La dolce e pia Violet de Merville cede alla corte del barone Gruner, losco individuo sospettato di svariati delitti, tra cui l'assassinio dell'ultima moglie. Preoccupato, un amico del padre della ragazza si rivolge a Holmes perché la dissuada da quelle nozze scellerate… La quinta e ultima raccolta dedicata alle indagini brevi di Sherlock Holmes pubblicata da Conan Doyle nel 1927: dodici racconti tra gioielli della corona e misteriose creature assetate di sangue.

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Il taccuino di Sherlock Holmes
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Il mistero del Thor Bridge
In qualche punto dei sotterranei della banca Cox & Co. di Charing Cross c’è una scatoletta da viaggio di latta, tutta ammaccata, sulla quale è scritto il mio nome: John H. Watson, medico, ex ufficiale dell’Esercito indiano. È rigurgitante di carte, e quasi tutte sono resoconti di casi a illustrazione dei curiosi problemi che Sherlock Holmes ebbe occasione di esaminare in varie epoche. Alcuni di essi, e non certo i meno interessanti, furono completi insuccessi, e come tali inutili ai fini di una narrazione, poiché non è possibile trarne alcuna spiegazione conclusiva. Un problema senza soluzione può forse interessare lo studioso, ma non può che annoiare il lettore occasionale.
Tra questi racconti incompiuti, c’è quello relativo al signor James Phillimore, il quale, rientrato in casa a prendere l’ombrello, non fu mai più visto in questo mondo. Altrettanto straordinario è l’episodio del cutter Alicia, che salpò un mattino di primavera in un leggero velo di foschia, dal quale non emerse mai più, senza che nulla si potesse sapere sia dell’imbarcazione sia del suo equipaggio. Un terzo caso degno di attenzione è quello di Isador Persano, il noto giornalista e spadaccino che divenne pazzo furioso alla vista di una scatola di fiammiferi contenente un insolito verme, apparentemente sconosciuto alla scienza.
A parte questi casi insoluti, ce ne sono alcuni che racchiudono segreti di famiglia, la cui divulgazione getterebbe nella costernazione molte alte sfere. È inutile che dica come una simile violazione della fiducia sia impensabile; aggiungo che queste annotazioni saranno vagliate e distrutte, non appena il mio amico potrà tornare a dedicare le proprie energie a tali problemi.
Rimane infine un notevole numero di casi di maggiore o minore interesse che avrei forse pubblicato prima, se non avessi temuto di stancare il pubblico a danno della fama di un uomo che ammiro più di ogni altro. Ad alcuni di questi presi parte io stesso e posso parlarne come testimone oculare, mentre in altri, o non fui presente oppure rappresentai un ruolo così modesto che potrebbero essere narrati soltanto in terza persona. Il racconto seguente è tratto dalla mia esperienza personale.
Era una fredda mattina di ottobre, e avevo osservato, mentre mi vestivo, come le ultime foglie rimaste venissero spazzate via in un turbine dal solitario platano che ingentilisce il cortile retrostante la nostra casa. Scesi a colazione, preparato a trovare Holmes in uno stato d’animo depresso, poiché, come tutti i grandi artisti, il suo spirito si lasciava facilmente impressionare dall’ambiente e dalle condizioni atmosferiche. Mi accorsi invece che aveva quasi terminato di mangiare, e che era di umore particolarmente gioviale, di quell’allegria un tantino sinistra caratteristica dei suoi momenti più spensierati.
— C’è qualcosa di nuovo, Holmes? — domandai.
— La capacità di deduzione deve essere contagiosa, Watson — rispose. — Le ha permesso di penetrare il mistero. Sì, mi hanno affidato un nuovo caso; dopo un mese di banalità e monotonia, ecco che le ruote ricominciano a girare.
— Posso partecipare al segreto?
— Veramente c’è poco da spartire, ma potremmo discuterne non appena avrà consumato le due uova sode di cui la nostra nuova cuoca ci ha onorato. Può darsi che la loro condizione non sia priva di rapporti con la copia del “Family Herald” che ho notato ieri sul tavolo dell’ingresso. Anche un’operazione banale come la cottura di un uovo richiede un’attenzione conscia del fluire del tempo, e incompatibile con il romanzo d’amore pubblicato su quell’ottimo periodico.
Un quarto d’ora dopo, la tavola era stata sparecchiata e noi ci trovavamo faccia a faccia. Holmes trasse di tasca una lettera.
— Ha mai inteso parlare di Neil Gibson, il re dell’oro? — mi domandò.
— Allude al senatore americano?
— Be’, è stato per qualche tempo senatore di non so quale Stato dell’Ovest, ma è meglio conosciuto come il più grande magnate al mondo in fatto di miniere d’oro.
— Sì che ne ho inteso parlare, e credo che abbia anche vissuto per un certo periodo in Inghilterra. Il suo nome è molto noto nel nostro paese.
— Infatti, ha acquistato circa cinque anni fa un’importante tenuta nello Hampshire. Ha saputo per caso della tragica fine di sua moglie?
— Certo, lo rammento benissimo. Ecco perché il nome di Gibson è così conosciuto. Però ignoro totalmente i particolari del fatto.
Holmes indicò alcune carte posate sulla seggiola. — Non avevo la più pallida idea che questo caso sarebbe finito tra le mie mani, altrimenti mi sarei preparato in precedenza gli estratti relativi — disse. — Il fatto è che il problema, per quanto davvero sensazionale, sembrava non presentare alcuna difficoltà. L’interessante personalità dell’accusato non appanna la chiarezza delle prove testimoniali. Questa era almeno l’opinione espressa dal coroner, e che fu posta in evidenza anche durante le indagini della polizia. La tragedia verrà sviscerata fra poco davanti al tribunale di Winchester. Temo che si tratti di una situazione senza via d’uscita. Riesco a scoprire dei fatti, Watson, ma non posso cambiarli. A meno che non vengano alla luce particolari assolutamente nuovi, non vedo quali speranze possa nutrire il mio cliente.
— Il suo cliente?
— Ah, dimenticavo di non averle ancora detto nulla. Sto prendendo la sua brutta abitudine, Watson, di raccontare le storie a ritroso. Sarà meglio che prima legga questa.
Ecco il tenore della lettera che mi porse, scritta con una grafia baldanzosa e autoritaria.
Claridge’s Hotel, 3 ottobreEgregio signor Sherlock Holmes,non posso sopportare di vedere la miglior donna che Dio abbia creato andare alla morte, senza tentare tutto il possibile per salvarla. Non so spiegare i fatti… Non posso neppure tentare di spiegarli, ma sono certo, certissimo che la signorina Dunbar è innocente. Lei sa come stanno le cose… chi non lo sa? Ne hanno parlato tutti!E non una voce che si sia alzata in suo favore! È questa spaventosa ingiustizia a rendermi pazzo. Questa donna è talmente buona che non ammazzerebbe una mosca. Bene, verrò domani alle undici per vedere se lei può aprire uno spiraglio di luce in tante tenebre. Può darsi che io possieda un indizio senza saperlo. Comunque, tutto quello che so, tutto quello che ho, tutto quello che sono, è a sua disposizione, purché possa salvarla. La supplico di dedicare a questo caso il massimo delle brillanti energie da lei sempre dimostrate in ogni circostanza.Suo devotissimo,J. Neil Gibson
— Ecco qua — riprese Sherlock Holmes vuotando dalla cenere la sua pipa della colazione e ricaricandola lentamente. — Questa è la persona che aspetto. Quanto alla vicenda, non avrà certo il tempo di scorrere tutte quelle carte, Watson, perciò gliela riassumerò in breve, in modo che possa comprendere meglio il caso. Quest’uomo è la massima potenza finanziaria al mondo, ed è un individuo, da quanto ho capito, dotato di un carattere violento, temibile. Aveva sposato una donna, la vittima di questa tragedia, di cui so soltanto che aveva sotterrato da un pezzo la prima giovinezza; particolare che si è rivelato di notevole interesse in quanto un’istitutrice molto attraente sovrintendeva all’educazione dei due giovani rampolli della famiglia. Queste sono le tre persone interessate, e la scena è un grande, antico maniero al centro di una storica tenuta inglese.
“Veniamo ora alla tragedia. La moglie è stata rinvenuta in un prato della tenuta, a più di mezzo chilometro da casa, a notte alta, in abito da sera, con uno scialle sulle spalle e una pallottola di rivoltella nel cervello. Nessun’arma le è stata trovata vicino e non c’era alcun indizio di come il delitto fosse avvenuto. Nessun’arma vicino, Watson… faccia attenzione a questo punto! Sembra che il delitto sia stato commesso nella tarda serata, e il cadavere è stato scoperto da un guardacaccia verso le undici; è stato poi esaminato dalla polizia e da un medico, prima di essere trasportato in casa. Il mio racconto è troppo condensato, oppure può seguirlo lo stesso chiaramente?”
— Lo seguo benissimo. Ma perché sospettare dell’istitutrice?
— Ecco, prima di tutto perché è stata trovata contro di lei una prova schiacciante. Sul ripiano inferiore del suo armadio c’era una rivoltella con un colpo mancante e di un calibro corrispondente al proiettile omicida. — Gli occhi di Holmes assunsero un’espressione intenta, mentre ripeteva scandendo le parole: — Sul-ripiano-inferiore-del-suo-armadio. — Poi tacque, e mi avvidi che era iniziato in lui un processo mentale che sarebbe stato folle da parte mia interrompere. Improvvisamente trasalì e riemerse alla realtà. — Sì, Watson, proprio così. Terribile, vero? Una prova schiacciante: questo almeno hanno ritenuto le due giurie. Inoltre, la morta aveva su di sé un biglietto in cui era fissato un appuntamento proprio per l’ora e il luogo fatali; biglietto firmato dall’istitutrice. Come mai? Infine, il movente. Il senatore Gibson non è un vegliardo. Se sua moglie fosse morta, chi poteva avere più probabilità di succederle della signorina che già era stata oggetto, a detta di tutti, di pressanti premure del suo datore di lavoro? Amore, fortuna, potere, tutto dipendeva dalla scomparsa di una donna di mezza età. Gran brutta faccenda, Watson.
— Eh, sì, Holmes.
— Né d’altronde la ragazza è in grado di produrre un alibi. È stata, anzi, costretta ad ammettere che si trovava vicino al Thor Bridge, il ponte su cui si è svolta la tragedia, press’a poco a quell’ora. Non ha potuto negarlo, perché un contadino che passava per caso da lì l’aveva vista.
— Questo francamente mi sembra definitivo.
— Eppure, Watson… eppure! Questo ponte, una semplice e larga striscia di pietra dal parapetto a balaustra, permette il passaggio carrozzabile sopra la parte più stretta di un lungo e profondo corso d’acqua cintato di canne, detto Thor Mere. Il corpo della donna uccisa giaceva presso l’imboccatura del ponte. Questi i fatti principali. Ma ecco, se non m’inganno, il nostro cliente, notevolmente in anticipo.
Billy aveva aperto l’uscio, ma il nome che annunciò fu inaspettato. Il signor Marlow Bates era sconosciuto sia a Holmes che a me: era un ometto nervoso, magro, con occhi spaventati e un atteggiamento turbato, esitante… Un individuo insomma che il mio sguardo professionale avrebbe giudicato sull’orlo del collasso nervoso.
— Mi sembra agitato, signor Bates — disse Holmes. — Si sieda, la prego. Temo di poterle concedere solo pochi minuti, poiché ho un appuntamento per le undici.
— Lo so — balbettò il nostro visitatore, parlando a frasi smozzicate come chi sia a corto di fiato. — Sta per venire il signor Gibson. Il signor Gibson è il mio principale. Io sono l’amministratore della sua proprietà. Signor Holmes, è un farabutto… un maledetto farabutto.
— Eh, che linguaggio enfatico, signor Bates!
— Devo essere enfatico per forza, signor Holmes, poiché ho così poco tempo a disposizione… Non vorrei che mi trovasse qui per tutto l’oro del mondo. E a momenti arriverà. Ma mi sono trovato in una situazione tale che non ho potuto venire prima. E ho saputo soltanto stamattina dal suo segretario, signor Ferguson, dell’appuntamento con lei.
— È l’amministratore di Gibson?
— Ma ho dato le dimissioni. Tra un paio di settimane mi sarò liberato da questa maledetta schiavitù. È un uomo duro, signor Holmes, verso quelli che lo circondano. Tutta la beneficenza pubblica di cui fa mostra non è che uno schermo per coprire le sue iniquità private. E sua moglie è stata la vittima principale. Era brutale con lei… oh, se era brutale! Come sia morta non so, ma sono certo che lui le aveva reso la vita impossibile. La signora era una figlia dei tropici, brasiliana di nascita, come senza dubbio saprà.
— No, ignoravo questo particolare.
— Tropicale di nascita e tropicale di temperamento. Era figlia del sole e della passione. L’aveva amato come soltanto donne simili possono amare, ma quando il suo fascino fisico era svanito… e so che da giovane era bellissima… nulla ha più potuto frenarlo. Noi tutti le volevamo bene ed eravamo dalla sua parte, e odiavamo lui per come la trattava. Ma Gibson è talmente tirannico e astuto! Questo è tutto ciò che ho da dirle. Non lo prenda per quel che sembra in superficie. Quanto fango si nasconde dietro quella facciata! Adesso me ne andrò. No, no, non mi trattenga! Sta per arrivare.
E lanciando un’occhiata spaurita alla pendola, il nostro strano visitatore corse letteralmente all’uscio e scomparve.
— Bene, bene — osservò Holmes dopo un breve silenzio. — A quanto pare, il signor Gibson ha dipendenti affezionati e leali. In ogni caso,...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Il taccuino di Sherlock Holmes
- Prefazione
- L’avventura del cliente illustre
- L’avventura del soldato dal volto terreo
- L’avventura della pietra di Mazarino
- L’avventura dei Tre Frontoni
- L’avventura del vampiro del Sussex
- L’avventura dei tre Garrideb
- Il mistero del Thor Bridge
- L’avventura dell’uomo carponi
- L’avventura della criniera di leone
- L’avventura dell’inquilina velata
- La corsa decisiva
- L’avventura del fabbricante di colori a riposo
- Copyright