La debuttante
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La debuttante

  1. 372 pagine
  2. Italian
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La debuttante

Informazioni su questo libro

Chalfont Hall, Dorset, 1938. Kit non ha ancora quindici anni il giorno in cui assiste ai preparativi della festa organizzata dai suoi genitori in occasione del debutto in società della sorella Lily, la preferita di casa, che subito dopo viene data in sposa a un nobile tedesco e parte per la Germania.

I genitori si rendono conto troppo tardi di avere consegnato la figlia nelle mani di un ufficiale delle SS e mandano Kit in Baviera a tentare di convincere la sorella a tornare a casa. Ma l'egocentrica e superficiale Lily è ormai profondamente legata al partito nazista e all'entourage di Hitler.

Nel corso di questo viaggio Kit perderà la sua innocenza e da quel momento la sua vita cambierà radicalmente direzione, allontanandosi dall'ambiente conservatore della famiglia d'origine.

La debuttante è un'appassionante saga familiare che segue il destino di una donna enigmatica, tormentata e anticonvenzionale dalla fine degli anni Trenta a oggi.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
Print ISBN
9788804675648
eBook ISBN
9788852079726
Terza parte

FELICITÀ
1941-1942
KIT

17

Belgravia, Londra – dicembre 1941

Il tragitto era sempre lo stesso. Lei usciva dalla porta di servizio del numero 3 di Ecclestone Mews, percorreva il vicolo lastricato fino al passaggio ad arco in fondo e svoltava a sinistra in Ecclestone Street. Continuava a camminare passando davanti agli ingressi, protetti dai sacchi di sabbia, dei palazzi eleganti su entrambi i lati dell’ampia via, ora per lo più vuoti perché i loro proprietari si erano rifugiati nelle case di campagna oppure li avevano venduti e se n’erano andati definitivamente, anche se era difficile immaginarsi dove. In America? Sembrava l’unico paese rimasto al mondo che non fosse toccato dalla guerra.
Nell’atrio dell’ufficio dove lavorava, una grande mappa mostrava la situazione delle forze alleate e delle potenze dell’Asse sul globo. Il mondo era diviso in blocchi di potere azzurri, rossi e neri. Quasi tutta l’Europa centrale era una massiccia zona nera con qualche avamposto di azzurro neutrale, come la Norvegia e la Danimarca. C’era l’enorme gobba rossa dell’Africa occidentale, che “apparteneva” agli Alleati, e, dalla parte opposta del continente, il Madagascar e il Somaliland, controllati dai tedeschi. Il mondo intero era stato riavvicinato in una successione interminabile di raid aerei, manovre di terra, bombardamenti… Lei si ricordava a malapena un tempo in cui il fischio delle sirene degli allarmi antiaerei non scattava ogni notte.
Tutte le mattine, mentre andava al lavoro, passava davanti allo squarcio dall’altra parte della strada in Eaton Place, dove un’intera schiera di case rosa chiaro ricavate dalle antiche scuderie era stata distrutta in una notte d’inverno da un’unica bomba. Quella sera lei aveva lavorato fino a tardi ed era tornata a casa in mezzo al lamento delle ambulanze che si mescolava al fischio delle sirene antiaeree. La signora Arscott era venuta a trovarla a Londra ma, per fortuna, anche lei era fuori casa quando era successo. Lady Delamere, la loro vicina, la mattina seguente aveva raccontato che dopo il marciapiedi era pieno di “pezzetti”.
“Pezzetti? Di che cosa?” aveva chiesto nervosamente la signora Arscott, con una mano sulla gola.
Lady Delamere si era guardata attorno, quasi avesse paura di parlare. “Dei corpi” aveva detto alla fine.
Era sembrato che la signora Arscott stesse per svenire. Kit aveva continuato a sorseggiare il tè fissando dritto davanti a sé.
All’angolo di Ebury Street aspettò l’autobus, che la portava fin quasi al lavoro.
Il lavoro. Anche dopo un anno non riusciva ad abituarsi al suono di quella parola. “Lavoro.” Lei aveva un impiego. Andava a lavorare ogni mattina. A volte, tanto le sembrava improbabile, si esercitava a dirlo a voce alta. “Io sono una segretaria. Io ho un lavoro.” Nella cerchia ristretta di amici e parenti, non conosceva nessuna donna che lavorasse. Il matrimonio e la maternità erano il massimo dell’ambizione e dell’aspirazione. Ripensò alle sue cugine in Scozia, o ad Arabella e Antonella Musgrave, le loro vicine nel Dorset, che abitavano a qualche chilometro da Chalfont in una residenza signorile altrettanto vuota e austera. Lavoro? Non avrebbero nemmeno compreso quella parola. I padri avevano un lavoro, le madri no.
Come al solito era stata la signora Arscott a suggerirglielo. “Sarebbe la cosa migliore per te” aveva detto in tono vivace una volta che era venuta a trovarla a Londra qualche mese dopo la partenza di Kit dal Norfolk. Aveva lasciato inespresso il resto della frase. “Ti farebbe uscire di casa, innanzitutto, e poi immagino che saresti piuttosto brava.”
“Ma cosa potrei fare? Non ho nessuna preparazione per fare… be’, niente.”
“Cos’è che mi avevi detto nel Norfolk?” le aveva chiesto la signora Arscott, benché sapessero entrambe che conosceva già la risposta. “Utile. Hai detto che volevi renderti utile. Be’, ecco la tua occasione. Dovresti imparare a dattilografare, come minimo. Tu parli un paio di lingue, vero?”
Kit l’aveva guardata. Il cuore aveva iniziato a batterle più in fretta. Non si considerava più capace di provare emozioni di qualsiasi genere, men che meno affetto, ma c’era qualcosa in Margaret Arscott che lei ammirava molto.
Aveva annuito timidamente. “Sì. Francese… e… tedesco” aveva risposto un po’ esitante.
“Perfetto. Bene, direi che dovresti cominciare da Pitman. In sei settimane dovresti essere in grado di trovare un impiego.”
E così era stato. Aveva completato il livello uno e due di dattilografia, stenografia e nozioni di contabilità alla scuola per segretarie Pitman. Per festeggiare, la signora Arscott era venuta giù dal Norfolk per il weekend e l’aveva portata da Claridge’s. Da quindici giorni non c’erano raid aerei e la capitale assediata di colpo era riemersa a prendere fiato. La signora Arscott aveva insisto per andare a “prendere il tè”, un rituale che sembrava appartenere a un’altra epoca. Per quasi un anno l’East End di Londra era stato colpito ogni notte dai tedeschi, radendo al suolo le vie a est di Aldgate. Inizialmente il West End, dove abitavano i ricchi, non era stato colpito. Ma l’illusione di essere al sicuro non era durata a lungo. Nel settembre del 1940 un pilota aveva preso di mira Buckingham Palace e sganciato cinque bombe esplosive, infrangendo la quiete. Ora l’intera città era un obiettivo bellico. Nessuno veniva risparmiato, nemmeno la famiglia reale.
Ma Claridge’s era ancora al sicuro. Dentro il salone, con la magnifica cupola di vetro e il pavimento a scacchi bianchi e neri che Kit si ricordava dalla sua infanzia, prendevano ancora il tè le matriarche dell’alta società e le loro figlie. Il locale assomigliava a un vero café parigino, con le sedie di vimini e i tavoli drappeggiati con candide tovaglie di lino. Il menu era sempre lo stesso. Di fronte a loro, aveva preso posto un gruppo di signore ben vestite, con cappotti eleganti e stole di pelliccia. Bevevano, fumavano, ridevano… freghi di rossetto scarlatto che rivelavano denti bianchi… il lieve luccicare di una collana di perle o il forte riverbero di un anello di diamanti… Quel pomeriggio Claridge’s era il luogo della resurrezione. Attirava donne eleganti a sedersi a fumare nel café; e attirava uomini con abiti sobri che, dopo un intervallo adeguato, potevano sgattaiolare al bar dove si poteva ancora comprare un buon cognac.
Kit aveva abbassato lo sguardo sul piatto di tramezzini tagliati ad arte e bignè ripieni di vera panna che aveva davanti. Era da tanto che non assaggiava il cioccolato o la panna… Ne aveva preso un altro. La signora Arscott la guardava, sorridendo indulgente. Aveva sorseggiato con grazia il suo bicchiere di champagne, poi si era accesa una sigaretta. Il pacchetto era rimasto sul tavolo in mezzo a loro. Kit l’aveva osservato per un secondo, poi si era fatta coraggio e aveva allungato una mano per prenderne una. La signora Arscott aveva sollevato un sopracciglio senza però dire nulla; invece, le aveva porto l’accendino. Era la prima sigaretta di Kit. Aveva aspirato con cautela il fumo nei polmoni, come aveva visto fare a sua madre, ed era stata ripagata da un bruciore nella gola che le aveva fatto venire voglia di tossire, ma che era al tempo stesso rinvigorente. Aveva scorto la propria immagine riflessa nello specchio dall’altra parte della sala. Con il suo grazioso abito blu e la sciarpa di seta fantasia che la signora Arscott aveva insistito per prestarle, assomigliava a qualsiasi altra giovane donna: adulta, sicura di sé, elegante. La signora Arscott era vestita in modo impeccabile: avrebbero potuto essere benissimo una ricca madre di mezza età con la figlia cresciuta. Era rimasta un po’ scioccata da quell’immagine, ma anche stranamente compiaciuta. Era come se il suo io interiore, più saggio della sua età, si fosse appena riallineato con il suo io esteriore: i due aspetti di Kit che, da quel soggiorno in Germania, avevano fatto fatica ad armonizzarsi all’improvviso si erano fusi. Aveva lanciato un’altra occhiata. Le sembrava strano stare lì seduta a contemplare la propria immagine. Era quello che faceva Lily, non lei. Al pensiero di sua sorella, aveva provato di nuovo una piccola fitta dolorosa. Ma per la prima volta in vita sua aveva cominciato a capire qual era il segreto di tutto: i vestiti, lo stile, il trucco, i capelli… Era tutta una questione di travestimento. Lo stile era qualcosa che si poteva mettere e togliere quando e come si voleva. Lo stile era una barriera, un modo per tenere le distanze dal mondo. Uno strato di protezione aggiuntivo. La bellezza era diversa: agiva come un magnete, attirando le persone verso di te, anche quelle di cui non si richiedevano le attenzioni. Sfuggiva al controllo. L’aveva visto in Lily. Il suo aspetto era tutto. Lei era prigioniera della sua faccia e del suo corpo, terrorizzata di perdere l’unica “cosa” che possedeva. Ma non era un bene posseduto. Lo stile era un’altra questione.
“Ecco” aveva pensato, finendo la sigaretta. “Stile. Ecco che cosa devo avere.”
Stava accarezzando l’idea di prendere l’ultimo bignè sul piatto quando all’improvviso un’ombra aveva oscurato il tavolo. Lei aveva alzato lo sguardo. Di fronte a loro c’era un uomo alto e snello, con un volto coriaceo e l’aria stanca, che fumava la pipa. Il suo aroma fruttato e pungente le aveva investite, facendo venire in mente a Kit suo padre, un ricordo chiaro e struggente.
“Dennis! Che bello vederti. C’è anche Marion con te?” La signora Arscott aveva alzato lo sguardo, chiaramente contenta di vederlo, chiunque lui fosse.
“Ciao, Margaret. No, è in campagna. Preferisce evitare Londra. Specialmente adesso.”
“Lo so, lo so. Io stessa vengo giù solo di rado. Salutamela tanto, va bene? Mi sembra di non vederla da un secolo. Quando sarà tutto passato… Santo cielo, dove sono finite le mie buone maniere? Ti presento Katherine Algernon-Waters, la figlia minore di lord e lady Wharton.”
“Ah, la figlia di Harold?” Lui l’aveva osservata attentamente. “Quella minore, hai detto?
Kit aveva annuito imbarazzata. Quell’uomo sembrava capace di leggerle dentro.
“Sei di passaggio? A Londra per un giorno?”
Kit aveva scosso la testa ma, prima di avere il tempo di rispondere, era intervenuta la signora Arscott.
“Questa cara ragazza starà con me per tutto il tempo. È decisa a rendersi utile, e perché no? Dio solo sa quando finirà. In ogni caso noi ci stiamo divertendo, vero, Kit?”
Kit aveva annuito ma, di nuovo, prima che riuscisse a formulare una risposta adeguata, l’uomo aveva chiesto in tono brusco: “Utile? Che cosa intendi con ‘utile’?”.
“Qualsiasi cosa” aveva risposto la signora Arscott tranquillamente. “Oltre a conoscere le lingue, lei ha appena finito un corso di dattilografia e ha imparato a guidare. Può sempre servire, non credi?”
“Lingue? Francese e tedesco, immagino.”
“Sì, signore.” Kit aveva annuito, arrossendo. C’era qualcosa di strano in quella conversazione, come se lui e la signora Arscott stessero ripetendo delle battute che conoscevano già. Il modo di fare brusco eppure sottile di quell’uomo la metteva a disagio, come se lui sapesse di lei più cose di quanto avrebbe dovuto.
“Perché non vieni a trovarmi?” le aveva detto dopo un momento, socchiudendo gli occhi, quasi cercasse di penetrare oltre l’espressione guardinga e diffidente di Kit. Poi si era rivolto alla signora Arscott e le aveva parlato come se Kit non fosse presente. “Sarò al ministero della Guerra per tutta questa settimana. Dite che ho chiesto io che venisse.”
“Che splendida idea!” aveva esclamato ad alta voce la signora Arscott, voltandosi verso Kit. “Certo che verremo. Diciamo… lunedì? Arriveremo prestissimo.”
“A meno che non ci sia un raid aereo” aveva detto Kit, prendendo la parola per la prima volta. La signora Arscott e l’uomo l’avevano guardata sorpresi. “Ce ne sono stati due la settimana scorsa” aveva aggiunto rendendosi conto di arrossire. “Ci hanno messo un secolo a sgombrare le strade e gli autobus non passavano.”
“Giusto. Allora, diciamo alle nove?”
“Perfetto.” La signora Arscott era raggiante. “Assolutamente perfetto. Salutami tanto Marion. E i bambini, naturalmente” si affrettò ad aggiungere.
“Sì.” L’uomo aveva rivolto un’ultima occhiata formale a entrambe e se n’era andato.
Kit si era accorta che la signora Arscott la stava guardando in modo strano. “Non sai chi era?” le aveva chiesto.
Kit aveva scosso la testa.
“Quello era lord Hamilton” aveva detto la signora Arscott trionfante.
“E chi è?”
La signora Arscott l’aveva fulminata con lo sguardo. “Il primo lord dell’ammiragliato. Mi sorprende che tu non l’abbia mai conosciuto. Ha sei figlie. Tu mi ricordi la maggiore, Daphne. Una ragazza adorabile.”
“Ma dove avrei dovuto incontrarlo?”
La signora Arscott aveva aperto la bocca per rispondere, poi evidentemente aveva cambiato idea. “Non importa. Bene, allora è deciso. Ci andremo subito lunedì mattina. Non avere quell’aria sorpresa. Volevi renderti utile, no?”
Un’ora dopo, tornato in ufficio, lord Hamilton si era soffermato un attimo ad accend...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. LA DEBUTTANTE
  4. Ringraziamenti
  5. Cronologia
  6. Personaggi principali
  7. Prologo
  8. Prima parte. GUERRA. 1938-39. KIT
  9. Seconda parte. PERDITA. 1939-40. KIT
  10. Terza parte. FELICITÀ. 1941-1942 . KIT
  11. Quarta parte. DOLORE. 1942. KIT
  12. Quinta parte. PACE. 1957. LIBBY / KIT
  13. Sesta parte. FUGA. 1958. KIT
  14. Settima parte. RIVOLUZIONE. 1958-59. LIBBY / KIT
  15. Ottava parte. SESSO. 1961-1962. LIBBY
  16. Nona parte. TRADIMENTO. 1963-1964. LIBBY / LILY / KIT
  17. Decima parte. VERITÀ. 2014. KIT / LIBBY / RO
  18. Epilogo
  19. Copyright