I difensori di Shannara - 3. La figlia dello stregone
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I difensori di Shannara - 3. La figlia dello stregone

  1. 324 pagine
  2. Italian
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I difensori di Shannara - 3. La figlia dello stregone

Informazioni su questo libro

Come sogno, come magia, così si enunciano le leggende meravigliose di Shannara. Nella ricostruzione prodigiosa della vasta città di Arishaig, nel carisma malvagio di Arcannen Rai, nella vertiginosa altezza della Torre della Fenice, nell'amore struggente che lega Paxon e Leofur Rai, nel sublime Canto Magico che tutti gli elementi controlla, nella micidiale potenza delle armi a raggi ustori, nell'indifferente crudeltà di uno Sleath, e ancora nella misteriosa sparizione di Crysallin e nelle ombre paurose che accerchiano la Fortezza dei Druidi, così si enunciano il sorgere, il durare di una delle più belle saghe fantasy mai concepite.

Con l'avventura estrema della luminosa Leofur, con la sua lotta all'ultimo sangue con il suo potente Padre, Terry Brooks ci consegna il terzo e ultimo libro dei "Difensori", lasciando all'immaginazione dei suoi lettori l'evoluzione di un'epopea che riserverà, a breve, un'altra sorpresa, già annunciata dal suo editore Del Rey di New York.

E chi ha detto che Terry Brooks è l'erede legittimo di J.R.R. Tolkien aveva ragione, ha detto una cosa giusta.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
eBook ISBN
9788852079689
Print ISBN
9788804674030

1

Nessuna sentinella della Federazione dedicò più di un’occhiata fuggevole al pellegrino dalle vesti grigie che avanzava tra le isolate torri di guardia ai margini della strada, diretto alla porta Est di Arishaig. Non uno dei soldati sulle torri stesse, che potevano vedere dall’alto tutti coloro che passavano, né uno di quelli appostati ai due lati della porta, armati e pronti a difendere la città in caso di minaccia, né tanto meno uno di quelli di pattuglia sulle mura che dominavano la via d’accesso, che avrebbero avuto modo di osservarlo meglio e più a lungo.
Non era degno della loro attenzione.
Portava indumenti laceri e macchiati di sudore e, sebbene camminasse con un passo abbastanza sicuro, aveva un’aria spossata che confermava il suo stato penoso. La gente lo superava agevolmente senza prestargli attenzione. Con il cappuccio calato sulla fronte era difficile scorgere il suo viso, e comunque nessuno sembrava interessarsene. Era solo uno dei tanti visitatori della capitale della Federazione che andavano ad ammirare il più meraviglioso edificio costruito negli ultimi cinquant’anni nelle Terre del Sud.
In realtà, l’intera città di Arishaig lasciava spesso sbalorditi gli uomini e le donne delle Quattro Terre. Ricostruita dopo che i demoni del Divieto l’avevano ridotta in cenere, era decisamente impressionante: una fortezza in grado di resistere a qualsiasi attacco, che gli assalitori fossero demoni, draghi o creature ancora più temibili. Le sue mura si ergevano per centinaia di piedi ed erano più spesse di una formazione compatta di scudi e picche. La merlatura era costellata di cannoni a raggi ustori e di catapulte, tutti carichi e pronti all’uso, montati su piattaforme girevoli che permettevano di indirizzare i colpi in maniera accurata e su un ampio raggio. In ognuno dei quattro angoli della città c’erano aeronavi su piattaforme di atterraggio sopraelevate, con navette, skiff e altri vascelli rapidi utilizzabili dai membri del Primo intervento, la squadra formata anni prima con lo scopo di fungere da linea difensiva iniziale.
Alla cinta esterna se ne aggiungeva una interna dentro la quale viveva e lavorava pressoché tutta la popolazione, tranne coloro che prestavano la loro opera nelle fattorie periferiche. Arishaig contava ormai cinque milioni di abitanti, a detta di qualcuno anche di più. Persino l’esercito della Federazione era in gran parte alloggiato e addestrato al riparo delle mura. Esattamente al centro della città svettava la Torre della Fenice, simbolo della capitale risorta dalle ceneri della precedente, i cui oltre trenta piani si innalzavano fino alle nuvole. La occupava il Consiglio di Coalizione. Gli uffici governativi, le zone residenziali, i centri di guarigione e di addestramento e i magazzini per le scorte di cibo formavano un complesso che si estendeva per più di un miglio quadrato.
Tutto questo attendeva il viaggiatore vestito di grigio, ma lui teneva gli occhi puntati sulla strada davanti a sé. Sapeva già cosa c’era all’interno. Non era la prima volta che ci andava.
Un movimento repentino in cielo, accompagnato dal boato dei cristalli di diapso che scaricavano la loro potenza nelle valvole di Parse, attirò la sua attenzione e per un attimo lo indusse a rallentare. Sopra la sua testa rombarono le Vampe Spettrali, le aeronavi più rapide che ci fossero; mentre passavano come lampi, sembravano poco più che ombre nere. Tutti gli occhi si sollevarono, e anche il pellegrino dalla veste grigia indugiò.
Lo fece solo perché non voleva attirare l’attenzione muovendosi mentre gli altri erano fermi.
Alle porte della città si mise in fila in attesa di ricevere il permesso di entrare. Ignorò le persone che si affollavano davanti a lui. “Pazienza in ogni cosa” rammentò a se stesso. Quando fu il suo turno, si avvicinò quasi con riluttanza, con le vesti che strisciavano per terra e la testa china.
I soldati che presidiavano le porte gli rivolsero solo un rapido sguardo. «Nome?» chiese uno di loro.
«Raushka» rispose lui con una voce esausta quanto il suo aspetto.
«Provenienza?»
«Sono di Sterne.»
«Motivo della visita?»
Un attimo di esitazione. «Ho bisogno di assistenza medica.»
A quelle parole il soldato alzò lo sguardo. «Di che tipo?»
«Chirurgica, per riparare la pelle danneggiata dal fuoco. Ho bisogno di una ricostruzione.»
Si avvicinò un altro soldato, ed entrambi lo scrutarono con aria interrogativa.
«Che parte del corpo ti sei bruciato?» volle sapere il nuovo arrivato.
«La faccia.»
I due si scambiarono un’occhiata. «Fammi vedere» lo sollecitò il primo.
Il pellegrino esitò. «Ve lo sconsiglio.»
«Amico, siamo soldati» disse il secondo. «Ciò che ci è capitato di vedere ti ridurrebbe le budella in gelatina. Lascia giudicare a noi che cosa siamo o non siamo in grado di sopportare.»
Un lungo silenzio. «Come volete.»
Quando sollevò leggermente il capo e tirò indietro il cappuccio, le facce dei soldati divennero cineree. La gente lì attorno trasalì e indietreggiò. Una donna si girò, in preda ai conati. Il pellegrino rimase in piedi immobile, con il viso e la testa esposti agli sguardi, puntando gli occhi o, meglio, l’unico occhio che gli restava sull’uomo che sosteneva di avere già visto il peggio.
«Basta così» disse il soldato, sgomento. «Copriti.»
Il pellegrino lo accontentò, assumendo di nuovo una postura un po’ incurvata per nascondere il volto all’ombra del cappuccio.
L’altro fece un respiro profondo e, senza nemmeno consultare il suo compagno, disse: «Se qui c’è una cura per te, dev’essere qualcosa di cui non ho mai sentito parlare. Ora vai e trovala se puoi».
Il pellegrino oltrepassò le porte per mischiarsi alla calca che affollava le strade. Si lasciò alle spalle borbottii ed esclamazioni, imprecazioni e scongiuri. Chiunque lo aveva visto era rimasto sconvolto.
Esattamente come lui aveva programmato.
Quando un’ora dopo l’uscio della bottega si aprì e l’anziano proprietario, che era solo all’interno, vide entrare il pellegrino, alzò un attimo gli occhi come avevano fatto i soldati ma, a differenza loro, si fece subito più interessato. L’uomo che aveva davanti non era chi sembrava, lui lo aveva capito subito. Il lavoro del vecchio consisteva nel trattare con persone specializzate in raggiri e inganni, e il pellegrino era una di quelle; grazie all’istinto, affinato da migliaia di incontri simili, non si fece cogliere con la guardia abbassata.
Il mostro dalla veste grigia si avvicinò al bancone e si arrestò. Non alzò lo sguardo. Non espose il viso alla luce. «Hai ciò che ho ordinato?»
«Sì» rispose il vecchio. «Vuoi che te lo dia subito?»
«Tra un momento. Dimmi, gli affari sono incrementati da quando te ne sei andato da Sterne? Le cose vanno meglio qui ad Arishaig?» Poteva sembrare una domanda innocua, ma nessuna richiesta di quell’uomo lo era.
«Sono soddisfatto.»
«Traffichi in merci straordinarie. Dev’essere più facile trovarle in una città così grande.»
«Sì, infatti.»
«E ricordi che sono stato io a mandarti qui? Io a dirti di andartene da Sterne prima degli incresciosi eventi in cui è stato implicato il Fendente rosso? Te lo ricordi?»
«Sarebbe difficile dimenticarlo. E te ne sarò per sempre grato.»
«Le opportunità abbondano?»
«Sì.»
«Ma dove ci sono più opportunità ci sono anche maggiori tentazioni. In talune circostanze si commettono azioni che solo poco prima sembravano inconcepibili. Una considerevole fortuna non vale forse un piccolo tradimento?»
Il vecchio si raggelò. «Una considerevole fortuna serve a poco quando si è morti. È molto meglio essere leali con le persone che sono state leali con te.»
Il pellegrino rise. «Mi aspettavo che avresti risposto così.»
«Hai qualche motivo per pensare che io ti abbia ingannato?»
«Nessuno. L’ho chiesto soltanto per rassicurarmi. Se tu dovessi mentire, te lo leggerei negli occhi. Perché non mi mostri ciò che hai in serbo per me?»
Il vecchio condusse il pellegrino nel retro. La bottega era molto simile a quella che aveva gestito a Sterne: piccola, angusta e disordinata, straripante di oggetti di ogni genere di cui solo lui conosceva l’ubicazione e lo scopo. Il suo lavoro consisteva principalmente nel procurare ai clienti informazioni e permessi d’accesso, ma ogni tanto ai migliori forniva anche merci. L’aveva fatto per quell’uomo, per quel mostro.
Il magazzino sul retro era talmente ingombro di scatole e di casse da non lasciare quasi spazio per muoversi. Il vecchio fece scattare un gancio a molla sulla parete, nascosto dietro una cassa, e tirò fuori degli indumenti appesi in una nicchia.
«Puoi provarli qui se lo desideri» propose.
Il pellegrino sollevò la testa quanto bastava per mostrare i suoi lineamenti contorti.
L’altro rabbrividì, senza però far trasparire il suo orrore. «Un travestimento fantasioso» riuscì a dire.
Una risatina. «Non lo chiamerei travestimento. È più una riorganizzazione di carne, sangue e ossa ottenuta grazie a un accurato utilizzo della magia. Volevo avere un determinato aspetto e sono riuscito a ottenerlo. Non c’è pericolo che mi riconoscano.»
Il bottegaio si inchinò in segno di apprezzamento. «Molto abile.»
«Mi servono un catino di acqua calda, asciugamani e uno specchio.» La faccia del pellegrino risprofondò nell’ombra del cappuccio. «Me li puoi procurare?»
Il vecchio fece un cenno con il capo. «Il mio appartamento è qui accanto. Vieni.»
Uscirono. Il vecchio chiuse a chiave la bottega e si infilò in un androne una decina di passi più in là. Una scala li condusse a un corridoio. L’appartamento era il secondo a sinistra; l’uomo girò la chiave nella serratura ed entrarono. Stava per richiudere la porta quando il pellegrino lo fermò.
«Torna alla bottega e aspettami lì. Lasciami la chiave di queste stanze. Quando avrò finito chiuderò e prima di andarmene te la ridarò.»
Il vecchio si inchinò e fece come gli era stato ordinato. Non aveva altra scelta. Uscì di casa, ridiscese le scale e tornò in negozio. Armeggiò qualche minuto con il gancio per chiudere il nascondiglio nella stanza sul retro e rimise la cassa al suo posto. Poi attese, calcolando il prezzo dei suoi servigi mentre osservava l’orologio sulla parete che ticchettava, le lancette che si muovevano lentamente verso la nuova ora. Sebbene non avesse paura di quell’uomo, ne diffidava. Non l’avrebbe mai tradito, ma se l’altro avesse avuto anche solo un sospetto sul suo conto lo avrebbe ucciso. Una persona simile era imprevedibile. Quando l’affare si fosse concluso, sarebbe stato più tranquillo.
Non dovette attendere a lungo. Una trentina di minuti dopo la porta della bottega si aprì e la persona che entrò indossava una veste nera di buona qualità, con ricami argentati sui bordi delle maniche. Sul petto, sopra il cuore, era cucito l’Eilt Druin, uno stemma ben noto nelle Quattro Terre. Rappresentava una mano che reggeva una torcia accesa e ornava le vesti di tutti i membri del Quarto Ordine dei Druidi.
La faccia del pellegrino era completamente cambiata. Il bottegaio non la riconobbe e pensò che sarebbe stato meglio dimenticarla subito se non voleva portarne il ricordo nella tomba.
«Eccellenza» disse. «Sono sempre al tuo servizio.»
L’altro non rispose e si limitò a restituirgli la chiave dell’appartamento. Il vecchio la prese e se la mise in tasca.
Poi l’uomo che fingeva di essere un druido gli porse una manciata di crediti, un compenso molto superiore a quanto il negoziante si fosse aspettato. «Non dimenticare che io sono generoso con chi mi s...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. LA FIGLIA DELLO STREGONE
  4. 1
  5. 2
  6. 3
  7. 4
  8. 5
  9. 6
  10. 7
  11. 8
  12. 9
  13. 10
  14. 11
  15. 12
  16. 13
  17. 14
  18. 15
  19. 16
  20. 17
  21. 18
  22. 19
  23. 20
  24. 21
  25. 22
  26. 23
  27. 24
  28. 25
  29. 26
  30. 27
  31. 28
  32. 29
  33. 30
  34. 31
  35. 32
  36. Copyright