Ti saluto filosofia
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  1. 176 pagine
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Ti saluto filosofia

Informazioni su questo libro

Un uomo e una donna che si fingono adulteri per sconfiggere la noia di un lungo rapporto; tre moderni Re Magi convocati davanti alla capanna di un nuovo, sorprendente Redentore; un incontro col fantasma di Borges al tavolino di un bar di fronte al laghetto dell'Eur; una semplice cartolina dal mittente irriconoscibile che potrebbe alludere a un evento inquietante e un'amabile conversazione con un giornalista russo che si rivelerà foriera di misteriosi eventi. E ancora: una lettera dell'assicurazione per denunciare un banale tamponamento prende uno sviluppo a spirale assolutamente imprevedibile; un uomo scopre che le sue dita sono poli attraverso i quali passa la corrente elettrica e un altro si chiude in casa nel giorno più caldo dell'anno per riflettere su una nuova classificazione del mondo. Chi è quest'uomo? Il lettore lo scoprirà all'ultima riga dell'ultima pagina dell'ultimo racconto del libro...

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2015
eBook ISBN
9788852059896
Print ISBN
9788804544838

La mia donna ideale

Conosco certe persone fortunate che accostano una conchiglia all’orecchio e sentono il rumore del mare, il frangersi delle onde sugli scogli, gli stridi dei gabbiani, il fragore della tempesta se c’è la tempesta. Io nelle conchiglie non sento niente. Ho provato molte volte con conchiglie grandi e piccole, ho provato con certe conchiglie a torciglione e con altre a campana, ho provato con quelle lucide e rosate e con quelle crespe di bianco. Niente. Più che alle emanazioni della natura io sono sensibile ai sistemi elettromagnetici e elettronici, insomma alle Tele-Emanazioni. Per esempio sento la voce di Gaby nella cornetta del telefono. Naturalmente senza fare il numero, altrimenti non perderei tempo a raccontarlo. Semplicemente alzo la cornetta del telefono e mi metto in ascolto.
Ascolto la voce di Gaby quando non riesco ad addormentarmi o quando mi sveglio di notte. Ogni volta sento, lontano sotto il segnale del centralino, la voce di Gaby che pronuncia il mio nome e si lamenta, e piange e mi supplica perché io ritorni da lei. Sento i suoi singhiozzi, i sospiri che lei cerca di coprire con qualche leggero colpo di tosse e io immagino con voluttà le lacrime che scendono a pioggia lungo le sue guance.
Non c’è niente di più commovente dei lamenti di una giovane donna abbandonata, ma io non rispondo a quella voce fantasma e ascolto in silenzio i suoi sospiri per la ragione semplice che non sono stato io a lasciare Gaby ma è lei che ha lasciato me, e il modo ancora mi offende.
Mi tormenta la memoria. Eravamo seduti da Rosati a piazza del Popolo, si è alzata, mi ha detto ciao e se ne è andata. Non l’ho rivista più. Da quel giorno non mi sono mai più seduto a quei tavolini testimoni della mia sconfitta. Come si sa, la vittima non ritorna mai sul luogo del delitto. Non voglio drammatizzare, ma lì a piazza del Popolo ha avuto fine un amore iperbolico, interrotto all’improvviso come se la mano sinistra di Dio avesse staccato la spina che ci forniva la corrente.
In qualche modo la voce lontana di Gaby conforta la mia solitudine ed è anche un risarcimento alla mia sconfitta, al mio orgoglio ferito, ma ogni volta che la sento è uno strazio che mi sconvolge le viscere. Perché è nelle viscere e non nel cuore, come ben sapevano gli antichi, che si depositano i sentimenti degli umani.
Come è faticoso essere infelici.
So bene che la voce telefonica di Gaby è una illusione indotta dalla fiducia forse eccessiva che ho accordato alla Memoria e alla Elettronica. Il Telefono è entrato nell’area delle macchine sensibili e riesce a captare le voci del desiderio, produce sortilegi che riscattano sul piano delle Emanazioni una apparecchiatura nata e destinata alle Comunicazioni. Questa è la mia teoria. Purtroppo smentita dai fatti perché dal telefono sono cominciati i miei guai con Gaby.
Io non ho una professione né un lavoro fisso. Faccio per hobby il Consulente Catastale e ogni settimana dal lunedì al giovedì vado nell’ufficio del Catasto dove fornisco ai cittadini che si presentano al mio sportello le informazioni sulla situazione dei loro immobili. Io vado a cercare in archivio tutte le notizie che desiderano, faccio la fotocopia dei documenti che li riguardano e così mi rendo utile ai proprietari, ai quali chiedo ovviamente qualche compenso extra. In qualche caso particolarmente complesso propongo ai proprietari di immobili la distruzione dei documenti catastali e in questi casi il mio extra aumenta.
Sono più di dieci anni che faccio questo lavoro come precario ma non ho mai chiesto di essere integrato nel ruolo perché non ho una mentalità impiegatizia e burocratica. Io sono un libero professionista o meglio un battitore libero e dialettico che per caso si trova inserito nell’ufficio del Catasto di Roma. Comunque mi considero un privilegiato perché, fatti i conti, con gli extra guadagno molto più del Direttore Generale.
Gaby abitava a Monteverde Vecchio in una stradina in salita fiancheggiata da grandi alberi di tiglio che in primavera mandavano un profumo dolcissimo e nauseante. Il suo ufficio stava all’Eur, al piano terreno di un grattacielo di vetro e acciaio che si specchia nel Laghetto.
Eravamo felici, io e Gaby. Ma come può essere faticosa anche la felicità. Lei lavorava in un ente per la Promozione Culturale nei Paesi dell’Est. In realtà si trattava di preparare dei fascicoletti anticomunisti nelle varie lingue dei Paesi dell’Est, russo polacco bulgaro ceco ungherese rumeno e nelle lingue iperboree dei Paesi Baltici. Appena laureata in Scienze Politiche Gaby era stata assunta perché aveva detto di conoscere il polacco. Era una bugia, ma nell’ufficio non c’era nessuno in grado di farle un esame e comunque quei fascicoletti arrivavano direttamente dall’USIS, cioè dalla CIA, tramite l’Ambasciata Americana, in lingua inglese, e poi venivano affidati a traduttori esterni. Si trattava solo di curarne la stampa e la spedizione secondo un indirizzario fornito anche quello dalla Ambasciata Americana.
In quell’ufficio Gaby non faceva assolutamente nulla. Si portava un libro da leggere e poi me lo raccontava perché io non amo la lettura e prendere in mano un romanzo mi sembra un gesto poco virile. Gaby leggeva in ufficio un libro lunghissimo intitolato Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, senza saltare nemmeno una pagina. Siccome anch’io avevo sentito parlare di questo scrittore, mi ha raccontato tutto il libro giorno per giorno aggiungendo, mi ha detto, anche qualcosa di suo. Siamo andati avanti così per dei mesi. Io volevo fare qualche osservazione, ma ho capito che non era il caso. Certi scrittori magnetizzano i loro lettori. Proust è uno di questi.
Ho detto che eravamo felici, io e Gaby, ma non ne eravamo sicuri, insomma avevamo dei dubbi sulla nostra felicità.
«Sono preoccupata perché non vedo uno scopo nella nostra relazione» mi diceva Gaby ogni tanto, distrattamente, senza dare peso alle parole, che invece pesavano come il piombo.
Avevamo deciso di non sposarci perché tutti ci dicevano che l’abitudine uccide l’amore. Perché non dare ascolto a chi aveva già fatto l’esperienza del matrimonio? Perché uccidere il nostro amore? Ma anche vivere sempre come due fidanzati che si vedono ogni tanto e ogni tanto passano una notte insieme ci aveva precipitati in una noia oceanica.
Eravamo felici e annoiati e si sa che anche la noia uccide l’amore. Dalla noia come niente si può passare all’odio e l’odio è il primo nemico dell’amore.
Finalmente ho avuto una idea geniale.
«Facciamo finta che tu hai un marito e io una moglie» ho detto a Gaby, «e perciò che siamo due adulteri. Vedrai che il gusto del proibito sarà eccitante.»
Per un po’ la cosa ha funzionato, come una droga. Andavamo in piccoli ristoranti fuori mano dove i nostri rispettivi coniugi non potevano trovarci e dove non c’era il rischio di incontrare dei conoscenti.
Una sera siamo andati a finire in un ristorante di Fiumicino. Avevamo nelle orecchie il sibilo degli aerei che salivano e scendevano e facevano tremare i bicchieri sul tavolo. Non si poteva parlare, ma del resto non avevamo niente da dirci e quei rumori riempivano un vuoto che sarebbe stato imbarazzante.
Dopo cena abbiamo fatto una passeggiata lungo il mare. Che malinconia tutte quelle casette con una terrazza al posto del tetto dove i poveri proprietari stanno la sera a prendere il fresco e di giorno a prendere il sole perché laggiù il mare è inquinato e non si può fare il bagno. Credo che la massima parte di quelle case sia abusiva. Darò una occhiata al Catasto, mi sono detto, perché questa può essere per me una fonte di consulenze ben retribuite.
Gaby si era intristita durante quella passeggiata, quasi piangeva. Quando si mette a piangere la odio.
«Guarda il cielo invece di guardare queste brutte case» le dicevo, «guarda il cielo con la luna piena.»
«Queste case mi deprimono anche con la luna piena» diceva Gaby. «Per consolarmi la prossima volta mi porterai a pranzo al Grand Hotel. Anche lì siamo sicuri che nessuno ci conosce.»
Lo sapevo, quel pranzo al Grand Hotel mi è costato tutti e due gli occhi della testa, ma per amore di Gaby ero disposto a tutto, mi sarei fatto scorticare. Non mi ha nemmeno ringraziato.
Una volta siamo andati a dormire in un motel sull’Autostrada del Sole proprio come certe coppie clandestine americane che si vedono nei film. Una cameretta con la luce al neon, il letto di gommapiuma, il rumore dei Tir lì sotto sulla autostrada e una atmosfera da delitto. Gaby mi ha supplicato:
«Mai più in un motel, ti prego.»
Le ho spiegato che l’adulterio impone dei sacrifici.
Ci facevamo scenate di gelosia per i nostri rispettivi coniugi. Gaby pretendeva che io divorziassi e una volta mi ha insultato dicendo che ero un vigliacco. L’ho fatta scendere dalla macchina al buio di notte nella Circonvallazione Gianicolense. Insomma cercavo di uccidere la noia con tutti i mezzi a mia disposizione.
«Ho sentito che molte coppie clandestine vanno all’estero» ha detto Gaby. «In un’ora e mezzo siamo a Parigi, ma io mi accontento anche della Svizzera. A Lugano per esempio c’è il lago, il lungolago e un battello per le gite. C’è anche una funicolare che porta sulla montagna e sulla montagna c’è un ristorante panoramico.»
Era stata in una agenzia di viaggi e aveva la borsetta piena di dépliant illustrati. Gaby è tremenda quando si mette in testa una cosa, ma io so difendermi.
Ho trovato una soluzione del tutto nuova. Dopo la Sindrome Adulterio siamo passati alla Emozione Ricatto. Mi sono scritto una lettera anonima con caratteri ritagliati dai titoli dei giornali. Il ricattatore anonimo voleva cento milioni altrimenti ci avrebbe denunciati tutti e due ai rispettivi coniugi. Siamo vissuti nella disperazione per alcuni giorni perché io cento milioni non li avevo.
In realtà ne ho in banca molti di più, ma questo a Gaby non l’ho detto e non lo dirò mai.
Abbiamo provato una grande emozione per qualche giorno, ma Gaby si era stancata di questi miei stratagemmi amorosi. Ho capito che dovevamo diradare i nostri incontri. Gli appuntamenti continui, la vicinanza, il contatto fisico, finiscono per distruggere anche un grande amore come il nostro.
Gaby ha proposto di incontrarci una volta al mese.
«Giusto» ho detto io, «una volta al mese è più che sufficiente.»
Ogni volta dovevo trovare un modo per distrarre Gaby, altrimenti cominciava a farmi le domande esistenziali e allora erano guai. Sembrava concentrare tutti i suoi problemi per sottopormeli durante quegli incontri. Un giorno che mi dava il tormento le ho spiegato che io non sono Galileo Galilei.
«Che c’entra Galileo Galilei?»
Cerca sempre di mettermi in imbarazzo, Gaby. Ma io non mi faccio mettere nel sacco.
«Galilei scrutava il cielo con il cannocchiale sì o no? Gli oroscopi secondo te dove si leggono, nei giardinetti o nel cielo?»
Gaby ha fatto il gesto di strapparsi i capelli. Fa sempre così quando i miei ragionamenti la mettono con le spalle al muro.
Ho cercato di convincerla a trovarsi un hobby per riempire i vuoti esistenziali fra un incontro e l’altro.
I pensieri di Gaby sono sempre molto precisi, già con la punteggiatura e gli aggettivi al posto giusto, pronti per la stampa. Non ha mai pubblicato niente ma ero sicuro che in Gaby si nascondeva una scrittrice.
Le ho detto:
«Perché non scrivi un romanzo?»
«Che tipo di romanzo?»
«Per esempio la nostra storia.»
«Adesso vanno molto i romanzi pulp dove i personaggi si fanno a pezzi con il coltello. Amore e violenza.»
«Divertente» ho d...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Ti saluto filosofia
  4. La mia donna ideale
  5. Oro incenso e mirra
  6. Ho sognato J.L. Borges
  7. Due cartoline
  8. Una storia da non raccontare
  9. Mister Moebius
  10. Un giallo filologico
  11. Homo electricus
  12. Raccomandata espresso
  13. Autocritica
  14. Il dolore fantasma
  15. Depressione
  16. L’Angelo della Notte
  17. Anche Dio è mancino
  18. Casa perfetta con difetto
  19. Il cannocchiale
  20. Un fantasma di nome Andrea
  21. Enciclopedia
  22. La vendetta del robot
  23. Ti saluto filosofia
  24. Copyright