L'ambasciata di Cambogia
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L'ambasciata di Cambogia

  1. 72 pagine
  2. Italian
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L'ambasciata di Cambogia

Informazioni su questo libro

L'Ambasciata di Cambogia è circondata da un alto muro di mattoni rossi e in alto, sopra le tegole del tetto, si vede sfrecciare costantemente un volano. Giocano a badminton là dentro, nota Fatou, che proprio di fronte al cancello dell'ambasciata prende l'autobus ogni lunedì mattina per andare in piscina. I suoi datori di lavoro possiedono un sacco di ingressi omaggio al centro benessere, ma sembrano essersene scordati e certo non immaginano che sia lei a usarli. Da quando è arrivata dalla Costa d'Avorio, Fatou vive con la sua nuova famiglia, si occupa delle spese e delle pulizie, sta dietro ai tre figli scontrosi e spesso maleducati. Non dà troppo peso al passaporto che le è stato requisito o allo stipendio mai versato. In fondo, ha una certa libertà: può andare al bar con Andrew la domenica, ha le sue sedute di nuoto, e le partite a badminton dell'Ambasciata di Cambogia. Chissà cosa succede là dentro? si chiede ogni lunedì mattina. E intanto pensa ai genocidi, alle fughe clandestine come la sua, alle disuguaglianze e alla solitudine degli immigrati, all'arco dolce del volano, pallonetto e schiacciata… Strutturata come una partita a badminton ai 21 punti, questa novella è pura Zadie Smith al suo meglio.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2015
eBook ISBN
9788852061684
Print ISBN
9788804644613

0 – 1

Chi si aspetterebbe l’Ambasciata di Cambogia? Nessuno. Nessuno poteva aspettarsela, nessuno se l’aspettava. È una sorpresa, per tutti noi. L’Ambasciata di Cambogia!
Di fianco all’ambasciata c’è un centro benessere. Dall’altra parte una fila di residenze private, quasi tutte appartenenti a ricchi arabi (o almeno così sosteniamo noi, la gente di Willesden). In genere hanno colonne corinzie ai lati dell’ingresso e – secondo l’opinione diffusa – una piscina sul retro. L’ambasciata, al contrario, non è molto imponente. È solo una villa con quattro o cinque camere da letto alla periferia nord di Londra, costruita negli anni Trenta, circondata da un muro di mattoni rossi alto circa due metri e mezzo. E avanti e indietro, rasentando orizzontalmente quel muro, sfreccia un volano. Giocano a badminton, nell’Ambasciata di Cambogia. Poc, smash. Poc, smash.
L’unico vero indizio che l’ambasciata sia davvero un’ambasciata è la piccola targa di ottone sulla porta (con la scritta: AMBASCIATA DI CAMBOGIA) e la bandiera nazionale della Cambogia (noi presumiamo che lo sia: cos’altro potrebbe essere?) che sventola sul tetto di tegole rosse. Qualcuno dice: «Oh, ma è circondata da un alto muro, e questo dimostra che non è una residenza privata, come le altre case della via, bensì un’ambasciata». La gente che lo dice è stupida. Molte di quelle case private sono circondate da un muro, alto più o meno come quello dell’Ambasciata di Cambogia, eppure non sono ambasciate.

0 – 2

Il 6 agosto, Fatou è passata davanti all’ambasciata per la prima volta, mentre andava in piscina. È una piscina grande, anche se non proprio olimpionica. Per percorrere un miglio devi fare ottantadue vasche, una cosa tanto noiosa da diventare un esercizio mentale oltre che fisico. L’acqua è mantenuta insolitamente calda per accontentare la maggior parte dei clienti del centro benessere, che ci vanno non tanto per nuotare quanto per oziare sul bordo della piscina o riposarsi nella sauna. Fatou ci è già venuta cinque o sei volte, e spesso è la più giovane di tutti, e di parecchi decenni. In genere la clientela è bianca, oppure dell’Asia meridionale o del Medio Oriente, ma a volte Fatou si ritrova in acqua con altri africani. Quando vede questi omoni sguazzare frenetici come bimbetti, faticando per rimanere a galla, Fatou si sente fiera di sé, per aver imparato a nuotare da sola, diversi anni prima, al Carib Beach Resort di Accra. Non nella piscina dell’albergo: i dipendenti non erano ammessi in piscina. No, aveva imparato con fatica nel grigio mare agitato, oltre le mura della proprietà. Affiorando e affondando, affiorando e affondando tra la schiuma sporca. I turisti non si avventuravano mai sulla spiaggia (era coperta di spazzatura), e men che meno nel mare freddo e insidioso. E neppure le altre cameriere. Solo qualche ragazzino spericolato, la sera tardi, e Fatou, la mattina presto. Non c’è quasi paragone fra nuotare al Carib Beach e nuotare nella piscina del centro benessere, calda e tranquilla come una vasca da bagno. E ora, mentre passa davanti all’Ambasciata di Cambogia sulla via della piscina, Fatou vede un volano andare avanti e indietro sopra l’alto muro, colpito da due giocatori invisibili. Il volano si libra dolcemente verso destra in un grande arco e poi viene schiacciato, e questo succede più volte, con il primo giocatore che in qualche modo riesce sempre a rispondere alla schiacciata e a trasformarla, ancora una volta, in un dolce arco aereo. Lassù in alto, il sole cerca di farsi largo attraverso uno strato di nuvole, grigie e piene d’acqua. Poc, smash. Poc, smash.

0 – 3

Quando l’Ambasciata di Cambogia apparve per la prima volta in mezzo a noi, qualche anno fa, alcuni dissero: «Be’, se fossimo poeti potremmo forse scrivere una qualche specie di ode su questa sorprendente apparizione dell’ambasciata». (Perché di solito le ambasciate si trovano nel centro della città. Questa era la prima che vedevamo in periferia.) Ma noi non siamo proprio gente poeti...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 0 – 1
  4. 0 – 2
  5. 0 – 3
  6. 0 – 4
  7. 0 – 5
  8. 0 – 6
  9. 0 – 7
  10. 0 – 8
  11. 0 – 9
  12. 0 – 10
  13. 0 – 11
  14. 0 – 12
  15. 0 – 13
  16. 0 – 14
  17. 0 – 15
  18. 0 – 16
  19. 0 – 17
  20. 0 – 18
  21. 0 – 19
  22. 0 – 20
  23. 0 – 21
  24. Copyright