Elenco delle reazioni in famiglia alla notizia della mia malattia:
Reazione mamma:
«Sei una cretina, da quanto tempo è che ti dico che devi farti vedere?»
Reazione sorella:
«Chi ha una pallina avvelenata?»
...
«Tu hai una pallina avvelenata?»
...
«E ti sembra il modo di dirmelo? Qui, in negozio, mentre sto lavorando. Adesso vai che ne parliamo con calma.»
Reazione zia Heidi:
«Non dirlo alla zia Elena.»
(La zia Elena non lo sa ancora adesso, è stata una reazione perfetta.)
Reazione cugina:
«Ti fai una bella terza di reggiseno.»
«Martedì ho il dentista. Non possiamo spostare l’esame a mezzogiorno?»
«No. Se non va bene martedì, c’è un buco giovedì.»
«No, no, lasci martedì, va bene. Hanno detto che sono grave, giovedì è troppo tardi. Sposto il dentista più tardi.»
«Ma non può andare dal dentista. Non può andare in giro dopo l’esame. È radioattiva.»
«Cosa è radioattiva?»
«Lei è radioattiva. Per ventiquattro ore è radioattiva. Non può andare in giro.»
Di tutto quello che mi è capitato in questi dieci giorni in cui ho scoperto di avere una pallina avvelenata in una tetta (la mia psicologa dice di chiamare le cose per nome perché fanno meno paura, ma se lo chiamo «cancro al seno» fa paura a tutti, non solo a me), quello che mi ha spaventato di più è questo: essere radioattiva per ventiquattro ore.
Ovviamente, non ho neppure guardato che esame stavo prenotando. Ho consegnato l’impegnativa a uno sportello dopo aver preso un numerino e l’impiegata ha detto: «Per questa mi va al meno due».
«Va bene, le vado al meno due.»
Sono andata al meno due e ho scoperto che sarei diventata radioattiva.
Neanche a quel punto ho letto il foglio che mi avevano dato.
Mi è scivolato l’occhio sulle istruzioni solo quando l’ho messo nella cartelletta.
L’esame durerà 3-4 ore.
Ma che razza di esame è un esame che dura 3-4 ore?
Me lo sono chiesta, ma non sono andata avanti a leggere.
E solo alla sera, dopo che mia sorella mi aveva spiegato che «la scintigrafia ossea è bella, ti dice dove hai il tumore, se ce l’hai dappertutto», solo a quel punto e a quel punto soltanto, ho letto nel dettaglio cosa avrei dovuto fare martedì.
«Berrà del liquido radioattivo.»
Berrò del liquido radioattivo.
«Aspetterà due ore.»
Aspetterò due ore.
«Nel frattempo berrà acqua e terrà svuotata la vescica.»
Sì va be’, farò la pipì.
Cosa faccio per due ore tra una pipì e l’altra?
Guardo un film? Sì, buonanotte. Guarderò il pavimento.
«L’esame durerà 20 minuti.»
Ah.
«Potrà parlare con il personale.»
Perché, cosa devo dire al personale?
«Al termine potrà fare le normali attività: guidare, mangiare, dormire.»
Meno male, almeno quello.
«Ma non potrà tenere rapporti prolungati con donne incinte e bambini.»
Non ho capito niente, tranne questa parte. Farò un esame che dura pochi minuti, ma dovrò aspettare una vita prima di cominciarlo. E una volta finito, diventerò radioattiva. Non potrò curare le bambine come al solito.
Non potrò nemmeno andare in giro a comprare scarpe, una borsa, un paio di occhiali. Non so, qualcosa di nuovo per calmarmi.
Non potrò andare a scegliere un film da vedere mentre me ne starò radioattivamente rintanata in casa.
Scapperanno tutti da me appena mi vedranno. Capiranno già da lontano. Sarò verde, immagino. Come Hulk. Radioattiva. Fosforescente. E luminosa come un albero di Natale.
Io non lo voglio questo tumore. Non so chi voglia un tumore, ma io non lo voglio più degli altri. È la prima cosa che penso ogni mattina e l’ultima che ho in mente alla sera prima di addormentarmi.
Elenco delle reazioni di amici e conoscenti alla notizia della mia malattia:
Reazione personaggio numero 1:
«Cara Anna,
vivi questo tempo della prova con la massima serenità: prendilo come un’occasione di crescita personale. Io, lo sai, ti sono vicina con tanto affetto, come se tu fossi una sorella. Un abbraccio.»
Reazione personaggio numero 2:
«Ma sei scema? Te l’avevo detto di fare prevenzione. Con tutta la famigliarità con i tumori che avete in famiglia, il tuo dottore doveva trascinarti per i capelli a fare gli esami.»
Reazione personaggio numero 3:
«Adesso basta. Sii egoista. Pensa solo a te stessa.»
Reazione personaggio numero 4:
«Adesso inizia una nuova fase della vita. La più bella.»
Reazione personaggio numero 5:
«Pensiamo sempre che le cose non succederanno mai a noi, ma sempre agli altri. Invece no. Le cose brutte succedono proprio a me. I ladri? Da me non verranno mai. No. Invece vengono proprio a casa mia. Il tumore? A me mai. No. Invece, io ce l’ho.»
«Sì, in effetti è una pandemia, ce l’hanno tutti.»
«No. Tutti no. Tutti no assolutamente.»
«Ah sì, scusa, non ce l’hanno tutti. Io sì.»
Reazione personaggio numero 6:
«Stai tranquilla, sarà una passeggiata di salute.»
Reazione personaggio numero 7:
«È un segnale che ti manda il corpo per dirti che non devi più fare la crocerossina. Adesso basta aiutare gli altri. Devi pensare a te stessa. Stai serena che tutto passa. È una mutilazione eh, perché è una mutilazione. A una donna togli i capelli, togli il seno, hai tolto la femminilità. Però ce la puoi fare. Poi posso darti un consiglio? Non mangiare più dolci. Avrai voglia di dolce, è il tumore che te lo chiede. Il tumore è un golosone. Adora ...