
- 64 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Un rapace per amico
Informazioni su questo libro
I suoi migliori amici sono Rollo, cane di razza "rolloide", e Meo, un gatto persiano che le lascia i lunghi peli anche nella cartella. Lei è Giada, ha gli occhi verdi e parla agli animali. Tutti lo sanno, però nessuno ci crede davvero. Ma quando si trova a tu per tu con un maestoso gufo reale appollaiato tra i vasi del terrazzo, per Giada arriva finalmente un'occasione inaspettata.
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Informazioni
Print ISBN
9788804657255eBook ISBN
9788852069789GUFO E SIMPATIA
Qualche minuto dopo ho aperto la porta di casa, guardinga come Rollo quando incontra un cane più grosso. Matteo era dietro di me con la scatola fra le mani.
«Mamma?» ho chiamato prima di fare un passo.

«Sono al telefono! Arrivo subito!» mi ha risposto dalla cucina.
Io ho preso Matteo per la manica e l’ho trascinato verso la mia camera, che sta in fondo al corridoio. Non c’era un attimo da perdere!
«Sotto il letto, presto!» gli ho detto. Per fortuna il mio è un letto vecchio stile, in ferro battuto, e sotto c’è un sacco di spazio. Inoltre ha un copriletto rosa a gattini che arriva fino a terra, quindi è un nascondiglio perfetto. Infatti ci tengo tutti i miei segreti, oltre alle scatole con le scarpe che non puzzano. Quelle che puzzano, tipo quelle da ginnastica e i moon boot, sono sul balcone.
Speravo solo che il gufo non cominciasse ad agitarsi, ma fino a quel momento era stato bravissimo. Sembrava quasi abituato a farsi portare in giro.

Matteo ha infilato la scatola sotto il letto mentre io acchiappavo Meo per la collottola. Era sul mio cuscino quando siamo entrati ed è scattato in piedi, facendo la gobba. Non so se ha sentito il gufo con i suoi poteri di gatto o se si è spaventato per la stazza di Matteo, che non aveva mai visto prima. Comunque era meglio non correre rischi.
Meno male che Rollo era con la mamma in cucina: per lui era l’ora della pappa e quando deve mangiare non capisce più niente. Non si accorgerebbe nemmeno di un’invasione di extraterrestri.

Avevo appena chiuso fuori il gatto che la porta della mia stanza si è aperta di nuovo.
«Ciao, amore» mi ha salutato la mamma, facendo capolino. «Vedo che hai incontrato Matteo… Sua madre è corsa in ospedale perché qualcuno aveva bisogno di lei in sala operatoria.» La madre di Matteo è un medico. «Massimo mi ha detto che eri da Elisabetta perché forse c’era un gatto.»
Io e Matteo ci siamo scambiati un’occhiata. «È scappato via» ho detto subito.
«Io devo correre in posta a pagare una cosa prima che chiudano» ha continuato mia madre. «Vi lascio qui soli a giocare una ventina di minuti, d’accordo?»
Ho fatto di sì con la testa. Ero rigida dalla punta dei capelli alla punta dei piedi e pregavo che il gufo non si muovesse.
«In frigo c’è dello yogurt e in forno un po’ della torta al cioccolato di ieri. Potete fare merenda, se vi va.»
“Ti prego ti prego, vattene” pensavo.
«Giada, ci sei? Pronto?» ha detto la mamma fissandomi. «Mi sembri un po’ imbambolata.»
«No… Sì… Dài, mamma, vai tranquilla.»
Lei ha guardato Matteo e ha fatto gli occhi dolci. «Ah» ha detto poi con un sorrisetto. «Adesso ho capito. È perché c’è Matteo. Be’, fate i bravi: torno subito.»
Io mi sono sentita la faccia in fiamme. Ho dato un’occhiata a Matteo e poi mi sono guardata le mani mentre mia madre richiudeva la porta.
Quando sono tornata a guardarlo, Matteo mi fissava in quel suo modo strano. Chissà perché fa così. Forse dovrei chiederglielo, ma non sono sicura che stia bene chiedere una cosa simile. Forse mi guarda come io guardo lui: per vedere se lo sto guardando e per capire perché lo guardo.

All’improvviso sotto il letto si è sentito un gran fracasso. Matteo e io ci siamo chinati subito per sollevare la coperta: il gufo era uscito dal cartone rovesciando alcune delle scatole con le mie scarpe e avanzava impettito con aria da padrone di casa.
Matteo mi ha sorriso. «È proprio simpatico» ha detto.

E in quel momento il gufo ha pensato bene di mollare un’enorme pupù sul pavimento.
So che non sta bene parlare di certe cose, ma quando ho detto alla maestra che da grande voglio fare la giornalista, lei mi ha spiegato che dovrò imparare a raccontare i fatti. Be’, questo è un fatto, giusto?
«Che schifo!» ha esclamato Matteo, mettendosi a ridacchiare.
Anch’io mi sono messa a ridere. «Ci sono abituata» ho risposto. «Confronto a quella di Meo o quella di Rollo non è niente. Aspettami qui e controllalo: torno subito.»
Sono corsa nel bagno di servizio a prendere della carta e una spugnetta e sono tornata in camera mia a ripulire.
Stavo ancora sfregando per terra quando il gufo ha aperto le ali. Matteo e io siamo rimasti a bocca aperta: se stendevo le mie braccia, erano meno lunghe.
«Questo vuole volare» ha detto Matteo. «Dobbiamo trovargli un posto: non puoi tenerlo in una stanza così piccola.»
La mia camera infatti è un buchino: fra il letto e la scrivania si passa a malapena, e contro l’altra parete c’è un armadio con le ante scorrevoli che occupa un...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Telefonata a sorpresa
- Occhi fluorescenti
- Un alleato
- Gufo e simpatia
- Fra i tetti
- Beccata!
- Il mio amico gufo
- Monica l’ornitologa
- Per saperne di più
- Copyright