Il mondo da quaggiù
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Il mondo da quaggiù

  1. 312 pagine
  2. Italian
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Informazioni su questo libro

«Holly Goldberg sa creare personaggi assolutamente deliziosi, affrontando temi importanti con umorismo e tenerezza.» «Dolce e incoraggiante... Il modo in cui Julia accetta le proprie difficoltà è motivo d'ispirazione per il lettore e la gioia che prova nella sua incursione nel mondo del teatro è irresistibile.» «Dolce e incoraggiante... Il modo in cui Julia accetta le proprie difficoltà è motivo d'ispirazione per il lettore e la gioia che prova nella sua incursione nel mondo del teatro è irresistibile.» «La voce autentica di una ragazzina che parla di argomenti fondamentali, fra cui il dolore della perdita e l'identità personale, con un tono incantevole e allegro.»

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
eBook ISBN
9788852080456
Print ISBN
9788804676386

Diciannove

All’inizio penso che sarò l’unica a spiegare al regista la faccenda del nuovo membro settantaseienne del cast.
Ma mi stanno solo prendendo in giro. Andremo a trovare Shawn Barr insieme, in macchina.
Una cosa molto, ma molto più eccitante che andare a trovare la signora Chang! In pratica sto andando in gita con due adulti. Ma non posso farlo senza permesso.
Torniamo a casa mia, così posso dire alla mamma dove vado. La trovo al telefono, tutta presa dalle “rocce ornamentali” e dalle “piante che prosperano nei climi aridi”. Annuisce quando le metto un foglio di carta di fronte che dice:
Vado con i miei amici Olive e Gianni a trovare il regista. Ti aggiorno per telefono.
Credo sinceramente che avrebbe avuto la stessa reazione se ci avessi scritto:
Vado al Polo Nord. Torno per cena.
Immagino che Randy potrebbe venire con me, ma sta guardando un vecchio film di pirati in bianco e nero alla TV, e non voglio disturbarlo.
E poi, voglio essere l’unica ragazzina in questa avventura.
Mi ricordo di sfilarmi il tovagliolo dal calzino, lo lancio sul mio letto e corro fuori.
Gianni e Olive stanno chiacchierando beatamente quando arrivo vicino al furgone. Gianni ha acceso la radio, e Olive sta raccontando una storia che comprende uno skateboard, un pappagallo e una torta meringata al limone. Mi spiace essermela persa, perché Gianni sembra molto divertito, e poi perché sono una grande fan della torta meringata al limone.
Salgo sul sedile davanti, e Olive scorre un po’ di lato per farmi posto, avvicinandosi di più a Gianni. Non c’era davvero bisogno di spostarsi tanto. Secondo me voleva solo appoggiarsi a lui. Ci riesce e nel contempo riesce pure a tenersi la borsa sotto il sedere, per sembrare più alta. Sono molto colpita da questa abilità ma non dico nulla.
Gianni chiede: «Baby, allora puoi venire?».
«Sì» dico io. «Mia madre sta facendo l’inventario. La fine del mese non è facile quando sei la responsabile degli ordini dei lastricati da giardino.»
Gianni apprezza la risposta, perché dice: «Sei più saggia della tua età».
A questo punto Olive fa una voce buffa, fingendo di parlare in un microfono. «Siete pregati di assicurarvi che la cintura di sicurezza sia bene allacciata in vita.»
Sembra un’assistente di volo. Sto al gioco e rispondo: «Cintura di sicurezza allacciata e tavolino chiuso». Ho preso l’aereo l’anno scorso per una riunione di famiglia da zia Viv, a Salt Lake City. È stata una delusione quando ho scoperto che non c’era anche una Pepper Lake City nelle vicinanze.
Gianni adesso è il nostro pilota, e dice: «Pronti per il decollo!».
Poi pigia sul gas, ma più del normale, perché partiamo a razzo. Non è pericoloso, però sono contenta che la mamma sia al telefono e non sulla porta.
Poco dopo Gianni alza il volume della radio al massimo. Non conosco la canzone, ma non ci vuole molto a imparare il ritornello. Sono tre parole in tutto, ripetute quattro volte.
Rimango sempre molto stupita di come una canzone semplicissima possa diventare di grande ispirazione. I miei genitori ne ascoltano spesso una piuttosto vecchia che si intitola Let It Be. Credo che li calmi.
Chissà se nella vita ci sono altre cose come questa.
Forse il segreto è che le Grandi Idee sono Piccole Idee ma dette in Grandi Modi?
Me ne starei a riflettere su questa teoria più a lungo, ma non è possibile perché stiamo tutti e tre cantando a squarciagola il ritornello della canzone e non voglio ingombrarmi la testa di troppe cose. Mi sto proprio divertendo.
Intravedo Olive da un angolino dello specchietto retrovisore, e non credo di avere mai visto una persona così felice.
La canzone è finita, perciò spegniamo la radio per continuare a cantare. Non è stato difficile impararla perché il testo è facilissimo. Quando parcheggiamo di fronte a un motel in Eleventh Street, però, ha già cominciato a stancarci.
Sono passata davanti a questo posto forse un milione di volte, ma non l’avevo mai notato fino a questo istante. Fuori c’è un’insegna di legno giallo, con delle lettere di ceramica grigie che dicono MOTEL BAIA.
Interessante, perché non c’è acqua da queste parti. Siamo a cento chilometri dalla costa, e la nostra città ha un fiume e un lago artificiale, ma nessuna baia. Perciò forse si tratta di un tipo di baia diverso.
Tipo il cognome di qualcuno?
Una volta conoscevo una bibliotecaria che si chiamava Susan Baia. Era molto simpatica.
O forse è un tipo di cavallo? Mi pare che esistano i cavalli bai, perciò forse è di questo che si tratta. Di una cavalla baia.
Io ho paura dei cavalli perché la mamma mi ha raccontato che quando lei era piccola la sua amica Dee Dee Addison si è presa un calcio in testa da uno stallone imbizzarrito.
Dico: «Il Motel Baia? È qui che sta Shawn Barr?».
Mi sa che si sono accorti che sono un po’ delusa dalla voce, perché Gianni dice: «È un motel residenziale. Ci hanno messi tutti qui».
La prima cosa che penso è: perché, i motel non sono tutti residenziali? Non sono fatti per viverci?
Ma non lo chiedo perché sono troppo occupata a guardarmi attorno.
Il Motel Baia è piccolo ed è a forma di n minuscola. Ha solo due piani, con stanze sia sopra che sotto. C’è una piscina rotonda al centro del cortile. La piscina è verde, e non so se è una cosa voluta o se è così perché nessuno ha pulito i filtri o strofinato le pareti. Ma quando mi avvicino, mi accorgo che è ricoperta di minuscoli tasselli di vetro color smeraldo. Scintillano anche un po’. È una piscina fantastica.
I ragazzini adorano le piscine. Non riesco a impedirmi di fissare l’acqua troppo a lungo. Cerco di agganciare Olive, ma a lei non interessano gli impianti di nuoto. Sta studiando il motel. Dice: «Ha tutto il fascino del modernariato anni Cinquanta».
I miei genitori forse saprebbero di cosa sta parlando. Io non ne ho la minima idea.
Gli anni Cinquanta sono un sacco di tempo fa, e forse questo posto è stato costruito allora. Annuisco al fascino del modernariato. Ma non vedo un distributore di lattine e nemmeno dei giochi da piscina. E non c’è nemmeno gente.
Però sento il suono di un televisore acceso da qualche parte e il rumore di un aspirapolvere.
C’è un piccolo ufficio sul davanti, ma senza nessuno dentro. Accanto c’è una stanza lavanderia, con una lavatrice e un’asciugatrice. L’asciugatrice è accesa, e c’è una gran pila di panni poggiata su un tavolino lungo. Non sono piegati. Vedo le mutande di qualcuno in mezzo al mucchio. Imbarazzante.
A casa nostra, quando tiri fuori le cose dall’asciugatrice devi pure piegarle. Ecco perché me ne tengo sempre alla larga.
Sono stata nei motel solo con la mia famiglia, e quelli in cui abbiamo trascorso la notte avevano dei lunghi corridoi con la moquette e le macchine per il ghiaccio su ogni piano. Erano dei posti grandi con un sacco di parcheggio e banconi della reception con gli impiegati al computer. C’era la musica nell’atrio e degli espositori pieni di mappe e opuscoli di cose da fare nella zona.
Gianni attraversa il cortile spedito. È un cortile fatto di mattoni, ma non del genere a cui sono abituata. Questi non sono rossi. Sono color mostarda e messi di sbieco. Interessante.
Gianni si ferma davanti alla porta della stanza numero 7 e bussa.
Non risponde nessuno, così ci riprova, solo più forte. La voce di Shawn Barr grida: «Chi è?».
«Gianni. E ci sono Olive e Baby con me.»
A un tratto vorrei che avesse detto Julia. Sarei più uguale agli altri.
Sentiamo la voce di Shawn Barr. «Perché le hai portate qui?»
Sembra stanco e non molto amichevole. Immagino che non abbia capito che siamo qui fuori e possiamo sentirlo.
Gianni ci guarda e si stringe nelle spalle. Parla di nuovo con la porta chiusa. «Possiamo entrare? Abbiamo visto la costumista e dobbiamo parlarti.»
Shawn Barr dice qualcosa, ma non capisco. Sono un sacco di parole tutte quante insieme. Alla fine, sentiamo: «È aperto».
Gianni gira lentamente la maniglia e spinge la porta.
La stanza di Shawn Barr ha una fila di piccole finestre, e sono rotonde, come su una nave. Subito decido che voglio una finestra rotonda nella mia stanza. Ti costringe a guardare fuori con più concentrazione.
I miei occhi si spostano dalle finestre all’interno della stanza, e la prima cosa che noto sono i libri. Ne ha delle pile intere.
Sono contenta che Shawn Barr sia un lettore, perché nonna Muffola dice che si può capire se una persona è interessante dalle copertine che ha. E non intende quelle di lana.
Anch’io ho dei libri nella mia stanza, ma per la maggior parte non li ho letti. Me li hanno regalati. Perciò forse non sono una persona molto interessante ma qualcuno che ha dei genitori interessanti e una nonna gentile che ha grandi speranze per il mio futuro.
Shawn Barr non vive nemmeno in questa città, ma ha pile di libri con la copertina rigida e di opere teatrali, o almeno, io penso che siano opere teatrali perché sono molto più sottili. Su un lato della stanza c’è una stretta scri...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Uno
  4. Due
  5. Tre
  6. Quattro
  7. Cinque
  8. Sei
  9. Sette
  10. Otto
  11. Nove
  12. Dieci
  13. Undici
  14. Dodici
  15. Tredici
  16. Quattordici
  17. Quindici
  18. Sedici
  19. Diciassette
  20. Diciotto
  21. Diciannove
  22. Venti
  23. Ventuno
  24. Ventidue
  25. Ventitré
  26. Ventiquattro
  27. Venticinque
  28. Ventisei
  29. Ventisette
  30. Ventotto
  31. Ventinove
  32. Trenta
  33. Ringraziamenti
  34. Copyright