
Questo libro è disponibile per la lettura fino al giorno 13º gennaio, 2026
- 360 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
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In gioco per te
Informazioni su questo libro
Gideon mi dice che sono il suo angelo, ma è lui a essere il vero miracolo nella mia vita. Il mio meraviglioso guerriero ferito, tanto determinato a sconfiggere i demoni del mio passato quanto deciso a non affrontare i suoi. Le promesse che ci siamo scambiati avrebbero dovuto legarci più di carne e sangue, invece hanno aperto vecchie ferite, ci hanno esposto al dolore e all'insicurezza e hanno permesso ai nostri acerrimi nemici di venire allo scoperto. Sento che Gideon mi sta sfuggendo, la mia più grande paura sta diventando realtà, il mio amore è messo alla prova in un modo che non sono sicura di riuscire a sopportare. Nel momento più luminoso della nostra storia, l'oscurità del suo passato ha invaso e compromesso tutto ciò per cui avevamo combattuto. Ci troviamo di fronte a una scelta terribile: la sicurezza delle vite che avevamo prima di conoscerci o la lotta per un futuro che improvvisamente sembra un sogno impossibile e senza speranza...
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Informazioni
Print ISBN
9788804643685eBook ISBN
97888520592851
Un pungente scroscio di acqua gelida mi martellava il corpo sovreccitato, disperdendo i frammenti indistinti di un incubo.
Chiusi gli occhi e mi lasciai investire dal getto, desiderando che la nausea e la paura si avvolgessero nel gorgo ai miei piedi. Fui scosso da un brivido e pensai a mia moglie, il mio angelo che dormiva tranquillo nell’appartamento accanto. Avevo bisogno di lei, volevo perdermi in lei e odiavo non poterlo fare, non poterla tenere stretta, non poter avere il suo splendido corpo sotto il mio per affondarvi dentro, lasciando che le sue carezze scacciassero i ricordi.
«Cazzo.» Premetti il palmo delle mani contro le piastrelle fredde e lasciai che il gelo doloroso dell’acqua mi entrasse nelle ossa. Ero uno stronzo egoista.
Se fossi stato un uomo migliore, avrei lasciato perdere Eva Cross nell’istante in cui l’avevo vista.
Invece l’avevo sposata e avrei voluto che tutti sapessero del nostro matrimonio, invece di tenerlo nascosto come un segreto noto solo a pochissimi. E la cosa peggiore era che, dal momento che non avevo intenzione di lasciarla andare, dovevo trovare un rimedio al maledetto casino della mia vita che non ci permetteva nemmeno di dormire insieme nella stessa stanza.
Mi insaponai, lavando via il sudore appiccicoso. Nel giro di pochi minuti uscii dal bagno ed entrai in camera, dove mi infilai un paio di pantaloni della tuta per poi passare nello studio. Non erano ancora le sette del mattino.
Un paio d’ore prima avevo lasciato l’appartamento che Eva condivideva con il suo migliore amico, Cary Taylor, perché dormisse un po’ prima di andare al lavoro. Avevamo fatto l’amore tutta la notte, spinti dal bisogno e dal desiderio. Ma c’era stato anche qualcos’altro: un’urgenza da parte di Eva, che mi tormentava e mi faceva sentire a disagio.
Qualcosa preoccupava mia moglie.
Lasciai vagare lo sguardo sulla finestra e sul panorama di Manhattan, poi fissai la parete vuota nello stesso punto in cui nel mio studio del nostro attico sulla Fifth Avenue erano appese foto di noi. Riuscivo a immaginare distintamente quel collage: negli ultimi mesi l’avevo guardato un’infinità di volte. Abbracciare con lo sguardo la città era stato il mio modo, un tempo, di delimitare il mio mondo; adesso lo facevo contemplando Eva.
Mi misi alla scrivania, mossi il mouse per riattivare il computer, e feci un profondo sospiro quando il viso di mia moglie riempì lo schermo. In quella foto non era truccata e una spruzzata di lentiggini chiare sul naso la faceva sembrare ancora più giovane dei suoi ventiquattro anni. Lasciai scivolare lo sguardo sui suoi lineamenti: la curva delle sopracciglia, la luminosità degli occhi grigi, la pienezza delle labbra. Nei momenti in cui mi lasciavo andare al pensiero riuscivo quasi a sentire quelle labbra sulla pelle. I suoi baci erano benedizioni, promesse dell’angelo che aveva reso la mia vita degna di essere vissuta.
Respirai con decisione e presi il telefono, richiamando il numero di Raúl Huerta. Nonostante fosse ancora mattino presto, rispose subito.
«Mrs Cross e Cary Taylor andranno a San Diego oggi» dissi, stringendo il pugno a quel pensiero. Non dovevo aggiungere altro.
«Ricevuto.»
«Voglio una foto recente di Anne Lucas e un resoconto dettagliato sulla mia scrivania entro mezzogiorno di dov’era ieri sera.»
«Al più tardi» garantì.
Chiusi la telefonata e fissai il volto splendido e attraente di Eva. L’avevo sorpresa in un momento felice in cui aveva la guardia abbassata: avrei fatto di tutto perché rimanesse così per il resto della vita. Ma ieri sera era stata sconvolta da un possibile scontro con una donna che una volta avevo usato. Era da un po’ che non incontravo Anne, ma se avesse infastidito mia moglie, mi avrebbe rivisto, e presto.
Guardai la posta in arrivo e cominciai a scorrere le e-mail, scrivendo una rapida risposta quando necessario e cercando di arrivare velocemente al messaggio il cui oggetto aveva attirato la mia attenzione fin dal primo momento.
Avvertii la presenza di Eva ancora prima di vederla.
Alzai la testa e rallentai il frenetico digitare sulla tastiera. Un’improvvisa fitta di desiderio placò l’ansia che provavo ogni volta che non ero con lei.
Mi appoggiai allo schienale della sedia per godermi meglio la visione. «Ti sei alzata presto, angelo.»
Eva era in piedi sulla soglia con la sua copia delle chiavi in mano, i capelli biondi arruffati sulle spalle in modo sexy, le guance e le labbra arrossate per il sonno e il corpo sinuoso coperto da una canotta e un paio di shorts. Non indossava il reggiseno e il suo seno stupendo premeva delicatamente contro il cotone a coste della maglia. Minuta e fatta apposta per far cadere un uomo in ginocchio, sottolineava spesso quant’era diversa dalle donne con cui ero stato fotografato prima di lei.
«Mi sono svegliata sentendo la tua mancanza» ribatté con quella voce gutturale che me lo faceva sempre diventare duro. «Da quanto sei in piedi?»
«Da non molto.» Feci rientrare il cassetto della tastiera per fare posto a Eva sulla scrivania.
Si avvicinò lentamente a piedi nudi, seducendomi con naturalezza. Fin dal primo momento in cui l’avevo vista avevo capito che mi avrebbe rovinato: lo dicevano i suoi occhi e il modo in cui si muoveva. Ovunque andasse gli uomini la fissavano, la desideravano, proprio come succedeva a me.
Quando fu abbastanza vicina, la afferrai per la vita e la feci sedere sulle mie ginocchia invece che sulla scrivania. Piegai la testa e le presi in bocca un capezzolo, cominciando a succhiarlo lentamente e con decisione. Udendola ansimare e sentendo il suo corpo reagire con un fremito, sorrisi tra me e me. Potevo farle quello che volevo: Eva me ne aveva dato la facoltà, facendomi il più bel regalo che avessi mai ricevuto.
«Gideon.» Mi passò le mani tra i capelli.
Mi sentivo già infinitamente meglio.
Alzai la testa e la baciai: il gusto alla cannella del dentifricio si mescolava a quel suo inconfondibile sapore. «Mmh?»
Mi toccò il viso, frugandomi con lo sguardo. «Hai avuto un altro incubo?»
Respirai in fretta. Riusciva sempre a vedermi dentro, una cosa a cui non ero sicuro di potermi abituare.
«Di che si trattava?»
Feci una smorfia di fronte alla sua ostinazione. «Non ricordo.»
«Gideon…»
«Lascia perdere, angelo.»
Eva si irrigidì. «Volevo solo aiutarti.»
«Sai in che modo farlo.»
Lei ridacchiò. «Demonio del sesso.»
L’abbracciai stretta. Non riuscivo a trovare le parole per dirle la sensazione che mi dava tenerla tra le braccia, così le strofinai il naso sul collo, inspirando il profumo della sua pelle, che tanto amavo.
«Asso.»
Qualcosa nel tono della sua voce mi mise in allerta. Mi scostai lentamente, facendole scorrere lo sguardo sul volto. «Dimmi.»
«A proposito di San Diego…» Abbassò gli occhi e si mordicchiò il labbro inferiore.
Rimasi in silenzio, in attesa di capire che piega avrebbe preso la conversazione.
«Ci saranno anche i Six-Ninths.»
Non aveva cercato di nascondere quello che già sapevo, il che era un sollievo, ma c’era qualcos’altro che mi fece irrigidire.
«Mi stai dicendo che è un problema.» Parlai con voce ferma, anche se ero tutt’altro che calmo.
«No, non è un problema» ribatté lei dolcemente, ma le sue dita si muovevano senza posa tra i miei capelli, arruffandoli.
«Non mentirmi.»
«Non mento.» Fece un profondo respiro e mi guardò. «C’è qualcosa che non va. Sono confusa.»
«A che proposito, esattamente?»
«Non fare così» rispose con calma. «Non diventare così freddo e non escludermi.»
«Devi perdonarmi, ma sentire mia moglie che mi racconta che è confusa da un altro uomo non mi mette di buonumore.»
Eva si divincolò e si allontanò da me, e io la lasciai andare, per poterla osservare – valutare – a una certa distanza. «Non so come spiegarlo.»
Ignorai volutamente il nodo gelido che mi chiudeva la gola. «Provaci.»
«È che…» Ancora una volta, abbassò lo sguardo e si mordicchiò il labbro inferiore. «C’è qualcosa… che non è ancora chiuso.»
Una morsa incandescente mi strinse il petto. «Lui ti eccita, Eva?»
Lei si irrigidì. «Non è quello.»
«È la sua voce? I suoi tatuaggi? Il suo pene favoloso?»
«Basta! Non è facile parlare di questo argomento. Non complicare le cose.»
«È maledettamente difficile anche per me» sbottai, alzandomi.
La squadrai dalla testa ai piedi, desiderando scoparla e punirla al tempo stesso. Avrei voluto legarla, chiuderla a chiave, preservarla da chiunque potesse minacciare il potere che avevo su di lei. «Ti ha trattata da schifo, Eva. Vedere il video di Ragazza d’oro te l’ha fatto dimenticare? Senti il bisogno di qualcosa che io non ti sto dando?»
«Non dire idiozie.» Incrociò le braccia, un atteggiamento difensivo che mi fece infuriare ancora di più.
Avevo bisogno che fosse sincera e dolce. Avevo un assoluto bisogno di lei. A volte il pensiero di quanto significava per me mi faceva impazzire. Era l’unica cosa che non potevo immaginare di perdere, e stava dicendo l’unica cosa che non potevo sopportare di ascoltare.
«Per favore, non essere sgradevole» sussurrò.
«Mi sto comportando in modo molto civile, considerando quanto mi sento violento in questo momento.»
«Gideon.» Il rimorso le incupì gli occhi grigi, e spuntarono le lacrime.
Distolsi lo sguardo. «Non farlo!»
Ma lei mi vide dentro come faceva sempre.
«Non intendevo ferirti.» Il diamante al suo anulare – la rivendicazione del mio diritto su di lei – intercettò un raggio di luce e proiettò bagliori colorati sulla pare...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- In gioco per te
- Ringraziamenti
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
- Capitolo 8
- Capitolo 9
- Capitolo 10
- Capitolo 11
- Capitolo 12
- Capitolo 13
- Capitolo 14
- Capitolo 15
- Capitolo 16
- Capitolo 17
- Capitolo 18
- Capitolo 19
- Capitolo 20
- Copyright