Passato presente e chissà
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Passato presente e chissà

  1. 238 pagine
  2. Italian
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Passato presente e chissà

Informazioni su questo libro

Sarti Antonio deve sorvegliare la mostra numismatica che si tiene al Palazzo Re Enzo, con reperti provenienti da tutto il mondo. Ma quando si scopre che le tre monete più rare e preziose sono sparite, per punizione il questurino viene spedito a pattugliare il quartiere a rischio del Pilastro, una sorta di ghetto di periferia. Qui incontra un ragazzino, Claus, intento a rubare le gomme di un'auto. Tra i due nasce un'insolita quanto genuina amicizia. E sarà proprio tra le vie malfamate del Pilastro che Sarti Antonio troverà la soluzione al mistero delle monete, e non solo a quello. Scoprirà infatti anche l'oscuro volto di una città che preferisce ignorare i propri angoli più bui.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
Print ISBN
9788804680994
eBook ISBN
9788852081484
1

La Storia è maestra di vita

Un tale, un console romano, pensò di lasciare una traccia del proprio passaggio da queste nostre parti. Chiamò il Leonardo da Vinci del tempo e gli disse:
«Senti un po’, caro, te la senti di costruirmi un bell’acquedotto?»
«Quanto si prende?»
«Ci si mette sempre d’accordo. Voglio che l’acqua arrivi proprio nel centro del foro.»
«Quale foro?»
«Del foro inteso come centro, piazza…»
«Niente di più facile.»
«Bene, allora si cominci immediatamente e si tenga presente che dovrò essere io a dare il primo colpo di piccone.»
«E quanto si prende?»
«Ci si mette sempre d’accordo.»
Il Leonardo ci si mise e progettò un acquedotto completamente interrato che spuntava proprio nel centro del foro inteso come piazza.
Una bella galleria che permetteva comodamente il passaggio degli schiavi addetti alla manutenzione e ai miles preposti alla sorveglianza.
Così va il mondo e il progresso avanza.
E così una storia tanto lontana finisce sotto gli occhi di Sarti Antonio, sergente, assieme a tre preziosissime monete sparite da Palazzo Re Enzo, non si sa come.
Un’altra conferma che la Storia è maestra di vita.
Se ce ne fosse stato bisogno…
2

La mostra numismatica più famosa del mondo

Sull’auto ventotto Sarti Antonio, sergente, ha ormai fatto radici. Vi siede alle otto e trenta e ne scende alle dodici e trenta. Risale alle sedici e ne riscende alle venti. Quando va bene e ha il turno diurno e quando non succedono guai. E per sua buona fortuna, di guai ne succedono pochi in questa città seria e tranquilla se confrontata alle altre dei dintorni.
Così Sarti Antonio ha tempo di leggere il giornale, discutere di cose di scarsa importanza e di bestemmiare quando è il caso con Felice Cantoni, agente, al volante. Ha tempo di fare tutto tranne accorgersi di me e pensare. Il primo problema non è un problema; il secondo: ha tante cose cui pensare che non sa mai da quale cominciare. Non comincia neppure.
Si vive e si viaggia per far venire l’ora di un buon caffè in qualche bar particolarmente selezionato da Sarti Antonio dopo un concorso privato e dove un caffè è un caffè come Dio comanda e non acqua calda e nera.
Uno, il primo, verso le nove da Filicori e Zecchini. E su questo non si discute. Alle undici e mezzo in un bar dove Sarti ha dovuto lottare una settimana per far capire al gestore che il caffè è un dono di Dio e che come tale va rispettato. Nel pomeriggio, a scelta, ma se il caffè non è come si deve, Sarti Antonio lo dice chiaramente, senza peli sulla lingua, e non mette più piede nel locale.
In città ormai lo conoscono e alcuni baristi, quando lo vedono entrare, ricordano improvvisamente di aver da sbrigare faccende nel retro e lasciano nei guai il ragazzino contro il quale Sarti Antonio non se la sente di infierire. Si limita a dire:
«Chi si dedica al caffè, dovrebbe prima frequentare un corso di specializzazione,» e se ne va senza lasciare mance. Mai lasciato mancia per un caffè. E mi pare abbia ragione.
Oggi si direbbe uno di quei giorni nati male e nei quali niente va per il verso; così, quando dalla radio arriva la voce della Centrale: «Auto ventotto, auto ventotto da Centrale,» Sarti Antonio sa già che non ne verrà niente di buono.
«Qui auto ventotto. Siamo in ascolto.»
«Auto ventotto immediatamente in Centrale.»
«Arriviamo.» Chiude e continua fra sé: «E ti pareva?».
Felice Cantoni lo guarda un istante e poi chiede:
«Che si fa?»
«Che si fa? Andiamo in Centrale: non hai sentito?»
L’auto ventotto cambia direzione lasciando sull’asfalto un po’ di gomme.
«Piano, piano! Che fretta c’è?»
«Hanno detto “immediatamente”…»
«E noi stiamo andando “immediatamente”, ma si può andare “immediatamente” anche viaggiando più piano, non ti pare?»
Raimondi Cesare, ispettore capo, aspetta nel suo ufficio e sorride a quattro denti. Cioè: cerca di sorridere, perché lo fa tanto raramente che il suo viso lo ha dimenticato e i muscoli, non abituati a quel tipo di lavoro, trasformano il sorriso in una smorfia. In pratica, per intenderci, si limita a sollevare il labbro superiore in modo da scoprire per un istante alcuni denti. Quattro.
«Bene, bene. Proprio di te avevo bisogno, caro Sarti.» Precisazione inutile dal momento che l’ha mandato a chiamare.
Sarti gli risponde: «Eccomi. Dica».
«Saprai, è vero come si dice, che fra alcuni giorni si aprirà la mostra numismatica che si tiene ogni anno, è vero come si dice, a Palazzo Re Enzo. Quest’anno pare sarà un’edizione particolarmente importante. Infatti, è vero come si dice, saranno presenti espositori provenienti da tutto il mondo.»
Smette di parlare per cercare fra le carte sparse sul tavolo.
«Dov’è andata a finire? Ecco qua.» Porge a Sarti una rivista e continua nel suo monologo: «Leggi con cura perché troverai notizie molto importanti in merito alle monete».
Sarti non ha ancora capito dove Raimondi Cesare voglia andare a concludere, ma è certo che non sarà una cosa piacevole. Già il fatto di dover leggere una rivista di numismatica è poco entusiasmante.
«Quest’anno, è vero come si dice, a Palazzo Re Enzo saranno custoditi valori piuttosto ingenti e sarà quindi necessario predisporre tutte le misure del caso. Io credo che tu, con la tua esperienza e con il tuo intuito, è vero come si dice, potresti assicurare un regolare svolgimento alla manifestazione.»
Sarti Antonio non si rende conto se quello parla seriamente o se lo sta prendendo per i fondelli. Per ora non interviene e lo lascia continuare.
«Se non sbaglio, è vero come si dice, anche l’anno scorso hai collaborato. Ma questa volta dovrai fare particolare attenzione, caro Sarti. Leggi, leggi pure con comodo.»
Sarti Antonio non legge proprio niente e dice: «Io dovrei… Il mio compito attuale è quello di pattuglia».
«Bene: te ne sollevo io. Sarai contento, è vero come si dice, di scendere da quella maledetta auto ventotto. Io so, è vero come si dice, cosa significa stare tutto il giorno seduti su un’automobile. Io vengo dalla gavetta, caro Sarti. E poi, pare che la situazione sia tranquilla, come lo è sempre in estate. Una macchina in meno per le strade non significa molto. Non se ne accorgerà nessuno. Insomma, è vero come si dice, vedi tu: hai carta bianca. Predisponi i turni di servizio, controlla gli accessi, usa i criteri e gli accorgimenti che riterrai opportuni.»
Rimette il capo fra le carte e questo significa che non ha più niente da dire. E niente da ascoltare, soprattutto.
Sarti Antonio, sergente, se ne va e io lo seguo. È ormai abituato a questa sua vita di ordini e contrordini che ha perduto perfino il desiderio di protestare.
«E poi un lavoro vale l’altro,» dice a voce bassa, fra sé; e mi guarda come se aspettasse da me la conferma a questo suo postulato. Saprei cosa rispondergli, ma preferisco stringermi nelle spalle anche se capisco di non essergli molto di aiuto in questo momento. D’altra parte se gli spiegassi il mio punto di vista sul suo tipo di lavoro, e sul lavoro in particolare, non contribuirei a sollevargli gran che il morale: meglio lasciarlo nella sua ipotesi che un lavoro valga l’altro.
Felice Cantoni lo sta aspettando in auto e chiede:
«Novità?»
«Sì: se Dio vuole toglieremo per un po’ le chiappe da questa macchina.»
«Come sarebbe?» Il tono di Felice Cantoni è preoccupato: lasciare l’auto ventotto diventa un dramma per lui. Ci passerebbe tutta la vita seduto là dentro.
«Sarebbe che adesso porti la macchina in autorimessa e ci facciamo due passi a piedi.»
«Subito?» Ha gli occhi sbarrati.
«Subito.»
«Ma… ma se poi l’affidano a un altro equipaggio? Quest’auto non è… Voglio dire: non sarebbe il caso…»
«Non è il caso! Fa’ come ti dico e smettila di preoccuparti per l’auto ventotto. Non è tua moglie e non le devi fedeltà perenne. Ti aspetto qui.»
Felice Cantoni porta l’auto ventotto, lentamente, verso l’autorimessa sotto il palazzo della Questura. Tarda più del previsto a tornare perché immagino avrà dovuto raccomandarsi al custode per la permanenza della ventotto in deposito.
Sarti Antonio lo prende sottobraccio e gli dice: «Ti offro un caffè».
Sa benissimo che Felice Cantoni lo accompagnerà al bar ma non prenderà niente di niente: la sua ulcera non gli permette neppure un sorso di caffè. Ma questa volta Felice Cantoni entra e ordina: «Un caffè. Alto e corretto, per favore».
Deve essere il dolore. A Palazzo Re Enzo i lavori di allestimento della mostra numismatica sono quasi ultimati e c’è, attorno, un gran casino. Da perderci la testa. Sarti Antonio cerca un dirigente, uno qualunque, e glielo indicano sepolto sotto una catasta di carte, assicelle per bacheche e materiale vario. È un tipo magro, quasi scavato, senza un pelo in testa, nervoso, almeno a giudicare da come si muove. Assomiglia a uno di quei tipi che soffrono molto a rimanere immobili cinque secondi di seguito. Si presenta: «Sarti Antonio».
Al solito tralascia il “sergente” perché quella parola gli ha sempre dato fastidio. Il tipo lo guarda una frazione di secondo e riprende il suo agitarsi sotto le carte e le assicelle; il suo interesse per Sarti Antonio non è eccessivo. Borbotta: «Piacere. Cosa posso fare per lei? Sono molto occupato…».
«Anch’io. Sono della Questura.»
Allora le cose cambiano. Dice: «Oh, benissimo. Benissimo! Ho appena parlato con l’ispettore capo e siete già arrivati. Oh, benissimo. Complimenti». Si ferma il tempo necessario per stringere la mano di Sarti e per guardare in faccia l’accompagnatore di questi. Poi riprende: «Oh, benissimo. Mi chiamo Corticelli Clodo e sono il responsabile della mostra. Adesso l’accompagnerò in giro e le parl...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Passato, presente e chissà
  4. L’autore ai lettori
  5. 1. La Storia è maestra di vita
  6. 2. La mostra numismatica più famosa del mondo
  7. 3. Contro il potere la ragion non vale!
  8. 4. Una questione di coscienza
  9. 5. Non manca più niente
  10. 6. Qualche novità, ma è un altro caso da archivio
  11. 7. Tutto normale
  12. 8. Sarti Antonio e le decisioni eroiche
  13. 9. Una vacanza che poi non è una vacanza
  14. 10. Sarti Antonio, sergente, ci riprova…
  15. 11. … ma con risultati sempre più scarsi
  16. 12. Un attentato non guasta mai
  17. 13. Oh, benissimo! Qualcosa si risolve
  18. 14. Lasci perdere, sergente, è meglio per tutti
  19. 15. Daccapo!
  20. 16. Paradiso provvisorio
  21. 17. Occupazioni abusive e altro
  22. 18. La maledizione delle tre monetine colpisce ancora
  23. 19. Quando Rosas diventa insopportabile
  24. 20. Mai più da Rosas: chi fa da sé fa per tre
  25. 21. La soluzione arriva all’improvviso
  26. Copyright