Il mondo fino a 7 1. Willow. Ha 12 anni e si sente diversa: orfana per due volte, ha un'intelligenza sopra la media e tante ossessioni. È così speciale, senza saperlo, che riesce a cambiare la vita di tutte le persone che incontra. 2. I suoi hobby. Ha una passione sfrenata per il numero 7, le malattie – adora i manuali di medicina – e i giardini. Coltivare i girasoli, per esempio, la rimette in pace col mondo. 3. L'amicizia. Non è sempre facile, per Willow. Fino a quando non incontra Mai, ragazzina ostinata e pragmatica, che sa vedere Willow per quella che è. 4. Strambi personaggi. Dell Duke, Quang-Ha, Pattie e Jairo… Willow non è l'unico pesce fuor d'acqua! E incontrarne altri, controcorrente come lei, la aiuta a stare a galla. 5. La famiglia. Chi ha detto che la famiglia è una sola? La si può cercare, costruire e inventare, basta aprire il cuore e credere che i miracoli esistano. 6. Sensibilità e ironia. È questo il segreto di Willow: commuovere ma anche far sorridere. Persino le giornate più difficili insieme a lei si riempiono di meraviglia e follia. 7. Il mondo. È un viaggio stupendo quello che porta Willow a sentirsi parte del mondo: riuscirà a trovare i 7 pezzi che rendono davvero (im)perfetta la sua vita? Holly Goldberg Sloan è nata nel Michigan (USA), ma da piccola ha vissuto in diversi paesi: dall'Olanda alla Turchia, fino alla California, dove vive tuttora con il marito e i due figli. È anche sceneggiatrice e regista. Il mondo fino a 7 ha ottenuto numerosi riconoscimenti ed è stato per più di un anno nella classifica del "New York Times".

- 372 pagine
- Italian
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Il mondo fino a 7
Informazioni su questo libro
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Capitolo 1
Willow Chance
Un genio mira a qualcosa che nessun altro
può vedere e centra il bersaglio
può vedere e centra il bersaglio
Siamo seduti a un tavolo da picnic di metallo verde mare, fuori dalla Gelateria Fosters.
Tutti e quattro.
Mangiamo un semifreddo, di quelli immersi in una vaschetta di cioccolato liquido (che poi si solidifica diventando un guscio croccante).
Non dico a nessuno che il procedimento funziona grazie alla cera. O, per l’esattezza: grazie a una paraffina commestibile, specifica per alimenti.
Quando il cioccolato si raffredda, imprigiona la bontà della vaniglia.
Il nostro compito è liberarla.
Di norma, i coni gelato io non li mangio nemmeno. E, se lo faccio, sono attentissima a evitare che ne scenda anche una minima goccia.
Ma oggi no.
Sono in un luogo pubblico.
Non sto nemmeno spiando.
E il mio cono gelato è un grosso pasticcio gocciolante.
In questo preciso istante, sono qualcuno che gli altri potrebbero trovare interessante da osservare.
Perché?
Be’, innanzitutto sto parlando in vietnamita, che non è la mia “lingua madre”.
Mi piace molto questa espressione, perché in generale credo che le persone non rendano sufficiente onore a questo muscolo contrattile per tutto il lavoro che fa.
Perciò grazie, lingua.
Seduta qui, al riparo dal sole pomeridiano, uso il mio vietnamita ogni volta che posso, il che succede spesso.
Sto parlando con la mia nuova amica Mai, ma perfino suo fratello maggiore, Quang-ha, sempre-scontroso-e-che-fa-un-po’-paura-perché-è-più-grande, mi rivolge qualche parola in quella che ora è soltanto la loro lingua semi-segreta.
Dell Duke, che ci ha portati qui con la sua macchina, tace.
Lui non parla vietnamita.
Non mi piace escludere la gente (sono io quella che viene sempre esclusa, perciò so bene come ci si sente), ma non mi disturba che il signor Duke ci stia a guardare. È un consulente psicologico della scuola, e ascoltare è un elemento importante del suo lavoro.
O almeno dovrebbe.
Mai fa la parte del leone sia nel parlare sia nel mangiare (le passo il mio cono quando non mi va più), e tutto ciò che so di certo, mentre ce ne stiamo lì con il sole in faccia e il gelato che incatena la nostra attenzione, è che questa giornata non la dimenticherò mai.
Diciassette minuti dopo il nostro arrivo siamo di nuovo nella macchina di Dell Duke.
Mai vuole che passiamo da Hagen Oaks, che è un parco. Ci vivono delle grosse oche, tutto l’anno. Lei pensa che dovrei vederle.
Siccome ha due anni più di me, cade nell’errore di pensare che tutti i ragazzini più piccoli muoiano dalla voglia di guardare cose tipo un branco di anatre troppo grasse.
Non fraintendetemi, apprezzo gli uccelli acquatici.
Ma nel caso del parco di Hagen Oaks, la decisione del comune di piantare vegetazione autoctona mi interessa più dei volatili.
Dall’espressione di Dell (riesco a vedere i suoi occhi nello specchietto retrovisore) credo che nessuna delle due cose lo entusiasmi molto, ma si dirige lo stesso verso il parco.
Quang-ha è sprofondato nel sedile, e intuisco che per lui il fatto di non dover prendere un autobus per andare da qualche parte basta e avanza.
Una volta arrivati a Hagen Oaks, nessuno scende dalla macchina, perché Dell dice che dobbiamo tornare a casa.
Quando siamo andati in gelateria, prima, ho chiamato la mamma per dirle che sarei tornata tardi da scuola. Non ha risposto, così ho lasciato un messaggio.
Ho fatto la stessa cosa sul cellulare di papà.
È strano che nessuno dei due si sia fatto sentire.
Se non possono rispondere al telefono mi richiamano sempre quasi subito.
Sempre.
Vedo un’auto della polizia parcheggiata nel vialetto di casa quando Dell Duke svolta nella mia strada.
I vicini che abitavano a sud rispetto a noi si sono trasferiti, e casa loro è sottoposta a pignoramento. Un cartello sul prato del giardino dice PROPRIETÀ DELLA BANCA .
Verso nord ci sono degli inquilini che ho visto una sola volta 7 mesi e quattro giorni fa, il giorno in cui si sono trasferiti.
Osservo l’auto della polizia e mi chiedo se nella casa pignorata non siano entrati i ladri.
Mamma non aveva detto che era un guaio avere una villetta vuota nel quartiere?
Ma questo non spiegherebbe come mai la polizia si trovi nel nostro vialetto.
Mentre ci avviciniamo, riesco a distinguere due agenti nell’autopattuglia. E, da come si sono messi comodi, sembra che siano lì da un po’.
Il mio corpo si irrigidisce.
Sul sedile davanti, Quang-ha dice: «Che ci fa la polizia davanti a casa tua?».
Gli occhi di Mai guizzano dal fratello a me e sono pieni di domande.
Penso che si chieda se mio padre è uno che ruba, o se ho un cugino che picchia la gente. Forse vengo da una famiglia di rissosi piantagrane?
Non ci conosciamo molto bene, perciò sono tutte ipotesi plausibili.
Io resto zitta.
Sono in ritardo. Possibile che i miei si siano preoccupati tanto da chiamare la polizia?
Ho lasciato messaggi a entrambi.
Ho detto che stavo bene.
Non posso credere che farebbero una cosa del genere.
La macchina di Dell Duke non è ancora del tutto ferma quando apro lo sportello, il che ovviamente è pericoloso.
Scendo e vado verso casa, senza preoccuparmi di prendere il trolley rosso con la mia roba di scuola.
Ho fatto solo due passi lungo il vialetto, quando lo sportello dell’autopattuglia si apre e compare un’agente.
La donna ha una folta coda di capelli arancioni. Non mi saluta. Abbassa soltanto gli occhiali da sole e dice: «Conosci Roberta e James Chance?»
Cerco di rispondere, ma la mia voce non vuole saperne di uscire più forte di un sussurro: «Sì».
Vorrei aggiungere: “È Jimmy Chance. Nessuno chiama papà James”.
Ma non ci riesco.
L’agente armeggia con gli occhiali. Nonostante la divisa, sembra perdere tutta la sua autorità.
Farfuglia: «Okay… E tu sei…?».
Deglutisco, ma all’improvviso ho la bocca secca e sento che mi sta salendo un groppo in gola. «Sono la figlia…»
Dell Duke adesso è sceso dalla macchina e attraversa il marciapiede tirandosi dietro il mio trolley. Mai lo segue a un passo. Quang-ha resta dov’è.
Il secondo agente, un uomo più giovane, viene a mettersi accanto alla collega. Ma nessuno dei due parla.
C’è solo silenzio.
Un silenzio orribile.
E poi gli agenti rivolgono l’attenzione a Dell. Hanno tutti e due un’aria ansiosa. La donna riesce a dire: «E lei che ruolo avrebbe…?».
Dell si schiarisce la gola. All’improvviso sembra che sudi da ogni singola ghiandola del corpo. Riesce a malapena a parlare: «Sono Dell D-D-Duke. Lavoro come c-c-consulente p-p-psicologico per il distretto scolastico. Assisto due di questi ra-ra-ragazzi. Li sto solo a-a-accompagnando a casa».
Vedo che i due agenti assumono subito un’espressione sollevata.
La donna ann...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Capitolo 1. Willow Chance
- Capitolo 2. Due mesi fa
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5. Dell Duke
- Capitolo 6
- Capitolo 7
- Capitolo 8
- Capitolo 9. Mai e Quang-ha
- Capitolo 10
- Capitolo 11
- Capitolo 12
- Capitolo 13. Jairo Hernández
- Capitolo 14
- Capitolo 15. Roberta e Jimmy Chance
- Capitolo 16
- Capitolo 17. Torniamo al presente
- Capitolo 18
- Capitolo 19. Pattie Nguyen
- Capitolo 20
- Capitolo 21
- Capitolo 22
- Capitolo 23
- Capitolo 24
- Capitolo 25
- Capitolo 26
- Capitolo 27
- Capitolo 28
- Capitolo 29
- Capitolo 30
- Capitolo 31
- Capitolo 32
- Capitolo 33
- Capitolo 34
- Capitolo 35
- Capitolo 36
- Capitolo 37
- Capitolo 38
- Capitolo 39
- Capitolo 40
- Capitolo 41
- Capitolo 42
- Capitolo 43
- Capitolo 44
- Capitolo 45
- Capitolo 46
- Capitolo 47
- Capitolo 48
- Capitolo 49
- Capitolo 50
- Capitolo 51
- Capitolo 52
- Capitolo 53
- Capitolo 54
- Capitolo 55
- Capitolo 56
- Capitolo 57
- Capitolo 58
- Capitolo 59
- Capitolo 60
- Capitolo 61
- Ringraziamenti
- Copyright