Universalmente considerato il capolavoro di Pearl S. Buck, La buona terra (1931) è il primo romanzo della trilogia The House of Earth, che narra le vicende della famiglia di Wang Lung, visceralmente attaccato alla sua terra, e dell'umile e rassegnata O-Lan, sua moglie. Il tema centrale è quello della vita patriarcale, legata a usanze secolari, del contadino cinese, per il quale la terra rappresentava tutto: il benessere, l'unione della famiglia, le tradizioni più sacre, le virtù delle generazioni passate e le speranze di quelle future. La buona terra è il libro che ha decretato la fama della Buck, che in questo romanzo descrive con sobrietà, potenza e un senso profondo e sottile di umanità un mondo di umili e oppressi. La sua scrittura, realistica e schiva, dal lessico scarno, ma capace di suscitare emozioni, affascina i lettori con la novità di un racconto che rivela un Paese fino allora sconosciuto, con la sua millenaria cultura, la sua antica miseria, la sua dignità, la sua poesia delle cose semplici.

- 350 pagine
- Italian
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La buona terra
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1
Era il giorno del matrimonio di Wang Lung. Aprendo gli occhi nel buio creato dalle tende attorno al suo letto, per un istante non riuscì a capire come mai l’alba apparisse diversa da ogni altra. La casa era immersa nel silenzio e si sentiva solo il tossire debole e affannato del vecchio padre, la cui camera stava di fronte alla sua, al di là della stanza centrale. Ogni mattina la tosse del vecchio era il primo suono che si udiva. In genere Wang Lung rimaneva disteso ad ascoltarla e si muoveva solo quando la sentiva avvicinarsi, prima quella e poi lo scricchiolio sui cardini di legno, prodotto dalla porta della stanza di suo padre.
Quella mattina però non attese. Balzò su e spinse di lato le tende attorno al letto. Era un’alba scura, vermiglia, e il cielo di bronzo splendette un istante attraverso il piccolo buco quadrato di una finestra, dove un brandello di carta svolazzava. Wang Lung si avvicinò al buco e strappò la carta.
«È primavera, e non mi serve» mormorò.
Si vergognava di esprimere ad alta voce il desiderio che la casa quel giorno apparisse ordinata. Il buco era grande appena da far passare la sua mano, e lui la spinse fuori per sentire l’aria. Un venticello lieve soffiava gentile da oriente, un vento mite e frusciante, carico di pioggia. Era un buon segno. I campi avevano bisogno di acqua che li fecondasse. Quel giorno non avrebbe piovuto, ma nel giro di pochi giorni, se il vento non fosse cessato, l’acqua sarebbe arrivata. Questo era bene. Il giorno prima aveva detto al padre che, se quel sole sfacciato e sfolgorante avesse continuato a splendere, il grano non avrebbe spigato. Adesso era come se il cielo avesse scelto quel giorno per augurargli il meglio. La terra avrebbe portato frutto.
Mentre ancora si infilava i calzoni azzurri e legava attorno alla vita piena la cintola di cotone azzurro, Wang Lung si precipitò nella stanza centrale. Lasciò il torso scoperto fin quando non ebbe scaldato l’acqua per lavarsi. Entrò nella rimessa attaccata alla casa, che faceva da cucina, e nella semioscurità un bue girò la testa dietro l’angolo accanto alla porta e la chinò profondamente davanti a lui. La cucina era fatta con mattoni di terra cruda, come la casa, grandi riquadri di terra prelevata dai loro campi e ricoperti con la paglia del loro grano. Con quella terra suo nonno in gioventù aveva fabbricato anche il forno, cotto e annerito nel corso dei tanti anni in cui era servito a cucinare i cibi. Sopra quella costruzione di terracotta era appoggiato un alto e tondo calderone di ferro.
Wang Lung lo riempì in parte con l’acqua che attinse da un orcio lì accanto utilizzando una mezza zucca vuota, ma con parsimonia, perché l’acqua era preziosa. Poi, dopo un istante di esitazione, sollevò d’un tratto il recipiente e svuotò tutta l’acqua nel calderone. Quel giorno avrebbe lavato l’intero corpo. Nessuno l’aveva più guardato dai tempi in cui era bambino e sedeva in grembo alla madre. Oggi qualcuna l’avrebbe fatto, e lui voleva che fosse pulito.
Girò attorno al forno, sul retro, e dopo aver preso una manciata dell’erba e degli steli secchi che stavano nell’angolo della cucina la dispose con delicatezza nella bocca del forno, utilizzando al meglio ogni foglia. Poi, con una vecchia pietra focaia e un ferro, catturò una fiammella e la infilò nella paglia, che divampò.
Era l’ultima mattina che doveva accendere il fuoco. L’aveva fatto ogni giorno da quando sua madre era morta, sei anni prima. Accendeva il fuoco, faceva bollire l’acqua e la versava in una ciotola per poi portarla nella stanza dove suo padre stava seduto sul letto, tossendo e cercando a tentoni le scarpe sul pavimento. Ogni mattina, durante quei sei anni, il vecchio aveva aspettato che il figlio gli portasse l’acqua calda per alleviare la sua tosse mattutina. Adesso padre e figlio avrebbero potuto riposare. Stava per arrivare in casa una donna. Wang Lung non si sarebbe mai più dovuto alzare all’alba, estate e inverno, per accendere il fuoco. Sarebbe potuto stare disteso a letto ad aspettare, e anche a lui sarebbe stata portata una ciotola d’acqua, e se la terra fosse stata generosa nell’acqua ci sarebbero state anche delle foglie di tè. Certi anni, un tempo, era stato così.
E se la donna fosse stata stanca, per accendere il fuoco ci sarebbero stati i suoi figli, i molti figli che lei avrebbe dato a Wang Lung. Al pensiero dei figli che correvano dentro e fuori dalle loro tre stanze Wang Lung si fermò. Tre stanze erano sempre parse troppo per loro due, la casa era semivuota dopo la morte di sua madre. Avevano dovuto costantemente resistere alle insistenze dei parenti che vivevano in spazi più affollati – lo zio con la sua sterminata figliolanza, che cercava di blandirlo.
«Ma come possono due uomini soli aver bisogno di tanto spazio? Padre e figlio non possono dormire insieme? Il calore del corpo giovane lenirà la tosse del vecchio.»
Ma il padre rispondeva sempre: «Sto conservando il letto per mio nipote. Sarà lui a scaldarmi le ossa in vecchiaia».
Adesso i nipoti sarebbero arrivati, nipoti su nipoti! Avrebbero dovuto mettere letti lungo le pareti e nella stanza centrale. La casa sarebbe stata piena di letti. La vampa nel forno smorì mentre Wang Lung pensava a tutti i letti che ci sarebbero stati nella casa semivuota, e l’acqua nel calderone cominciò a raffreddarsi. La figura indistinta del vecchio apparve sulla soglia, stringendosi al corpo gli indumenti sbottonati. Tossiva e sputava, respirando con affanno.
«Com’è che non c’è ancora acqua per scaldarmi i polmoni?»
Wang Lung lo guardò fisso e tornò al presente, imbarazzato.
«Gli sterpi sono umidi» mormorò da dietro la stufa. «Il vento umido…»
Il vecchio continuò insistentemente a tossire e non smise fin quando l’acqua non bollì. Wang Lung ne versò un po’ in una ciotola e poi, dopo un momento, aprì un barattolo smaltato che stava sopra un ripiano della stufa, ne prese una dozzina di foglie secche arrotolate e le sparse sulla superficie dell’acqua. Il vecchio aprì avidamente gli occhi e subito cominciò a lamentarsi.
«Perché sei così sprecone? Bere tè è come mangiare argento.»
«Il giorno è arrivato» rispose Wang Lung con una breve risata. «Mangia e sii contento.»
Il vecchio afferrò la ciotola con le dita nodose e raggrinzite, borbottando ed emettendo lievi grugniti. Osservò le foglie aprirsi e allargarsi sulla superficie dell’acqua, senza trovare il coraggio di bere il prezioso liquido.
«Si raffredderà» disse Wang Lung.
«Vero… vero…» disse preoccupato il vecchio e cominciò a sorbire grandi sorsi di tè caldo. Una soddisfazione animale si impadronì di lui, ed era come un bambino ipnotizzato dall’atto del proprio nutrirsi. Ma non era tanto dimentico di sé da non vedere Wang Lung che versava sconsideratamente l’acqua dal calderone in un’alta tinozza di legno. Sollevò il capo e guardò fisso il figlio.
«C’è abbastanza acqua adesso da far maturare un campo» disse all’improvviso.
Wang Lung continuò a versare l’acqua fino all’ultima goccia. Non rispose.
«Adesso basta!» esclamò ad alta voce il padre.
«Non ho lavato nemmeno una volta il mio corpo dopo Capodanno» disse piano Wang Lung.
Si vergognava di dire al padre che desiderava avere il corpo pulito, ora che l’avrebbe visto una donna. Si allontanò in fretta portando la tinozza nella sua stanza. La porta era fissata malamente a una cornice di legno storta e non chiudeva bene, e il vecchio barcollò fino alla stanza centrale e accostò la bocca all’apertura e sbraitò:
«Andrà male se abitueremo la donna a questo andazzo: tè nell’acqua del mattino e tutto questo lavarsi!»
«È solo un giorno» gridò Wang Lung. E poi aggiunse: «Butterò l’acqua sulla terra quando avrò finito e non andrà tutta sprecata».
Il vecchio non replicò nulla e Wang Lung slacciò la cintola e si svestì. Nella luce che in forma di quadrato si riversava dal buco prese un piccolo asciugamano tirandolo fuori dall’acqua fumante, lo strizzò e si mise a sfregare con vigore il corpo scuro e snello. Nonostante l’aria gli fosse parsa calda, ora che la sua carne era bagnata sentì freddo e si mosse velocemente immergendo l’asciugamano nell’acqua e tirandolo fuori, finché dall’intero corpo non salì una nuvola leggera di vapore. Poi si avvicinò a una cassetta che era stata di sua madre e ne trasse un abito pulito di cotone azzurro. Avrebbe avuto forse un po’ freddo quel giorno, senza l’imbottitura del vestito invernale, ma all’improvviso non sopportava l’idea di accostarlo alla propria carne pulita. La fodera era strappata e sudicia, e dai buchi spuntavano ciuffi di imbottitura grigia e infeltrita. Non voleva che la donna lo vedesse per la prima volta con l’imbottitura che spuntava fuori dai vestiti. In seguito avrebbe dovuto lavare e rammendare, ma non il primo giorno. Sopra la casacca e i calzoni di cotone azzurro mise una lunga veste della medesima stoffa: l’unica sua veste lunga, che indossava solo nei giorni di festa, una decina di giorni all’anno in tutto. Poi con dita rapide disfece la lunga treccia che gli pendeva sulla schiena e dopo aver preso dal cassetto del tavolino traballante un pettine di legno cominciò a pettinarsi.
Il padre si avvicinò di nuovo e accostò la bocca alla fessura della porta.
«Non avrò niente da mangiare oggi?» si lamentò. «Alla mia età le ossa sono acqua al mattino finché non ricevono cibo.»
«Sto arrivando» disse Wang Lung annodando rapidamente in una liscia treccia i capelli, insieme a un cordoncino di seta nera con le nappine.
Poi, dopo un momento, si tolse la lunga veste e avvolse la treccia attorno al capo e uscì reggendo la tinozza dell’acqua. Aveva completamente dimenticato la colazione. Avrebbe mescolato un po’ d’acqua alla farina di frumento e l’avrebbe data al padre. Quanto a sé, non avrebbe mangiato. Con passo vacillante portò la tinozza alla soglia e versò l’acqua sulla terra, proprio vicino alla porta, e facendolo ricordò che aveva utilizzato tutta l’acqua del calderone per il bagno e avrebbe dovuto accendere il fuoco un’altra volta. Lo invase un’onda di rabbia nei confronti del padre.
«Quella vecchia zucca pensa solo al suo bere e mangiare» mormorò verso la bocca del forno; ma non disse niente ad alta voce. Era l’ultimo mattino in cui doveva preparare il cibo per il vecchio. Mise nel calderone un po’ d’acqua che aveva attinto col secchio dal pozzo vicino alla porta, e l’acqua bollì rapidamente e lui mescolò il cibo e lo diede al vecchio.
«Questa sera mangeremo riso, padre» disse. «Intanto qui c’è del grano.»
«Il riso nel cesto è quasi finito» disse il vecchio sedendosi al tavolo nella stanza centrale e rimestando con le bacchette la densa pappa gialla.
«Vuol dire che ne mangeremo un po’ meno alla festa di primavera» disse Wang Lung. Ma il vecchio non sentiva. Sorseggiava rumorosamente il contenuto della sua ciotola.
Wang Lung andò allora nella sua stanza e indossò nuovamente la lunga veste azzurra e sciolse la treccia. Si passò la mano sulla fronte rasata e sulle guance. Forse avrebbe dovuto rasarsi un’altra volta? Non era ancora giorno fatto. Poteva passare dalla Via dei Barbieri e farsi rasare prima di andare nella casa dove la donna lo stava aspettando. Se aveva i soldi, l’avrebbe fatto.
Prese dalla cintola una borsetta unta di tessuto grigio e contò i soldi. C’erano sei dollari d’argento e una doppia manciata di monete di rame. Non aveva ancora detto a suo padre di avere invitato degli amici a cena quella sera. Invitati erano il cugino, il figlio minore di suo zio, e per amore del padre anche lo zio, e ancora tre contadini vicini che vivevano nel villaggio. Aveva pensato di portare quel mattino dalla città del maiale, un piccolo pesce di stagno e una manciata di castagne. Forse avrebbe comprato addirittura dei germogli di bambù del sud e un po’ di manzo da cuocere in umido insieme al cavolo che aveva coltivato nel suo orto. Ma solo se fossero avanzati dei soldi dopo aver comprato l’olio di semi e la salsa di soia. Se si fosse rasato la testa forse non avrebbe potuto comprare il manzo. Be’, si sarebbe rasato la testa, decise d’un tratto.
Senza una parola lasciò il vecchio e uscì nel primo mattino. Nonostante l’alba rosso scuro il sole stava sbucando sopra le nuvole all’orizzonte e scintillava sulla rugiada che copriva il grano e l’orzo che stavano spuntando. Il contadino in Wang Lung fu distratto un istante e si chinò per esaminare le spighe che si andavano formando. Erano ancora vuote e aspettavano la pioggia. Annusò l’aria e guardò preoccupato il cielo. Ecco la pioggia, scura nelle nuvole, pesante sul vento. Avrebbe comprato un bastoncino d’incenso e l’avrebbe messo nel tempietto dedicato al dio della terra. In una giornata come questa andava fatto.
Seguì lo stretto sentiero che serpeggiava in mezzo ai campi. Le mura grigie della città apparvero, non molto lontane. Al di là delle mura cittadine e della porta che avrebbe varcato c’era la grande casa, la Casa dei Hwang, dove la donna era stata schiava fin dall’infanzia. Certi dicevano: «Meglio vivere soli che sposare una donna che è stata schiava in una grande casa». Ma quando aveva chiesto a suo padre: «Non avrò mai una donna?», lui aveva risposto: «Con quello che costano i matrimoni di questi brutti tempi, e il fatto che ogni donna vuole anelli d’oro e vestiti di seta prima di prendere un uomo, per un povero restano solo le schiave».
Allora suo padre si era mosso, ed era andato alla Casa dei Hwang e aveva chiesto se c’era una schiava disponibile.
«Non troppo giovane, e soprattutto non bella» aveva detto.
Wang Lung aveva sofferto nel sentire che non doveva essere bella. Gli sarebbe ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- La buona terra
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
- 6
- 7
- 8
- 9
- 10
- 11
- 12
- 13
- 14
- 15
- 16
- 17
- 18
- 19
- 20
- 21
- 22
- 23
- 24
- 25
- 26
- 27
- 28
- 29
- 30
- 31
- 32
- 33
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- La buona terra di Guanyin
- Opere citate e breve bibliografia
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