La principessa e la regina
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La principessa e la regina

e altre storie di donne pericolose

  1. 420 pagine
  2. Italian
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La principessa e la regina

e altre storie di donne pericolose

Informazioni su questo libro

"Chiamare Danza i tetri, turbolenti, sanguinosi eventi di questo periodo appare grottescamente inappropriato. Senza dubbio alcuno, il termine trae la propria origine da un qualche cantastorie. 'Morte dei Draghi' sarebbe un nome di gran lunga più sensato." Con queste parole si apre La Principessa e la Regina, il nuovo tassello nel grandioso affresco della saga di George R.R. Martin che sta incantando milioni di lettori in tutto il mondo. La vicenda si svolge circa due secoli prima della storia narrata nelle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" e racconta la terribile guerra civile che dilaniò la famiglia Targaryen alla morte del re Viserys I. Tanto la principessa Rhaenyra, sua figlia di primo letto, quanto la regina Alicent reclamarono il Trono di Spade. La prima per sé, la seconda per il figlio, il giovanissimo principe Aegon. Il risultato fu un conflitto terribile, in cui parenti e alleati dovettero decidere con chi schierarsi. Un conflitto di una violenza senza precedenti, che vide contrapporsi fratello e sorella, draghi contro draghi. I Sette Regni di Westeros divennero il teatro di una battaglia tetra e cruenta tra le maestose creature e furono bagnati dal sangue che cadde dal cielo. Un testo di un'incredibile intensità epica che, con un tono solenne che ricorda quello usato dalle cronache antiche, illumina un'epoca mai narrata prima dello straordinario universo creato da Martin. Ma l'antologia, che ha vinto il World Fantasy Award, curata da Martin stesso assieme a Gardner Dozois (il più importante editor americano di fantasy e fantascienza), non si limita al romanzo breve di Martin: contiene anche racconti thriller, fantastici e fantascientifici di alcuni grandi autori e autrici inglesi e statunitensi, fra cui Joe R. Lansdale e Joe Abercrombie.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2015
eBook ISBN
9788852059193
Print ISBN
9788804648635

LA PRINCIPESSA E LA REGINA
OVVERO
I NERI E I VERDI

Una storiografia delle cause, origini, battaglie e tradimenti del grandemente tragico spargimento di sangue conosciuto come Danza dei Draghi, così come riportata dall’arcimaestro Gyldayn della Cittadella di Vecchia Città
(qui trascritta da George R.R. Martin)
Danza dei Draghi è il nome altisonante scelto per indicare la furibonda lotta fratricida per il possesso del Trono di Spade di Westeros combattuta fra due rami rivali della nobile Casa Targaryen fra gli anni 129 e 131 DC (dopo la Conquista). Chiamare Danza i tetri, turbolenti, sanguinosi eventi di questo periodo appare grottescamente inappropriato. Senza dubbio alcuno, il termine trae la propria origine da un qualche cantastorie. “Morte dei Draghi” sarebbe un nome di gran lunga più sensato, ma da un lato le tradizioni, dall’altro lo scorrere del tempo, hanno impresso a fuoco la dicitura decisamente più poetica nelle pagine della Storia. Pertanto, anche noi danzeremo con tutti gli altri.
Dopo la dipartita di re Viserys I Targaryen, due erano i principali pretendenti al trono: sua figlia Rhaenyra, unica progenie sopravvissuta al primo matrimonio del sovrano, e suo figlio Aegon, primogenito avuto dalla seconda moglie. Nel caos e nella carneficina causati dalla loro rivalità, anche altri sedicenti re avrebbero avanzato pretese, ancheggiando come guitti su un palcoscenico per un paio di settimane, forse addirittura per un mese, solamente per svanire con la stessa rapidità con la quale erano apparsi.
La Danza spaccò i Sette Regni in due, con lord, cavalieri e popolino che decidevano di schierarsi da una parte o dall’altra, arrivando a prendere le armi gli uni contro gli altri. Perfino la stessa Casa Targaryen finì con il dividersi, quando parenti, consanguinei e gli stessi figli dei due pretendenti vennero risucchiati a loro volta nello scontro. Nel corso dei due anni di questa lotta fratricida, terribile fu il prezzo di sangue pagato non solo dai grandi lord di Westeros, ma anche dai loro alfieri, cavalieri e sudditi. La dinastia Targaryen sopravvisse, certo, ma il suo potere ne risultò largamente indebolito e il numero degli ultimi draghi ancora esistenti al mondo si ridusse drammaticamente.
Nella lunga storia dei Sette Regni, la Danza fu diversa da qualsiasi guerra mai combattuta prima. Per quanto eserciti abbiano marciato e si siano scontrati in battaglie feroci, gran parte dei massacri ebbe luogo sulle acque e... soprattutto... in aria, quando draghi affrontarono altri draghi con zanne, artigli e fiamme. Ma la Danza fu una guerra segnata anche da intrighi, assassini e tradimenti, una guerra combattuta fra le ombre e lungo scale a spirale, in sale di concilio e in cortili di castelli, servendosi di pugnali e menzogne e veleni.
Covato a lungo sotto la cenere, il conflitto si fece rovente il terzo giorno del terzo ciclo di luna dell’anno 129 DC, quando re Viserys I Targaryen, sofferente e costretto a letto, chiuse gli occhi per un breve riposo nella Fortezza Rossa di Approdo del Re. Riposo dal quale non si risvegliò mai più. Il suo corpo privo di vita venne scoperto da un servitore all’ora del pipistrello, quando il sovrano era solito gustare una coppa di ippocrasso. Il servitore corse a dare la ferale notizia alla regina Alicent, i cui appartamenti si trovavano un piano più in basso rispetto a quelli del re.
Ferale notizia che il servitore recò di persona alla regina e a lei sola, evitando quindi di provocare una situazione di allarme generale. La morte del re era un evento atteso da tempo, ecco il motivo per il quale la regina Alicent e la sua corte, i cosiddetti “verdi”,a si erano premurati di istruire tutte le guardie e tutti i servitori di Viserys su come comportarsi qualora la morte fosse effettivamente sopraggiunta.
La regina Alicent si recò immediatamente nella stanza da letto del sovrano. Ad accompagnarla, ser Criston Cole, lord comandante della Guardia reale. Una volta constatato il decesso di re Viserys, sua grazia la regina diede ordine che la stanza venisse sigillata e posta sotto sorveglianza. Il servitore che aveva trovato il corpo del re fu preso in custodia, in modo da assicurarsi che la notizia non si diffondesse. Ser Criston fece ritorno alla Torre delle Spade Bianche, sede della Guardia reale, e inviò i suoi confratelli a chiamare a raccolta i membri del concilio ristretto del re. Tutto questo accadeva all’ora del gufo.
Allora, come anche ora, la confraternita giurata della Guardia reale consisteva di sette cavalieri, uomini di comprovata lealtà e di indubbio valore, i quali avevano prestato solenne giuramento di dedicare le loro vite alla difesa della persona del re e di quella dei suoi consanguinei. Al tempo della morte di Viserys I, solamente cinque delle sette cappe bianche si trovavano ad Approdo del Re. Lo stesso ser Criston, ser Arryk Cargyll, ser Rickard Thorne, ser Steffon Darklyn e ser Willis Fell. Ser Erryk Cargyll, fratello gemello di ser Arryk, e ser Lorent Marbrand, rimasti alla Roccia del Drago con la principessa Rhaenyra, ignoravano dunque che i loro confratelli stavano penetrando armati nella Fortezza Rossa, per strappare ai loro letti i componenti del concilio ristretto.
A radunarsi nelle stanze della regina, mentre il corpo del re suo consorte diventava freddo al piano superiore, furono la stessa Alicent, ser Otto Hightower, di lei padre e Primo Cavaliere del re, ser Criston Cole, lord comandante della Guardia reale, il gran maestro Orwyle, sapiente della Cittadella, lord Lyman Beesbury, l’ottantenne maestro del conio, ser Tyland Lannister, maestro della flotta e fratello del lord di Castel Granito, Larys Strong, chiamato Larys Piededuro, lord di Harrenhal e maestro delle spie, e lord Jasper Wylde, chiamato Verga di Ferro, maestro delle leggi.
Il gran maestro Orwyle fu il primo a prendere la parola, passando in rassegna doveri e procedure d’obbligo al momento della morte di un re. «Septon Eustace dovrebbe essere convocato al più presto per impartire gli ultimi riti e pregare per l’anima del re» dichiarò il gran maestro. «Un corvo messaggero dev’essere immediatamente inviato alla Roccia del Drago affinché la principessa Rhaenyra sia informata della morte del padre. E non vorrebbe, sua grazia la regina, prendersi cura ella stessa della stesura del messaggio, così da attenuare la gravità del momento offrendo parole di condoglianze? Poiché, inoltre, la morte di un re viene sempre annunciata facendo suonare le campane, qualcuno dovrebbe occuparsi di ciò. Infine, naturalmente, dobbiamo dare inizio ai preparativi per l’incoronazione della regina Rhaenyra...»
«Tutto questo» lo interruppe ser Otto Hightower «aspetterà fino a quando il problema della successione non sarà stato risolto.» Quale Primo Cavaliere del re, Hightower aveva l’autorità di parlare a nome del re, aveva perfino il diritto di essere assiso sul Trono di Spade in assenza del re. Viserys gli aveva concesso l’autorità di governare sui Sette Regni e, “fino a che un nuovo re non fosse stato incoronato”, quell’autorità sarebbe rimasta in essere.
«Fino a quando la nostra nuova regina non sarà stata incoronata» corresse lord Beesbury in tono sferzante.
«Re» rimarcò la regina Alicent. «Per diritto di successione, il Trono di Spade deve passare al primogenito di sua grazia.»
La discussione che seguì si protrasse fin quasi all’alba. Lord Beesbury parlò a nome della principessa Rhaenyra. L’anziano maestro del conio, il quale aveva servito re Viserys per l’intera durata del suo regno e, prima di lui, aveva servito suo padre, Jaehaerys, il Vecchio Re, ricordò al concilio che Rhaenyra era non solo la maggiore in età, ma che aveva anche più sangue Targaryen di tutti gli altri suoi fratelli. Era lei che il defunto sovrano aveva scelto a succedergli, rifiutandosi peraltro di modificare la linea di successione, nonostante le suppliche della regina Alicent e dei suoi verdi. Inoltre, nell’anno 105 DC, erano centinaia i lord e i cavalieri proprietari terrieri che avevano dichiarato obbedienza alla principessa, giurando solennemente di difendere i suoi diritti.
Ma queste parole andarono a cozzare contro orecchie fatte di pietra. Ser Tyland sottolineò come molti dei lord che avevano giurato di difendere la successione della principessa fossero morti da lungo tempo. «Sono ormai passati ventiquattro anni» affermò. «Da parte mia, non ho prestato alcun giuramento. Ero solo un bambino, all’epoca.» Verga di Ferro, maestro delle leggi, citò il Gran Concilio del 101 e la scelta del Vecchio Re a favore di Baelor, e non di Rhaenys, nell’anno 92. Dopodiché, disquisì a lungo di Aegon il Conquistatore, delle sue sorelle e della ben nota tradizione andala secondo la quale i diritti di un figlio maschio di sangue reale vengono comunque prima dei diritti delle figlie femmine. Ser Otto ricordò all’intero concilio ristretto che il marito di Rhaenyra era niente meno che il principe Daemon. «... E sappiamo tutti di quale risma è quel personaggio. Non facciamoci illusioni: dovesse Rhaenyra arrivare sul Trono di Spade, sarà Daemon a governarci, un re consorte tanto crudele e spietato quanto lo fu Maegor. E la prima testa sul ceppo del boia sarebbe la mia, di questo non dubito affatto. Ma la testa della vostra regina, mia figlia, seguirebbe a breve.»
«Nemmeno i miei figli verrebbero risparmiati» gli fece eco la regina Alicent. «Aegon e i suoi fratelli sono veri figli del re, con una ben più valida pretesa al trono che non quella della covata di bastardi prodotta da Rhaenyra. Daemon troverà un pretesto qualsiasi e li farà mettere a morte, tutti quanti. Perfino Helaena e i suoi piccini. Uno di questi Strong ha strappato un occhio ad Aemond, non dimenticatelo mai. Era un ragazzo, aye, ma il ragazzo rimane pur sempre il padre dell’uomo, e tutti i bastardi, per loro stessa natura, sono esseri mostruosi.»
Venne il turno di ser Criston Cole. «Dovesse la principessa salire al trono, a regnare dopo di lei sarà Jacaerys Velarion. I Sette Dèi salvino questo reame dovessimo noi mettere un bastardo sul Trono di Spade.» Dopodiché ser Criston procedette a parlare delle turpi inclinazioni di Rhaenyra e dell’infamia del di lei marito. «Ridurrebbero la Fortezza Rossa a un postribolo. Nessuna figlia sarebbe più al sicuro, né nessuna moglie. Lo stesso vale per i fanciulli... lo sappiamo bene che cosa era Laenor.»
Se anche lord Larys Strong abbia preso la parola nel corso del contenzioso, non ne viene fatta menzione. Il che però non è insolito. Per quanto dotato, se necessario, di una lingua velenosa, il maestro delle spie era avaro di parole quanto un usuraio intento a contare il proprio conio. Piuttosto che parlare, lord Larys preferiva ascoltare.
«Se davvero compiremo questo atto» il gran maestro Orwyle mise in guardia il concilio «esso condurrà certamente a una guerra. La principessa Rhaenyra non si farà mestamente da parte. E la principessa Rhaenyra possiede draghi.»
«Ma possiede anche amici» dichiarò lord Beesbury. «Uomini d’onore, che non dimenticheranno i giuramenti da loro stessi prestati a Rhaenyra e a suo padre. Io sono vecchio, certo, ma non vecchio al punto da rimanere quietamente seduto mentre soggetti della vostra fatta complottano per strapparle la corona.» A quel punto, l’anziano lord si alzò per lasciare la sala.
Con la forza, ser Criston Cole lo costrinse a sedersi di nuovo sul suo scranno. Poi, procedette a tagliargli la gola con un pugnale.
E così il primo sangue versato durante la Danza dei Draghi fu quello di lord Lyman Beesbury, maestro del conio, lord tesoriere dei Sette Regni.
Dopo quella morte violenta, nessun’altra voce di dissenso fu udita. Il concilio ristretto trascorse il resto della notte facendo piani per l’incoronazione del nuovo re – la qual cosa doveva avvenire in fretta, tutti furono d’accordo – e compilando liste di possibili alleati e di ipotetici nemici, nel caso la principessa Rhaenyra avesse rifiutato di accettare l’ascesa di re Aegon. Con la principessa confinata alla Roccia del Drago, e per di più in procinto di partorire, i verdi della regina Alicent non intendevano vanificare quel vantaggio. Quanto più a lungo Rhaenyra fosse rimasta all’oscuro della morte del re suo padre, tanto più lentamente avrebbe reagito. «E chi può dirlo...» aggiunse la regina Alicent. «La puttana potrebbe anche morire di parto.»
Quella notte, nessun corvo messaggero prese il volo dalla Fortezza Rossa. Nessuna campana suonò. I servitori al corrente della morte del re furono rinchiusi nelle segrete. A ser Criston Cole venne affidato il compito di prendere in custodia i neri presenti a corte, quei lord, quei cavalieri che potevano essere inclini a schierarsi a favore della principessa Rhaenyra. «Che non venga usata loro violenza alcuna... a meno che essi non oppongano resistenza» comandò ser Otto Hightower. «Tutti coloro i quali compiranno atto di sottomissione e giureranno fedeltà a re Aegon non riceveranno da parte nostra alcun male.»
«E quelli che invece non lo faranno?» chiese il gran maestro Orwyle.
«Sono traditori» sentenziò Verga di Ferro. «Per cui dovranno morire della morte che meritano i traditori.»
A quel punto, per la prima e unica volta, parlò lord Larys Strong, maestro delle spie. «Che quindi si sia noi i primi a prestare giuramento» disse estraendo il pugnale «a meno che tra noi non si annidino altri traditori.» Piededuro si passò il filo della lama sul palmo della mano. «Un giuramento di sangue» martellò «che unisca tutti noi: confratelli fino alla morte.» Così ciascuno dei cospiratori scavò con l’acciaio un solco nella propria mano, quindi le serrarono, la mano dell’uno in quella dell’altro, suggellando la loro confraternita. L’unica esentata dal giuramento fu la regina Alicent, in quanto donna.
L’alba già avvampava su Approdo del Re quando la regina Alicent inviò la Guardia reale a prendere i suoi figli per condurli al cospetto del concilio. Alla notizia della dipartita del sovrano suo nonno, il principe Daeron, il più sensibile, pianse. Il principe Aemond, con un solo occhio, fu trovato nell’armeria, intento a indossare maglia di ferro e armatura in vista del suo addestramento quotidiano nel cortile del castello. «È Aegon il nuovo re?» chiese a ser Willis Fell. «Oppure dovremo inchinarci a baciare la topa della vecchia baldracca?» La principessa Helaena stava facendo colazione con i suoi, di figli, quando la Guardia reale si presentò a lei... ma non appena le venne chiesto dove si trovasse il principe Aegon, suo fratello nonché consorte, ella si limitò a rispondere: «Non nel mio letto, di questo potete stare certi. In ogni caso, ritenetevi pure liberi di frugare sotto le coperte».
Il principe Aegon era in compagnia della sua amante, quando fu trovato. Sulle prime, si rifiutò di prendere parte alle macchinazioni della madre. «Che genere di fratello s’impossessa del diritto ereditario della propria sorella?» Solamente dopo che ser Criston Cole lo ebbe convinto del fatto che sua sorella, nel momento in cui si fosse posta in capo la corona, lo avrebbe certamente messo a morte assieme a tutti i suoi fratelli, il principe esitò. «Fino a quando anche un solo Targaryen sarà in vita, nessuno Strong potrà mai neppure sperare di poter sedere sul Trono di Spade» insistette Cole. «Se vuole che i suoi bastardi regnino dopo di lei, Rhaenyra non ha scelta: deve avere le vostre teste.» Fu questa argomentazione, e solamente questa, a indurre Aegon ad accettare la corona che il concilio ristretto gli stava offrendo.
Ser Tyland Lannister venne nominato maestro del conio, rimpiazzando il defunto lord Beesbury: la sua prima mossa ufficiale fu sequestrare il tesoro reale. L’oro della corona venne suddiviso in quattro parti. Una parte venne affidata in amministrazione fiduciaria alla Banca di Ferro di Braavos, un’altra inviata, sotto pesante scorta, a Castel Granito, una terza fu spostata a Vecchia Città, sede degli Hightower. Quanto rimaneva sarebbe stato usato per corruzioni e donazioni, e per ingaggiare mercenari, se ciò si fosse rivelato necessario. A sostituire ser Tyland quale maestro della flotta, ser Otto guardò alle Isole di Ferro, inviando un corvo messaggero a Dalton Greyjoy, la Piovra Rossa, il temerario, sanguinario, sedicenne Lord Predone di Pyke delle Isole di Ferro, a cui offrì, in cambio della sua fedeltà, sia l’ammiragliato sia uno scranno nel concilio.
Un giorno passò, seguito da un altro. Nessun septon, nessuna sorella del silenzio vennero convocati agli alloggi dove re Viserys, ormai gonfio e in putrefazione, continuava a giacere. Nessuna campana suonò. Altri corvi spiccarono il volo, ma non verso la Roccia del Drago. Per contro, essi viaggiarono in direzione di Vecchia Città, Castel Granito, Delta delle Acque e Alto Giardino. Viaggiarono anche verso molti altri lord e cavalieri che la regina Alicent supponeva potessero allearsi con suo figlio.
Furono recuperati, e quindi chiosati, gli annali del Gran Concilio del 101 DC, individuando quali lord si fossero espressi, all’epoca, a favore di Viserys e quali invece a favore di Rhaenys, Laena o Laenor. I lord in consesso si erano schierati per il pretendente maschio nella misura di venti a uno. C’erano stati però dei dissenzienti e, se questa nuova situazione fosse degenerata in una guerra, quasi certamente quelle stesse casate si sarebbero schierate a favore di Rhaenyra. La principessa avrebbe avuto dalla sua il Serpente di Mare e le sue flotte, valutò ser Otto e, verosimilmente, anche altri lord della costa orientale: lord Bar Emmon, Massey, Celtigar e Crabb, quasi di sicuro, e forse addirittura lo stesso Evenstar di Tarth. Tutti costoro, tranne i Velaryon, rappresentavano comunque forze secondarie. Motivo di maggiore preoccupazione costituivano invece gli uomini del Nord: al concilio tenuto ad Harrenhal, Grande Inverno si era espressa per Rhaenys, lo stesso avevano fatto i lord alfieri degli Stark, Dustin di Barrowton e Manderly di Porto Bianco. Della Casa Arryn era bene non fidarsi: in quel periodo, Nido dell’Aquila era dominato da una donna, lady Jeyne, la Vergine della Valle, i cui stessi diritti a regnare, a fronte dell’esautorazione della principessa Rhaenyra, sarebbero stati messi in discussione.
Il pericolo più grande, però, rimaneva Capo Tempesta. Da sempre la Casa Baratheon era una forte sostenitrice della principessa Rhaenys e dei di lei figli. Per quanto l’anziano lord Boremund fosse trapassato, il figlio Borros era addirittura più bellicoso del padre, e i lord minori della Tempesta lo avrebbero di sicuro seguito dovunque e comunque lui li avesse guidati. «Ecco perché dobbiamo assicurarci che egli li guidi fino al nostro re» affermò la regina Alicent. Dopodiché, mandò a chiamare il suo secondogenito.
Per cui, non fu un corvo a spiccare il volo verso Capo Tempesta quel giorno, fu bensì Vhagar, il più vecchio e il più grande dei draghi del continente occidentale. A cavalcarlo, il principe Aemond Targaryen il Guercio, uno zaffiro a riempire la cavità vuota dell’occhio che egl...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Copyright
  4. La principessa e la regina
  5. Introduzione. di Gardner Dozois
  6. La principessa e la regina. di George R.R. Martin
  7. Desperado. di Joe Abercrombie
  8. O il mio cuore è spezzato. di Megan Abbott
  9. La canzone di Nora. di Cecelia Holland
  10. Le mani che non c’erano. di Melinda Snodgrass
  11. La conchiglia esplosiva. di Jim Butcher
  12. Raisa Stepanova. di Carrie Vaughn
  13. Battere Jesus. di Joe R. Lansdale
  14. Vicine di casa. di Megan Lindholm
  15. Me le so scegliere. di Lawrence Block