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- Italian
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È tutta vita
Informazioni su questo libro
Stavano così bene insieme, cosa è successo alla loro vita? Cosa è successo ai due chiusi in una camera d'albergo con il cartello "non disturbare" sulla porta? Dove sono finite la passione, la complicità? Il nuovo libro di Fabio Volo è un'immersione nella vita quotidiana di una coppia, nell'evoluzione di un amore. Racconta la crisi che si scatena alla nascita di un figlio e, ancora di più, racconta di quando qualcosa rompe l'incantesimo tra due innamorati. E suggerisce, lascia intravedere una risposta, una via d'uscita. È come se i protagonisti dei suoi romanzi più amati, Il giorno in più o Il tempo che vorrei, si ritrovassero ad affrontare quello che viene dopo l'innamoramento, la responsabilità e la complessità dello stare insieme per davvero. Ancora una volta Volo sorprende per la capacità di fotografare e dare un nome ai sentimenti, perfino quelli meno nobili e non per questo meno comuni. È tutta vita è un romanzo diretto, sincero, spudorato. Leggendolo capita di ridere e commuoversi, come quando qualcosa ci riguarda da vicino.
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Cinque
Nei giorni seguenti io e Sofia abbiamo fatto lunghe telefonate e prima che fosse finita la settimana sono andato da lei.
Nel centro di Bologna mi sono perso come un bambino. Telecamere ovunque, la ZTL mi stressa più della differenziata.
Credo di averci messo di più a trovare un parcheggio che ad arrivare da Milano.
C’eravamo dati appuntamento in un bar per un aperitivo, e nonostante tutto sono arrivato prima di lei. Quando l’ho vista venire verso di me ho sentito la stessa emozione del primo giorno a Roma.
Ci siamo abbracciati, non sapevamo se il bacio fosse ancora lecito. Eravamo in imbarazzo. Alla fine eravamo gli stessi di Roma, solo sembravamo andare a una velocità diversa, meno spinti da un entusiasmo eccessivo, dalla sensazione di essere partecipi di una follia. Tutto era più normale.
Siamo andati a cena, passeggiata in piazza Maggiore, e poi mi ha accompagnato alla macchina.
Mentre ci salutavamo ci siamo dati il primo e unico bacio della serata. Ho perso il senso del tempo. Quel bacio portava con sé un desiderio di continuità.
Quando sono andato via l’ho guardata nello specchietto finché è sparita. In autostrada avrei guidato per ore, andavo piano con il finestrino abbassato. Non avevo fretta di arrivare, volevo godermi il viaggio. Ogni tanto mettevo la mano fuori e facevo le onde con l’aria. Quella sera a casa stavo bene. Non so perché, prima di addormentarmi ho avuto paura di rovinare tutto, di sbagliare le misure, l’intensità, le parole. Non volevo rischiare di perderla. È difficile entrare nello spazio di un’altra persona. A volte ti fai riguardo e sembra che tu non sia interessato, a volte sei presente e temi che l’altro possa pensare che hai un disperato bisogno di piacere.
Ci siamo mossi senza troppe strategie, in maniera naturale. L’approccio dice di una persona molto più delle parole.
Il lunedì successivo sarebbe dovuta venire a Milano per lavoro, mi ha proposto di anticipare l’arrivo alla domenica per passarla insieme. Ha preceduto qualsiasi imbarazzo dicendomi che avrebbe dormito in albergo.
Siamo andati a un mercatino sui Navigli, abbiamo mangiato il gelato e ci siamo infilati in un cinema. Non so se siamo finiti in sala per vedere il film o per stare un po’ al fresco.
Dopo cena l’ho accompagnata in hotel ma non sono salito. Dopo averle dato un bacio davanti alla porta girevole me ne sono tornato a casa.
Ci siamo rivisti a Bologna e poi di nuovo a Milano. Un pomeriggio verso le cinque siamo andati alla Pinacoteca di Brera.
Mi ha sorpreso vederla arrivare in bicicletta.
«E questa dove l’hai rubata?»
«È aziendale, visto in che posto lavoro? Abbiamo addirittura le biciclette aziendali.»
«Come siete moderni. Pensa che invece in ufficio da me hanno messo la macchinetta del caffè solo da qualche giorno. Quando avremo le biciclette io sarò in pensione da anni.»
«Pensavo che voi del design foste avanti anni luce rispetto al resto del mondo.»
«Lo pensavo anch’io» ho risposto sorridendo.
Conoscevo bene la Pinacoteca, è uno degli angoli di Milano dove vado quando voglio tranquillità. Passeggiare nella bellezza mi aiuta a pensare.
Avevo voglia di raccontare a Sofia un po’ di storie legate ai dipinti, alla fine non ho detto nulla, ho avuto vergogna, una specie di pudore mi ha bloccato. Non volevo pensasse che fosse una strategia per impressionarla, per voler risultare interessante.
La sera siamo andati a cena in un ristorante in zona. La bellezza dei dipinti, le nostre parole curiose, il vino, tutto sembrava fatto per farci girare la testa. Eravamo vicini, più intimi delle volte precedenti.
A tavola ho spostato i bicchieri e le ho preso la mano. Giocherellavo con le sue dita come avevo fatto a Roma nella nostra prima passeggiata. Solo che questa volta potevo guardarla negli occhi mentre lo facevo.
C’era qualcosa nelle nostre voci, si percepiva la voglia che avevamo l’uno dell’altra.
La desideravo con tutto me stesso. L’avrei trascinata sul tavolo e divorata di baci.
Immaginavo di portarla in bagno, vederla afferrare i pomelli del rubinetto e di prenderla lì, nel riflesso dello specchio. Credo che lei si sia accorta di quanto la desiderassi.
Ho continuato a guardarla negli occhi poi le ho detto: «Sai a cosa sto pensando?».
«Immagino.» Ha esitato qualche secondo, dopo con un leggero sorriso in cui mi è parso di intravedere una malizia nascosta ha detto: «Andiamo».
Quando siamo usciti pioveva come non avevo mai visto. L’acqua scendeva a secchiate.
Abbiamo chiamato un taxi e siamo andati da me.
Ho aperto una bottiglia di vino e l’ho raggiunta, stava guardando i miei dischi.
«Posso prenderne uno o sei di quelli che se li tocco mi caccia di casa?»
«Scegline uno da ascoltare ora.»
Sorseggiava il suo vino mentre guardava un po’ di copertine. In quel momento l’ho trovata infinitamente sexy. Alla fine ha scelto Billie Holiday. «Va bene questo?» mi ha chiesto.
«Non potevi fare meglio.»
Dopo qualche secondo una voce meravigliosa stava cantando Stormy Weather.
Ci siamo seduti sul divano, cercavo di frenare la voglia che avevo di lei. Tutto quello su cui avevo fantasticato al ristorante, tutte le immagini che mi erano venute in mente di noi due nudi uno sull’altra sono diventate reali. Ricordo l’odore della sua pelle il collo i morsi i baci gli ansimi i brividi. Abbiamo iniziato a fare l’amore sul divano poi l’ho sollevata di peso e l’ho portata in camera. La finestra aperta, il temporale, il rumore della pioggia e il suo odore, l’aria che entrava e accarezzava i nostri corpi. Tutto sembrava essere messo in scena per noi. Erano giorni che doveva piovere, l’umidità e il caldo erano stati insopportabili.
Quella sera Sofia ha dormito da me. Al mattino mi sono svegliato presto e l’ho guardata dormire. Mi piaceva proprio quella ragazza, mi sono detto. Sono andato in bagno a fare la doccia e quando sono uscito lei era sveglia.
«Buongiorno, ben svegliata.»
«Buongiorno.»
Ho aperto il cassetto e preso un paio di mutande pulite: «Non è fantastico che da oggi possiamo stare nudi uno davanti all’altra?».
Ha sorriso alle mie parole.
«Non preoccuparti, faremo colazione vestiti, almeno per oggi.» E mentre lo dicevo le ho tirato una mia maglietta.
«Grazie, mi sento più a mio agio a masticare vestita.»
È andata in bagno, io in cucina.
Quando l’ho vista arrivare mi è sembrata ancora più bella. Il viso appena svegliata, i capelli lunghi, le gambe nude che spuntavano dalla maglietta.
«Se vuoi scendo a prendere dei cornetti dal panettiere. Altrimenti ho della frutta, fette biscottate, biscotti, marmellata.»
«Va bene così. Basta che hai il caffè.»
«Posso fartelo almeno in quattro versioni diverse.»
«Come si fa a fare il caffè in quattro versioni diverse?»
«Moka, cialde, americano, francese e in tutte le varianti: macchiato caldo, macchiato freddo, con schiuma o senza schiuma. Siamo preparatissimi qui.»
«Va bene la moka» mi ha risposto con un’espressione compiaciuta.
Abbiamo fatto colazione insieme, qualche fetta biscottata con marmellata, e una volta pronto il caffè siamo andati a berlo sul divano.
«Posso portarti con lo scooter alla bicicletta.»
«Grazie.»
«In realtà non vedo l’ora di sentire il tuo seno contro la schiena.»
Lei ha sorriso e io l’ho guardata in silenzio. Poi le ho preso la tazza del caffè dalle mani, l’ho appoggiata sul tavolino e mi sono avvicinato.
Sofia, sempre sorridendo, ha cercato di allontanarmi: «Devo andare a lavorare».
«Anche io.»
«Sono seria» mi ha detto mentre rideva. «Devo anche passare in albergo a cambiarmi, non posso andare al lavoro vestita come ieri. E poi…»
Stava per finire la frase ma le mie labbra le hanno impedito di farlo.
Ho infilato una mano dietro la sua schiena e l’ho trascinata verso di me facendola scivolare sul divano. Mi sono sollevato sulle ginocchia per togliermi la camicia, poi le ho sfilato le mutande.
«Non posso fare tardi» mi ha detto mentre alzava le braccia per farsi togliere la maglietta.
«Neanche io.»
Abbiamo fatto l’amore, le sue labbra sapevano di caffè, le baciavo e le mordevo. A Sofia ho sempre dato un sacco di morsi, da subito, come se baciarla non mi bastasse.
Non so se era perché eravamo ancora nel torpore del mattino o per altro ma mi è sembrato perfino più bello della sera prima.
Quando abbiamo finito siamo rimasti abbracciati un paio di minuti, dandoci ancora qualche bacio delicato. Poi, come se fosse scoppiato un incendio nell’appartamento, abbiamo fatto tutto di corsa. Doccia, vestirsi, uscire.
Con lo scooter siamo arrivati alla bicicletta, ci siamo dati un bacio veloce e siamo andati al lavoro. La sera avrei voluto passare in stazione per salutarla ma non potevo lasciare l’ufficio.
Non ci siamo visti per qualche giorno, nessuno dei due poteva raggiungere l’altro.
Quando è tornata a Milano non ha prenotato più la camera in hotel, è venuta direttamente da me. Ero stato io a chiederglielo e lei era sembrata felice.
Eravamo alla fine di luglio, da lì a pochi giorni saremmo andati in vacanza. Io in Grecia con Mauro e lei a Formentera con le sue amiche, non c’era stato tempo di organizzare qualcosa insieme.
Mi sono scoperto geloso, avevo paura che potesse incontrare qualcuno.
Mi spiaceva non partire con lei.
Mentre dentro di me abitava un’agitazione mista a paura le ho proposto di fare un weekend insieme. Lì ho rubato il cartello NON DISTURBARE.
In quei giorni mi ha confessato che avrebbe preferito una vacanza con me.
«E se incontri uno che ti piace che fai?»
«L’ho già incontrato.»
«E se ne incontri un altro?»
«Dubito, ma se dovesse succedere te lo dico.»
Quella risposta non mi era piaciuta molto, mi aspettavo tutt’altro.
Dopo un silenzio le ho detto: «Stai attenta, non farti ingannare dall’abbronzatura. Sono tutti più belli...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- È tutta vita
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Copyright