Il peccato e l'inganno
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Il peccato e l'inganno

  1. 364 pagine
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Il peccato e l'inganno

Informazioni su questo libro

Una leggera scia di profumo emanata da un cadavere. O l'impercettibile sentore di pulito che accompagna una donna, l'affascinante odore della carta in una biblioteca…

Dettagli insignificanti per i più, ma indizi decisivi per monsignor Attilio Verzi, dotato di un olfatto straordinario. Tanto fuori del comune dall'avergli attirato qualche accusa di rapporti col demonio. Del resto nelle due indagini presenti in questo volume la scena dei crimini è la Roma del 1846: sullo sfondo, le lotte di potere per il controllo del papato.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
Print ISBN
9788804677451
eBook ISBN
9788852080982

L’ODORE DELL’INGANNO

1

Roma, domenica 23 agosto 1846. Tardo pomeriggio

Inganno.
Monsignor Attilio Verzi pensava spesso al significato profondo dell’inganno. Al significato profondo, ma anche a quello superficiale, al suono di una parola che già solo a pensarla lasciava una scia di malessere. “Ci sono parole cattive” si chiese “come ci sono odori fastidiosi?”
Non poté immergersi completamente in quel percorso di pensieri che trovava affascinante, perché il volto serio di Odoardo Palmigiani, il conte Palmigiani, come aveva precisato con un tono pomposo della voce tartarea il nobile stesso, presentandosi, continuava a fissarlo nel modo altezzoso di molti uomini di potere.
Verzi strinse le labbra in un sorriso storto, accondiscendente. «Quindi la nostra non è una conversazione di piacere.» Condensò in quella che poteva suonare come una banale constatazione tutto il malumore che in quel momento doveva mettere da parte.
«Potrebbe essere anche questo, monsignore» riprese l’uomo, con un accenno di fastidio che si percepiva nel timbro basso, abituato al comando. «Non ho la pretesa di…»
«Conte» lo interruppe Verzi. Aveva già avuto modo di mettere alla prova la pazienza dell’interlocutore, mentre questi provava a spiegare le sue necessità, e sapeva dal fremito nervoso dell’occhio del nobile che questi ne risultava contrariato. Perseverò con gusto, quindi, irritato dalla boria di chi crede di poter piegare chiunque alle proprie priorità. «Conte…» riprese Attilio, con tono basso, scrutando la reazione nel viso di Odoardo Palmigiani «io non sono un uomo che potete comprare con le vostre ricchezze, immagino ve ne rendiate conto.»
Il conte ingoiò la risposta che gli era salita alle labbra, Verzi lo capì da come questi serrò la mascella. «Monsignore,» disse invece un attimo dopo, con maggiore calma e una nota falsamente quieta nella voce «non sono qui per comprare i vostri servigi, ma…» una pausa, forse studiata in precedenza, intuì Verzi «per chiedere il vostro aiuto.»
«Voi mi avete avvicinato con l’inganno, conte,» sottolineò Attilio per l’ennesima volta da che aveva scoperto le vere intenzioni dell’uomo «questo non…»
«C’è un’ottima ragione per questo, monsignore.»
Verzi lo fissò. Notò che l’uomo non si scusava mai, non in maniera diretta. Vezzi nobiliari, sospettò. Suo malgrado, sorrise. Odoardo Palmigiani sapeva di buono. La sua pelle emanava un profumo lieve e l’alito era addolcito da un tabacco delicato che Verzi giudicava gradevole. La serata era calda e l’uomo sudava copiosamente, ma manteneva una dignità molto fiera. Inspirò a fondo, Verzi, cercando anche solo una traccia stonata, senza trovarla. Gli odori, anche quello del sudore, restituivano l’idea di un uomo curato, un vero signore, rifletté.
Un vero signore che lo aveva avvicinato con l’inganno. Per un attimo dovette cacciare indietro altre sensazioni, quasi un’eco di momenti lontani, ma riuscì a non perdere la concentrazione.
Verzi si allontanò da Palmigiani, prendendo tempo, e lasciò vagare lo sguardo nella grande sala. Non era abituato a partecipare a feste come quella. Tutto troppo sontuoso, tutto troppo ricco, tutto troppo falso. Anche i sorrisi e i saluti. Quando aveva ricevuto l’invito della marchesa Alcini per la festa di fidanzamento della giovane figlia, solo il giorno prima, aveva pensato a un atto dovuto, verso uno nella sua posizione. Non mancavano cardinali e personalità di spicco. E così non aveva sospettato una macchinazione. L’Ufficio delle Inchieste lo metteva al centro degli interessi della città, dopotutto. Non ragionava mai in termini di “potere”, Verzi, ma tutti gli altri lo facevano, a partire da papa Pio IX.
Il conte Odoardo Palmigiani aveva scoperto le carte piuttosto in fretta. Un inganno, sì, durato appena un’ora, ma pur sempre un inganno.
«La marchesa non mi avrebbe mai invitato a questa… festa» commentò Verzi facendo scorrere lo sguardo su diversi capannelli di persone in abiti lussuosi e con sorrisi indossati per l’occorrenza.
Sentì i passi del conte alle sue spalle, quindi questi si fermò alla sua sinistra, comparendogli di fianco per osservare anche lui la sala. Sul fondo una piccola orchestra suonava accompagnando il ricevimento senza essere invadente.
«Alla marchesa Alcini ho fatto io stesso il vostro nome, suggerendo l’invito senza aggiungere spiegazioni. D’altronde, siete un uomo bene introdotto in certi ambienti, monsignore.»
«Non ho interesse per la buona fede della marchesa, Palmigiani. È il vostro intento che adesso mi preme conoscere. E le motivazioni di… tutto questo» aggiunse Verzi, indicando la sala in festa.
«Mi occorrono pochi minuti per spiegarvi ogni cosa, monsignore.»
Verzi sospirò. Aveva capito quasi subito che l’approccio di quell’uomo nascondeva qualcosa, e non gli aveva dato la possibilità di spiegare. Adesso sentiva di doversi scusare per il muro che aveva innalzato dinanzi a quella richiesta ancora inespressa. Ma l’atteggiamento dell’altro lo aveva indispettito. Era già costretto a piegare la testa troppe volte. Doverlo fare anche a quel modo, subendo l’arroganza di un nobile, lo aveva fatto reagire in maniera scomposta. Se ne rammaricò mentalmente, poi si girò verso l’altro, rivolgendogli un cenno col capo: «Ditemi pure, conte».
«Ho preferito parlarvi qui, perché la nostra discussione non apparisse quello che è, monsignore» ammise Palmigiani, tamponando la fronte con un fazzoletto ricamato.
Attilio annuì quasi distrattamente, ma l’atteggiamento misterioso del nobile lo aveva incuriosito. «Perché, conte, cos’è la nostra conversazione?»
«Una richiesta di aiuto, di collaborazione!»
«Proseguite, prego.»
«Dovete aiutarmi a ritrovare mia nipote, Verzi.»
Attilio osservò il nobile senza replicare.
E questi riprese: «Mia nipote Chiara Palmigiani è scomparsa da alcuni giorni, monsignore. Era qui a Roma per…».
«… un matrimonio combinato?»
«Proprio così» assentì Palmigiani. «Ne eravate al corrente, per caso?»
Attilio scosse il capo. «È la prima volta che sento nominare vostra nipote, conte. Ma le vicende familiari di voi… be’, non era difficile da intuire, mi creda. Ho la sensazione che metà dei vostri spostamenti dipendano da queste macchinazioni. Non amo la politica, ma ne conosco i meccanismi, ahimè.»
Il conte deglutì, si asciugò ancora la fronte e riprese. «Sta bene, ma… be’, mia nipote, Chiara, noi…»
«È scomparsa» lo aiutò Verzi. Era chiaro che per l’altro l’argomento non era facile da affrontare. Gente abituata ad avere tutto sotto controllo, immaginò.
«Da tre giorni non ne abbiamo notizia.»
«Chi è il giovane che deve sposare?»
«Palmiro Andreolli» rispose Palmigiani.
Verzi ci pensò un istante, quindi alzò le spalle. «Un signor nessuno, per me.»
«Forse però conoscete lo zio del ragazzo» fece il conte.
«Forse, se avete il piacere di…»
«Il cardinale Antimo Cordelli.»
Inganno.
Verzi rimase in silenzio tornando a pensare a quella parola. Ecco che adesso le sfumature trovavano una collocazione più precisa. Potere che si nasconde al potere.
«Un uomo molto vicino a Sua Santità» precisò Palmigiani, confermando i presagi di Verzi.
«E questo incontro serve a…?»
«La famiglia del cardinale ancora non sa che… be’, della sparizione. E se qualcuno mi avesse visto chiedere l’aiuto della Milizia o venire presso il vostro ufficio, avrei dovuto espormi troppo.»
«Vostra nipote è scomparsa da tre giorni, avete detto.»
«È così» ammise il conte.
«Non vi viene in mente che orchestrando questo incontro avete perso fin troppo tempo?»
«Monsignore,» replicò l’altro, recuperando nel tono la solita altezzosità «se mia nipote è… morta, un giorno o tre non farà la differenza. Se qualcuno la trattiene per motivi diversi, allora siamo ancora in tempo. Chi la trattiene, se la trattiene, avrà interesse a che resti incolume.»
«Mi pare di capire che il buon nome della famiglia viene prima della sorte della ragazza» commentò Verzi.
«Sentite, io…»
«Perché dovrei aiutarvi, conte?»
«Per il bene della ragazza e perché ve lo chiedo come cortesia personale, monsignore.»
Attilio osservò l’uomo.
Il bene della ragazza.
Cortesia personale.
Era un modo educato per celare una minaccia e un ordine oppure si trattava di una vera supplica?
«Vi prego, monsignore.»
Attilio quasi sobbalzò, strappato via dai dubbi da quel “vi prego” che non si sarebbe aspettato. «Conte…»
«Pensateci, almeno, prima di…»
«Sta bene, Palmigiani. Ma non lo faccio per cortesia, sia chiaro. Lo faccio perché ho il timore che possiate continuare a mettere l’interesse della famiglia davanti a quello per la ragazza. Non lo faccio perché voglio aiutarvi, conte, ma perché disprezzo quello che rappresentate.»
Il nobile si irrigidì e sembrò voler replicare, ma si trattenne.
Verzi sostenne il suo sguardo fino a che non capì che l’altro non avrebbe detto nulla, quindi annuì lentamente. «Avrò bisogno di sapere molte altre cose.»
«Tutto quello che sarà necessario» disse Palmigiani.
“Tutto quello che sarà necessario” rifletté Verzi. Un modo per dire “quello che io riterrò necessario”, ma lasciò correre. C’erano ancora troppe cose da chiarire, prima di scardinare con la forza la tenacia di un nobile tracotante.
«È importante che nessuno…»
«Nessuno saprà del mio interessamento verso vostra nipote, conte. Nessuno che possa mettere in pericolo la vita della ragazza, glielo garantisco. Se fosse il caso, nemmeno papa Pio IX.»
«Confido nel vostro buon animo, padre.»
«Adesso pretendo di sapere ogni cosa sulla giovane.»
Il conte Odoardo Palmigiani reagì a quelle parole irrigidendosi nuovamente. Pretendere. Verzi sorrise, consapevole di aver scelto le parole giuste per suscitare soggezione in quell’uomo.
«Usciamo in veranda» propose Palmigiani.
Verzi annuì e lo seguì a un passo. In quel momento si chiese se anche l’inganno avesse un odore.
...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il peccato e l’inganno
  4. L’ODORE DEL PECCATO
  5. Epilogo
  6. L’ODORE DELL’INGANNO
  7. Epilogo
  8. Nota dell’autore
  9. Ringraziamenti
  10. Copyright