Armageddon Rag
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Armageddon Rag

  1. 396 pagine
  2. Italian
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Armageddon Rag

Informazioni su questo libro

Anni Ottanta. I "figli dei fiori" sono ormai diventati grandi ma qualcosa del loro sogno di pace, amore e rock'n'roll resiste. Cosa, esattamente? Lo scoprirà Sandy Black, scrittore in blocco creativo ed ex giornalista underground, incaricato di scrivere un articolo sulla morte di Jamie Lynch, promoter musicale vittima di un omicidio misterioso e raccapricciante, probabilmente un sacrificio rituale. Tra i gruppi rappresentati da Lynch c'erano i tolkeniani Nazgûl, scioltisi tredici anni prima quando il loro leader era stato ucciso durante un concerto e ora in procinto di riunirsi. C'è un collegamento tra i due assassini? Per scoprirlo Sandy intraprende un viaggio on the road dal Maine verso la California, alla ricerca della soluzione del mistero. Ma dovrà lottare contro i fantasmi di un'intera generazione per portare alla luce il lato oscuro dell'Era dell'Acquario.

Armageddon Rag è un romanzo di forza visionaria e incontenibile energia, un sogno inquietante che prende vita e rischia di trasformarsi in un incubo, un'elegia sull'innocenza perduta. L'ennesima conferma del camaleontico, ineguagliabile talento narrativo di George Martin.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
Print ISBN
9788804675822
eBook ISBN
9788852080531

1

Those were the days, my friend
We thought they’d never end.
GENE RASKIN, Those Were the Days
Quella, per Sandy Blair, non era una delle giornate più belle della storia. Il suo agente gli aveva offerto il pranzo, come no, ma questo aveva compensato solo in parte la ramanzina che gli aveva rifilato sui termini di consegna del romanzo. La metropolitana era piena di brutte facce, e ci aveva messo un secolo per riportarlo a Brooklyn. La passeggiata di tre isolati fino all’edificio in pietra arenaria in cui abitava gli parve più lunga e fredda del solito e, quando arrivò, sentì un bisogno disperato di farsi una birra. Ne prese una dal frigo, la stappò e salì con passo sfinito all’ufficio del terzo piano per affrontare la pila di fogli bianchi che in teoria sarebbe dovuta diventare un libro. Di nuovo, i folletti non erano riusciti a buttar giù nemmeno un capitolo in sua assenza; nella macchina per scrivere era ancora infilata la pagina numero 37. Non c’erano più i folletti di una volta, pensò Sandy con tristezza. Guardò le parole con un vago disgusto, tracannò un sorso di birra e si guardò attorno in cerca di distrazioni.
Fu allora che notò la luce rossa sulla segreteria telefonica e scoprì che Jared Patterson lo aveva chiamato.
In realtà era stata la segretaria di Jared a telefonare, e la cosa lo divertì: persino dopo sette anni, e con tutta l’acqua passata sotto i ponti, Patterson aveva ancora una certa soggezione nei suoi confronti. «Jared Patterson sarebbe lieto se il signor Blair lo contattasse appena possibile, in merito a un nuovo incarico» disse la voce, gradevole e professionale. Sandy l’ascoltò due volte prima di cancellare il messaggio. «Jared Patterson» mormorò sconcertato. Quel nome risvegliava un’infinità di ricordi.
Sandy sapeva che avrebbe dovuto ignorare il messaggio di Patterson. Quel figlio di puttana non meritava altro. Ma c’era poco da fare, ormai era troppo curioso. Alzò la cornetta e compose il numero, scoprendo con un certo stupore che se lo ricordava ancora dopo sette anni. Rispose una segretaria. «Hedgehog. Ufficio del signor Patterson.»
«Sono Sander Blair. Jared mi ha telefonato. Dica a quel pusillanime che lo sto richiamando.»
«Certo, signor Blair. Il signor Patterson ha lasciato detto di passarglielo subito. Rimanga in linea, per favore.»
Un attimo dopo la familiare voce di Patterson, cordiale e insieme canzonatoria, gli rimbombò nell’orecchio. «Sandy! Che bello sentirti, per la miseria. Sarà passato un secolo. Come butta?»
«Piantala con le stronzate, Jared» disse bruscamente Sandy. «Non sei felice di sentirmi più di quanto lo sia io di sentire te. Che diavolo vuoi? E taglia corto, che ho da fare.»
Patterson fece una risatina. «Ti sembra il modo di rivolgerti a un vecchio amico? Vedo che non hai ancora imparato le buone maniere. Va bene, come preferisci. Voglio che tu scriva un articolo per “Hedgehog”. Sono andato abbastanza al sodo?»
«Sparati» ribatté Sandy. «Perché diavolo dovrei scrivere per te? Mi hai licenziato, brutto stronzo.»
«Andiamo, quanto rancore» lo rimproverò Jared. «Sono passati sette anni, faccio persino fatica a ricordarmelo.»
«Strano, perché io ricordo tutto molto bene. Hai detto che avevo perso la mano, che non avevo più il polso della situazione. Che ero troppo vecchio per scrivere per un pubblico giovane. E che stavo mandando a rotoli la rivista. Bella stronzata: l’“Hog” era una mia creatura, e tu lo sai fin troppo bene.»
«Non l’ho mai negato» replicò Jared Patterson con disinvoltura. «Ma i tempi erano cambiati, e tu no. Se ti avessi tenuto, saremmo finiti giù per il cesso insieme a “Freep”, a “Barb” e compagnia bella. Tutta quella robaccia controculturale doveva sparire. A che cosa serviva ormai? Tutta quella politica, i critici che odiavano le nuove tendenze musicali, le storie di droga… Ormai non funzionava più, sai?» Sospirò. «Senti, non ti ho chiamato per rivangare il passato. Speravo che a questo punto saresti riuscito a vedere le cose in prospettiva. Cavolo, Sandy, licenziarti ha fatto più male a me che a te.»
«Oh, come no, ti sei venduto a una multinazionale e ti sei beccato un bel lavoro stipendiato mentre licenziavi tre quarti dello staff. Chissà che sofferenza. Jared, sei il solito stronzo. Abbiamo messo su quel giornale in due, come una specie di comune. Non avevi il diritto di venderlo.»
«Senti, le comuni andavano bene quando eravamo giovani, ma sembri dimenticare che erano i miei soldi a tenere in piedi la baracca.»
«I tuoi soldi e il nostro talento.»
«Santo cielo, non sei cambiato di una virgola, eh? Insomma, pensala come ti pare, ma la nostra tiratura è tre volte superiore rispetto a quando eri in redazione tu, e gli introiti pubblicitari sono da urlo. “Hedgehog” adesso è una rivista di prima classe. Siamo stati nominati per diversi premi di giornalismo. Hai visto qualche numero negli ultimi tempi?»
«Certamente. Bella roba. Recensioni di ristoranti, profili di star del cinema. Suzanne Somers in copertina, per la miseria. Pareri dei consumatori sui videogiochi, un’agenzia per cuori solitari. Com’è che vi chiamate adesso? La “Rivista degli stili di vita alternativi”?»
«Abbiamo cambiato, abbiamo tolto “alternativi”. Ora è solo “stili di vita”. Tra le due H del logo.»
«Diamine» esclamò Sandy. «Il responsabile della sezione musicale ha i capelli verdi
«Ha una conoscenza davvero approfondita della musica pop» ribatté Jared, sulla difensiva. «E piantala di urlarmi contro. Non fai che accusarmi e io inizio a pentirmi di averti chiamato, sai? Vuoi che parliamo di questo lavoro o no?»
«Francamente, mio caro, me ne infischio. Cosa ti fa pensare che abbia bisogno di quel lavoro?»
«Non lo penso affatto. Non sono fuori dal mondo, so che te la passi bene. Quanti romanzi hai pubblicato? Quattro?»
«Tre» lo corresse Sandy.
«“Hedgehog” te li ha recensiti tutti. Dovresti essermi grato, perché pare che licenziarti sia stata la cosa migliore che potevo fare per te. Sei sempre stato meglio come scrittore che come redattore.»
«Oh, grazie, badrone, grazie. Lei essere sempre così gentile. Io dovere tutto al mio badrone
«Potresti almeno avere un po’ di tatto. Senti, tu non hai bisogno di noi e noi non abbiamo bisogno di te, ho solo pensato che sarebbe bello lavorare di nuovo insieme, in onore dei vecchi tempi. Ammettilo, sarebbe uno sballo avere la tua firma di nuovo sul vecchio “Hedgehog”, no? E poi paghiamo meglio di una volta.»
«Non ho bisogno di soldi.»
«E chi ha detto che ne hai bisogno? So tutto di te. Tre romanzi, una bella casa e una macchina sportiva. Cos’è, una Porsche?»
«Una Mazda RX-7» rispose Sandy seccamente.
«Già, e vivi con un’agente immobiliare, quindi non farmi la predica sullo svendersi, caro Sandy.»
«Che cosa vuoi, Jared?» chiese Sandy, punto sul vivo. «Le tue frecciate mi hanno stancato.»
«Abbiamo una storia che sarebbe perfetta per te. Vogliamo darle risalto, e ho pensato che potesse interessarti. Si tratta di un omicidio.»
«Cos’è, vuoi trasformare l’“Hog” in un giornale di cronaca nera? Scordatelo, Jared, non mi occupo di questa merda.»
«La vittima è Jamie Lynch.»
Il nome della vittima lo lasciò di stucco e la battuta sarcastica che stava per fare gli morì sulle labbra. «Il promoter?»
«Proprio lui.»
Sandy si accasciò sulla poltrona, mandò giù un sorso di birra e cominciò a rimuginare. Lynch era sparito dalla scena da parecchi anni, era passato di moda prima ancora che Sandy fosse licenziato dal giornale, ma ai suoi tempi era stato una figura di spicco nella sottocultura rock. Poteva essere una storia interessante. Lynch era sempre stato un personaggio controverso: aveva una specie di conflitto d’interessi, perché faceva sia il promoter che il manager. In veste di promoter, aveva organizzato alcuni dei tour e dei concerti più memorabili della sua epoca, garantendone il successo in virtù della partecipazione delle band che controllava come manager e che negava ai concerti organizzati dalla concorrenza. Grazie ai talenti della sua scuderia, come gli American Taco, i Fevre River Packet Company e i Nazgûl, era impossibile batterlo. Almeno fino al 1971, quando il disastro di West Mesa, lo scioglimento dei Nazgûl e un paio di arresti per droga avevano segnato l’inizio del suo lungo declino. «Com’è successo?» chiese Sandy.
«È una storia un po’ strana» proseguì Jared. «Qualcuno ha fatto irruzione nella sua villa nel Maine, lo ha trascinato nel suo ufficio e l’ha accoppato lì. Lo hanno legato alla scrivania, è stata una specie di… di sacrificio rituale. Gli hanno strappato il cuore dal petto. Alla fine ce l’aveva, dunque. Ricordi cosa si diceva all’epoca, per ridere… Ma lasciamo stare. Comunque, la scena era molto macabra. Un po’ alla Charlie Manson, no? Insomma, mi ha fatto pensare agli articoli che avevi scritto nel periodo in cui avevano ammazzato Sharon Tate, hai presente, quell’indagine su… com’è che lo chiamavi?»
«Il lato oscuro della controcultura» rispose Sandy gelido. «Abbiamo vinto dei premi per quell’inchiesta, Jared.»
«Eh, già, ricordo che era roba forte. Per questo ho pensato a te. È una storia nelle tue corde. Anni Sessanta allo stato puro, no? Noi pensavamo a un articolo lungo, succoso, come quei reportage approfonditi che ti piacevano tanto. Useremmo l’omicidio come pretesto, capisci, e potresti farci sopra qualche piccola indagine, vedere se magari noti qualcosa che è sfuggito alla polizia, no? Ma in linea di massima lo utilizzerei come spunto per una specie di retrospettiva su Jamie Lynch e gli eventi che organizzava, i suoi gruppi, i suoi concerti, la sua epoca, e tutto il resto. Magari potresti sentire qualcuno dei suoi vecchi gruppi, tipo i Fevre River, i Nazgûl, intervistarli e parlare un po’ di quello che stanno facendo adesso. Me lo vedrei come un bel pezzone nostalgico.»
«I tuoi lettori pensano che i Beatles siano il gruppo in cui suonava Paul McCartney prima di fondare i Wings. Non hanno nemmeno idea di chi fosse Jamie Lynch, maledizione.»
«È qui che ti sbagli. Molti dei nostri vecchi lettori ci seguono ancora. Il genere di articolo che immagino su questa faccenda di Lynch riscuoterebbe un enorme successo. Insomma, puoi scriverlo o no?»
«Certo che posso. La domanda è: perché dovrei?»
«Ti pagheremo le spese, e con la nostra tariffa massima. Non è da buttar via, fidati. E poi, una volta finito, non dovrai vendere il giornale all’angolo della strada. Ormai quella fase l’abbiamo superata.»
«Magnifico.» Aveva una gran voglia di mandare Jared a farsi fottere, ma per quanto gli pesasse ammetterlo, quel lavoro esercitava su di lui un’attrattiva perversa. Jared aveva ragione, sarebbe stato bello scrivere di nuovo per l’“Hog”. Quella rivista era la sua creatura, in fondo; si era trasformata in un figlio un po’ ribelle e superficiale, ma era comunque suo, e gli risvegliava ancora un certo senso di appartenenza. Non solo, se avesse scritto quell’articolo, avrebbe contribuito a riportarlo alla qualità di un tempo, anche solo per un istante. Se avesse rifiutato, il pezzo l’avrebbe scritto qualcun altro, e ne sarebbe uscita la solita schifezza. «Sai che ti dico? Se mi garantisci che avrò la copertina e metti nero su bianco che l’articolo verrà stampato esattamente come l’ho scritto, senza cambiare nemmeno una virgola, forse potrei pensarci.»
«Tutto quello che vuoi, Sandy. Non mi permetterei mai di mettere le mani su un tuo testo. Puoi farmelo avere per martedì?»
Sandy scoppiò a ridere. «No, cazzo. Hai detto approfondito. Voglio tutto il tempo che mi serve. Forse mi basterà un mese. Forse no.»
«Ma a quel punto la notizia sarà già vecchia» piagnucolò Jared.
«E allora? Per il momento un paragrafo sulla pagina delle news basta e avanza. Se devo farlo, voglio farlo come Dio comanda. Le condizioni sono queste: prendere o lasciare.»
«Se fosse chiunque altro, lo manderei a quel paese. Ma insomma, perché no? Ci conosciamo da un secolo. Aggiudicato, Sandy.»
«Il mio agente ti chiamerà e farà mettere tutto nero su bianco.»
«Ehi! Dopo tutto quello che abbiamo passato, vuoi un contratto? Quante volte ti ho pagato la cauzione per farti uscire di galera? Quante volte ci siamo smezzati una canna?»
«Tante. Peccato che la canna fosse sempre mia, se non ricordo male. Jared, sette anni fa mi hai dato tre ore di preavviso e i soldi per il biglietto dell’autobus al posto della liquidazione, quindi stavolta farò mettere tutto per iscritto. Ti faccio chiamare dal mio agente.» Riattaccò prima che Patterson avesse il tempo di protestare, accese la segreteria telefonica per impedire altre eventuali chiamate e si adagiò sulla poltrona con le mani dietro la testa e un sorriso un po’ sconcertato, chiedendosi in che razza di casino si stesse cacciando.
A Sharon l’idea non sarebbe piaciuta, si disse, e tanto meno al suo agente. Ma a lui, in qualche modo, sì. Non c’era dubbio che precipitarsi nel Maine per rimestare nel torbido di una storia di omicidio fosse una cosa stupida da fare; il lato più razionale di Sandy Blair ne era cosciente, sapeva che le scadenze e le rate del mutuo avrebbero dovuto avere la precedenza, che non poteva concedersi il tempo che avrebbe dovuto dedicare a quella storia per la miseria che pagava «Hedgehog». Eppure, negli ultimi tempi si era sentito irrequieto e malinconico e aveva bisogno di allontanarsi per un po’ da quella maledetta pagina 37, e poi era passato troppo tempo dall’ultima volta che aveva fatto...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Armageddon Rag
  4. 1
  5. 2
  6. 3
  7. 4
  8. 5
  9. 6
  10. 7
  11. 8
  12. 9
  13. 10
  14. 11
  15. 12
  16. 13
  17. 14
  18. 15
  19. 16
  20. 17
  21. 18
  22. 19
  23. 20
  24. 21
  25. 22
  26. 23
  27. 24
  28. 25
  29. 26
  30. 27
  31. 28
  32. Ringraziamenti
  33. Crediti
  34. Copyright