La felicità delle suore
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La felicità delle suore

  1. 204 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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La felicità delle suore

Informazioni su questo libro

Maddalena ha 26 anni, vive ancora con i genitori e dorme con un pupazzo di Gesù con cui a volte si ritrova a parlare. Niente di troppo strano, dal momento che siamo in Italia e che suo padre è uno psicoterapeuta cattolico amatissimo dal pubblico televisivo e tanto gradito al Vaticano. Sua madre, poi, è una devota donna di parrocchia, anche se l'aggravarsi del suo disturbo ossessivo-compulsivo l'ha trasformata in una fervente adepta del fitness. Il problema è che Maddalena pensa che se Dio avesse creato il cibo non avrebbe creato anche le calorie, Maddalena odia le suore con le quali ha studiato, ha una vita sentimentale fuori dagli schemi e ha sviluppato una passione alla quale sta dedicando addirittura la propria tesi di laurea: il porno. Del porno le interessa tutto: gli aspetti rituali, i feticci, ma in particolare le vite vere delle star, di cui conosce ogni dettaglio.

Insomma, a Maddalena la sua vita fa schifo ed è alla ricerca di quel tassello mancante che, è convinta, le permetterà di essere felice. Le sembra che quasi tutti, intorno a lei, lo abbiano trovato. Così, quando incontra Simone, crede che il suo momento sia arrivato: lui è un cattolico convinto, uno dei pochi maschi al mondo a non aver mai visto un porno, un ragazzo serio e affascinante. Simone potrebbe essere Quello Giusto, intorno a cui tutto trova un ordine e un senso. Maddalena decide di provare a essere felice insieme a lui, solo che per esserlo davvero capisce di dover fare pace con le suore, con suo padre, con la Chiesa, insomma affrontare una volta per tutte quel Signore che da sempre la sfida dalla croce...

Daniela Delle Foglie dà vita a una protagonista autentica, che ha la grazia di Amélie, la carnalità di una figura almodovariana e la scorrettezza di un personaggio di Lena Dunham. Per Maddalena Dio non è indifferente, e mentre attraversa Roma in cerca di una risposta, si chiede senza requie perché non riesce ad abituarsi alla "felicità dei cattolici", così a portata di mano, né a aderire fino in fondo alle altre ritualità – dalla palestra alla vita di coppia – a cui molti affidano i propri giorni. La felicità delle suore è un romanzo d'esordio sorprendente, profondamente radicato nei nostri giorni, che sotto la superficie spigliata di una commedia lascia vibrare l'urgenza di un grido levato verso il cielo.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2015
Print ISBN
9788804656180
eBook ISBN
9788852067532
1

Devi sorridere

Maddalena odia le stelle di Natale. Sono piante orribili, è bene che qualcuno lo dica prima o poi. Lei l’ha sempre pensato, ma non l’ha mai detto.
Tutti gli anni i banchetti delle stelle di Natale invadono le piazze per qualche importante causa di beneficenza, e allora nessuno ha mai osato sollevare la scomoda questione della loro bruttezza oggettiva. Le vendono per una buona causa, quindi anche se sono orrende va bene lo stesso. Certo, non si capisce il motivo per cui ci si ostini a far del bene con delle piante brutte. Secondo Maddalena anche un borghesissimo e banalissimo geranio rosso farebbe una figura migliore.
Ma il vero motivo per cui odia le stelle di Natale è che sono le piante delle suore.
Le suore delle scuole private cattoliche le ricevono in dono dalle mamme dei loro piccoli alunni. Quando ne ricevono troppe, le regalano ad altre mamme, che poi le regalano ad altre suore. Insomma, un circolo infinito di passaggi di stelle di Natale.
E alla fine nessuno le vuole. Perché? Perché sono piante molto brutte!
Le suore, che nei giorni precedenti le feste già ne possiedono una quantità spropositata, di solito le usano per abbellire i palchi delle recite di Natale, quegli interminabili supplizi a cui i bambini si prestano diligenti a seguito di una ricompensa pattuita: un regalino prenatalizio, un giro in giostra o un pomeriggio di giochi da un amico.
A Maddalena quand’era piccola nessuno prometteva mai nulla, eppure la recita le toccava lo stesso. Ha vissuto per anni con la speranza che le suore la scegliessero per una volta, almeno una, come Vergine Maria, ma niente. Non è mai successo. Lei era e sempre sarebbe stata: l’angelo lilla.
Era troppo bassina e poco materna per fare la Madonna; d’altronde era una bambina. Ma c’erano bambine, meno bambine di lei, in grado di creare un certo feeling con il san Giuseppe di turno, la cui presenza in quella grotta a Maddalena in fin dei conti infastidiva un po’: questa storia che non era il vero padre l’aveva sempre insospettita, ma se l’era tenuta per sé.
L’angelo lilla non era un angelo qualunque. Aveva dei compiti molto precisi: una volta suonò per ore la tromba, annunciando la nascita del Salvatore. Maddalena passò l’intera recita tenendo una tromba di cartone accostata alle labbra e chiacchierando con l’angelo arancione, posizionato accanto a lei nella bellissima e armonica rappresentazione della natività.
L’anno successivo l’angelo lilla ballò insieme ai suoi colleghi con la precisione e il carisma di una ballerina di fila che ha smesso di sperare nella grande occasione, che, come è noto, nella vita non arriva quasi mai. Ma proprio quando sembrava essersi rassegnato ad avere perennemente un ruolo marginale la grande occasione arrivò: questa volta avrebbe dovuto portare tra le braccia, lui, proprio lui, Gesù bambino. Un bellissimo Gesù bambino di porcellana, tra le sue braccia, per tutta la durata dello spettacolo.
Accompagnato dall’angelo verde che reggeva una lanterna, l’angelo lilla sarebbe entrato in scena con il Salvatore in braccio e si sarebbe posizionato in un angolo del palco, abbellito con le immancabili stelle di Natale. Lì sarebbe rimasto per ben due ore, sotto lo sguardo di tutti, a guardare fisso negli occhi quel Gesù, che era un po’ freddino, ma solo per via della porcellana.
«Maddalena, devi sorridergli» le disse suor Maria.
«Gli sto sorridendo.»
«Dolcemente, Maddalena, dolcemente. È Gesù bambino, non Cicciobello.»
Passò ore davanti allo specchio a provare il sorriso giusto. Come sorride un angelo? E soprattutto, come si sorride a Gesù?
Durante le prove generali suor Tarcisia ebbe qualcosa da ridire su quel sorriso, tanto che suor Maria dovette intervenire di nuovo: «Insomma, così ancora non va bene. Guarda che diamo a te la lanterna».
Maddalena ci teneva tantissimo a portare Gesù tra le braccia, solo che proprio non riusciva a capire come doveva sorridergli.
Fu allora, quando suor Maria le mostrò il sorriso giusto, che per la prima volta la vide, chiara e lampante, la felicità delle suore.
Per tutta la durata della recita Maddalena sorrise, ma a modo suo, e fu comunque un trionfo. Certo, non grande quanto quello della Madonna – la scena era sempre e solo sua – ma fu l’ultima piccola soddisfazione dell’angelo lilla, che dopo quella volta attaccò le ali al muro.
«Dài Madda, sorridi.»
Maddalena è accanto a suo padre Carlo, impalata davanti a un flash che le abbaglia lo sguardo malinconico e annoiato, tipico di chi sta facendo l’ultima cosa che avrebbe voluto fare.
Da qualche anno Carlo è un uomo copertina e a Maddalena ogni tanto tocca cedere e diventare la figlia copertina per il tempo di qualche scatto fotografico. Non ha mai rilasciato un’intervista però, né tantomeno si è prestata ai teatrini televisivi, dove hanno più volte tentato di invitare lei o altri membri della famiglia ad affiancare suo padre.
Carlo è un uomo di scienza: un terapeuta famigliare e di coppia. In pochi anni è diventato il mentore più amato dagli italiani, ospite fisso di svariate trasmissioni televisive e radiofoniche e curatore di una rubrica molto letta su un famoso settimanale per famiglie. È l’uomo a cui generalmente gli operatori del mondo dei media si rivolgono per ricevere un consiglio accorato o per ascoltare una lucidissima analisi sullo stato della famiglia, sui giovani senza prospettive, su tutte quelle cose su cui Maddalena spesso, molto spesso, si trova tragicamente in disaccordo con lui.
Ma ciò che ha reso Carlo uno psicoterapeuta così popolare è un piccolo particolare di madornale importanza: è un uomo di scienza con una fede indissolubile. Vicino al Vaticano, tanto vicino da riuscire a dare gomitate d’intesa a vescovi e cardinali, di cui spesso, anche a sproposito, si fa portavoce. La popolarità di Carlo, a parte causare qualche malumore nelle stanze vaticane, per ora sembra far comodo alla Chiesa. Un cattolico in grado di bucare lo schermo capita di rado e quando succede è bene non farselo scappare. Carlo altro non è che fede e ragione concentrate in un unico carismatico personaggio da salotto televisivo. Quando si lascia andare a qualche commento troppo “progressista”, subito inizia a giocherellare con l’anello rosario che porta al dito, su cui solitamente la telecamera indugia con estremo piacere. Un colpo al cerchio e uno alla botte? Forse, o piuttosto un sorriso in camera e un occhiolino alla croce, anche se è difficile pensare che Gesù da lassù possa ricambiare.
Anche questa volta Carlo sembra estremamente grato a sua figlia, l’unica su cui può sempre contare.
Quando l’ultimo flash illumina il volto pallido di Maddalena, a sancire la fine del suo ennesimo sforzo, i grandi occhi color nocciola si rivolgono verso la porta da cui fa rumorosamente ingresso Gabriele.
Gabriele è il fratello maggiore di Maddalena, una delle spine nel fianco del padre. Per capire il perché basta guardarlo in faccia: due strisce di trucco blu glitterato gli coprono interamente le orbite. Ha avuto la brillante idea di presentarsi al servizio fotografico nei suoi abiti di scena. Gabriele è il sosia perfetto di Michael Stipe ed è il cantante leader della più importante cover band italiana dei R.E.M. Non solo crede fermamente nel progetto, tanto da aver abbandonato l’idea di concludere i suoi studi al Dams, ma da qualche anno è anche diventato il manager di altri artisti che, come lui, hanno trovato nel mondo delle cover band un modo per campare facendo musica.
Quale migliore occasione pubblicitaria di un set fotografico per un giornale a tiratura nazionale? Questo deve aver pensato il ragazzo truccandosi minuziosamente davanti allo specchio e immortalando il risultato con il suo iPhone per condividere l’evento con i follower della sua band: @TheR.E.M_Show Today set fotografico. Stay Tuned!
Maddalena il tweet sfortunatamente non l’ha letto in tempo, almeno avrebbe tentato di arginare l’audace iniziativa del fratello.
Alla vista di Gabriele, lei percepisce già l’agitazione scorrere nelle vene del collo di Carlo, che si avvicina al figlio e lo prende da parte prima che i presenti lo accolgano con i soliti convenevoli. «Alla fine hanno deciso di impostare l’articolo sul rapporto padre-figlia...» gli dice.
E Maddalena si rende subito conto che sta per assistere a uno dei più classici quadretti famigliari. Sensazione confermata dalla risposta pronta del fratello: «Capisco, senti papà, che ne so... secondo me puoi chiederglielo».
«Cosa?»
«Ma niente, giusto un trafiletto alla fine, o all’inizio... piccolo eh! Piccolissimo! Una foto, il nome della band, un paio di date...»
«È impossibile.»
«Vabbè allora mi citi nell’intervista, no? Dovrai dirlo che esiste un figlio, oltre a una figlia!»
«No, guarda, per ragioni editoriali me l’hanno vietato.»
«Addirittura, ce l’hanno con i figli maschi?»
«Sì, è una rivista di donne, l’ultimo baluardo del femminismo. Fanno il contrario della Cina loro... Figli maschi, niente!»
«È terribile papà, terribile...»
Con un cenno di sconsolata disapprovazione Gabriele abbandona il set, un’elegante uscita teatrale che lascia il padre sollevato.
Il rapporto figli-genitori è un campo minato, Carlo per lavoro ne vede di tutti i colori. A volte i figli contestano per partito preso l’autorità genitoriale, in altri casi, più fortunati forse, imitano i genitori, fino a idolatrarli.
Può anche capitare però che un ragazzino, il giorno della propria santa cresima, si riprometta, davanti a quel Dio sulla cui esistenza nutre già forti dubbi, di provocare suo padre per il resto della vita, di infastidirlo con le proprie scelte, con la propria esistenza inappropriata. L’impegno profuso nella presa per il culo di quel padre onnisciente e lontano per Gabriele è diventato negli anni un fardello difficile da scrollarsi di dosso, una scusa per non crescere, quasi una prigionia che il ragazzo sembra essersi imposto.
“La mia roccia”, così Maddalena si sente definire dal padre davanti agli occhi adoranti della giornalista, pronta a scavare nel cuore di quell’uomo a cui tutti guardano con fiducia incondizionata.
Ogni volta, il momento in cui Maddalena può finalmente calare la maschera di figlia perfetta è il più difficile di tutti. Non che voglia rimanere attaccata al suo personaggio, la sensazione è un’altra, la stessa che le ha fatto compagnia lungo tutto il suo percorso di crescita: la costante frustrazione di quando ti forzi a essere qualcosa che non sei.
La prima volta che Maddalena ha provato a combatterla è stato il giorno della sua prima comunione, che nonostante le tante ore di catechismo lei aveva deciso di vivere in maniera tutta particolare. Mentre in chiesa si muoveva diligente seguendo le istruzioni dettatele dalle suore, nella sua testa scorrevano i fotogrammi di un film completamente diverso. Immaginava di essere fasciata in un bellissimo abito da sposa, il tipo di abito che con gli anni avrebbe iniziato a odiare. Aveva trasformato il sacramento in un gioco. Anche se aveva solo nove anni, si era convinta che l’unica maniera per superare quella giornata, così importante agli occhi degli altri, era viverla come se lo fosse anche per lei, raccontando a se stessa tutta un’altra storia.
Se ci sono delle foto che oggi la imbarazzano più di quelle che la ritraggono vestita da angelo lilla con Gesù tra le braccia, sono proprio quelle della prima comunione. Non riesce a guardarle senza provare un brivido lungo la schiena. Ce n’è una in particolare: la foto di gruppo fuori dalla parrocchia insieme ai suoi compagni di catechismo e all’immancabile suor Maria. Secondo lei neanche a Dio fa piacere vedere un mucchio di bambini trasformati in miniature trash di sposini di paese. Per non parlare poi di quando le bambine vengono vestite da piccole suore.
Ecco, guardandosi indietro l’unica vera consolazione per Maddalena è questa: non le avranno mai fatto interpretare la Madonna, ma almeno non l’hanno vestita da suora. Sarebbe stato troppo, davvero troppo.
2

Lezioni di catechismo

Le lezioni di catechismo per Maddalena sono esattamente come le ramanzine dell’igienista dentale. Quando ti spiegano come lavarti i denti, all’inizio usano simpatici disegni e giganti dentature di plastica, poi però passano alle maniere forti, prospettandoti le più terribili sciagure: carie, ascessi e dolorose estrazioni. Il catechismo funziona più o meno allo stesso modo. Provano a insegnarti a credere prima con i libri pieni di figure, poi con la preghiera e infine passano alle maniere forti: senso di colpa, peccato, purgatorio e inferno.
L’unica co...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontispiece
  3. 1. Devi sorridere
  4. 2. Lezioni di catechismo
  5. 3. Le bomboniere
  6. 4. I catto
  7. 5. Controcorrente
  8. 6. Di profilo
  9. 7. Un uomo, una porna
  10. 8. La parte peggiore di me
  11. 9. Il cieco
  12. 10. L’armadietto 119
  13. 11. Noli me tangere
  14. 12. La verifica
  15. 13. Nona settimana
  16. 14. L’ultimo giorno
  17. 15. La liturgia del porno
  18. 16. Nomi, cose, Torino
  19. 17. Dicembre
  20. 18. Sotto il tappeto
  21. 19. L’abitudine
  22. 20. Acqua passata
  23. 21. Una marcia in più
  24. 22. Il gran rifiuto
  25. 23. La felicità non fa ridere
  26. 24. Il sorriso giusto
  27. 25. Andrà tutto bene
  28. Ringraziamenti
  29. Copyright