Era ancora molto presto, e Valentina si svegliò prima di Julia, come succedeva spesso. Si districò con delicatezza dalle braccia della gemella e si levò a sedere nel letto. Le tende non erano ben chiuse; la luce era pallida e diffusa. Qualcosa si mosse. Valentina non era del tutto sveglia e lo vide senza vederlo realmente. Pensò che fosse Kitten, ma la gattina dormiva accanto a lei nel letto. Valentina guardò meglio, e mentre lo faceva la cosa si dischiuse da dove era seduta accanto alla finestra e Valentina si rese conto che stava vedendo Elspeth.
Era come vederla da molto lontano; l’immagine era fievole e i contorni vaghi. “È identica alla mamma” pensò Valentina, ma c’era qualcosa nel modo in cui il fantasma la guardava che era insolito e alieno. Elspeth mosse le labbra come se stesse parlando e incominciò ad avvicinarsi al letto. Fino a quel momento Valentina non aveva avuto paura, ma all’improvviso si spaventò. La paura la svegliò del tutto: Elspeth svanì. Valentina sentì un tocco gelido sulla guancia, poi più niente. Scese dal letto e corse fuori dall’appartamento e giù per le scale, poi si fermò ansimante vicino ai cestini della posta, in pigiama.
Robert si era addormentato solo da un’ora o poco più, e ci mise un po’ a rendersi conto dei colpi alla porta. Il suo primo pensiero fu che la casa era in fiamme. Andò alla porta in mutande e mise fuori la testa.
Valentina disse: «Posso entrare?».
«Ah. Un minuto.» Robert andò in camera e si mise i pantaloni e la camicia del giorno prima, poi tornò alla porta e la spalancò. Disse: «Buongiorno», poi, guardandola più attentamente, chiese: «Che succede?».
«Ho visto Elspeth» rispose Valentina, e si mise a piangere.
Robert la prese tra le braccia e disse: «Sst, buona» in cima alla testa di Valentina. Quando si fu un po’ ripresa, continuò: «Sono settimane che cerco di vederla. Come ti è sembrata?».
«Uguale alla mamma.»
«Allora perché piangi?»
«Io non ho mai visto un fantasma. Insomma, voglio dire, lei è morta!»
«Sì. Capisco.» La portò in cucina, dove Valentina si sedette al tavolo mentre lui preparava un tè. Valentina si soffiò il naso in un tovagliolo di carta. Robert disse: «Hai avuto l’impressione che stesse cercando di apparirti? Oppure… insomma cos’è successo esattamente?».
Valentina scosse la testa: «All’inizio, quando l’ho vista, penso che fosse seduta alla finestra a guardare fuori. Non è che stesse cercando di farsi vedere da me. Quando si è accorta che la stavo guardando è venuta verso di me e allora mi sono spaventata e lei è scomparsa». Valentina ci pensò su un momento. «A dire la verità, credo che sia stato perché… insomma forse non ero del tutto sveglia.»
«Oh» disse Robert. «Allora l’hai sognata.»
«No… non credo. Ma forse è come… sai, quando cerchi di ricordare qualcosa e non ci riesci, e poi, quando non ci pensi più, ecco che di colpo ti viene in mente, capisci?»
«Sì.»
«Forse l’ho vista perché mi sono dimenticata che non potevo vederla.»
Robert rise. «Bene, dovrò provarci anch’io. Purtroppo negli ultimi tempi non mi parla, quindi non credo che mi apparirà. Come ti è parsa? Era arrabbiata con te?»
«Arrabbiata? No, stava cercando di dirmi qualcosa, ma non sembrava arrabbiata, per niente.»
Il bollitore fischiò e Robert versò l’acqua nella teiera. Disse: «Tu e Julia non parlate con lei?».
«A volte sì. Ma lei non vuole rispondere alle domande che le facciamo.»
Robert sorrise e mise l’occorrente per il tè sulla tavola. «Forse se le permetteste di farvi delle domande finireste per scoprire quello che volete sapere.» Si sedette di fronte a Valentina.
«Forse. Vorrei che tu ce lo dicessi una volta per tutte.»
«Dirvi cosa?»
«Qualunque cosa sia… cioè, non lo sappiamo bene, ma c’è un grosso segreto tra Elspeth e la mamma. Insomma, sono gemelle, e non si sono più rivolte la parola. Cosa c’è sotto?»
«Sono certo che non potrei dirlo.»
«Non puoi o non vuoi?» disse Valentina con una certa irritazione.
«Non posso. Non ho idea del perché Elspeth e Edie abbiano troncato i rapporti. È successo molto tempo prima che conoscessi Elspeth e lei non parlava quasi mai di vostra madre.» Versò il tè.
Valentina guardò il vapore che si levava dalla sua tazza.
«Perché volete saperlo?» chiese Robert. «Vostra madre non vuole dirvelo, e Elspeth è stata molto attenta a non lasciarsi dietro niente che potesse causare turbamenti. Naturalmente, se si dà per scontato che ci fosse un segreto.»
«La mamma ha paura che noi lo scopriamo.»
«E non è un buon motivo per lasciar perdere?» Lo disse con più veemenza di quanto fosse sua intenzione; Valentina trasalì. «Senti» disse Robert con più calma, «a volte quando finalmente riesci a scoprire una cosa ti rendi conto che sarebbe stato molto meglio non saperla.»
Valentina si fece seria. «E tu che ne sai? Senza contare che sei uno storico. Passi tutto il tuo tempo a scoprire cose sugli altri.»
«Valentina, un conto è fare ricerche sui vittoriani, un altro è dissotterrare gli scheletri di famiglia: ti assicuro che è tutta un’altra cosa.»
Valentina non rispose.
«Ascolta. Adesso ti racconto una storia molto istruttiva.» Robert bevve un sorso di tè, ed esitò, bloccato dagli scrupoli. “Sei sicuro di volerglielo raccontare?” Ma lei lo stava guardando con ansia, così Robert raccontò la sua storia: «Quando avevo quindici anni, mia madre all’improvviso entrò in possesso di un sacco di soldi. “Chi ti ha dato tutti quei soldi, mamma?” le chiesi. “Oh, la mia prozia Pru è morta e me li ha lasciati” mi disse. Dunque, devi sapere che io provengo da una famiglia con una quantità prodigiosa di zie, ma questa Pru non l’avevo mai sentita nominare; la famiglia di mia madre aveva un albero genealogico che poteva risalire fino ai primi crociati, ma nessuno di loro aveva mai avuto il becco di un quattrino. Comunque, quella era la sua storia e lei continuò a sostenerla.
«Poi, circa due settimane dopo, mentre guardavo la televisione vidi che stavano intervistando un nuovo membro del gabinetto… ed era mio padre. Aveva un nome diverso, ma era proprio lui. “Mamma” dissi, “vieni un po’ a vedere.” Guardammo entrambi mio padre che concedeva la sua intervista, tutto ossequioso e rispettabile.»
Valentina capì quale sarebbe stato il seguito. «Quindi il denaro veniva da tuo padre?»
«Sì. Finalmente era arrivato a un punto della sua carriera in cui lei poteva rovinarlo in modo spettacolare se si rivolgeva ai giornali scandalistici. “La doppia vita del ministro” sarebbe stato il titolo di testa, immagino. Così lui pagò e io non lo rividi più. Tranne che alla TV, naturalmente.»
Valentina capì una cosa che aveva avuto paura di chiedere. «Allora è per questo che non hai un lavoro?»
«Sssìì-ìì» disse Robert. «Anche se prima o poi, quando avrò completato la mia tesi, mi piacerebbe insegnare, penso.» Sospirò. «Avrei preferito continuare a essere povero e vedere mio padre di tanto in tanto.»
«Credevo che non ti piacesse.»
«Bah, i bambini non gli interessavano molto, e sarebbe bastato che arrivassi a un’età in cui avremmo potuto capirci un po’ di più… Comunque è stato tutto un imbroglio.»
«Oh.» Valentina pensò che avrebbe dovuto dire qualcosa. «Scusami.»
Robert le sorrise. «Sei sempre più inglese ogni giorno che passa. Non c’è bisogno di scusarsi.» Sentirono i passi di Julia nella cucina sopra di loro. «Devi tornare su?»
«Tra un po’.»
«Allora ti va di fare colazione?»
«Certo.»
Robert prese le uova, il bacon, il burro e varie altre cose dal frigorifero. «Come le vuoi le uova?»
«Fritte?»
Mentre il bacon e le uova cuocevano in padella, Robert mise in tavola i piatti, le posate, la marmellata e il succo di frutta; poi tostò il pane. Valentina lo osservò, confortata dalla sua efficienza e felice della novità di farsi servire la colazione da un uomo che fingeva di non accorgersi che lei era in pigiama.
Robert mise il cibo nei piatti e si sedette. Cominciarono a mangiare. Di sopra, Julia camminava rumorosamente in cucina. «Qualcuno non è molto contento» disse Robert.
«Non m’importa.»
«Ah, bene» disse Robert.
«Vorrei tanto andarmene e basta» disse Valentina.
“Ma sei appena arrivata.” «Perché non vai, allora?» disse Robert.
Valentina intuì che era… “Cosa? Offeso?” Si affrettò a dire: «Non è per te… è per Julia. Pensa che io le appartenga. È, tipo, un dittatore assoluto in questo».
Robert esitò, poi disse: «Alla fine dell’anno, potrai vendere l’appartamento e fare quello che vuoi».
Valentina scosse la testa. «Julia non vorrà venderlo. Non vorrà fare niente che mi permetta di essere indipendente. Sono incastrata.»
«Potresti rivolgerti a Xavier Roche e chiedergli di dividere la proprietà. Nel fondo a vostro favore c’è abbastanza denaro perché Julia possa tenere l’appartamento e tu potresti rilevare la tua parte in contanti» disse Robert.
Valentina s’illuminò. «Potrei farlo?»
«È previsto nel testamento. Non lo hai letto?»
«Lo abbiamo letto, ma non ho fatto attenzione alla parte scritta in caratteri piccoli.»
«Elspeth ha detto che rimpiange la clausola per cui dovete vivere qui insieme per un anno. È preoccupata per te.»
«Quando te l’ha detto?» chiese Valentina.
«La settimana scorsa.»
«Troppo tardi.»
«Già» disse Robert. «Penso che vedere te e Julia che vi scollate l’una dall’altra assomigli troppo a quello che è successo a lei e Edie, qualunque cosa sia.»
Valentina finì le sue uova e si pulì la bocca: «Vorrei tanto che ce lo raccontasse».
«Credo che lo farebbe» disse Robert. «Penso sia vostra madre che non vuole che lo sappiate.»
«Tu cosa faresti al posto mio?»
Robert sorrise e fece scorrere lo sguardo sul pigiama di Valentina. «Un sacco di cose» disse. «Vuoi che ti faccia un elenco?»
«No… sai cosa voglio dire.» Valentina arrossì.
Robert sospirò. «Farei amicizia con Elspeth.»
«Oh.» Valentina ci pensò su. «Ma io ho paura di lei.»
«È perché la conosci solo come una ventata d’aria fredda e via dicendo. Era meravigliosa da viva.»
«Perché Elspeth non ti parla più?»
«Scusa?»
«Hai detto che lei…»
«Ah, sì, certo.» Robert si alzò per sparecchiare la tavola. «È solo un malinteso. Passerà.»
«Era… era più come Julia, o come me?»
Robert scosse la testa. «Era se stessa. Era sfacciata, come Julia. Ma anche riservata, come te. Era molto intelligente e le piaceva fare a modo suo. Di solito faceva sì che mi piacesse qualsiasi cosa mi convincesse a fare.»
«Mi fa sballare che lei ci osservi senza che noi sappiamo che è lì a guardarci.»
«Forse voi due potreste usarla come scusa per trattarvi un po’ meglio, no?»
«Che cosa ti ha detto?» chiese Valentina.
Robert parve sorpreso. «Senti, li ho anch’io gli occhi per vedere.»
Valentina arrossì intensamente ma non rispose. Robert disse: «Da quel che sono riuscito a capire, Elspeth e Edie avevano un accordo per cui Elspeth non avrebbe mai avuto niente a che fare con te e Julia. A quanto pare, Elspeth pensa di aver tenuto fede alla sua parte del patto». Rimise in frigo il succo di frutta e il burro. «Ma adesso credo che le piacerebbe conoscervi un po’. Visto che siete qui.» Fec...