NBA - Non Basta l'Altezza
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NBA - Non Basta l'Altezza

Io, il Basket e l'America

  1. 152 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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NBA - Non Basta l'Altezza

Io, il Basket e l'America

Informazioni su questo libro

"Non c'è alcun torneo al mondo che possa essere paragonato all'NBA. Forse nemmeno le Olimpiadi, escluso ovviamente il basket giocato da Team Usa. Ora che l'ho conosciuta da dentro, posso affermarlo tranquillamente: l'organizzazione è formidabile; la promozione del brand, delle partite e dei giocatori è incredibile; il livello tecnico è sovrumano." Danilo Gallinari è riuscito a coronare il suo sogno di ragazzo: diventare un cestista professionista e giocare nel torneo che non ha eguali: la leggendaria NBA.

Guidato dalle domande dei fan raccolte dalla piattaforma digitale eFanswer, il Gallo ripercorre la sua carriera già formidabile raccontando da protagonista come rimbalza la palla a spicchi americana: "Siamo messi nelle condizioni migliori per esprimere il nostro potenziale, quando scendiamo in campo ogni aspetto della nostra vita extra-parquet è già stato risolto, e nel migliore dei modi: dobbiamo solo allenarci, giocare e dare il massimo per la squadra". E anche che effetto fanno, gomito a gomito, fenomeni assoluti come LeBron James, Stephen Curry e Kobe Bryant: "La competizione è il vero stimolo per ogni giocatore: guardarli fa scattare dentro di me la voglia di saltare di più, correre di più, tirare meglio. Il confronto ti può avvilire o ti può spingere a migliorare: a me fa il secondo effetto".

L'autore è legatissimo all'Italia, alla Nazionale azzurra ("L'esclusione al pre-Olimpico di Torino è una delle sconfitte più brucianti della mia carriera") e alla sua famiglia, a cui deve valori e sostegno illimitato. Non Basta l'Altezza rinfresca anche i suoi ricordi di bambino innamorato da subito del basket ("La pallacanestro, infatti, è sempre stata un pensiero fisso per me. Una grande passione. Ricordo che quando ero piccolo guardavo per ore le videocassette di Michael Jordan, il mio idolo indiscusso, e cercavo di ripetere le sue mosse") e che poi attraverso la trafila classica riesce a diventare uno degli atleti italiani più forti di sempre.

Un libro diretto, appassionante, pieno di aneddoti sul basket che conta e con una stimolante lente di ingrandimento sui "Black Jesus" che incendiano l'entusiasmo nei palazzetti americani e nelle tv di tutto il mondo.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
eBook ISBN
9788852079887
Print ISBN
9788804668831
Qual è il campionato europeo che più si avvicina alla qualità dell’Nba?
Cosa pensi del trasferimento di Kevin Durant dagli Oklahoma Thunder a Golden State?
Cosa pensi della favola di LeBron James che è riuscito a vincere nella “sua” Cleveland?
Ci può essere qualche rivelazione nel campionato Nba di quest’anno?
Cosa ha rappresentato Tim Duncan per l’Nba?
È più difficile giocare una partita con la Nazionale in un Preolimpico o una partita di playoff Nba?
Chi è il tuo compagno di squadra più divertente?
Che atmosfera si respira durante i playoff Nba?
Qual è l’obiettivo statistico che ti sei prefissato per la stagione?
A livello di gioco, che sensazioni ti ha dato tornare a Milano per il lockout Nba del 2011? Ti è sembrato più facile dopo gli anni passati negli Stati Uniti?
Secondo te qual è il quintetto più forte di tutti i tempi?
Qual è la più bella partita che hai visto?
Mi dici tre cose positive e tre negative dell’Nba?
L’Nba è forse uno dei brand più forti a livello mondiale, cosa ne pensi a riguardo?
David Stern ha cambiato profondamente la lega, facendola diventare internazionale; ora con Adam Silver la situazione come è?
Si sente dire spesso: “Non è più l’Nba dei nostri padri”, e in effetti adesso ci sono molte squadre con un’altissima percentuale di non americani (Spurs su tutte). Che cosa ne pensi? Credi sia un bene per il gioco?
Se fossi il capo degli alieni di Space Jam, e potessi scegliere cinque giocatori attuali a cui rubare un fondamentale, chi sceglieresti?
A livello mediatico, secondo te LeBron è all’altezza di Jordan ai tempi di Space Jam?
Come è stato il passaggio dall’Italia agli Stati Uniti?
Che differenza c’è tra i primi tempi in cui hai messo piede su un parquet americano e oggi?
Che sensazioni hai provato la prima volta che ti sei visto davanti uno di quei campioni assoluti e cosa provi oggi ad affrontarne uno?
Sceglieresti tre parole per descrivere il tuo debutto in Nba?
Quali sono le principali differenze tra il basket europeo e quello statunitense?
In termini di valore assoluto, quanti giocatori più forti di te ci sono in Nba?
Dopo tutti questi anni di Nba, puoi toglierti qualche sassolino dalla scarpa?
Hai mai avuto il timore di non essere all’altezza?
Cosa hai pensato durante il viaggio in aereo che ti ha portato per la prima volta in America?
Quando hai pensato per la prima volta: “Ma dai, alla fine non sono poi così tanto più forti questi americani”?
L’Nba da qualche anno sta subendo un profondo cambiamento dal punto di vista del gioco: Golden State ne è la prova, con Draymond Green che gioca da 5 pur essendo alto “solo” due metri, e con altri quattro “piccoli” a suo fianco. Cosa ne pensi? Ti vedi giocare da 5?
Che cosa rappresenta per te Kobe Bryant?
Hai un aneddoto particolare che riguarda te e Bryant?
Qual è il tuo quintetto ideale con te in campo?
Chi sono i compagni più pazzi che hai avuto in carriera?
Qual è la cosa più folle che hai visto fare a Chris Andersen, “Birdman”?
Chris Andersen ti ha mai portato dal suo barbiere?
Credi che la pallacanestro europea sia sufficiente per arrivare in Nba o che sia meglio andare in America già al college, come stanno facendo molti?
Consiglieresti a un adolescente un anno scolastico in un college americano, per imparare la lingua e migliorare il suo basket?
Secondo te è giusto che in Nba vengano dati stipendi così alti?
Ti piacerebbe diventare un “personaggio” anche fuori dal campo?
Non c’è alcun torneo al mondo che possa essere paragonato all’Nba. Forse nemmeno le Olimpiadi, escluso ovviamente il basket giocato da Team Usa. Ora che l’ho conosciuta da dentro, posso affermarlo tranquillamente: l’organizzazione è formidabile; la promozione del brand, delle partite e dei giocatori è incredibile; il livello tecnico è sovrumano. I ritmi poi sono altissimi: in pratica giochiamo ogni due giorni, e quasi non abbiamo nemmeno il tempo per allenarci. Ma vi assicuro che chi ci vive dentro si sente un privilegiato.
Se devo citare tre aspetti positivi dell’Nba, penso all’organizzazione, alla solidità economica e alla bellezza degli impianti sportivi. Quelli negativi invece sono: il fatto che ci siano tantissime partite concentrate in breve tempo, lo stress fisico e i troppi viaggi. Non che il campionato italiano sia necessariamente peggio dell’Nba, esistono vantaggi e svantaggi. Ma credo che in Italia manchi un progetto di crescita globale del movimento che vada al di là delle esigenze delle singole società. L’Nba, invece, è una macchina da soldi. Ma se un giocatore vuole cercare di entrare nel circuito deve fare sacrifici sin da bambino: quando gli altri escono a divertirsi tu sei ad allenarti, la sera vai a letto presto, e ti concedi pochi sgarri. E fai tutto questo senza nemmeno essere sicuro che un giorno ci arriverai, in Nba.
Quando sei un rookie, penso sia normale pagare un po’ l’inesperienza. Sicuramente bisogna adattarsi in fretta a uno stile di vita molto diverso, e anche per me c’è stato un periodo che potrei definire di “adattamento”. Da sportivo professionista, la differenza principale che ho notato tra l’Nba e il campionato italiano è la straordinaria struttura americana. Per quanto riguarda il basket, gli Stati Uniti rappresentano il meglio al quale un atleta possa ambire, sia come competitività della lega sia come gestione. Tutti noi siamo messi nelle condizioni migliori per esprimere il nostro potenziale, quando scendiamo in campo ogni aspetto della nostra vita extra-parquet è già stato risolto, e nel migliore dei modi: dobbiamo solo allenarci, giocare e dare il massimo per la squadra. I ritmi stressanti del basket americano sono infatti compensati dalla grandissima organizzazione sulla quale ogni squadra Nba può contare. Dagli aerei privati agli hotel con palestre attrezzate alla perfezione, è un altro mondo rispetto all’Italia. È un sistema nel quale è molto più semplice fare il giocatore professionista.
Nonostante tutta questa impostazione, però, possiamo gestire la nostra vita privata. Finiti gli allenamenti o le partite, siamo autonomi. Non ci sono orari di rientro serale da rispettare, non devi pranzare o cenare insieme al gruppo, tutto dipende da te e, in questo modo, vieni responsabilizzato al massimo. E questa è un’altra differenza rispetto all’Italia: da noi si tende a condizionare di più il giocatore nella sua vita privata.
Per chi arriva dall’Italia, poi, c’è subito lo “shock da spogliatoi”. Nell’Nba sono bellissimi, con televisori sparsi un po’ ovunque e con qualsiasi cosa ti possa servire. Nel nostro abbiamo addirittura una poltrona da barbiere perché ogni quindici giorni viene un parrucchiere, che è a nostra disposizione. Ma anche per quanto riguarda i palazzetti, la situazione è la stessa: il pubblico trova bar e ristoranti dappertutto, oltre ai negozietti per il merchandising. E poi tutte le arene hanno dei megaschermi centrali bellissimi. Il nostro a Denver è il più nuovo e bello di tutta l’Nba, ma anche quelli storici di Los Angeles e Boston sono affascinanti. Dopo nove anni in America, però, devo ammettere che tutte le arene un po’ mi sembrano uguali.
Nell’Nba ci sono atleti incredibili. Ogni sera mi trovo davanti a giocatori che saltano e corrono più di me. A livello atletico, negli Stati Uniti, ci sono veri e propri “scherzi della natura”. Ma la competizione è il vero stimolo per ogni giocatore: guardarli fa scattare dentro di me la voglia di saltare di più, correre di più, tirare meglio. Il confronto ti può avvilire o ti può spingere a migliorare: a me fa il secondo effetto.
Un altro aspetto che mi piace dell’Nba è che è una lega in continua evoluzione, esattamente come se fosse un’azienda che cerca di migliorare continuamente il proprio prodotto per venderlo al meglio. E un po’ è proprio così: qui si vendono sogni, vittorie, leggenda. Ma vendere sogni comporta anche grandi responsabilità sulle spalle dei giocatori: facciamo tutti parte di un grande business, ognuno di noi sa che a ogni partita vengono ventimila persone a vederti che vogliono divertirsi. Vincere o perdere non è così importante come in Europa: hai meno pressione per il risultato, ma molta di più per quanto riguarda lo spettacolo. Poi è evidente che tutti vogliono vincere, e questa cosa si vede nei minuti finali delle partite e, soprattutto, nei playoff.
Quando iniziano i playoff, infatti, c’è un netto cambio di clima: l’atmosfera diventa incredibile, i tifosi caldissimi. Il livello di tensione è talmente alto che si respira nell’aria. Sono tutti molto carichi anche per strada, dall’inizio della giornata fino al momento della partita. Io, come persona, però, sono sempre molto tranquillo, e la mia “routine” pre-partita mi aiuta a sciogliere la tensione.
Non so quante altre leghe perseguano lo stesso obiettivo dell’Nba, quello di divertire il pubblico. L’ex presidente David Stern ha lavorato moltissimo per rendere il prodotto-Nba appetibile a una platea internazionale. Ora lo scettro è in mano a Adam Silver, che in precedenza è stato il suo braccio destro, quindi mi aspetto ulteriori passi avanti, ma sempre nella medesima direzione.
Forse anche in Italia si dovrebbe spostare l’attenzione del tifoso dal risultato allo spettacolo. In questa maniera eviteremmo alcuni episodi di tifo violento che si sono visti ultimamente. Se foss...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. NBA Non Basta l’Altezza
  4. N come NBA
  5. A come AMICI E AMORE
  6. B come BASKET
  7. C come CUORE ITALIANO
  8. D come DELUSIONI
  9. F come FAMIGLIA
  10. I come INFORTUNI
  11. M come MICHAEL JORDAN
  12. P come POLITICA
  13. S come SACRIFICIO
  14. T come TEMPO LIBERO
  15. Inserto fotografico
  16. Copyright