La ragazza nello specchio
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La ragazza nello specchio

E nuove storie di donne pericolose

  1. 444 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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La ragazza nello specchio

E nuove storie di donne pericolose

Informazioni su questo libro

"L'inferno non conosce una furia violenta quanto quella di una donna offesa" recita un celebre proverbio inglese. E le eroine di La ragazza nello specchio e nuove storie di donne pericolose mostrano che davvero non è mai una buona idea deludere una signora. Questo volume completa l'edizione italiana dei lunghi racconti che compongono Danger­ous Women, la pluripremiata antologia americana curata dal grande editor di fantasy e fantascienza Gardner Dozois e da George R.R. Martin, lo scrittore fantasy più amato e letto al mondo. Come nel caso del primo volume, la qualità dei testi e degli autori raccolti in questa seconda (e conclusiva) parte del libro è elevatissima. Tra loro Lev Grossman che, nel racconto che dà il titolo all'edizione italiana della raccolta, torna alla Brakebills Academy, la scuola di magia dove è ambientato il suo romanzo Il Mago (Rizzoli) che lo ha fatto conoscere e amare in tutto il mondo. O Diana Gabaldon, la regina del romanzo storico americano, che regala ai suoi fan un nuovo prequel alla "Saga di Claire Randall" (edita in Italia da Corbaccio), da cui è tratta la serie televisiva "Outlander". O ancora Brandon Sanderson, una delle nuove stelle del fantasy mondiale, l'autore dei libri del ciclo "Mist­born" e delle "Cronache della Folgoluce" (pubblicati da Fanucci). Una lettura imperdibile per tutti gli appassionati di George R.R. Martin e per chi vuole conoscere alcuni dei più importanti autori americani di narrativa thriller, fantasy e fantastica.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2015
Print ISBN
9788804650645
eBook ISBN
9788852065910

VERGINI

Ottobre, 1740
Francia, nei pressi di Bordeaux
Non appena vide l’espressione del suo migliore amico, Ian Murray capì che era successo qualcosa di terribile. Il solo fatto che Jamie Fraser fosse lì ne era la prova.
Jamie era in piedi vicino al carro dell’armaiolo, con le braccia piene delle carabattole che gli aveva dato Armand poco prima, bianco come il latte e oscillante come una canna del Loch Awe. Ian lo raggiunse in tre passi e lo afferrò per un braccio prima che cadesse.
«Ian.» Jamie sembrava così sollevato di vederlo che l’amico pensò che sarebbe scoppiato a piangere. «Santo cielo, Ian.»
Ian lo strinse in un abbraccio e lo sentì irrigidirsi e tirare il fiato accorgendosi delle bende sotto la sua camicia. «Maledizione!» disse spaventato, poi tossì e aggiunse: «Amico, è bello vederti». Gli diede un colpetto delicato sulla schiena e lo lasciò andare. «Hai bisogno di mettere qualcosa sotto i denti, eh? Su, muoviamoci.»
In quel momento non potevano parlare, ma gli fece un cenno d’intesa, prese con sé metà della sua attrezzatura e lo scortò verso il fuoco, per presentarlo agli altri. Jamie era arrivato al momento giusto. Erano tutti stanchi e ansiosi di sedersi per consumare la cena e la loro razione giornaliera di bevande. Non avrebbero disdegnato il divertimento offerto da un nuovo pesce, ma non avevano l’energia di dedicarsi agli svaghi più maneschi.
«Quello là è Big Georges» disse Ian, posando la roba di Jamie e indicando il lato opposto del cerchio. «Il piccoletto pieno di bitorzoli accanto a lui è Juanito. Mastica poco il francese e d’inglese non sa neanche una parola.»
«Qualcuno di loro parla inglese?» Anche Jamie appoggiò a terra le sue cose e si sedette sul sacco a pelo, sistemandosi distrattamente il kilt fra le ginocchia. Spostò lo sguardo sui presenti facendo un cenno di saluto, con un mezzo sorriso timido.
«Io.» Un uomo si sporse e gli tese la mano. «Sono le capitaine, Richard D’Eglise. Puoi chiamarmi Capitano. Sembri abbastanza robusto da renderti utile. Il tuo amico ha detto che ti chiami Fraser.»
«Jamie Fraser.» Ian fu contento di vedere che l’amico riusciva a sostenere lo sguardo del Capitano e aveva trovato la forza di restituirgli la stretta di mano con lo stesso vigore.
«La sai usare la spada?»
«Sì. E pure l’arco.» Jamie lanciò un’occhiata all’arco ai suoi piedi e alla vicina ascia a manico corto. «Non ho fatto molta pratica con l’ascia finora, se non per tagliare la legna.»
«È giusto» intervenne un altro in francese. «È a quello che serve.» Molti scoppiarono a ridere, mostrando che capivano l’inglese anche se non lo parlavano.
«Cos’è, mi sono unito a una truppa di soldati o di carbonai?» chiese Jamie alzando un sopracciglio. Lo aveva detto in francese – un ottimo francese, con un leggero accento parigino – e molti sbarrarono gli occhi.
Ian chinò la testa per nascondere un sorriso, nonostante la sua apprensione. Il ragazzo poteva anche essere sul punto di cadere di faccia nel falò ma, che potesse schiattare, nessuno, salvo forse lui, se ne sarebbe accorto.
Però Ian lo sapeva e vegliava sull’amico di nascosto, ficcandogli una pagnotta in mano in modo che gli altri non vedessero che gli tremava, sedendosi abbastanza vicino a lui per afferrarlo se avesse finito per svenire. La luce adesso stava sbiadendo al grigio, e le nuvole erano basse e vaporose, con la pancia rossastra. Con ogni probabilità avrebbe piovuto prima del mattino. Vide Jamie chiudere gli occhi solo per un istante, la sua gola muoversi come se stesse inghiottendo qualcosa, e sentì il tremito della coscia dell’amico vicina alla sua.
“Che diavolo è successo?” pensò angosciato. “Cosa ci fa qui?”
Solo quando si furono coricati tutti, Ian ebbe la sua risposta.
«Ora sistemo le tue cose» mormorò a Jamie alzandosi. «Tu rimani ancora un po’ vicino al fuoco... riposati, d’accordo?» La luce del falò gettava un bagliore rossiccio sul volto di Jamie, ma lui pensò che l’amico dovesse essere ancora bianco come un lenzuolo; non aveva mangiato quasi niente.
Tornando, notò delle macchie scure sul retro della sua camicia, chiazze di sangue fresco filtrate dalle bende. Quella scoperta lo riempì di rabbia e al tempo stesso di paura. Aveva già visto macchie del genere: il ragazzo era stato frustrato con violenza, di recente. Chi era stato? Perché? «Andiamo, su» disse bruscamente e, piegandosi, mise un braccio sotto quello di Jamie e lo aiutò ad alzarsi in piedi e ad allontanarsi dal fuoco e dagli altri uomini. Si preoccupò accorgendosi che aveva le mani sudate e il fiato corto. «Cos’è stato?» chiese quando furono abbastanza lontani da non farsi sentire. «Cos’è successo?»
Jamie si sedette di peso. «Pensavo che il vantaggio di unirsi a una banda di mercenari fosse che nessuno fa domande.»
Ian a quell’affermazione sbuffò, e la debole risata che ottenne in risposta gli fece tirare un sospiro di sollievo. «Sei proprio scemo» disse. «Lo vuoi un cicchetto? Ho una bottiglia nella mia sacca.»
«Non guasterebbe» mormorò Jamie.
Erano accampati al margine di un minuscolo villaggio. D’Eglise si era accordato per l’utilizzo di un paio di stalle, ma fuori non faceva freddo e gran parte degli uomini aveva scelto di dormire accanto al fuoco o nel campo. Ian aveva sistemato le attrezzature a una certa distanza, al riparo di un platano che si ergeva a un lato del campo, nel caso fosse piovuto. Stappò la bottiglia di whisky – non era buono, però era pur sempre whisky – e la mise sotto il naso dell’amico. Ma quando Jamie fece per prenderla, l’allontanò. «Non ne avrai neanche un sorso finché non vuoti il sacco. E devi vuotarlo adesso, a charaid» concluse in gaelico.
Jamie restò seduto in silenzio con le spalle curve, una macchia pallida sul terreno. Una volta che finalmente le parole uscirono, la sua voce era così bassa che Ian per un attimo pensò di non averle nemmeno udite. «Mio padre è morto.»
Le orecchie potevano anche non aver sentito, ma il cuore era tutt’altra storia: gli si fermò nel petto. «Oddio» mormorò. «Oh, cielo, Jamie.»
A quel punto era in ginocchio e teneva la testa dell’amico contro la spalla, cercando di non toccargli la schiena ferita. Aveva una gran confusione in testa, sebbene una cosa gli fosse chiara: Brian Fraser non era morto di morte naturale. Altrimenti, Jamie sarebbe stato a Lallybroch, non lì, e per di più in quelle condizioni. «Chi è stato?» chiese con voce roca, rilasciando un po’ la stretta. «Chi l’ha ucciso?»
Ancora silenzio, poi Jamie risucchiò l’aria, producendo il suono di una stoffa che si strappa. «Io» rispose e scoppiò a piangere, scosso da muti, strazianti singhiozzi.
Ci volle un po’ di tempo per estorcergli i dettagli. Non c’era da stupirsi, pensò Ian. Era normale che non volesse parlare di quelle cose, o anche solo ricordarle. I dragoni inglesi che erano arrivati a Lallybroch per saccheggiarla lo avevano portato via quando si era ribellato. E quello che gli avevano fatto a Fort William...
«Cento frustate?» chiese, incredulo e inorridito. «Per aver difeso la tua casa?»
«Solo sessanta, la prima volta.» Jamie si asciugò il naso sulla manica. «Per essere scappato.»
«La prima vo... Oddio! Cosa... come...»
«Vuoi mollarmi il braccio, Ian? Sono già pieno di lividi, non me ne servono altri.»
Fece una risatina, e Ian si affrettò ad allentare la presa, senza però lasciarsi distrarre. «Perché?» insistette, con voce rabbiosa.
Jamie si asciugò di nuovo il moccio, tirando su con il naso, sebbene adesso la sua voce fosse più ferma. «È stata colpa mia. È... quello che ho detto poco fa. Dio mio...» Dovette interrompersi per deglutire, ma subito dopo proseguì, sentendo il bisogno di tirar fuori le parole prima che lo mordessero in qualche punto delicato. «Ho insultato il comandante della guarnigione. Lui... insomma, non importa. È stato per quello che gli ho detto che mi hanno frustato di nuovo, e papà... era... era venuto lì, a Fort William, per cercare di farmi liberare, ma non ci è riuscito, ed era.... era lì, quando loro... quando l’hanno fatto.»
Ian capì dal suono più roco della sua voce che Jamie stava piangendo di nuovo, per quanto si sforzasse di trattenersi; allora gli posò una mano sul ginocchio e lo strinse, non troppo forte, solo per fargli sapere che era lì ad ascoltarlo.
Il ragazzo fece un respiro profondo e sputò fuori il resto. «È stata... davvero molto dura. Io non ho gridato, non ho fatto vedere che avevo paura, ma non mi reggevo nemmeno in piedi. A metà, sono caduto contro il palo e sono rimasto... appeso solo alle corde, capisci, con tutto il sangue che mi colava dalle gambe. Per un po’ hanno pensato che fossi schiattato, e deve averlo pensato anche il papà. Mi hanno riferito che a quel punto si è portato una mano alla testa, ha emesso un piccolo gemito e poi... è crollato. Un colpo apoplettico, hanno detto.»
«Santa Maria madre di Dio, prega per noi» disse Ian. «Ed è morto... lì, così?»
«Non so se sia morto subito o sia vissuto ancora un po’.» Il tono di Jamie era disperato. «Non so proprio niente; me l’hanno detto solo giorni dopo, quando lo zio Dougal mi ha portato via.» Tossì e si strofinò di nuovo la manica sulla faccia. «Ian... mi lasci il ginocchio, per favore?»
«No» rispose Ian con dolcezza; in effetti spostò la mano, ma solo per poter stringere l’amico tra le braccia. «Io non ti lascio, Jamie. Resta. Devi restare qui con me.»
Jamie si svegliò con la gola secca, la testa pesante e gli occhi gonfi divorati dai morsi dei moscerini. Stava piovendo, una sottile, umida foschia che gocciolava dalle foglie sopra di lui. Eppure si sentiva meglio di quanto si fosse sentito nelle ultime due settimane, anche se non ricordò subito perché... né dove fosse.
«Tieni.»
Un pezzo di pane mezzo bruciato strofinato d’aglio gli fu piazzato sotto il naso. Lui si mise a sedere e lo afferrò. “Ian.” La vista dell’amico era un’ancora di salvezza, come il cibo. Iniziò a masticare lentamente, guardandosi intorno. Gli uomini si stavano alzando, andavano a fare una pisciata, emettevano bassi brontolii, si grattavano la testa e sbadigliavano. «Dove siamo?» chiese.
Ian gli lanciò un’occhiata incredula. «Come diavolo hai fatto a trovarci se non sapevi dov’eravamo?»
«Mi ha portato Murtagh» mormorò. Il pane nella sua bocca si trasformò in colla mentre gli tornava la memoria; non riuscì a mandarlo giù e sputò il boccone mezzo masticato. Ora ricordava tutto e avrebbe voluto non farlo. «Ha trovato la banda, ma poi se n’è andato; ha detto che era meglio se venivo da solo.» In realtà aveva detto: “Sarà quel Murray a prendersi cura di te. Stai con lui, mi raccomando, non tornare in Scozia. Non tornare più, mi hai sentito?”. Aveva sentito, anche se non avrebbe voluto.
«Ah, ho capito. Mi chiedevo come avessi fatto ad arrivare fin qui da solo.» Ian lanciò un’occhiata preoccupata all’altro lato dell’accampamento, dove un paio di robusti cavalli venivano legati a un carro coperto. «Pensi di riuscire a camminare?»
«Certo. Sto bene.»
La risposta di Jamie era stata secca, e Ian lo guardò di nuovo a occhi stretti. «Già, certo» disse, senza nascondere l’incredulità. «D’accordo. Saremo a una ventina di miglia da Bordeaux; è lì che stiamo andando. Dobbiamo portare quel carro a uno strozzino ebreo che sta laggiù.»
«Quindi è pieno di soldi?» Jamie guardò incuriosito il pesante vagone.
«No» rispose Ian. «C’è un piccolo baule pesantissimo, che potrebbe essere pieno d’oro, e ci sono certi sacchi che tintinnano, che potrebbero essere pieni d’argento, ma per lo più sono tappeti.»
«Tappeti?» Lanciò a Ian un’occhiata interrogativa. «Che genere di tappeti?»
L’amico alzò le spalle. «Non saprei. Juanito dice che sono tappeti turchi molto preziosi, ma non so se è vero. Anche lui è ebreo» aggiunse dopo averci riflettuto. «Gli ebrei sono...» Fece un gesto equivoco, con il palmo verso il basso. «In Francia non gli danno la caccia e non li mandano più in esilio, il Capitano dice che non li arrestano nemmeno, basta che stiano tranquilli.»
«E che continuino a prestare soldi agli uomini del governo» proseguì Jamie, cinico. Ian ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Copyright
  4. Ombre per Silence nelle Foreste dell’inferno. di Brandon Sanderson
  5. Una regina in esilio. di Sharon Kay Penman
  6. La ragazza nello specchio. di Lev Grossman
  7. Seconda arabesque, con delicatezza. di Nancy Kress
  8. Una città da resuscitare. di Diana Rowland
  9. Vergini. di Diana Gabaldon
  10. L’inferno non ha furia. di Sherrilyn Kenyon
  11. La sentenza. di S.M. Stirling
  12. Il nome della bestia. di Sam Sykes
  13. La cura. di Pat Cadigan
  14. Le bugie che mia madre mi ha detto. di Caroline Spector