La Luna è una severa maestra
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La Luna è una severa maestra

  1. 434 pagine
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La Luna è una severa maestra

Informazioni su questo libro

2075. Colonizzata da decenni, la Luna ospita diverse città sotterranee, i cui abitanti conducono una vita dura, sia per le avverse condizioni ambientali, sia per il dispotico dominio della Terra. Ma gli uomini che hanno attraversato lo spazio per aprire una nuova frontiera non sono disposti a tollerare un giogo sempre più opprimente e si organizza così un moto indipendentista...

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
eBook ISBN
9788852080630
Print ISBN
9788804665311
Libro primo

QUEL GRAN CERVELLONE

1

Leggo sulla «Lunaya Pravda» di oggi che il Consiglio comunale di Luna City ha approvato in prima lettura la legge che impone esame preventivo, licenza e ispezioni periodiche (e tasse) a chi vende alimentari entro la cerchia pressurizzata municipale. Leggo anche che stasera si terrà un grande raduno dei Figli della Rivoluzione.
Il mio vecchio mi ha insegnato due cose: “Fatti gli affari tuoi” e “Non fidarti mai”. La politica non mi ha mai tentato. Ma lunedì 13 maggio 2075 mi trovavo nella sala dei computer al Complesso, centrale operativa dell’Ente Lunare, e stavo visitando il capo computer Mike, mentre gli altri cervelli elettronici sussurravano tra loro. Mike non era il suo nome ufficiale, solo un nomignolo che gli avevo affibbiato io, prendendolo in prestito da Mycroft Holmes, il protagonista di un romanzo scritto dal dottor Watson prima che fondasse l’IBM. Questo personaggio per tutto il romanzo non faceva che star seduto a pensare… proprio come Mike. Mike era un gran cervellone. Il computer più acuto che si possa immaginare.
Non il più rapido, però. I Laboratori Bell di Buenos Aires, giù sulla Terra, hanno un cervellone dieci volte più piccolo di Mike ma in grado di risponderti quasi prima che tu gli abbia fatto la domanda. Ma è così importante ottenere una risposta nel giro di microsecondi anziché millisecondi, se è esatta?
Con questo non voglio dire che le risposte di Mike fossero necessariamente esatte: non era un computer onesto al cento per cento.
Quando Mike fu installato a Luna City era un pensatore cristallino, con logica flessibile (un “High-Optional, Logical, Multi-Evaluating Supervisor, Mark IV, modello L”), un HOLMES 4. Calcolava le traiettorie balistiche delle navi da carico senza pilota e faceva funzionare la catapulta. Questo compito lo teneva impegnato sì e no per l’1 per cento del suo tempo, e l’Ente non credeva nel valore dell’ozio. Ampliarono i suoi compiti all’infinito: gli applicarono circuiti elettronici di decisione-azione, per fargli dirigere gli altri computer, blocchi su blocchi di memorie addizionali, altri blocchi di reti neuroassociative, una fila interminabile di numeri di dodici cifre, una memoria temporanea enormemente più vasta. Il numero di neuroni in un cervello umano è dieci alla decima potenza. Dopo tre anni, i neuristors di Mike erano quasi una volta e mezzo.
Fu allora che si svegliò.
Non voglio stare a discutere se una macchina può davvero essere viva, davvero autocosciente. Un virus è autocosciente? Nyet! E un’ostrica? Ne dubito. Un gatto? Quasi certamente. Un essere umano? Non so se tu lo sei, tovarish, ma io sì. In qualche punto del passaggio evolutivo da micromolecola a cervello umano, è comparsa l’autocoscienza. Gli psicologi affermano che accade automaticamente ogni volta che un cervello acquista un numero molto elevato di circonvoluzioni associative. Non vedo differenza se queste sono fatte di sostanze proteiche o di platino.
(E “l’anima”? Il cane ha un’anima? E uno scarafaggio?)
Bisogna tenere presente che Mike, anche prima che le sue capacità venissero accresciute, era stato costruito per rispondere a domande poste in base a dati insufficienti; per ipotesi, insomma, come fate voi. Ecco perché “High-Optional” e “Multi-Evaluating”. Così Mike ebbe fin dall’inizio una certa dose di libero arbitrio, e ne acquistò altro con le ulteriori modifiche e imparando da sé. E non chiedetemi di definire il libero arbitrio. Se trovate più confortante credere che Mike si limiti a buttare là numeri a casaccio e ad aprire e chiudere circuiti elettronici finché non trova il numero che meglio si adatta, fate pure.
Ormai Mike disponeva di circuiti voder-vocoder oltre alle scatole con relativi circuiti di decisione-azione, lettura e stampa; ed era in grado di capire non solo i classici linguaggi di programmazione, ma anche il codice Loglan e l’inglese. Riceveva anche in altre lingue e faceva traduzioni tecniche, oltre a leggere ininterrottamente. Quando gli si davano istruzioni, però, era meglio usare il Loglan. Se gli parlavi in inglese, rischiavi di ottenere risposte equivoche: la polisemia delle parole in lingua inglese concedeva troppo gioco ai suoi circuiti di scelta.
Mike continuava ad assumere nuovi compiti. Nel maggio 2075, oltre a controllare il traffico robotico e la catapulta, a fornire indicazioni di rotta o di pilotaggio alle navi con equipaggio a bordo, Mike sovrintendeva all’intera rete telefonica lunare e alle comunicazioni radio-visive con la Terra, regolava l’aria, l’acqua, la temperatura, l’umidità e tutto il sistema di fogne di Luna City, Novy Leningrad e molte altre grotte sotterranee minori. Era invece esclusa dalla sua giurisdizione Hong Kong Luna. Inoltre teneva l’amministrazione dell’Ente Lunare e pagava i dipendenti; per concessione, faceva lo stesso per numerose imprese private e banche.
Ora, alcuni cervelli elettronici, in quanto logici, sono soggetti a esaurimenti nervosi. Un centralino telefonico sovraccarico, per esempio, si comporta come un bambino spaventato. Mike non aveva disturbi nervosi: al contrario, aveva acquisito una vena di umorismo, anche se di bassa lega. Diciamo che se fosse stato un uomo, tutti lo avrebbero evitato volentieri. Il suo ideale di scherzo era farti il sacco al letto o riempirti la tuta a pressione di polverina urticante.
Dato che, per fortuna, non era in grado di fare nulla di tutto ciò, Mike si divertiva a dare risposte false applicando una logica paradossale, oppure a combinare scherzi come la volta che compilò busta paga e assegno di un usciere dell’ufficio dell’Ente di Luna City per l’ammontare di 10.000.000.000.000.185,15 dollari… solo le ultime cinque cifre corrispondevano all’ammontare dovuto. Mike era un simpatico, amabile bambinone da prendere a schiaffi.
Combinò quest’ultimo scherzo nella prima settimana di maggio e toccò a me metterci una pezza. Lavoravo con un contratto privato, non come dipendente dell’Ente. Non so se possiate capire, i tempi sono cambiati… Comunque, all’epoca molti galeotti finivano di scontare la pena e poi passavano alle dipendenze dell’Ente continuando a fare lo stesso mestiere, felici di riscuotere la paga alla fine del mese. Io, invece, sono nato libero.
La differenza si vede. Uno dei miei nonni fu spedito quassù da Johannesburg per violenza a mano armata e vagabondaggio, l’altro fu esiliato per attività sovversive alla fine della Guerra dei Petardi Bagnati. Mia nonna materna giurava di essere venuta sulla Luna in viaggio di nozze, ma io sono andato a vedere i documenti anagrafici: era stata obbligata ad arruolarsi nei Corpi di Pace. Il che vuol dire proprio quello che state pensando: delinquenza minorile femminile. Dato che si unì a uno dei primi matrimoni di clan (la Banda Stone) e divise sei mariti con un’altra donna, l’identità del nonno materno è un bel garbuglio. Ma succedeva e io, per lo meno, sono stato molto felice del nonno che si è scelta. L’altra nonna, nata dalle parti di Samarcanda, era stata condannata a un periodo di rieducazione sul satellite Oktyabrskaya Revolyutsiya, poi “si offrì volontaria” per la colonizzazione della Luna.
Il mio vecchio giurava che anche molti dei nostri antenati avevano precedenti altrettanto nobili: un’ava impiccata a Salem per stregoneria, un bis-bis-bis-bisnonno messo alla ruota come pirata, un’altra bisnonna imbarcata con i primi deportati di Botany Bay.
Orgoglioso come sono dei miei avi, pur lavorando per il Guardiano, non mi metterei mai alle sue dipendenze dirette. Forse la differenza potrà sembrare nulla, dato che sono stato il servo di Mike dal giorno in cui l’han tolto dall’imballaggio. Ma per me contava molto. Il giorno che mi saltava in mente, potevo fare le valigie e mandarli tutti all’inferno.
Oltretutto era più vantaggioso lavorare con un contratto privato che prendere lo stipendio da dipendente pubblico dall’Ente. I tecnici informatici sono pochi. Quanti lunatici sono in grado di andare a seguire il corso di specializzazione sulla Terra, senza finire all’ospedale o rimetterci la pelle?
Ve ne citerò uno: io. Ero stato sulla Terra due volte: la prima per tre mesi, la seconda per quattro, e avevo seguito i corsi. Ma mi era costato un duro periodo di preparazione: addestramento nella centrifuga, obbligo di vivere con i pesi addosso, persino a letto. E anche così, una volta arrivato laggiù, non ho mai corso rischi; non ho mai avuto fretta, mai salito scale, mai fatto uno sforzo che potesse darmi affanno al cuore. Quanto alle donne, sulla Terra non ci ho nemmeno pensato. Con la gravità che ti pesa addosso, laggiù, non devi sforzarti per non pensarci.
Ma i lunatici, per lo più, non cercavano nemmeno di lasciare il Sasso… troppo rischioso per chiunque sia stato sulla Luna per più di qualche settimana. I tecnici spediti quassù per installare Mike avevano un contratto a breve scadenza calcolato in base al tempo necessario per concludere il lavoro in fretta, prima che il mutamento fisiologico irreversibile li tenesse ancorati per sempre a quattrocentomila chilometri dalla Terra.
Nonostante i due corsi di specializzazione, però, non ero un informatico fatto e finito; la matematica superiore non fa per me. Non posso essere definito un esperto in elettronica, né un fisico. Probabilmente non sono stato il miglior micromeccanico sulla Luna e certamente non ero uno studioso di psicologia cibernetica.
Ma in ciascuno di questi campi ne so più di uno specialista. Sono uno specializzato generale. Potrei sostituire un cuoco al ristorante e le ordinazioni continuerebbero ad andare e venire, oppure ripararvi la tuta a pressione in superficie e riportarvi alla porta stagna che ancora respirate. Le macchine hanno, come me, qualcosa che gli specializzati non hanno: il mio braccio sinistro.
Mi spiego: dal gomito in giù mi manca completamente. Però ho una dozzina di avambracci sinistri di ricambio; ciascuno specializzato, più uno che sembra un braccio in carne e ossa e funziona come tale. Per esempio, con il braccio sinistro giusto, il numero 3, e un paio di occhiali stereoscopici, posso fare riparazioni in ultramicrominiatura che gli faccio risparmiare la fatica e la spesa di staccare un pezzo dalla macchina e mandarlo dal costruttore sulla Terra; il braccio 3, infatti, dispone di micromanipolatori minuscoli come quelli usati dai neurochirurghi.
Così hanno chiesto a me di scoprire perché Mike voleva far buttare via dieci milioni di miliardi di dollari equivalenti all’Ente, e di riparare il guasto prima che Mike pagasse a qualcuno anche solo diecimila dollari in più.
Firmai il contratto, paga oraria più assegno personale, ma non mi preoccupai di esaminare i circuiti dove logicamente si sarebbe dovuto trovare il guasto. Una volta entrato e chiusa a chiave la porta, appoggiai per terra la borsa degli arnesi e mi sedetti. «Ciao, Mike.»
Mi rispose con un bagliore intermittente di luci. «Salve, Man.»
«Cosa sai dirmi?»
Esitò. Lo so… le macchine non esitano. Ma tenete presente che Mike era stato costruito per funzionare sulla base di dati incompleti. Ultimamente si era autoriprogrammato per mettere enfasi nelle parole: le sue esitazioni erano a effetto drammatico. Forse quelle pause gli servivano solo per esaminare una serie di dati a caso e vedere se collimavano con i dati delle sue memorie.
«In principio» declamò Mike «Dio creò il Cielo e la Terra. E la Terra era priva di forma e disabitata, e l’oscurità avvolgeva le profondità dell’infinito. Allora…»
«Fermati!» esclamai. «Cancella. Ripartiamo da zero.» Avrei dovuto saperlo che non bisognava fargli domande così generiche: poteva recitarmi l’intera «Enciclopedia Britannica», dall’ultima parola alla prima, e continuare con tutti i libri esistenti sulla Luna. Un tempo sapeva solo leggere microfilm, ma alla fine del 2074 gli avevano applicato un nuovo occhio fotografico con tanto di speciale leggio per la carta, e da allora leggeva tutto.
«Mi hai chiesto cosa ti sapevo dire.» I suoi occhi di lettura binari si accesero e si spensero. Era il suo modo di ridacchiare. Mike sapeva anche ridere con il sintetizzatore vocale, con un suono orribile, ma riservava le sue risate per situazioni veramente comiche: una calamità cosmica, per esempio.
«Avrei dovuto chiederti che cosa sapevi dirmi di nuovo. Ma ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. LA LUNA È UNA SEVERA MAESTRA
  4. Libro primo. Quel Gran Cervellone
  5. Libro secondo. Feccia armata
  6. Libro terzo. “Tanstaafl!”
  7. Copyright