzatura. Fu quello che fece, ma la chiave non c’era e la casa era buia anche sul retro.
Cerchi tua madre? le chiese Mr Store, che aveva chiamato il suo negozio Store’s Stores.
Jerry annuì senza parlare. Mr Store disse: Tua madre non c’è, è uscita e non è ancora ritornata. Ti sembra una novità?
Mr Store era orrendo. Orrenda la faccia, orrendo il suo modo di guardarti, orrenda la salopette marrone che portava sempre. E se la mamma di Jerry gli chiedeva di poter pagare pane e latte il giorno dopo lui invariabilmente diceva di no. Ora ficcò le sue mani orrende nelle tasche dell’orrenda salopette e rientrò.
Jerry decise di aspettare un po’ e si rannicchiò sul gradino dell’ingresso per ripararsi dal freddo.
Pensava alla Donna di Neve, alta più di due metri, più grande di chiunque altro. Jerry sperava di diventare alta come lei, da grande, così avrebbe dato una lezione a tutti.
Gli avrebbe fatto capire chi era.
Cadde la notte. Perché usiamo questa espressione? Come se la notte non intendesse arrivare qui, ma fosse caduta inciampando nella luna. Quella sera la luna splendeva. Era per tutti l’ora del ritorno a casa, la giornata finita, la notte fredda. A una a una, le finestre lungo la via si illuminarono. Jerry si alzò per scaldarsi e si mise a camminare su e giù per la strada, gettando occhiate furtive alle finestre. Gente seduta a cenare, gente che guardava la tv, gente che passava da una stanza all’altra dicendo parole che lei non riusciva a cogliere, aprendo e chiudendo la bocca come fanno i pesci rossi.
Vide un uccellino in gabbia e un pastore tedesco disteso davanti a una porta, ansioso che si aprisse.
Ormai tutte le finestre erano illuminate, tranne quelle di casa sua.
Forse la mamma pensava che lei sarebbe rimasta da Nicky. Forse era meglio tornare lì.
Jerry si avviò per fare la mezz’ora di strada che l’avrebbe portata a casa di Nicky. Sembrava più tardi di quanto non fosse, le strade erano deserte, nessuna auto in vista. Un gatto nero camminava lungo un muro bianco.
Ecco finalmente la casa di Nicky: era illuminata. Jerry corse al cancello, ma quando lo raggiunse, come d’incanto, le luci si spensero e la casa piombò nel buio come la sua.
Che ora poteva essere? La station wagon era nel vialetto. Jerry spazzò via la neve dal finestrino e gettò un’occhiata all’orologio della macchina. 11.30? Non potevano essere le undici e trenta di sera.
All’improvviso Jerry si sentì spaventata, stanca e disorientata. Non sapeva che ora fosse, non sapeva cosa fare. Forse avrebbe potuto dormire nella rimessa degli attrezzi. Jerry spostò lo sguardo dalla casa buia al giardino, che aveva la strana luminosità bianca della neve.
La Mamma di Neve la fissava con due occhi verdi, brillanti come gioielli.
Vorrei che tu fossi viva, disse Jerry.
Viva come? Come un gatto? Come gli animali del circo?
Hai parlato? chiese Jerry in tono dubbioso.
Sì, rispose la Mamma di Neve.
Ma non hai mosso le labbra.
Sei tu che me le hai fatte così, disse la Mamma di Neve. Senti la mia voce, vero?
Sì, disse Jerry. La sento. Allora sei viva!
Guarda, disse la Mamma di Neve, e si spostò leggermente di lato. Non male per una senza gambe. Mi hai fatta tu così.
Mi dispiace, disse Jerry. Non sono capace di fare le gambe.
Non tormentarti per le cose che non puoi cambiare. Hai fatto del tuo meglio. E in ogni caso posso sempre scivolare. Vieni, facciamoci una bella scivolata!
La Mamma di Neve partì a una velocità impensabile per un oggetto senza gambe, senza ruote né motore. Jerry dovette correre per raggiungerla.
Ti prenderei per mano, disse la Mamma di Neve, solo che le mani non me le hai fatte…
Aspetta! disse Jerry. Ti andrebbero bene due forconi da giardi...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- A Natale
- Lo Spirito del Natale
- I mince pie di Mrs Winterson
- Il cavolo rosso di Ruth Rendell
- La crema newyorkese di Kathy Acker
- Il mio salmone affumicato con champagne della vigilia
- Il gravlax di Susie della vigilia
- La zuppa inglese allo sherry del mio papà
- I ravioli cinesi della Shakespeare and Company
- Il mio vin brûlé (ovvero: basta con la frutta nelle portate principali)
- Il biryani di tacchino di Kamila Shamsie
- I miei biscotti salati al formaggio dell’ultimo dell’anno
- Il mio steak sandwich di Capodanno
- Le mie crocchette di pesce dell’Epifania
- RINGRAZIAMENTI
- Copyright