Gli Angeli della Morte vagano liberi per il mondo da quando Pam ha aperto lo scrigno in cui una sua potente antenata li aveva confinati. Sam è stato posseduto dal più malvagio dei sei demoni, eppure la sua umanità è così forte da contenere Samael, il mostro che minaccia ogni giorno di divorarlo: solo dominandolo può aiutare Pam a ritrovare le creature infernali e restituirle alla loro dimensione. Ma qualcuno ha tradito, e ora lo scrigno è nelle mani della Medium S.p.A., una misteriosa società dedita all'occultismo. Proprio quando tutto sembra perduto e i feroci demoni Kapziel ed Hemah escono dall'ombra, un Angelo di conturbante bellezza appare ad aiutare i due ragazzi: il suo nome è Gavri'el, e ha attraversato i secoli per raggiungere Pam, a cui lo unisce un legame antico e profondo...

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Pandora - 3. L'erede di Gavri'el
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INTERLUDIO

New Orleans, USA, 1833
La città sembrava impazzita. Canti, balli, gente mascherata ovunque. Il Mardi Gras era al suo culmine. Ma a Gabriel non interessava. Nei secoli aveva imparato a estraniarsi sempre di più dalle cose del mondo perché aveva capito che non faceva più parte del consesso umano: lui era diverso, una creatura sospesa in una dimensione senza tempo. Ed era giunto alla logica conseguenza che, per il bene di tutti, doveva avere meno contatti possibili con gli altri umani. Da centinaia di anni si sentiva un mero spettatore delle loro vicende, le guardava come avrebbe sfogliato un libro illustrato di cui conosceva già la fine. E aveva imparato che, in fondo, tutte quelle persone si somigliavano molto più di quanto non fossero disposte ad ammettere, convinte com’erano della propria unicità, per quanto illusoria fosse. Gabriel aveva visto le stesse storie ripetersi all’infinito, e ormai c’era poco che potesse stupirlo davvero.
Il cappello rosso fiammante della ragazzina davanti a lui fendeva la folla. Continuò a seguirlo attraverso le strade immerse nel caos, fino a un vicolo su cui si apriva una porticina di legno gonfia d’umidità. Lì davanti la ragazzina si girò.
«Di qua» gli disse. Era piccola e minuta, poco più che una bambina, anche se la sua espressione severa la faceva sembrare più adulta. Aprì la porta a fatica e gli fece strada.
L’interno era buio e odorava di muffa. La ragazzina si tolse le scarpe e camminò a piedi nudi sulle assi scricchiolanti del pavimento, mentre accendeva una fila di candele disposte su una cassapanca. Lentamente lo spazio andò rischiarandosi.
Al soffitto erano appesi dei veli che scendevano a terra come ragnatele colorate, suddividendo la stanza in una serie di ambienti più piccoli. Sulle pareti si susseguivano scaffali su cui erano allineati tutti gli strumenti della perfetta voodoo queen. C’erano libri, antiche pergamene, barattoli che contenevano animali sotto spirito e bamboline corredate di spilloni.
In fondo alla stanza c’era la sedia sulla quale la ragazzina si accomodava ogni volta che qualcuno arrivava a consultarla, una sorta di trono in legno dorato e velluto rosso – un mobile appariscente che voleva incutere rispetto, anche se in verità, a giudicare dalle dimensioni dell’ambiente e dal suo stato di trascuratezza, la ragazzina non doveva essere molto richiesta.
Lei si sedette, e Gabriel le si avvicinò. Era graziosa, la morbida pelle di uno splendido color cioccolato, le labbra carnose e gli occhi grandi e neri. Lui trovava crudele che tanto potere dovesse incarnarsi in una bambina. Chissà quante ne aveva viste, nonostante la sua età.
L’aveva trovata quasi per caso. Aveva battuto gli ambienti voodoo della Louisiana a lungo, prima di sentir parlare di Aline De La Mothe, giovanissima strega nota per aver liberato dei demoni aprendo un’urna funeraria.
L’aveva inseguita ovunque, guidato dalla speranza che fosse lei l’Ultima. Non era la prima volta che rimaneva deluso: anche in passato aveva incontrato Apriporta che sembravano incarnare la soluzione ai suoi tormenti, e invece si erano rivelate semplici sensitive, medium, esperte di occulto. Quella ragazzina dagli occhi grandi e i modi sicuri, però, gli era sembrata promettente.
«Credo di poter accettare la tua richiesta» disse Aline con un’aria da donna navigata che strideva fortemente con il suo aspetto.
«L’hai mai fatto prima?» le chiese.
«Più volte di quanto immagini.»
Lui le si avvicinò di più, guardandola negli occhi.
«Io non sono un cliente qualsiasi, non mi faccio prendere in giro. Lo so che non è voodoo l’arte che pratichi: io so chi sei, e che come voodoo queen sei una truffatrice.»
Aline lo guardò risentita e si fece avanti a sua volta, senza paura.
«E io conosco te, Gavri’el, colui che prende le anime dei re.» Gabriel si tirò indietro, e Aline si produsse in un sorriso trionfante. «Sarò anche giovane, però tu senti nel profondo del cuore che sono destinata a liberarti del tuo peso. E lo farò.» Quantomeno, sapeva il fatto suo. «Ho già liberato molte persone da fantasmi e demoni. Sono giovane, ma questo non significa che sia inesperta. Mia madre mi ha insegnato tutto quando ero piccola.»
«Se tu sei pronta, lo sono anch’io» disse Gabriel, la voce che tremava appena. Era emozionato, eppure non voleva abbandonarsi troppo agli entusiasmi. Osservò Aline mentre preparava il necessario: il gesso per disegnare i simboli, un libro, il braciere con le erbe aromatiche. Le accese, e il fumo dolce e inebriante riempì lo spazio della stanza.
«Vieni» gli disse, e lo prese per mano.
Lo condusse al centro della stanza e, con cura, tracciò un pentacolo ai suoi piedi. Poi si alzò. Era tutto pronto. Trasse un profondo respiro, sentendo il peso di ciò che stavano per fare. Gavri’el era un demone molto potente, ed estrarlo da quel corpo non sarebbe stata un’impresa facile.
“E se dovesse funzionare? Che mi succederà? Invecchierò e morirò all’istante?” si chiese Gabriel con un brivido.
Trovò il pensiero orribile e consolante insieme; con il tempo, essere costretto a vivere in eterno era diventata una condanna inesorabile, e spesso la morte gli appariva come la più dolce delle benedizioni.
Aline iniziò a mormorare una litania bassa e roca. Era un comune rituale voodoo per richiamare gli spiriti, una formula che anche i ciarlatani più impenitenti pronunciavano di fronte a chi chiedeva i loro servigi, ma non aveva importanza. Gabriel sapeva che i riti potevano essere diversi, però l’essenza rimaneva la stessa. Il nome con il quale i poteri arcani venivano invocati cambiava di luogo in luogo e di secolo in secolo, eppure non ne cambiava la sostanza.
Avvertì un formicolio attraversargli il corpo, mentre la sua mente veniva di nuovo invasa da visioni che ricordava bene: grandi ali bianche, una spada di cristallo, lunghi capelli biondissimi. Erano passati ottocento anni, ma sembrava ieri quando aveva avuto quella visione, nel momento in cui Gavri’el era uscito dal corpo del piccolo Edmund per entrare nel suo.
La ragazzina continuava a salmodiare piano, la voce sempre più sommessa, mentre la sua mano sottile, che stringeva un pezzetto di gesso, si muoveva nell’aria con fluidità, quasi spinta da una forza invisibile.
Gabriel sentì una forza devastante percorrergli le membra, i tatuaggi bruciare e Gavri’el agitarsi furiosamente nel suo petto, come il fuoco colpito dal vento. Il pentacolo che Aline gli aveva tracciato intorno s’illuminò fino a rischiarare la stanza a giorno, e Gabriel ne percepì l’immenso potere. Aline aveva davvero doti non comuni.
Poi arrivò il dolore, e con esso il desiderio di distruggere e uccidere. La voce di Gavri’el gli sussurrava suadente di liberarlo, di concedergli il controllo totale del suo corpo e della sua mente. Ma lui si concentrò sui tatuaggi e sulla propria forza di volontà, forgiata in anni di battaglie. Stava funzionando tutto alla perfezione, lo sentiva. Adesso però veniva la parte difficile, quella che gli avrebbe svelato se Aline era la persona che cercava da secoli oppure no.
La ragazzina, in trance, chiuse con un ultimo movimento il sigillo che aveva tracciato nell’aria, il gesso ormai bollente che brillava di un’accecante luce bianca. La stanza parve dissolversi, e nel bagliore emersero Aline, Gabriel e lui, l’Angelo della Morte.
Gabriel se lo sentì premere contro il petto, mentre una forza benefica cercava di strapparlo via dalla sua carne. Sperò con tutto se stesso che funzionasse, si concentrò solo su quel desiderio, facendo appello a ciò che di umano era rimasto in lui: il ricordo di Athelstan e dei dolci giorni a Kintbury, di sua madre, dei codici miniati, delle mille persone che l’avevano aiutato e accolto nei secoli di peregrinazioni. E poi c’era lei, Aline, la strega bambina. La vide, circonfusa di luce, bellissima e potente, ritta davanti a lui, che chiamava Gavri’el con una voce irresistibile. E le credette. Si convinse che il rito avrebbe funzionato, che lei l’avrebbe liberato.
Ma non appena l’essenza di Gavri’el varcò il perimetro del pentacolo, incanalata in un flusso di potere che l’avrebbe condotto nella piccola scatola che Aline aveva deposto a terra, un dolore intollerabile lo attraversò da capo a piedi. Aline scomparve e rimase solo lui, Gavri’el, immenso e possente, che lo guardava con il suo volto di sovrumana bellezza.
«Non potrai mai liberarti di me. Io e te siamo una sola carne.»
Poi il dolore divorò qualsiasi altra cosa, e Gabriel si perse in esso.
Quando si riprese, Aline era china su di lui. Il suo volto era una maschera di terrore, e un rivolo di sangue le colava dal naso sulle labbra. Gabriel si tirò su di scatto.
«Stai bene?»
Lei si limitò ad annuire. L’espressione divenne triste. «Non ci sono riuscita…» disse a mezza voce.
«Non fa niente» mormorò lui, «non fa niente.»
In un flash rivide le occasioni in cui chi aveva cercato di aiutarlo era rimasto ferito, e strinse i pugni per il dispiacere. L’importante era che lei stesse bene. Non avrebbe mai potuto tollerare di fare del male a una bambina.
«Non è colpa tua» aggiunse rialzandosi in piedi.
Si toccò il petto, che gli doleva da impazzire. Sollevò la camicia e si accorse che al posto di alcuni tatuaggi c’erano delle bruciature. Avrebbe dovuto farne altri, come sempre. Erano deboli argini al potere del demone, però servivano a non lasciarlo esplodere in tutta la sua furia. Forse Aline avrebbe potuto aiutarlo almeno in quello.
«So di non essere l’Ultima Apriporta che da secoli vai cercando» disse la ragazzina. «Ma non è questo il problema.» Gabriel la guardò senza capire. «Il problema è che tu e Gavri’el siete inseparabili. Siete fusi nella stessa essenza. Siete una sola carne.»
Gabriel rimase folgorato: erano le parole che il demone gli aveva sussurrato prima che perdesse i sensi. Afferrò Aline per le spalle.
«Che vuol dire?» La piccola parve spaventarsi,...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- PROLOGO
- INTERLUDIO
- INTERLUDIO
- INTERLUDIO
- EPILOGO
- Copyright