Uno studio in nero
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Uno studio in nero

  1. 168 pagine
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Uno studio in nero

Informazioni su questo libro

Uno studio in nero vede uniti due miti della letteratura poliziesca: Ellery Queen e Sherlock Holmes. Tutto ha inizio quando il celebre scrittore-detective riceve un anonimo pacchetto contenente un manoscritto ingiallito redatto da un certo dottor John H. Watson. Ellery è assillato da un contratto editoriale che lo obbliga a consegnare il suo nuovo romanzo il più in fretta possibile, ma la curiosità è più forte degli impegni lavorativi e, facendo i salti mortali, riesce a dedicare un po' di tempo al manoscritto. Anche perché la storia che racconta rappresenta il sogno di ogni appassionato di mystery: ovvero le peripezie cui va incontro l'immenso Holmes nel tentativo di dare un nome e un volto a Jack lo Squartatore! Spetterà proprio a Ellery concludere l'indagine iniziata dal suo illustre predecessore e smascherare una volta per tutte il criminale più famoso della storia. Pubblicato nel 1966 e ammiccante fin dal titolo al capolavoro di Conan Doyle Uno studio in rosso, questo romanzo è un piccolo gioiello imperdibile per tutti gli appassionati del poliziesco d'autore, un raro e affascinante esempio della narrativa storica di Ellery Queen.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2015
Print ISBN
9788804586715
eBook ISBN
9788852061905
1

La valigetta del dottore

Dal diario del dottor John Watson
«Avete proprio ragione, Watson. Lo Squartatore potrebbe essere benissimo una donna.»
Era una fresca mattinata autunnale dell’anno 1888. Ormai non abitavo più al numero 221-b di Baker Street. Essendomi assunto con il matrimonio la responsabilità di mantenere una moglie (una responsabilità ben gradita, del resto), avevo ripreso a esercitare la professione di medico. Perciò gli stretti rapporti che avevo avuto in precedenza con il mio amico Sherlock Holmes si erano ormai ridotti a pochi incontri occasionali.
Holmes dal canto suo definiva tali incontri “degli abusi di cortesia” quando richiedeva i miei servigi in qualità di assistente o di confidente. Ma la definizione era senz’altro erronea. “Avete un orecchio così paziente, caro amico” soleva dirmi. Quel preambolo mi faceva sempre piacere, perché significava che avrei avuto, ancora una volta, il privilegio di dividere con lui i pericoli e l’eccitamento di un caso nuovo. Per questo avevo mantenuto il mio legame d’amicizia con il grande investigatore.
Mia moglie, la più comprensiva delle donne, accettava questa situazione come Griselda. Tutti coloro che sono stati così pazienti da seguire i miei inadeguati resoconti delle avventure di Sherlock Holmes si ricorderanno di lei. Si tratta infatti di Mary Morstan, la donna che ho avuto la fortuna di incontrare mentre lavoravo con Holmes a quel caso che ho intitolato “Il segno dei Quattro”. Essendo la moglie più devota che un uomo possa sognare, Mary si è rassegnata a trascorrere anche troppe ore serali di solitudine allo scopo di permettermi di riordinare le mie annotazioni sui vecchi casi di Holmes.
Una mattina, a colazione, Mary mi disse: «Questa lettera è di zia Agatha».
Posai il giornale.
«Viene dalla Cornovaglia?»
«Sì. Povera cara, essendo zitella non ha mai condotto un’esistenza troppo interessante. E adesso per giunta il medico le ha ordinato di stare a letto.»
«Niente di grave, spero.»
«Non ha precisato di che cosa si tratta. Ma si sta avviando verso l’ottantina. A quell’età non si può mai sapere…»
«È sola?»
«No, con lei c’è Beth, la mia vecchia nutrice, e un uomo che si occupa delle faccende pesanti.»
«E una visita della sua nipotina preferita le farebbe più bene di tutte le medicine del mondo.»
«Nella sua lettera mi invita, infatti… anzi, mi prega. Ma io non so…»
«A parer mio dovresti andarci, Mary. Una quindicina di giorni in Cornovaglia gioverebbe anche a te. Ultimamente ti sei fatta un po’ palliduccia.»
Ero del tutto sincero nel dirle questo. Ma in cuor mio c’era un motivo più preciso che mi spingeva ad allontanarla dalla città. Oso dire che in quella mattinata del 1888, tutti gli uomini di Londra avrebbero desiderato mandare via la moglie, o la sorella, o la fidanzata. E ciò per un solo, ma importante motivo: Jack lo Squartatore stava compiendo le sue scorrerie notturne per le strade della metropoli.
Quantunque la nostra casa quieta a Paddington fosse ben lontana in tutti i sensi dal quartiere di Whitechapel, che il maniaco sembrava prediligere per le sue imprese, non si poteva mai sapere. La logica non serviva più quando si trattava di quell’orribile mostro.
Mary si mise a piegare la busta con aria pensosa.
«Non mi piace lasciarti solo, John.»
«Ti assicuro che me la caverò.»
«Un cambiamento farebbe bene anche a te, visto che hai pochi clienti in questo periodo…»
«Vorresti che ti accompagnassi?»
Mary rise.
«Oh, no, buon Dio! La Cornovaglia ti annoierebbe sino alle lacrime! No, ti consiglierei di preparare la valigia e andare a trovare il tuo amico Sherlock Holmes. Mi risulta che sei invitato in permanenza nella casa di Baker Street, non è così?»
Temo di non aver protestato con troppa decisione. Il suo suggerimento era assai allettante. Così mi affrettai a prendere accordi con un sostituto per gli eventuali pazienti da visitare, e quando mia moglie partì per la Cornovaglia io mi trasferii in casa del mio amico. Con reciproca soddisfazione, mi lusingo di aggiungere.
È sorprendente la facilità con la quale ricademmo nelle vecchie abitudini. Per quanto sapessi che la vita di un tempo non mi sarebbe più bastata, ero tuttavia felicissimo di essere ancora vicino a Holmes.
Il che mi riporta, sia pure in maniera tortuosa, a quell’osservazione che il mio amico fece all’improvviso. E soggiunse: «La possibilità di un mostro di sesso femminile non dev’essere scartata».
Era la solita vecchia storia, e debbo confessare che ci rimasi un po’ male.
«Ma Holmes, in nome di Dio, come avete fatto a capire che stavo pensando a una cosa del genere, se non ho aperto bocca?»
Lui sorrise, godendosi il suo trionfo.
«Però ci stavate pensando, Watson, confessatelo.»
«Va bene, lo confesso. Ma…»
«E vi sbagliate affermando che non avete fatto nulla per indurmi a immaginare quel che pensavate.»
«Ma se me ne stavo qui, tranquillo e immobile, a leggere il “Times”!»
«D’accordo, ma la vostra testa e i vostri occhi erano tutt’altro che immobili, amico mio. Intanto che leggevate continuavate a sbirciare la colonna a sinistra, quella che riporta le ultime gesta di Jack lo Squartatore. A un certo punto ho notato che corrugavate la fronte e avevate un’espressione furibonda. Era evidente che il pensiero di quel mostro, capace di commettere tante atrocità senza venire acciuffato, vi esasperava.»
«Questo è vero.»
«E, dopo, i vostri occhi, forse per rilassarsi, si sono posati su quella copia dello “Strand Magazine” che avete lì davanti. Per caso la rivista è aperta su un avviso pubblicitario della ditta Beldell, che offre abiti da signora a prezzi di liquidazione. C’è anche il disegno di una modella che indossa uno di quei vestiti. Subito la vostra espressione è cambiata. Siete diventato riflessivo. Vi era venuta un’idea all’improvviso. Avete alzato il capo, sempre con quell’aria pensosa, e avete guardato il ritratto di Sua Maestà che sta sopra il camino. Dopo un istante la vostra faccia si è rischiarata e avete fatto un breve cenno d’assenso. Cominciavate ad apprezzare l’idea che vi era venuta. Allora ho convenuto con voi che lo Squartatore poteva anche essere una donna.»
«Ma, Holmes…»
«Via, Watson! Da quando avete abbandonato la lizza siete diventato un po’ ottuso.»
«Ma quando ho guardato quell’avviso sullo “Strand” avrei potuto pensare a mille altre cose!»
«Non sono d’accordo. La vostra mente era del tutto assorbita dal pensiero dello Squartatore, e certo la pubblicità dei vestiti era una cosa troppo lontana dai vostri interessi ordinari per distrarvi. Perciò l’idea che vi era venuta doveva per forza avere attinenza con il mostro. E lo avete corroborato guardando il ritratto della Regina.»
«Posso domandarvi come ho fatto a tradire il mio pensiero proprio guardando la nostra Sovrana?» gli chiesi un po’ seccamente.
«Watson! Non sto insinuando che abbiate sospettato della modella o addirittura di Sua Maestà! Le studiavate soltanto perché erano donne.»
«Concesso» ritorsi. «Ma non era più probabile che le considerassi delle vittime?»
«In tal caso avreste avuto un’espressione impietosita, invece di quella di un cane da caccia che ha fiutato di colpo la pista.»
Fui costretto a confessarmi vinto.
«Riuscite sempre a battermi, è inutile. Però vi sprecate.»
Holmes alzò le folte sopracciglia.
«Come sarebbe a dire?»
«Pensate alla figura strana che fareste se vi rifiutaste di spiegare il perché delle vostre deduzioni sbalorditive!»
«Se lo facessi, come ve la cavereste voi nello scrivere tutti quei racconti melodrammatici sulle mie avventure?»
Alzai le mani in segno di resa. E Holmes, che raramente si permetteva più di un sorrisetto, si associò di buon grado alla mia risata.
«Visto che è spuntato fuori l’argomento di Jack lo Squartatore» ripresi «permettetemi un’altra domanda. Perché non vi siete occupato di questa brutta faccenda, Holmes? Non foss’altro che per rendere un segnalato servigio alla popolazione di Londra…»
Holmes fece un gesto impaziente con la lunga mano sottile.
«Ho avuto troppo da fare. Come sapete sono appena tornato dal Continente, dove il sindaco di una certa città mi ha trattenuto perché gli risolvessi un indovinello ingarbugliatissimo. Conoscendovi, immagino che lo intitolereste: “Il caso del ciclista senza gambe”. Un giorno vi racconterò i particolari per il vostro archivio.»
«Sarò ben felice di averli. Ma adesso siete a Londra, Holmes, e questo mostro sta terrorizzando la città. Non sentite il dovere…?»
Holmes aggrottò le sopracciglia.
«Non ho doveri di sorta.»
«Vi prego di non fraintendermi.»
«Dolente, caro Watson, ma dovreste conoscermi abbastanza per sapere che un caso simile mi è del tutto indifferente.»
«A rischio di apparirvi ancora più ottuso di quanto già non mi giudichiate…»
«Ma pensateci un attimo! Potendo scegliere, non ho sempre preferito dei problemi di natura intellettuale? Non mi sono forse battuto sempre con avversari di una certa statura? Jack lo Squartatore, puah! Che...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Ellery comincia
  4. 1. La valigetta del dottore
  5. Ellery continua
  6. 2. Il castello sulla collina
  7. Ellery prova
  8. 3. Whitechapel
  9. 4. L’Ostello del dottor Murray
  10. Ellery riesce
  11. 5. Il Club di Diogene
  12. La nemesi di Ellery indaga
  13. 6. A caccia dello Squartatore
  14. 7. Il norcino
  15. Il fattorino di Ellery fa rapporto
  16. 8. Un visitatore da Parigi
  17. Il fattorino di Ellery sgamba di nuovo
  18. 9. La tana dello Squartatore
  19. Una voce del passato parla a Ellery
  20. 10. La tigre dell’Angel and Crown
  21. Ultime notizie del fattorino di Ellery
  22. 11. Olocausto
  23. 12. La fine di Jack lo Squartatore
  24. Ellery visita il passato
  25. Ultima annotazione
  26. Ellery spiega
  27. Copyright