L’annunzio di questa commedia, così nei giornali, come nei manifesti, dev’essere dato, senza il nome dell’autore, così:
TEATRO N. N.
QUESTA SERA SI RECITA
A SOGGETTO
sotto la direzione del
DOTTOR HINKFUSS
(. . . . . . . . . . . . .)
col concorso del pubblico che gentilmente
si presterà e delle Signore . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . e dei Signori . . . . . . . . . . . . .
Dove sono i puntini, i nomi delle Attrici e degli Attori principali. Non è poco; ma basterà così.
La sala del teatro è piena questa sera di quegli speciali spettatori che sogliono assistere alla prima rappresentazione d’ogni commedia nuova.
L’annunzio, nei giornali e nei manifesti, d’un insolito spettacolo di recita a soggetto ha fatto nascere in tutti una grande curiosità. Solo i signori critici drammatici dei giornali della città non ne dànno a vedere, perché credono di poter dire domani facilmente che pasticcio sarà. (Dio mio, su per giù qualche cosa come la vecchia commedia dell’arte: ma dove son oggi gli attori capaci di recitare a soggetto, come al loro tempo quei comici indiavolati della commedia dell’arte, ai quali del resto e gli antichi canovacci e la maschera tradizionale e i repertorii facilitavano il cómpito, e non di poco?) C’è in essi piuttosto una certa stizza perché non si legge nei manifesti, né si sa d’altronde, il nome dello scrittore che avrà pur dato agli attori di questa sera e al loro direttore un qualsiasi scenario: privati d’ogni indicazione che li possa comodamente riportare a un giudizio già dato, temono di cadere in qualche contraddizione.
Puntualmente, all’ora indicata per la rappresentazione, i lumi della sala si spengono e si accende bassa la ribalta sul palcoscenico.
Il pubblico, nell’improvvisa penombra, si fa dapprima attento; poi, non udendo il gong che di solito annunzia l’aprirsi del sipario, comincia ad agitarsi un po’; e tanto più, allorché dal palcoscenico, attraverso il sipario chiuso, gli giungono voci confuse e concitate, come di proteste di attori e di riprensioni da parte di qualcuno che voglia imporsi per troncare quelle proteste.
UN SIGNORE DELLA PLATEA (si guarda in giro e domanda forte) Che avviene?
UN ALTRO DELLA GALLERIA Si direbbe una lite sul palcoscenico.
UN TERZO DELLE POLTRONE Forse farà parte dello spettacolo.
Qualcuno ride.
UN SIGNORE ANZIANO, DA UN PALCO (come se quei rumori fossero un’offesa alla sua serietà di spettatore molto per la quale) Ma che scandalo è questo? Quando mai s’è sentita una cosa simile?
UNA VECCHIA SIGNORA (balzando dalla sua sedia di platea, nelle ultime file, con una faccia di gallina spaventata) Non sarà mica un incendio, Dio liberi?
IL MARITO (subito trattenendola) Sei pazza? Che incendio? Siedi e stai tranquilla.
UN GIOVANE SPETTATORE VICINO (con un malinconico sorriso di compatimento) Non lo dica nemmeno per ischerzo! Avrebbero abbassato il sipario di sicurezza, signora mia.
Suona finalmente il gong sul palcoscenico.
ALCUNI, NELLA SALA Ah, ecco! ecco!
ALTRI Silenzio! Silenzio!
Ma il sipario non s’apre. S’ode, invece, di nuovo il gong; a cui risponde dal fondo della sala la voce bizzosa del direttore Dottor Hinkfuss che ha aperto con violenza la porta d’ingresso e s’avanza iroso per il corridojo che divide nel mezzo in due ali le file della platea e delle poltrone.
IL DOTTOR HINKFUSS Ma che gong! Ma che gong! Chi ha ordinato di sonare il gong? Lo comanderò io, il gong, quando sarà tempo!
Queste parole saranno gridate dal Dottor Hinkfuss mentre attraversa il corridojo e sale i tre gradini per cui dalla sala si può accedere al palcoscenico. Ora egli si volta al pubblico, contenendo con ammirevole prontezza il fremito dei nervi.
In frak, con un rotoletto di carta sotto il braccio, il Dottor Hinkfuss ha la terribilissima e ingiustissima condanna d’essere un omarino alto poco più d’un braccio. Ma se ne vendica portando un testone di capelli così.
Si guarda prima le manine che forse incutono ribrezzo anche a lui, da quanto son gracili e con certi ditini pallidi e pelosi come bruchi: poi dice senza dar molto peso alle parole:
Sono dolente del momentaneo disordine che il pubblico ha potuto avvertire dietro il sipario prima della rappresentazione, e ne chiedo scusa; benché forse, a volerlo prendere e considerare quale prologo involontario –
IL SIGNORE DELLE POLTRONE (interrompendo, contentissimo) Ah, ecco! L’ho detto io!
IL DOTTOR HINKFUSS (con fredda durezza) Che ha da osservare il signore?
IL SIGNORE DELLE POLTRONE Nulla. Sono contento d’averlo indovinato.
IL DOTTOR HINKFUSS Indovinato che cosa?
IL SIGNORE DELLE POLTRONE Che quei rumori facevano parte dello spettacolo.
IL DOTTOR HINKFUSS Ah sì? Davvero? Le è parso che siano stati fatti per trucco? Proprio questa sera che mi son proposto di giocare a carte scoperte! Si disilluda, caro signore. Ho detto prologo involontario e aggiungo non del tutto improprio, forse, all’insolito spettacolo a cui or ora assisterete. La prego di non interrompermi.
Ecco qua, Signore e Signori.
Cava da sotto il braccio il rotoletto.
Ho in questo rotoletto di poche pagine tutto quello che mi serve. Quasi niente. Una novelletta, o poco più, appena appena qua e là dialogata da uno scrittore a voi non ignoto.
ALCUNI, NELLA SALA Il nome! Il nome!
UNO, DAL...