Ornella ama i cieli di Londra, il caffè con la moka e la panchina di un parco meraviglioso dove ogni giorno incontra Mr George, un anziano signore che ascolta le sue disavventure, legate soprattutto a un uomo che lei non vede da troppo tempo, e che non riesce a dimenticare. A cinquantacinque anni, Ornella si considera una campionessa mondiale di cadute, anche se si è sempre saputa rialzare da sola. Per fortuna può contare su Bernard, il suo vicino di casa, che la osserva da lontano e la conosce meglio di quanto lei conosca se stessa. L'ultima batosta, però, è difficile da accettare. La piccola libreria italiana che dirige nel cuore di Hampstead - dove le vere star sono due pesci rossi di nome Russell & Crowe - rischia di chiudere: il proprietario si è preso due mesi per decidere. Lei, che sa lottare, ha imparato anche a lasciarsi aiutare, e così chiama in soccorso la Patti, la sua storica amica milanese - inimitabile compagna di scorribande - che arriva in città con poche idee e tante scarpe, ma sufficiente entusiasmo per trovare qualche soluzione utile a salvare l'Italian Bookshop. La prima è quella di assumere Diego, un ragioniere napoletano bello e simpatico, che fa il barbiere part-time, ha il cuore infranto e le chiama guagliuncelle. Ma proprio quando la libreria ha più bisogno di lei, il destino riporterà Ornella in Italia, a bordo di una Seicento malconcia guidata in modo improbabile dalla Patti. Tra humour inglese e una malinconia tutta italiana, Dimmi che credi al destino è una storia commovente di rinascita e speranza. Ambientato in una Londra dove il cielo cambia sempre colore e l'amore brucia a fuoco lento, Luca Bianchini racconta con il suo stile inconfondibile una storia che non avresti mai pensato di ascoltare, e che assomiglia terribilmente alla vita.

- 264 pagine
- Italian
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Dimmi che credi al destino
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1
Il cielo di Londra sembra fatto per raccontare l’amore.
Cambia continuamente, e anche quando ti illude con una giornata piena di azzurro, ecco che qualche nuvola compare all’orizzonte, si mette a correre veloce, e di colpo la luce è buio e la pioggia si mischia alle tue lacrime.
Poi per fortuna passa, passa tutto, ma nel momento in cui ti trovi in mezzo alla tempesta ti dimentichi di com’era prima e di come sarà.
Ornella si era innamorata di quel cielo un giorno di molti anni prima. Al suo arrivo non era stato un granché – un grigio monocorde – ma le era bastata mezz’ora di sole per cadere stecchita ai suoi piedi. In quello squarcio tutto le era sembrato possibile, anche la felicità, e si era convinta che Londra fosse il luogo perfetto in cui vivere.
Ora che lo stesso turchese stava di nuovo facendo capolino tra le nuvole, pensò che fosse il momento giusto per lasciare la libreria e andare a fare due passi. «Esco un attimo» aveva detto con quel tono inconfondibile di quando era distratta, e Clara l’aveva guardata appena, intenta com’era a riordinare la vetrina. Da quando aveva letto sul “Guardian” un articolo sulla “lettura multicromatica dello shopping inconsapevole”, aveva iniziato a esporre i libri non in base al genere o alla collana, ma ai colori della copertina: quelli a dominante blu vicino ai rossi, e i gialli con i verdi. Più che l’Italian Bookshop di Hampstead, sembrava la bandiera del Gay Pride.
Ornella evitò di commentare perché non voleva alimentare la tensione degli ultimi giorni. Da vent’anni era la responsabile di Clara, ma continuava a essere in soggezione con lei, in quel modo tutto suo di non sentirsi mai all’altezza delle situazioni. Nel dubbio, anziché darle ordini, eseguiva compiti che non le sarebbero spettati.
Uscì fingendo di non vederla e si rifugiò nel suo foulard che la faceva sentire un po’ parigina, o comunque francese. Si fermò a salutare il ragazzo del barbiere di fronte che stava fumando una sigaretta.
«Guagliuncella, hai già finito per oggi?»
«Non ancora. Ma non chiamarmi “guagliuncella”, che sono vecchia.»
«Ma va’. Mia nonna è una vecchia, tu mica lo sei.»
«Quanti anni ha tua nonna?»
«Sessantacinque tra un mese.»
«Ecco, allora diciamo che per altri dieci anni mi puoi dare del tu.»
«Cioè tu hai cinquantacinque anni?»
Ornella si allontanò un po’ offesa da quel ragazzo che continuava a fumare senza rendersi conto di ciò che aveva detto. Lui la guardò andare via leggera e pensò che non poteva avere solo dieci anni meno di sua nonna, soprattutto quando la sentì ridere con la fioraia qualche vetrina più in là. Ma Diego non sapeva che Ornella era difficile da inquadrare, e non solo perché non capivi mai che età avesse davvero. Da lontano sembrava una vecchia signora, da vicino una donna di mezza età. Ma quando ci parlavi si trasformava nella ragazza della porta accanto. Ora, mentre finalmente riusciva a percorrere Flask Walk senza altre interruzioni, pareva un’adolescente alla prima uscita con le amiche.
Le nuvole avevano di nuovo chiuso il cielo, ma ormai Ornella aveva imparato a interpretarlo quasi come il meteo della BBC. E a mano a mano che lasciava quelle stradine di case apparentemente tutte uguali, si sentiva sempre più inquieta. Aveva bisogno della sua panchina. Era la sua preferita al parco di Hampstead Heath, le apriva una piccola finestra su Londra che le faceva scoprire ogni volta una cosa diversa. Da un lato poteva scorgere una casa che si affacciava su un laghetto. Dall’altro una siepe le accorciava lo sguardo e lei si sentiva un po’ Leopardi sull’ermo colle. In mezzo, una distesa di tetti. Era una panchina un po’ solitaria e quasi sempre libera, perché dovevi scovarla.
C’era però un altro frequentatore che le era affezionato quanto lei: Mr George. Anche lui la considerava la “sua” panchina e ogni giorno, quando il tempo glielo permetteva, andava lì a leggere il “Times” o qualche pagina dei suoi amati libri. Quando lo vide, Ornella tirò un sospiro di sollievo. Se fosse rimasta sola probabilmente si sarebbe messa a piangere subito, ma Mr George aveva la capacità di sedarla più di venti gocce di Ansiolin.
All’inizio i due un po’ si erano odiati. Chi arrivava prima si accomodava e l’altro, pur essendoci spazio per entrambi, era costretto a una seconda scelta. Ma mentre Mr George la prendeva con spirito british, Ornella tirava fuori l’Italia del melodramma: alzava gli occhi al cielo come a dire “sempre a me” e cominciava il pellegrinaggio per il parco alla ricerca di un altro posto dove sedersi. Un giorno, però, quando la vide spuntare, Mr George le fece cenno di accomodarsi accanto a lui. Ornella accettò perché non aveva avuto il tempismo di dire “no, grazie”, un po’ come quando ti aspettano per prendere l’ascensore.
Per settimane, erano rimasti seduti uno accanto all’altra, leggendo o guardando l’orizzonte, facendosi un cenno di saluto all’inizio e alla fine. Ma quel rapporto presto era cambiato perché Ornella aveva due grandi amori: i libri e gli esseri umani. E non poteva non innamorarsi di un vecchietto che aveva fatto la guerra, aveva studiato a Perugia e leggeva Calvino. Ogni tanto lo vedeva nel quartiere, anche se riuscivano a conversare solo quando si trovavano lì.
«Come sta, Ornella?»
«Abbastanza bene, dài.»
«Quando dice “abbastanza bene” come minimo ha litigato con Clara.»
«Come ha fatto a indovinare?»
«Sono vecchio e lei non sa mentire.»
Ornella parlò sapendo di avere poco tempo.
«Ha presente il proprietario, Mr Spacey? Vorrebbe chiudere la libreria.»
Usò il condizionale perché la verità le faceva paura. Mr George accennò un “Oh my God” quasi senza scomporsi. Alzò gli occhi dal libro e lo posò di fianco a sé.
«Sbaglio o lo aveva già detto altre volte?»
«Sì, ma adesso fa sul serio. Ha detto che aspetta ancora due mesi e poi deciderà.»
«Quindi lei ha un po’ di tempo per cambiare le cose.»
«Non ci riesco. Quel posto per me è tutto. Gli ho dedicato le mie energie, ho fatto sacrifici... e ora non possono farmi questo. Non me lo merito.»
«Mi ha sempre detto che la libreria l’ha salvata. Ora è lei che deve salvare la libreria.»
Le parole vennero pronunciate con un tono incredibilmente alto per Mr George. Rimbombarono nelle orecchie di Ornella come il tuono che annuncia un temporale. E che per una volta, anziché farle paura, le diede un briciolo di speranza.
«Credo che ormai sia tardi.»
«Non è mai tardi per gli eroi. Non si dimentichi che io ho fatto la guerra e so cosa vuol dire combattere. Tu puoi essere il tuo alleato ma anche il tuo peggior nemico. Quindi la prima cosa da sconfiggere è la paura.»
«Ma io ho paura! E poi penso a quando...»
Mr George la interruppe.
«In guerra la cosa più importante è non pensare: non pensare al passato e non pensare al futuro. Perché è lì che scatta la paura. Se lei si concentra solo sul presente sarà più forte per affrontare la battaglia. Se la sente, Ornella?»
«No.»
«Invece deve provarci, soprattutto perché è italiana.»
«E cosa c’entra che sono italiana?»
«Voi italiani sapete sempre togliervi dai guai.»
«Quelli sono i napoletani.»
«Per noi siete tutti napoletani.»
Mr George accennò un sorriso e per un attimo Ornella riuscì a immaginarlo com’era da ragazzo. Lo vide in divisa, pieno di fascino, con le donzelle che sognavano di fuggire con lui.
«In questo momento l’unica idea che mi viene è ammazzarmi.»
«Ma lei è troppo grande per ammazzarsi. Sarebbe patetica. Non ci si suicida alla sua età.»
«Quindi sono fuori tempo anche per un gesto plateale a Trafalgar Square?»
«Ci pensi, Ornella. Sono sicuro che in cuor suo sa come provare a risolvere il problema... Si concentri. Ora mi scusi ma vorrei finire questo capitolo perché altrimenti non ci capisco più niente.»
Mr George riprese a leggere come se nulla fosse, mentre Ornella cercava qualche appiglio nel paesaggio per togliersi da quell’attacco di malinconia. La libreria era la sua unica zattera, e non poteva lasciarla andare. Ripensò alla prima volta che ci era entrata e a come l’avesse sentita subito sua. Perché ci si innamora anche dei luoghi, non solo delle persone. Mr George però le aveva appena detto di non pensare, e lei voleva sforzarsi di essere diligente. Qualità per lei molto difficile, a meno che si trattasse delle raccolte punti di negozi e supermercati, di cui era l’esperta mondiale.
Ci voleva un guizzo, un colpo d’ali. Ci voleva san Gennaro.
Fu lì che Ornella ebbe un’illuminazione. La Patti. Aveva bisogno della Patti. Guardò il cielo e vide di nuovo alcune nuvole in arrivo.
2
La Patti aveva passato la vita a combattere due grandi nemici: lo specchio e la zia Lucrezia. Lo specchio l’aveva illusa nei primi vent’anni, quando riusciva a entrare comodamente in una taglia quarantadue e per pagarsi gli studi universitari faceva la modella. La zia Lucrezia l’aveva disillusa negli ultimi venti, quando le aveva detto che moralmente non avrebbe avuto diritto all’eredità, in quanto moglie del suo unico discendente diretto: Adolfo. La zia aveva usato proprio la parola “moralmente”, e lei si era sentita umiliata.
Negli anni di mezzo, aveva lottato contro se stessa.
A differenza di Ornella, lei amava più i libri che gli esseri umani, almeno così diceva, e lo dimostrava facendo la correttrice di bozze per diverse case editrici. Leggere i romanzi prima degli altri le dava una grande emozione, anche quando le storie erano brutte, o inutili, o scritte male. Lei si sforzava di voler bene lo stesso a tutti, eccetto a quelli che seguivano troppo le mode o facevano leva sulle debolezze delle persone, scrivendo frasi del tipo: “Ritrova te stesso” o “Quello che conta è il sole dentro di te”. In quei casi stava proprio male.
Avendo un marito precario per vocazione...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Dimmi che credi al destino
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
- Capitolo 8
- Capitolo 9
- Capitolo 10
- Capitolo 11
- Capitolo 12
- Capitolo 13
- Capitolo 14
- Capitolo 15
- Capitolo 16
- Capitolo 17
- Capitolo 18
- Capitolo 19
- Capitolo 20
- Capitolo 21
- Capitolo 22
- Capitolo 23
- Capitolo 24
- Capitolo 25
- Capitolo 26
- Capitolo 27
- Capitolo 28
- Capitolo 29
- Capitolo 30
- Capitolo 31
- Capitolo 32
- Capitolo 33
- Capitolo 34
- Capitolo 35
- Capitolo 36
- Capitolo 37
- Capitolo 38
- Capitolo 39
- Capitolo 40
- Capitolo 41
- Capitolo 42
- Capitolo 43
- Capitolo 44
- Capitolo 45
- Capitolo 46
- Capitolo 47
- Ringraziamenti
- Copyright