Qualcosa di noi
  1. 406 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

Laurel, Belinda e Scarlett condividono solo due cose: l'amore per l'uomo che, una dopo l'altra, hanno sposato - Deacon Thorpe, star dei fornelli con un insaziabile appetito per la vita -, e una reciproca, accesissima gelosia. Costrette però, dopo la morte improvvisa dello chef, a convivere sotto lo stesso tetto, nell'enorme e cadente casa che Deacon possedeva sull'isola di Nantucket, fra antichi rancori e segreti, ciascuna di loro scoprirà che riappacificarsi col passato è scoprire di avere ancora un futuro davanti…

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2017
Print ISBN
9788804677444
eBook ISBN
9788852080647

DOMENICA 19 GIUGNO

Buck

Si svegliò nel cuore della notte, ancora una volta senza capire dove si trovava. Poi ricordò: stava vivendo la vita di Nantucket a casa di Deacon, ma Deacon era morto.
Una fitta al cuore, come una pugnalata. Buck si svegliava con quel dolore ogni giorno da sei settimane. Aveva sperato che andare a Nantucket lo avrebbe fatto sentire meglio, e invece era tutto il contrario. Stare sull’isola che Deacon amava tanto, nella casa che gli era tanto cara, circondato dalle sue mogli e dai suoi figli gli dava l’impressione che potesse comparire da un momento all’altro. Facile immaginare che fosse uscito per una commissione e che sarebbe tornato a casa con molto, moltissimo ritardo.
Il letto, mezzo metro troppo corto per Buck, aveva una pediera che non perdonava.
Si alzò per andare in bagno. La casa era vecchia e scricchiolante, e le tubature rumorose. Rischiava di svegliare tutti solo per fare pipì.
Notò una luce sotto la porta della camera di Laurel. Era sveglia? Senza pensarci due volte bussò.
«Avanti.»
Entrò e si richiuse la porta alle spalle. Laurel era seduta sul letto. Le coperte erano bianche, lisce, piegate ordinatamente come la carta di un origami. Lui adorava la calma, la perfetta organizzazione di Laurel. La sua seconda moglie, Mae, non aveva rifatto il letto una sola volta. Ogni notte era stato come dormire su una pila di panni da lavare, e secondo lui era stato questo a dividerli: lui aspirava all’ordine, lei al caos.
Laurel indossava un top grigio tortora con scollo a barchetta e piccoli occhiali dalla montatura nera. Stava leggendo un libro intitolato… Buck allungò il collo cercando di vedere, nella speranza che fosse uno dei due romanzi che aveva avuto il tempo di leggere negli ultimi tre anni… e invece no, era Euforia di una certa Lily King. Buck non lo conosceva, ma il titolo sembrava promettente.
Euforia.”
«Disturbo?» chiese.
Laurel alzò lo sguardo con un sorriso. Quegli occhiali erano incredibilmente sexy. «Per niente. Non riuscivo a dormire.»
«Neanch’io.» Buck si guardò intorno in cerca di un posto dove sedersi. La sola sedia della camera era una poltrona a dondolo di bambù che sarebbe senz’altro crollata sotto il suo peso.
Laurel diede qualche colpetto sul letto accanto a sé, poi posò il libro sul comodino. «Sono molto abbattuta per la casa. Non mi aspettavo nemmeno che una parte andasse a me. Mi addolora da morire che la famiglia la perda. I ragazzi…»
«Mi spiace aver tirato fuori l’argomento a cena, ma non sapevo quando vi avrei rivisto tutti insieme.»
«Non ero arrabbiata con te, ma con Belinda. Non voglio che paghi lei la casa. Non intendo rimanere in debito con quella donna per tutta la vita.»
«Tanto per dire un’ovvietà, è la sola di noi a disporre di una cifra del genere. Tu non hai da parte centocinquantamila dollari, giusto? E poi anche cinquemila al mese?»
«No.» Laurel osservò Buck al di sopra degli occhiali. «Cosa intendeva Belinda quando ha detto che voi due avevate avuto un abboccamento?»
Buck trattenne il respiro. “Belinda.” La notizia del loro orribile interludio era quasi sfuggita come un gas nocivo prima di cena. Pensò di mentire, ma aveva frequentato una scuola cattolica ed era stato educato dalle suore. La coscienza gli parlava ancora con la voce di suor Mary Agatha. Gli pareva di sentirla: “La verità viene sempre a galla”. In quel caso si riferiva a Richard Nixon e al Watergate, ma la frase era valida in generale. La verità veniva sempre a galla.
«Sono mezzo innamorato di te dal primo istante in cui ti ho vista» confessò Buck. «Te ne rendi conto, vero? Fin da… da quando sei venuta con Hayes a quel primo incontro al ristorante.»
Ripensò a quel tempo lontano. Durante il giorno frequentava uno stage alla William Morris Agency e, per mantenersi, lavorava come maître da Solo, nel Flatiron District, dove Deacon Thorpe era appena stato promosso capocuoco. Buck era alla disperata ricerca di un cliente tutto suo. Aveva allungato il proprio biglietto da visita a qualsiasi ragazza carina con un viso da potenziale modella, convinto che forse avrebbe potuto trasformare la bellezza in talento, ma per il momento non aveva funzionato.
Il suo diretto superiore, un agente di nome Gus, gli aveva consigliato di tentare una strada nuova. «Trova un pattinatore su ghiaccio, oppure un tennista» era stato il suo suggerimento.
“Oppure uno chef” si era detto lui. “Deacon.”
Aveva pensato alle cifre da capogiro che avrebbe potuto guadagnare trasformando in una star il personaggio che rispondeva al brillante nome di Deacon Thorpe, scarmigliato, scurrile, con i suoi ventidue tatuaggi. Gli chef famosi non erano ancora un fenomeno diffuso, ma Buck aveva intuito che avrebbero potuto diventarlo.
Aveva organizzato un “incontro” un’ora prima del pranzo del personale. Laurel e Hayes pranzavano sempre con il personale – Deacon si era accordato in tal senso con i proprietari del ristorante – e quindi avevano presenziato anche loro.
«Non capisco bene cosa hai in mente» aveva detto Deacon. «Spero che tu non stia pensando di farmi scrivere un libro di ricette: tieni presente che io al liceo ho rischiato di essere bocciato in inglese.»
«Non un libro di ricette. Pensavo, magari… TV
«TV? Intendi tipo Julia Child?» aveva chiesto Deacon.
«Sì, e l’altro…» era intervenuta Laurel. «Quello di “Frugal Gourmet”.» Aveva rivolto un sorriso a Buck, che era arrossito. «Deacon potrebbe fare per la cucina quello che Bob Ross ha fatto per la pittura. “Lì un albero appena accennato…” Secondo me è un’ottima idea.» Si era sporta a battere una manata sul tavolo. Aveva le unghie ben limate ma non dipinte. Buck avrebbe potuto sbirciare nella scollatura del prendisole bianco, ma non c’era nulla da vedere: non aveva seno. Leggermente abbronzata, con capelli color sabbia, Laurel Thorpe era una bellezza naturale, genuina. «Riuscirai a farlo?»
C’era riuscito… per lei. Ora, a distanza di tanti anni, John Buckley poteva ammettere che si era fatto il mazzo, tampinando e infastidendo i pezzi grossi, solo per Laurel. Deacon aveva ottenuto un provino alla ABC, dove i direttori di rete stavano cercando personaggi da seconda serata da contrapporre a Johnny Carson. Gli era stato offerto uno spazio di mezz’ora intitolato “Day to Night to Day with Deacon”. Era giovane e selvaggio a quei tempi, concreto e affamato.
Laurel sorrise. «Ricordo quanto eri nervoso. Pensavo che fossi agitato perché avevi finalmente il tuo primo cliente.»
«Era per la tua presenza.» Laurel apparteneva a Deacon, era sua moglie, ma lui si sentiva in fibrillazione per il solo fatto di vedersela davanti. Voleva apparire professionale, sicuro di sé, in gamba. «Comunque, quanto all’abboccamento con Belinda…»
«Sì? Avete litigato?»
«Litigato?» Buck avrebbe voluto che si fosse trattato di un litigio; anzi, avrebbero dovuto litigare. «No.» Sospirò. «Lei, be’… ci ha provato con me… oggi pomeriggio, quando tu eri in città… e io non mi sono tirato indietro.»
«Sei andato a letto con lei?»
«Non esattamente. Qualcosa di simile.»
«Tu…» Laurel agitò la mano come se cercasse di cancellarlo. «Non raccontare. Non voglio sapere. Dunque mi stai dicendo che è successo qualcosa tra voi, qualcosa di sessuale?»
Buck annuì. Gli venne in mente suor Mary Agatha, quel viso pallido, esangue, incorniciato dal velo. «Ho avuto un momento di debolezza.»
«Debolezza…? Okay, wow.» Laurel spinse gli occhiali sul naso. «Insomma, stento a crederlo. Francamente sono… disgustata.»
«Laurel.»
«Capisco che sei distrutto dal dolore, e forse questo ti fa sragionare, ma credevo che tra noi due ci fosse qualcosa. Sbaglio o stavi per baciarmi sulla terrazza? L’ho solo immaginato?»
«No, non l’hai immaginato. È vero, stavo per baciarti. È tutto il giorno che penso di baciarti. Come ho appena detto, sono più o meno innamorato di te da sempre, Laurel.»
Lei prese il libro e per un secondo Buck pensò che stesse per lanciarglielo addosso, e invece lo scagliò in mezzo alla camera. Così finiva l’euforia. «Ti ho sempre giudicato diverso da chiunque altro, Buck. Migliore di chiunque altro, un uomo d’altri tempi, con i tuoi completi, i fazzoletti di stoffa e i modi eleganti. E invece viene fuori che sei uguale al tuo amico Deacon, incapace di controllarti! Belinda ti fa gli occhi dolci e tu ti arrendi? Lo sai perché si è fatta sotto con te, vero? Voleva dimostrare che poteva rubarti a me. Per lei è uno sport, Buck!» La voce di Laurel era sommessa, ma colma di rabbia. «Stamattina, quando siamo andate insieme alla spiaggia, mi ha detto che dovrei uscire con te. E poi… insomma… qualche ora dopo ti abbassa la lampo? Non può trattenersi, immagino; deve rubare quello che potrebbe essere mio. E da me ci si aspetta che mi ritiri in buon ordine e la lasci fare perché io sono una brava persona. Lo sai cosa succede alle brave persone, Buck? Perdono. Perdono sempre.»
«Laurel, no…»
«Adesso la dico io una cosa ovvia. Non voglio che Belinda paghi la mia parte di casa. Non lo permetterò.»
«Laurel, ti prego…»
«Vai via, Buck. Se il tuo gioco è andare a letto con tutte le donne di questa casa, io mi chiamo fuori.»
«Laurel, non è quello che sto facendo.»
«Belinda oggi pomeriggio, io stanotte. So che non sei venuto in camera mia per giocare a Scarabeo o per parlare di Papua Nuova Guinea. Sei venuto sperando di avere un colpo di fortuna.»
«No, io…»
«Se arriva Scarlett, ti farai sotto anche con lei, ne sono sicura. Una tripletta.»
«No, io…»
«E sai perché? Perché in tutti questi anni sei stato invidioso di Deacon. Volevi quello che aveva lui, ammettilo.»
I capelli le ricadevano sul viso, le guance erano arrossate. La cosa peggiore era che Buck non l’aveva mai vista bella come in quel momento, mentre gli sbatteva in faccia la verità. Sì, aveva invidiato Deacon, per il suo talento, il magnetismo e una vitalità mai riscontrati in nessun altro.
«È vero che invidiavo Deacon. Ma non si tratta di questo…»
«Esci dalla mia camera, Buck. Ti prego.»
Lui si alzò. Quella era l’ultima volta che avrebbe detto la verità a qualcuno. Da quel momento ci sarebbero stati soltanto sotterfugi e menzogne.
Il cellulare di Laurel suonò sul comodino. Buck si voltò.
«Vai. Sarà il mio altro amante.» Laurel guardò il display, poi rispose. «Pronto?»
Buck indugiò sulla soglia nel caso Laurel avesse bisogno di lui, anche se con ogni probabilità non sarebbe riuscito a fare altro che incasinare ulteriormente la situazione.
«Oddio. Buck!»
Lui si voltò di scatto.
«È la polizia. Hayes è all’ospedale.»
Laurel voleva guidare, ma Buck insistette. «Sei troppo agitata. Dimmi solo dove devo andare.»
«Non è in pericolo di vita.» Laurel sembrava voler convincere se stessa. «È stato aggredito, dice la polizia. E derubato.»
«A Nantucket? Non mi risultava che qui ci fosse criminalità.»
«Ho letto di un gi...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Qualcosa di noi
  4. Prologo: una giornata perfetta
  5. Buck
  6. VENERDÌ 17 GIUGNO
  7. SABATO 18 GIUGNO
  8. DOMENICA 19 GIUGNO
  9. LUNEDÌ 20 GIUGNO
  10. MARTEDÌ 21 GIUGNO
  11. Epilogo: una giornata perfetta
  12. Note dell’autrice
  13. Ringraziamenti
  14. Copyright