L’Ignota
Carl Salter, scrittore
Greta, sua figlia, detta Mop
Bruno Pieri
Boffi
La zia Lena Cucchi
Lo zio Salesio Nobili
Ines Màsperi, moglie di Silvio Màsperi, avvocato
Barbara, sorella di Bruno
La Demente
Un Dottore
Un’infermiera
Quattro giovani in marsina
Un portiere.
Il primo atto, a Berlino, in casa dello scrittore Carl Salter; gli altri due in una villa presso Udine; dieci anni dopo la grande guerra europea.
Salotto in casa dello scrittore Salter, addobbato con sfarzo bizzarro. Uscio in mezzo, che dà su un largo corridojo. S’intravede dirimpetto la porta d’ingresso. Nella parete destra (nelle indicazioni, destra e sinistra sono sempre dell’attore) è un grande arco, da cui si scorge un pezzo della parete di fondo dello scrittojo.
È notte, e così il salotto come lo scrittojo sono illuminati da certe luci velate da schermi di diverso colore che, dando un fantastico rilievo alla bizzarria dell’addobbo, gl’infondono un senso di misterioso riserbo.
Al levarsi della tela si vedrà Mop su un’ampia poltrona, in un curioso pigiama di seta, nero e fiorito d’orchidee, tutta aggruppata e rovesciata su uno dei braccioli, il volto nascosto. Pare che dorma. Piange. Ha i capelli tagliati maschilmente e la faccia (allorché la mostrerà) segnata d’un che d’ambiguo che fa ribrezzo e, insieme, di un che di tragico che turba profondamente. Sopravviene, poco dopo, dall’arco di destra, Carlo Salter, eccitato e sconvolto. Ha cinquant’anni. Faccia gonfia, pallida, con occhi chiari, quasi bianchi, tra le borse annerite. Un po’ calvo alla sommità, ha poi il cranio preso da una violenza ferrigna di capelli ricci, corti. Tutto raso, avventa il tumido delle labbra sensualissime. È in una ricca veste da camera. Le mani in tasca.
SALTER È qua coi soliti. L’ho vista dalla fInestra.
Pronunziando l’ultima frase, trae inavvertitamente una mano dalla tasca. In quella mano convulsa stringe una piccola rivoltella.
MOP (notandolo subito) Che hai lì?
SALTER (che avrà subito rimessa in tasca la mano armata; seccato) Niente. – Bada: se li porta su, ti proibisco di restare con loro.
MOP E che vorresti fare?
SALTER Non lo so. Deve finire.
MOP Ma come, finire? Sei pazzo?
SALTER Non mi farò vedere nemmeno io. Va’ a sentire alla porta, se vien su sola.
Mop si muove per uscire sul corridojo.
Aspetta.
La trattiene, stando in orecchi.
La sento gridare.
Si odono difatti da basso, lontane e confuse, parecchie voci, come rintronanti nel vano della scala.
MOP Forse li licenzia.
SALTER Sono tutti ubriachi. E uno li seguiva.
MOP Dammi codesta rivoltella!
SALTER (scrollandosi, urtato) Ma no! Non penso mica di servirmene. L’ho… così, in tasca.
MOP Dammela!
SALTER Non mi seccare!
Le voci si fanno più vicine e più forti.
Senti?
MOP Si direbbe una lite.
Corrono alla porta d’ingresso sul corridojo: l’aprono: il corridojo, per quel che se ne vede dall’uscio del salotto, è invaso violentemente da una frotta di quattro giovani imbecilli, in marsina, mezzo ubriachi tra cui l’Ignota, e Boffi che la difende. Mop e Salter si mescolano con loro, quella per trarne fuori l’Ignota, questi per respingere gl’intrusi. Nella penombra e nella confusione quei quattro giovanotti, di cui qualcuno pingue e roseo, qualcuno calvo, qualcuno coi capelli ossigenati, più donna che uomo, sembreranno marionette sbattute, dai gesti sguajatamente sbracciati e vani. Voceranno tutti simultaneamente.
L’Ignota è sui trent’anni, bellissima. Un po’ ebbra anche lei, non riesce ad atteggiare il volto come vorrebbe di quel fosco cipiglio che dimostra in lei la volontà di riprendersi col disprezzo di tutto e di tutti dal disperato abbandono, in cui, a lasciarsi andare, si rilasserebbe la sua anima devastata dalle tempeste della vita. Sotto una mantiglia elegantissima indossa uno dei costumi splendidi e strani delle danze caratteristiche di sua invenzione. Il Boffi è come fuor di posto. Bel tipo anche lui però, avventato e cocciuto, convinto che la vita non sia altro che trucco, procura sorridendo di non smarrirsi. S’è combinata una faccia mefistofelica, ma così per ridere. Maschere, tanto per darsi un’apparenza e far colpo; ma poi, tenersi al sodo, che è...