– Le dispiace se chiudo il finestrino? Viene troppa aria.
– Per me va bene.
– Grazie.
– Prego.
– Che tempo pazzo! Giù si moriva di caldo, un sole mai visto. E qua, guardi che nuvolacce. Secondo me viene a piovere.
– Può essere.
– Do fastidio se fumo?
– No, no.
– Posso offrire?
– Io non fumo, grazie.
– Beato lei. Pensi che io sono arrivato a due pacchetti al giorno. È diventato il mio vizio numero due. Lo so che fanno male alla salute, ma…
– Fanno male al portafoglio.
– Ha ragione. Però, se i vizi non costano cari, che vizi sono… È d’accordo?
– Ognuno fa come vuole.
– Bravo. La libertà innanzi tutto. Vedo che è un appassionato di parole incrociate.
– Sì. Sono un passatempo, però istruttivo. Si può fare una cultura, no?
– Allora io resterò ignorante per sempre.
– Ho detto una cosa sbagliata?
– No, de gustibus. A me la Settimana Enigmistica mi fa venire l’orticaria. Non parliamo poi di quei rompicapo, i rebus, le sciarade…
– Quelli non li so fare nemmeno io. Sono troppo difficili.
– Non si tratta di difficoltà, si tratta di noia. Ma continui, la sto distraendo. Certe volte mi lascio prendere e chiacchiero troppo, mi scusi.
– Figuratevi.
– Si è stancato?
– Eh, dopo un po’…
– Vuole una rivista delle mie?
– No, grazie.
– Io, quando salgo in treno, guai se non ho un pacco di giornali. Poi va a finire che non leggo niente, mi piace di più fare due chiacchiere se incontro un tipo simpatico. A lei piacciono questi settimanali?
– Veramente non saprei. Guardo le copertine all’edicola.
– Eh, guarda le attrici… È bella questa, eh?
– Sì, è bella.
– La mettono sempre, sa perché?
– Non saprei.
– Perché è l’amante dell’editore… Lei lo sa chi è un editore? È il padrone, quello che paga. Tutti fanno quello che dice lui.
– È normale.
– Tanto normale non è. Perché, poi, uno compra la rivista per vedere una bella donna e dentro trova la solita politica, le solite facce di merda, mi scusi…
– Prego.
– Vede, adesso devo fumare, m’è venuto il nervoso. È sicuro che non vuole una sigaretta?
– No, grazie.
– È proprio un ragazzo ammodo, lei. Cosa fa, studia?
– No, magari.
– Lavora?
– Quando capita.
– E che fa di bello?
– L’elettricista, il meccanico…
– Davvero?
– Mi arrangio.
– Con quelle mani?
– Non vanno bene?
– Sono troppo lisce, curate. Direi che lei è un pianista.
– Uno che suona il pianoforte?
– O il violino, o il sassofono… Faccia lei.
– Mi prendete in giro?
– Perché dovrei… È lei che mi nasconde la verità. Fa il misterioso.
– Io mi faccio i fatti miei.
– Forse sono troppo indiscreto. È che lei ha una faccia così aperta, simpatica, che mi sembra di parlare con un amico. È sicuro che non ci siamo già conosciuti?
– Non credo.
– Di dov’è esattamente?
– Sono calabrese, si sente dall’accento.
– Il mio l’avrà riconosciuto: sono di Firenze.
– Non ci sono mai stato.
– Un giorno o l’altro la deve colmare, questa lacuna. Ci sono tanti tesori d’arte, il Duomo, gli Uffizi…
– Ho visto una cartolina col panorama. Era bella.
– Spero che ci venga di persona. Le posso fare da guida.
– Grazie, troppo gentile.
– Perché ci siamo fermati?
– Arriva un treno. Ha la precedenza.
– Come sarebbe? Non può passare su un altro binario?
– Ce n’è uno solo in certi punti.
– Povera Italia! Peggio del Burundi! Ho pure finito i minerva. Ha da accendere per caso?
– Non fumo. Se volete, ve li vado a cercare.
– Mi farebbe un gran piacere.
– Grazie, lei è un tesoro. C’è solo il fumo che mi rilassa, in certi momenti. Posso farle una domanda? Quanti anni ha?
– Quasi diciassette.
– Non è possibile!
– Perché?
– Ne dimostra almeno venti, ventuno. Per essere un meridionale, lei è alto, lo sa?
– Non ci ho fatto caso.
– Io sì. Poco fa, quando si è alzato, mi sembrava quello che gioca nel Bologna, come si chiama…
– Non mi intendo di calcio.
– Strano, avrei detto un campioncino dilett...