Si apre il sipario. Si vede una gran tenda nera, di là dalla quale è la vita, che la Madre, cieca nel suo dolore, non può più vedere. La tenda si potrà aprire nel mezzo e facilmente tirare quando occorrerà, ai luoghi indicati, per mostrare le scene e parti di esse, già preparate dietro, ciascuna con le luci particolari. Ora, sul fondo nero di questa grande tenda, lei sola, la Madre, che vi sta davanti, piccola e sperduta, sarà illuminata dall’alto, da un lume quasi spettrale.
Dopo un momento di pausa, la Madre, senza muoversi, si metterà a parlare con sconsolata umiltà.
LA MADRE
Se volete ascoltare
questa favola nuova,
credete a questa mia veste
di povera donna;
ma credete di più
a questo mio pianto di madre
per una sciagura,
per una sciagura –
scoppiano dall’interno, a coro, risate diverse, ma tutte d’incredulità. La Madre, con strazio, si porta premendo le mani alla faccia; poi dice:
Ne ridono tutti così:
la gente istruita
che pure lo vede
che piango, e non se ne commuove;
ne prova anzi fastidio, e:
«Stupida! Stupida!»
mi grida in faccia, perché
non crede che possa esser vero
che il figlio mio,
la creatura mia…
Ma voi dovete credere a me;
vi porto le testimonianze;
son tutte povere donne,
povere madri come me,
del mio vicinato,
che ci conosciamo tutte e sappiamo
ch’è vero –
le tira in catena da dietro la tenda; son tutte un po’ sbigottite e scontrose: popolane d’aspetto vario, segnate dai patimenti e dalla miseria: alcune in capelli, lisciate troppo o tutte arruffate, altre con fazzoletti in capo di vivaci colori e con scialli: due o tre con in braccio un fagotto che finge un bambino, la testa di cera.
Ecco, venite, venite,
non abbiate paura,
dite davanti a tutti se non è vero
che ci sono «le Donne» –
IL CORO DELLE MADRI (sentendo proferire «le Donne», si agita, come se un vento orribile, da cui non sappiano come ripararsi, le investa all’improvviso, si torcono,...