Il ciclo degli eredi di Shannara - 4. I talismani di Shannara
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Il ciclo degli eredi di Shannara - 4. I talismani di Shannara

  1. 476 pagine
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Il ciclo degli eredi di Shannara - 4. I talismani di Shannara

Informazioni su questo libro

Tutti gli eredi del mitico Shannara hanno ormai superato le loro prove: la fortezza di Paranor è risorta, Walker Boh è diventato un druido, Wren è stata scelta come regina dagli Elfi e l'ardito Par ha ritrovato la leggendaria spada di Shannara. Il male continua però a minacciare le Quattro Terre, i malefici Ombrati spandono le loro venefiche esalazioni su città e campagne e il loro capo, Rimmer Dall, è pronto ad affrontare la sfida decisiva contro i nemici affidandosi alle sue armi migliori, l'astuzia e il tradimento. Solo il coraggio di un pugno di eroi e il potere di alcuni magici talismani può salvare le Quattro terre.

Con questo romanzo si conclude una tra le più spettacolari e indimenticabili epopee della letteratura fantasy.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2015
eBook ISBN
9788852060762
Print ISBN
9788804399872

1

Il crepuscolo scese sulle Quattro Terre: un lento velarsi della luce, un graduale allungarsi delle ombre. L’afa della giornata di tarda estate cominciò ad attenuarsi, mentre la rossa sfera di fuoco del sole calava a occidente e l’aria stagnante e riarsa si raffreddava. Il silenzio che accompagna la fine del giorno avvolse la terra, mentre foglie ed erbe rabbrividivano nell’attesa della notte.
Alla foce del Mermidon, dove questo si immetteva nel Lago Arcobaleno, Sentinella del Sud si alzava, nera e impenetrabile e silenziosa. Il vento sfiorava le acque del lago e del fiume, ma non si avvicinava all’obelisco, come se avesse fretta di giungere in qualche posto più invitante. L’aria vibrava intorno alla nera torre, e il calore si irradiava a ondate dalle sue pietre creando immagini fantasmagoriche che sfrecciavano e fuggivano. Un cacciatore solitario, lungo la riva, alzò apprensivo gli occhi nel passare, e proseguì veloce.
All’interno, gli Ombrati eseguivano i loro compiti in spettrale silenzio, incappucciati e senza volto e pieni di determinazione.
Rimmer Dall era in piedi accanto a una finestra aperta sulla campagna che imbruniva, e osservava il colore svanire dalla terra mentre la notte strisciava di soppiatto da oriente, per raccogliere ciò che le apparteneva.
La notte, nostra madre, nostro conforto.
Teneva le mani intrecciate dietro la schiena, rigido nell’abito scuro. Il cappuccio gettato all’indietro gli lasciava scoperta la faccia dalle ossa sporgenti e la barba rossa. Aveva un aspetto duro, privo di sentimenti, e se la cosa gli fosse importata ne sarebbe stato compiaciuto. Ma era trascorso molto tempo da quando il Primo Cercatore aveva provato un qualche interesse per il proprio aspetto… molto tempo da quando aveva anche solo destato la sua curiosità. L’aspetto esteriore era irrilevante; Rimmer Dall poteva essere qualsiasi cosa scegliesse. Era ciò che bruciava dentro a contare, a dargli vita.
I suoi occhi luccicarono mentre guardava oltre ciò che gli stava di fronte e vedeva ciò che un giorno sarebbe stato.
Vedeva la promessa.
Si mosse un poco, solo con i suoi pensieri nel silenzio della torre. Gli altri non esistevano per lui, fantasmi privi di sostanza. Sotto, nelle viscere della torre, poteva sentire i suoni della magia all’opera: il ronzio profondo del suo respiro, il rombo del suo cuore. Ascoltava senza pensarci, un’abitudine che portava sicurezza alla sua mente turbata. Loro era il potere, trasferito dall’etere alla sostanza, infuso di forma e apparenza, fornito di uno scopo. Era il dono degli Ombrati, e apparteneva solo a loro.
Malgrado i Druidi e gli altri.
Provò a fare un debole sorriso, ma la sua bocca si rifiutò di accondiscendere, ed esso sparì nella linea stretta delle labbra. La sua mano sinistra, guantata, si contorse entro la stretta delle dita nude della destra. Potenza per potenza, forza per forza. Sul suo petto, scintillava l’insegna argentea della testa di lupo.
Thrum, thrum, giungeva il suono della magia, in azione sotto di lui.
Rimmer Dall si voltò verso le ombre della stanza… una stanza che fino a poco tempo prima aveva tenuto prigioniero Coll Ohmsford. Adesso l’Uomo della Valle non c’era più… fuggito, credeva lui; lasciato fuggire, in realtà, e tenuto prigioniero in un’altra maniera. Era andato alla ricerca di suo fratello Par.
Colui che possedeva la vera magia.
Colui che sarebbe stato suo.
Il Primo Cercatore si scostò dalla finestra, si sedette al tavolo di legno, e il peso della sua massiccia figura fece scricchiolare la fragile sedia. Intrecciò le mani davanti a sé, e abbassò la faccia granitica.
Tutti gli Ohmsford erano di nuovo nelle Quattro Terre, tutti gli eredi di Shannara, tornati dalle loro ricerche. Walker Boh era tornato da Eldwist malgrado Pe Ell; la Pietra Nera degli Elfi era stata recuperata, la sua magia scoperta, Paranor riportata nel mondo degli uomini, e Walker stesso era diventato il primo dei nuovi Druidi. Wren Elessedil era tornata da Morrowindl, assieme ad Arborlon e agli Elfi; la magia delle Pietre degli Elfi era stata riscoperta, e la sua stessa identità e la sua eredità erano state svelate. Dei tre incarichi affidati da Allanon due erano stati portati a termine.
Quello di Par doveva essere l’ultimo, naturalmente. Trovare la Spada di Shannara. Trovare la Spada, ed essa avrebbe rivelato la verità.
Giochi da vecchi e da ombre, meditò Rimmer Dall. Missioni e incarichi, ricerche della verità. Lui conosceva la verità meglio di loro, e la verità era che niente di questo aveva importanza, perché alla fine la magia era tutto, e la magia apparteneva agli Ombrati.
Lo infastidiva che, malgrado i suoi sforzi per impedirlo, sia gli Elfi che Paranor fossero ricomparsi. Coloro che aveva mandato per impedire che gli eredi di Shannara tornassero avevano fallito. Avevano pagato il loro fallimento con la morte, ma questo non serviva a placare la sua irritazione. Forse avrebbe dovuto essere infuriato… forse perfino un po’ preoccupato. Ma Rimmer Dall era sicuro della sua forza, certo del suo controllo sugli eventi e sul tempo, fiducioso che il futuro era ancora nelle sue mani. Malgrado Teel e Pe Ell l’avessero deluso, c’erano altri che non l’avrebbero fatto.
Thrum, thrum, sussurrava la magia.
E così…
Le labbra di Rimmer Dall si incresparono. Tutto quello che serviva era un po’ di tempo. Un po’ di tempo perché gli eventi che già aveva messo in moto seguissero il loro corso, e allora sarebbe stato troppo tardi per i Druidi morti e per i loro piani. Tenere separati lo Zio Oscuro e la ragazza. Impedire che si comunicassero le loro conoscenze. Impedire che unissero le loro forze.
Impedire che trovassero gli Uomini della Valle.
Quello che gli serviva era un diversivo, qualcosa che li tenesse occupati. O meglio ancora, qualcosa che determinasse la loro fine. Eserciti, naturalmente, per massacrare Elfi e nati liberi, soldati della Federazione e Serpidi ombrati, e qualsiasi altra cosa fosse riuscito a scovare per liberarsi di quegli stupidi. Ma qualcosa di più, qualcosa di speciale per i figli di Shannara, con tutte le loro magie e gli incantesimi druidici.
Meditò a lungo sulla questione, mentre il grigio crepuscolo si tramutava in notte intorno a lui. La luna si alzò a est, una falce contro il nero del cielo, e le stelle divennero argentee punte di spillo. La loro luce penetrò nel buio dove sedeva il Primo Cercatore, e trasformò la sua faccia in un cranio.
, annuì alla fine.
Lo Zio Oscuro era ossessionato dalla sua eredità di Druido. Gli avrebbe mandato qualcosa di adatto a questa debolezza, qualcosa che l’avrebbe confuso e frustrato. Gli avrebbe mandato i Quattro Cavalieri.
E la ragazza. Wren Elessedil aveva perso il suo protettore e consigliere. Le avrebbe dato qualcuno per riempire quel vuoto. Le avrebbe dato uno scelto da lui stesso, uno che l’avrebbe coccolata e confortata, che avrebbe quietato le sue paure, per poi tradirla e privarla di tutto.
Gli altri non erano un pericolo serio… neppure il capo dei nati liberi e l’Highlander. Non potevano fare nulla senza gli eredi degli Ohmsford. Se lo Zio Oscuro veniva imprigionato nella sua Fortezza e il breve regno della Regina degli Elfi finiva, i piani dell’ombra del Druido preparati con tanta cura sarebbero crollati miseramente. Allanon sarebbe ripiombato nel Perno dell’Ade con il resto dei suoi spettrali compagni, consegnato al passato cui apparteneva.
Sì, gli altri erano insignificanti.
Ma si sarebbe lo stesso preso cura di loro.
E anche se tutti i suoi sforzi fossero falliti, anche se fosse riuscito solo a inseguirli e cacciarli come fa un cane con la sua preda, tuttavia questo sarebbe stato sufficiente, se alla fine l’anima di Par Ohmsford fosse caduta nelle sue mani. Gli bastava questo per porre fine per sempre a tutte le speranze dei suoi nemici. Solo questo. Mancavano pochi passi al precipizio, e l’Uomo della Valle stava già muovendosi verso di esso. Suo fratello sarebbe stato l’esca che l’avrebbe portato alla rovina, come un lupo attirato da una capra. Coll Ohmsford. Ormai era completamente assoggettato all’incantesimo di Mirrorshroud, schiavo della magia del mantello. L’aveva rubato per mascherarsi, senza sospettare che questo faceva parte dei piani di Rimmer Dall, senza immaginare che si trattava di una trappola mortale per fare di lui una pedina del Primo Cercatore. Coll Ohmsford avrebbe dato la caccia al proprio fratello, costringendolo a un duello. L’avrebbe fatto perché il mantello non gli avrebbe permesso altro, insinuando dentro di lui una follia che solo la morte del fratello avrebbe potuto sedare. Par sarebbe stato costretto a combattere. E poiché gli mancava la magia della Spada di Shannara, poiché le sue armi convenzionali non sarebbero state in grado di fermare quella sorta di Ombrato in cui si era trasformato suo fratello, e poiché sarebbe stato terrorizzato dall’idea che quello fosse un altro trucco, avrebbe usato la magia della canzone.
Forse avrebbe ucciso suo fratello, ma questa volta l’avrebbe ucciso per davvero, e poi avrebbe scoperto… troppo tardi per tornare indietro… cosa aveva fatto.
O forse no. Forse avrebbe lasciato fuggire suo fratello… e sarebbe stato condotto alla rovina.
Il Primo Cercatore alzò le spalle. In un modo o nell’altro, il risultato sarebbe stato il medesimo. In un modo o nell’altro l’Uomo della Valle era finito. Se usava la magia, la serie di choc che senza dubbio ne sarebbe risultata lo avrebbe squilibrato. Avrebbe perso il controllo della magia e sarebbe diventato uno strumento nelle mani di Rimmer Dall. Rimmer Dall ne era certo. Poteva esserlo perché, a differenza degli eredi di Shannara e del loro protettore, lui comprendeva la magia elfa, la magia che era sua per diritto di sangue. Comprendeva cos’era e come funzionava. Sapeva ciò che Par non sapeva: cosa stava accadendo alla canzone, perché si comportava in quel modo, come si era liberata da ogni impedimento per diventare una creatura selvaggia che cacciava a suo piacere.
Par era vicino. Era molto vicino.
Il pericolo di lottare con la bestia è che si diventa come lei.
Era quasi uno di loro.
Presto sarebbe successo.
Naturalmente, c’era la possibilità che l’Uomo della Valle scoprisse la verità circa la Spada di Shannara prima di allora. L’arma che portava, quella a cui Rimmer Dall aveva rinunciato con troppa facilità, era il talismano che cercava o un falso? Par Ohmsford ancora non lo sapeva. Era un rischio calcolato che non lo scoprisse. Ma anche se l’avesse scoperto, a cosa gli sarebbe servito? Le spade avevano due tagli, e potevano ferire da una parte e dall’altra. La verità poteva fare a Par più male che bene…
Rimmer Dall si alzò e andò ancora alla finestra, un’ombra nel nero della notte, avvolta e raccolta contro la luce. I Druidi non capivano; non avevano mai capito. Allanon era già stato un anacronismo prima che diventasse ciò che Bremen aveva voluto. Druidi… usavano la magia come dei pazzi che giocano col fuoco: stupefatti dalle sue possibilità, ma terrorizzati dai rischi. Non c’era da stupirsi se le fiamme li avevano bruciati tanto spesso. Ma questo non impediva loro di rinunciare al dono misterioso. Sempre così pronti a giudicare altri che cercavano di controllare il potere, in primo luogo gli Ombrati, da vederli come nemici, e cercare di distruggerli.
Come avevano distrutto se stessi.
Ma c’era simmetria e significato nella visione della vita degli Ombrati, la magia non era un giocattolo per loro, ma il cuore di ciò che erano: abbracciata, protetta, adorata. Niente mezze misure, che servivano solo a negare l’accesso alla vita, o interessate cautele imposte perché nessun altro potesse servirsene. Niente ammonizioni né avvertimenti. Gli Ombrati erano semplicemente ciò che la magia li rendeva, e la magia, una volta accettata, li avrebbe resi qualsiasi cosa.
Le cime degli alberi e i picchi delle Runne erano gobbe scure contro la superficie piatta e argentea del Lago Arcobaleno. Rimmer Dall guardò il mondo, e vide ciò che i Druidi non erano mai stati in grado di vedere.
Il mondo apparteneva a coloro che erano abbastanza forti per impossessarsene, per tenerlo, per plasmarlo. Esisteva per essere usato.
I suoi occhi bruciavano, rossi come sangue.
Era un’ironia della sorte che gli Ohmsford avessero servito così a lungo i Druidi, svolgendo i loro incarichi, conducendo le loro ricerche, seguendo le loro visioni verso verità che non erano mai esistite. Le storie erano leggenda. Shea e Flick, Wil, Brin e Jair, e ora Par. Era stato tutto inutile. Ma adesso era finita. Poiché Par avrebbe servito gli Ombrati, e così facendo avrebbe reciso per sempre i legami fra gli Ohmsford e i Druidi.
«Par. Par. Par.»
Rimmer Dall sussurrò il nome nella notte. Era una litania che riempiva la sua mente con visioni di potere a cui nulla poteva opporsi.
Rimase a lungo accanto alla finestra, e si concesse di sognare il futuro.
Poi di scatto si voltò e scese nelle profondità della torre per nutrirsi.

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Mappa
  4. I Talismani di Shannara
  5. Capitolo 1
  6. Capitolo 2
  7. Capitolo 3
  8. Capitolo 4
  9. Capitolo 5
  10. Capitolo 6
  11. Capitolo 7
  12. Capitolo 8
  13. Capitolo 9
  14. Capitolo 10
  15. Capitolo 11
  16. Capitolo 12
  17. Capitolo 13
  18. Capitolo 14
  19. Capitolo 15
  20. Capitolo 16
  21. Capitolo 17
  22. Capitolo 18
  23. Capitolo 19
  24. Capitolo 20
  25. Capitolo 21
  26. Capitolo 22
  27. Capitolo 23
  28. Capitolo 24
  29. Capitolo 25
  30. Capitolo 26
  31. Capitolo 27
  32. Capitolo 28
  33. Capitolo 29
  34. Capitolo 30
  35. Capitolo 31
  36. Capitolo 32
  37. Capitolo 33
  38. Capitolo 34
  39. Capitolo 35
  40. Capitolo 36
  41. Capitolo 37
  42. Copyright