Non lasciarmi mai sola
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Non lasciarmi mai sola

  1. 240 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Non lasciarmi mai sola

Informazioni su questo libro

Dalla Lugano patinata della finanza alla Roma corrusca dei papi e dei Borgia: nel giro di pochissimo tempo la vita di Luca Della Rovere viene sconvolta quando, a trentasette anni, perde entrambi i genitori in un incidente aereo. Di lì a poco viene meno anche il suo lavoro: la brillante carriera di broker è bruscamente interrotta dalla peggiore crisi che abbia visto l'Occidente. E poi la telefonata del notaio che lo informa di un'inaspettata eredità: un'antica dimora, «una proprietà romana da secoli legata alla sua famiglia». Perché Luca non ne ha mai saputo nulla? Quale mistero circonda il palazzo di via dei Coronari? E chi è Francesca, la donna che incontra nel suo viaggio verso Roma?

Dal momento in cui mettono piede nella casa, Luca e Francesca diventano protagonisti involontari di vicende che li trascendono e delle quali solo in minima parte sono consapevoli. Trascinati da forze superiori sono guidati lungo indimenticabili itinerari nelle strade della capitale, tra l'incanto di marmo e travertino delle chiese e dei palazzi e lo splendore dei dipinti di Raffaello e delle sculture di Bernini. Incroceranno i loro destini con quelli di un amore antico di cinque secoli: due storie che si riveleranno così pericolosamente simili da sovrapporsi in una perfetta e mortale simmetria. Perché si imperniano sui cardini intorno ai quali da sempre ruotano le umane sorti: potere, avidità, inganno, amore, legami di sangue e morte.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2015
Print ISBN
9788804658689
eBook ISBN
9788852069291

SECONDA PARTE

La bellezza salverà il mondo.
FËDOR DOSTOEVSKIJ

10

È trascorsa quasi una settimana da quando si è trasferito a Roma e da tre giorni non vede la donna di cui si è innamorato.
Aveva messo in conto il rischio di non rivederla, di non sapere dove rintracciarla nel caso lei sparisse di nuovo. Quel che non ha previsto è il crescente senso di smarrimento e di vuoto che lo pervade.
Cerca distrazioni in ogni cosa, nello studio scrupoloso dei dipinti del salone, nelle camminate mattutine, nelle visite ai musei, ma nulla riesce davvero a distoglierlo dal senso di vuoto, dalla prostrazione che lo consuma lentamente.
Erano state giornate tiepide, piene di luce. Aveva goduto della dolce atmosfera romana ma adesso che Francesca è uscita di scena l’apatia rischia di annientarlo, di togliergli il piacere della sua nuova vita.
Con la tazzina del caffè in mano si avvicina alla finestra. Non perde la speranza di vedere Francesca in strada, di scendere e trovarla sorridente al portone.
Poi va in cucina e appoggia la tazzina nel lavello. Il problema con l’acqua calda non è ancora stato risolto.
Certo l’autunno romano è climaticamente molto diverso da quello ticinese ma non può contare sulla clemenza del tempo ancora a lungo.
Sale in camera, indossa una maglietta, infila i pantaloni della tuta e scende nell’atrio d’ingresso con una torcia elettrica. Deve cercare di risolvere il problema da solo.
Armeggia per aprire la porta che dovrebbe condurre alla cantina. Dietro la porta c’è una scala ampia e buia. Sulla parete l’interruttore della luce è impolverato. Lo preme ma non accade nulla.
«La lampadina deve essere bruciata...» borbotta, riprovando a schiacciare il tasto. L’unica cosa da fare è usare la torcia per scendere la scala fino in fondo.
A ogni passo sente crescere il disagio. La scala è umida e i gradini gli paiono insicuri. L’ultimo forma una specie di pianerottolo che conduce a un ambiente privo di finestre. L’eco dei suoi passi nel vuoto gli dà l’impressione che il vano sia piuttosto ampio. Orienta il fascio della torcia lungo le pareti ma della caldaia non c’è traccia.
La parte sotterranea del palazzo non può limitarsi a quella sola stanza, deve esserci per forza una zona attigua. L’assenza di porte è però un dato di fatto.
Fa due passi in direzione opposta alla scala. Il buio e le regnatele sul muro non rendono l’esperienza incoraggiante. Muove la torcia in senso orario e ad un certo punto gli pare di scorgere la forma di un battente mimetizzato con la superficie del muro. La apre con cautela, entra in un piccolo locale fresco, simile a quelli presenti nei palazzi rinascimentali, adibiti alla conservazione delle provviste. Anche lì, però, della caldaia non c’è traccia.
I soffitti a botte riecheggiano il suono dei suoi passi e amplificano ogni minimo rumore. Non vuole ammettere con se stesso di aver paura, di diventare sempre più vigile e guardingo a ogni cigolio.
Forse sarebbe meglio abbandonare la ricerca e tornare lì accompagnato da un tecnico. Proprio mentre sembra deciso a desistere, nota di fianco alla scala un piccolo vano chiuso da un’anta metallica. Con una mano tiene stretta la torcia e la punta sull’armadietto, con l’altra fa forza per aprire la grata.
«Finalmente ti ho trovata» esclama soddisfatto della scoperta. «Ora non mi resta che studiare il modo di metterti in funzione» aggiunge con aria di sfida, come se d’un tratto la paura fosse svanita e quella non fosse che un’avventura eccitante.
Gira la valvola del gas aprendola completamente, preme il bottone dell’accensione. Dopo tre tentativi andati a vuoto la caldaia si accende producendo un rumore sordo.
Incredibile. Anche l’utenza del gas è attiva.
Richiude lo sportello. Le perplessità che quella scoperta ha suscitato in lui sono tante. Dovrebbe essere contento, invece prova una strana inquietudine. Chi può aver messo in funzione l’impianto se non qualcuno intenzionato a vivere in quella casa? Dovrà andare negli uffici della società di erogazione per controllare a che nome è intestata la bolletta, deve farlo al più presto.
Sta per tornare sui suoi passi quando a causa di una mattonella sconnessa perde l’equilibrio e cade, sbattendo prima la spalla e poi la testa contro il muro di fronte.
«Che idiota!» urla contro se stesso, toccandosi la fronte dolorante. «Se non riesco a rialzarmi rischio di rimanere sepolto qui sotto in eterno.»
Cerca di rimettersi in piedi però le gambe sono malferme. Il dolore è superficiale ma è la sorpresa ad averlo un po’ intontito.
Si appoggia al muro. Gli pare tutt’altro che solido, quindi inizia a esplorare la parete con il palmo della mano, poi tamburella l’intonaco con le nocche. È chiaro che dietro quel muro deve esserci un locale vuoto ma per quale motivo, in quei sotterranei cinquecenteschi, era stata costruita una parete in cartongesso?
Bussa ancora con le nocche e sente nitidamente il rimbombo dello spazio vuoto. Si guarda intorno. In un angolo sono ancora riposti degli attrezzi da muratore.
Prende un martello, prova a batterlo sull’intonaco che si sfoglia cadendo a terra. Il muro è davvero fragile, forse insistendo con tutta la forza riuscirà ad aprire un varco che gli consenta di controllare l’interno.
Il martello non è sufficiente a sfondare la parete, così inizia a sferrargli calci poderosi. A un certo punto una crepa si apre e il cartongesso si sbriciola sul pavimento.
Per quale motivo era stato costruito quel divisorio? A quanto tempo prima poteva risalire la costruzione?
Con il martello allarga l’apertura in modo da poterci passare. Prima di entrare illumina con la torcia la stanzetta, scruta in ogni angolo senza cogliere indizi significativi. Sembra solo un’altra stanza vuota.
Assesta altri due calci alla parete. Adesso il varco è abbastanza ampio da permettergli di passare con tutto il corpo. Gli torna in mente il discorso del notaio a proposito di persone scomparse, di profezie, di eredi che avevano deciso di rinunciare nel corso dei secoli alla proprietà...
Non è proprio prudente quel che sta tentando di fare, ma uno stato di strana eccitazione lo induce a proseguire.
Volge lo sguardo verso la scala da cui giunge una luce fioca appena percepibile, poi punta la torcia di nuovo all’interno della stanza.
Sembra tonda, o comunque non presenta spigoli evidenti intorno alle pareti.
Picchietta il muro partendo dalla sua destra, deciso a proseguire in senso antiorario. Il muro restituisce un rumore sordo che gli fa credere d’essere in presenza di un divisorio ancora più spesso, forse portante. Ha saggiato con il martello tutta la superficie, è di nuovo di fronte al passaggio che ha aperto poco prima ma ad un tratto al tocco del martello il muro risuona in altro modo. Forse è arrivato a trovare quel che cerca.
Posa il martello a terra e si passa una mano sulla fronte sudata, non sa se per la fatica o l’ansia di trovarsi davanti a un inquietante mistero.
Decide di procedere. Con sorpresa si rende però conto che bastano alcuni colpi ben assestati per far crollare l’intercapedine.
Dietro la parete si aspetta un gran tesoro ma rimane deluso un’altra volta constatando che non c’è nulla al di fuori di una scala a chiocciola collegata al piano superiore.
Ha un attimo di esitazione. Forse sta violando la proprietà di qualcun altro. Potrebbe essere un passaggio segreto costruito chissà quando per mettere in comunicazione due amanti o per favorire incontri clandestini. Meglio rinviare le riflessioni. Fa due passi indietro e i frammenti di cartongesso si sbriciolano di nuovo sotto i suoi piedi.
Il passaggio segreto potrebbe essere anche antico, dice fra sé, ma è certo che il cartongesso è frutto di un lavoro eseguito in tempi recenti... Un ultimo sforzo e forse riusciremo a capirci qualcosa.
Sale i gradini della scala prestando molta attenzione a tutti i rumori intorno. Sente che la soluzione del mistero è vicina, il battito del cuore sta accelerando. Sale ancora fino a quando trova una botola, un portellone di legno con al centro una maniglia di ferro. Prova a spingerla ma senza successo: allora appoggia la torcia su un gradino, punta i piedi con tutta la forza che ha in corpo e spinge con entrambe le mani verso l’alto. Il portello cede e ricade un istante dopo in un tonfo fragoroso.
Il locale in cima alla scala è buio, riprende la torcia e si arrampica sul pavimento.
È al centro di un’enorme stanza rettangolare, a prima vista completamente disadorna. Fa ruotare la torcia per orientarsi. Il pavimento è di legno e scricchiola a ogni suo movimento. Le assi sono certamente d’epoca, maltenute, e rilasciano un odore di muffa nauseabondo.
Sulla parete lunga, alla sua destra, ci sono le sagome di tre grandi portefinestre murate. Sono molto ampie, alte almeno tre metri e culminano in un arco a tutto sesto.
Anche sulla parete opposta gli pare di scorgere un profilo murato, ma deve trattarsi, a giudicare dall’altezza, di una semplice porta.
«Sono capitato in un ambiente enorme, completamente privo di aperture e senza alcun mistero da custodire» mormora tra sé un po’ deluso.
Si aggira nella stanza deciso ad abbandonarla subito. Muove la torcia lungo le pareti e sta quasi per tornare alla scala quando lo sguardo si fissa sulla parete corta.
La torcia gli cade dalle mani.

11

La scena che si trova di fronte è surreale.
Uno scheletro fissato in verticale sulla parete richiama la crocifissione di Gesù Cristo. A terra ci sono cumuli di mattoni e assi di legno spezzate.
Riprende in mano la torcia. L’impulso sarebbe di fuggire ma invece resta lì, come se si trovasse davanti all’unica occasione per sciogliere tutti i misteri che da giorni lo impensieriscono.
Devo stare calmo, devo stare calmo, si ripete per tranquillizzarsi, non può succedermi nulla, gli scheletri sono innocui.
Si avvicina allo scheletro per osservarlo meglio, come se quella stanza fosse un laboratorio segreto per esperimenti sul genere umano.
Le ossa dei piedi sono posizionate ad almeno due metri da terra, appena sopra la sua testa. Lo scheletro pare integro, ad eccezione di falangi cadute al suolo.
Le braccia sono sorrette da due pioli conficcati nel muro e minuscole mensole sostengono la struttura ossea in più punti. Il corpo è protetto da una specie di armatura di legno costruita per reggere lo scheletro in posizione verticale. Le vesti, lacere e consunte, sembrano appartenere a un abito di foggia femminile, anche se è difficile distinguere i dettagli nella quasi totale oscurità.
Sembra che la persona crocifissa sia stata vittima di un rituale magico, forse compiuto secoli prima.
Lo strano modo in cui il corpo è appeso al muro fa intuire una sorta di cerimoniale, sacro o diabolico.
Chi aveva sistemato il corpo in quel modo si era poi preoccupato di occultarlo, schermandolo con assi di legno e calce.
La presenza dei mattoni e delle assi spezzate è un segno tangibile: qualcuno deve aver scoperto i resti del cadavere aprendosi un varco nel muro, esattamente come ha fatto Luca per arrivare sin lì.
Per quale motivo lo scheletro è stato però lasciato in quel posto, perché sono state ricostruite le intercapedini di cartongesso che occultano il percorso per giungere in quella stanza?
L’interrogativo più inquietante che si affaccia tra i pensieri di Luca è però un altro: la faccenda della crocifissione non avrà per caso attinenza con le parole del notaio, con la maledizione a cui Luca non aveva voluto prestare attenzione?
Probabilmente sì. Il notaio aveva accennato a persone scomparse, a omicidi misteriosi... il ritrovamento dello scheletro è perfettamente in linea con tutto questo.
Un brivido di terrore lo paralizza. È stato molto sciocco a non dar peso agli avvertimenti, a mettersi da solo a indagare su un mistero tanto fitto. Se dovesse succedergli qualcosa nessuno saprebbe neppure dove cercarlo, a eccezione di Francesca, che ora sente ormai come una presenza lontana.
Con la torcia illumina ancora una volta il pavimento sotto il crocifisso, poi la parete. Il muro misura intorno ai sei metri di larghezza per cinque di altezza. La breccia aperta da chi l’ha preceduto è ampia, segno che la ricerca è stata molto lunga e approfondita.
Forse il soggetto in questione non sapeva esattamente dove cercare, così è probabile che abbia aperto un varco a partire dal basso, allargandolo sempre di più fino a fermarsi in prossimità del crocifisso. Era quello che cercava? Era il crocifisso il fulcro della ricerca?
Il muro sembrava danneggiato nella parte alta, oltre il cranio appeso. Forse a quell’altezza il misterioso intruso aveva in mente di trovare qualcosa di importante.
Puntando la torcia in quella direzione, Luca nota che le assi piazzate in prossimità del soffitto erano state divelte.
«Ecco la ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Premessa. di Patty Pravo
  4. Non lasciarmi mai sola
  5. PRIMA PARTE
  6. SECONDA PARTE. (con La figlia di Dio)
  7. Epilogo
  8. Copyright