Casa Howard
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Casa Howard

  1. 350 pagine
  2. Italian
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Informazioni su questo libro

Nelle pagine di Casa Howard (1910) si intrecciano le vicende di tre famiglie: i Wilcox, borghesi arricchiti e arroganti, disumanizzati dal potere economico; le sorelle Schlegel, raffinate, colte, idealiste; infine i coniugi Bast, lei una donna volgare, lui un povero impiegatuccio, sull'orlo della rovina. I loro destini si incrociano a partire da quando la signora Wilcox stringe una profonda amicizia con Margaret Schlegel e, sul letto di morte, decide di lasciarle in eredità il suo amatissimo cottage di campagna, Casa Howard. Quella dimora non è un semplice edificio: è il simbolo stesso dell'Inghilterra di nobili tradizioni, la patria non ancora snaturata dalla civiltà commerciale e industriale. E attorno alla tenuta si consumerà il conflitto tra due diversi modi di concepire la vita, che diviene a sua volta conflitto di classi e di sessi espresso in una molteplice, inquieta vicenda di matrimoni mancati o falliti, di amori morti sul nascere, di violenze represse. Una vicenda in cui ogni evento, ogni personaggio, vivo e immediato in se stesso, rivela tuttavia un altro significato, quel senso metaforico e segreto che solo può condurre a comprendere l'essenza della realtà.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804567165
eBook ISBN
9788852074783

1

Possiamo cominciare con le lettere di Helen alla sorella.
Casa Howard
Martedì
Carissima Meg,
non è affatto come ci aspettavamo. È vecchia e piccola, e nell’insieme deliziosa – in mattoni rossi. Ci stiamo a stento noi, e Dio sa cosa accadrà domani quando arriverà Paul, il figlio minore. Dal vestibolo si va o a destra in sala da pranzo o a sinistra in salotto. Il vestibolo stesso è praticamente una stanza. Apri un’altra porta ed ecco le scale, che salgono in una specie di cunicolo al primo piano. Lì tre camere da letto in fila, e altre tre a mansarda di sopra. In realtà la casa non è tutta qui, ma è tutto quello che si vede guardandola dal giardino sul davanti: nove finestre.
C’è poi un grandissimo olmo riccio – a sinistra della facciata – che si piega un poco sulla casa e sorge al limite tra il giardino e il prato. Io lo amo già, quell’albero. Inoltre olmi comuni, querce – non peggiori delle solite querce – peri, meli e una vite. Niente betulle argentate, però. Comunque, ora devo passare ai miei anfitrioni. Volevo soltanto mostrarti che qui non è affatto come ci aspettavamo. Perché avevamo deciso che la loro casa dovesse essere tutta timpani e arzigogoli, e il loro giardino tutto vialetti color gommagutta? Credo semplicemente perché li abbiamo sempre associati agli alberghi di lusso: la signora Wilcox che incede lenta e stupendamente vestita per lunghi corridoi, il signor Wilcox che angaria portieri, ecc. Noi femmine siamo così ingiuste.
Sarò di ritorno sabato; ti farò poi sapere con quale treno. I Wilcox sono arrabbiati quanto me che non sia venuta anche tu; Tibby è davvero troppo noioso, si prende una nuova malattia mortale al mese. Come ha potuto prendersi la febbre da fieno a Londra? E anche se ci è riuscito, mi sembra dura che tu debba rinunciare a una visita per sentir starnutire uno scolaretto. Digli che anche Charles Wilcox (il figlio che è qui) ha la febbre da fieno, ma è coraggioso e si secca molto quando gli chiediamo come sta. Uomini come i Wilcox farebbero a Tibby un mondo di bene. Ma certo tu non sarai d’accordo ed è meglio cambiare argomento.
Questa lettera è così lunga perché ti sto scrivendo prima di colazione. Oh, le belle foglie di vite! la casa è coperta da una vite canadese. Prima ho guardato fuori dalla finestra e la signora Wilcox era già in giardino. È chiaro che lo ama. Non c’è da stupirsi che a volte abbia l’aria stanca. Stava guardando spuntare i grandi papaveri rossi. Poi è passata dal prato al pascolo, del quale posso appena vedere l’angolo di destra. Strascina, strascina, il suo lungo vestito è passato sull’erba madida, ed ella è tornata con le mani piene di fieno falciato ieri – per i conigli o qualche altro animale, immagino – e continuava a odorarlo. L’aria qui è deliziosa. Più tardi ho sentito il rumore delle palle da croquet, ho guardato di nuovo fuori ed era Charles Wilcox che si esercitava; sono appassionati di tutti i giochi. Ora comincia a starnutire e deve fermarsi. Poi ancora quei colpi secchi, ed è il signor Wilcox che si esercita, ma a un tratto “etcì, etcì”; anch’egli deve smettere. Quindi esce Evie e fa alcuni esercizi ginnastici con un attrezzo fissato a un albero di susine – questa famiglia sa servirsi di qualsiasi cosa – poi fa un “etcì” e rientra in casa. E infine riappare la signora Wilcox, strascina, strascina, ancora odorando il fieno e guardando i fiori. Ti infliggo tutto questo perché una volta hai detto che la vita è talora vita e talora soltanto una rappresentazione teatrale, per cui bisogna imparare a distinguere l’una dall’altra, e io finora l’avevo sempre considerata una delle “intelligenti sciocchezze di Meg”. Ma davvero stamane questa non mi sembra vita, bensì teatro, e mi ha divertito moltissimo osservare i Wilcox. Ora la signora Wilcox è rientrata in casa.
Oggi indosserò [omissis]. Ieri sera la signora Wilcox portava un [omissis] ed Evie [omissis]. Dunque non è esattamente un posto alla buona e se chiudi gli occhi ti sembra ancora d’essere nell’albergo di lusso che ci aspettavamo. Non così se li apri. Le rose canine sono incantevoli. Ve n’è una gran siepe oltre il prato – magnificamente alta, così che i tralci ricadono in ghirlande, e sottile in basso, così che attraverso si possono vedere delle anitre e una vacca. Queste appartengono alla fattoria, che è l’unica casa vicino a noi. Ecco che ora suona il gong della prima colazione. Ti invio tutto il mio affetto. Un affetto meno sviscerato a Tibby. Saluti affettuosi alla zia Juley; com’è stato gentile da parte sua venire a tenerti compagnia, ma che seccatura. Brucia questa mia. Scriverò di nuovo giovedì.
Helen
Casa Howard
Venerdì
Carissima Meg,
mi sto divertendo enormemente. Mi piacciono tutti. La signora Wilcox, anche se più cheta che in Germania, è più gentile che mai; non ho mai visto nulla di simile al suo costante altruismo e la cosa migliore è che gli altri non se ne approfittano. È la famiglia più felice, più allegra che si possa immaginare. Sento veramente che stiamo diventando amici. Il buffo è che mi considerano una sempliciotta, e me lo dicono – almeno il signor Wilcox me lo dice – e quando questo avviene, e una non se la prende, è una prova abbastanza sicura, non è vero? Egli dice nel modo più simpatico cose tremende sul voto alle donne e quando io ho dichiarato di credere nell’uguaglianza ha incrociato semplicemente le braccia e mi ha “messo a posto” come non mi era mai capitato prima. Meg, quando impareremo a parlare meno? Non mi sono mai vergognata tanto in vita mia. Non ho saputo indicare un’epoca in cui gli uomini siano stati tutti uguali, e nemmeno una in cui il desiderio di essere uguali li abbia resi più felici in altri modi. Non ho saputo dire una parola. Avevo semplicemente tratto l’opinione che l’uguaglianza è un bene da qualche libro – probabilmente di poesia – oppure da te. Comunque, me l’hanno ridotta in mille pezzi e, come tutte le persone veramente forti, il signor Wilcox lo ha fatto senza ferirmi. D’altro canto, io rido di loro a causa della febbre da fieno. Viviamo come galli da combattimento, e Charles ci porta ogni giorno fuori in auto – una tomba nascosta tra gli alberi, la casa di un eremita, una bellissima strada che fu fatta dai re di Mercia – tennis – una partita di cricket – bridge – e la sera ci pigiamo tutti in questa bella casa. Ora l’intero clan si trova qui ed è come una conigliera. Evie è un amore. Vogliono che mi fermi fino a tutta domenica… immagino non ci sia nulla di male se li accontento. Tempo meraviglioso, meravigliose l’aria e la vista delle alture a ponente. Grazie per la tua lettera. Brucia questa mia.
La tua affezionata Helen
Casa Howard
Sabato
Carissima carissima Meg,
non so cosa dirai: Paul e io ci siamo innamorati – il figlio minore, che è arrivato qui soltanto mercoledì.

2

Margaret diede un’occhiata al biglietto della sorella e lo porse alla zia attraverso il tavolo della colazione. Vi fu un momento di silenzio, poi le cataratte si aprirono.
«Non posso dirti nulla, zia Juley. Non sono più informata di te. Li conoscemmo… soltanto il padre e la madre… la primavera scorsa all’estero. So così poco di loro, che ignoravo perfino il nome del figlio. È tutto così…» Agitò una mano e fece una risatina.
«In tal caso, è una faccenda troppo improvvisa.»
«Chissà, zia Juley, chissà?»
«Ma, Margaret cara, voglio dire, non dobbiamo mancare di praticità ora che siamo venute ai fatti. È veramente troppo improvvisa, senza dubbio.»
«Chissà!»
«Ma, Margaret cara…»
«Ora vado a prendere le altre lettere» disse Margaret. «No, non ci vado, prima finisco di fare colazione. In realtà non le ho più. Conoscemmo i Wilcox durante una spaventosa spedizione da Heidelberg a Spira, Helen e io ci eravamo messe in testa che a Spira ci fosse una grandiosa cattedrale antica… l’arcivescovo di Spira era uno dei sette elettori… sai, “Spira, Magonza e Colonia”. Queste tre diocesi dominavano un tempo la valle del Reno, procurandole il nome di Strada dei Preti.»
«Mi sento ancora inquieta per questa faccenda, Margaret.»
«Il treno attraversò un ponte di barche e a prima vista il posto ci parve bellissimo. Ma oh, in cinque minuti avevamo visto tutto. La cattedrale era stata rovinata, assolutamente rovinata, dai restauri: non era rimasto un pollice della struttura originale. Sprecammo così un’intera giornata e incontrammo i Wilcox mentre stavamo mangiando i nostri panini imbottiti ai giardini pubblici. Anche loro, poveretti, c’erano cascati… avevano addirittura preso alloggio a Spira… e furono piuttosto contenti che Helen insistesse perché se ne scappassero con noi a Heidelberg. Infatti, vennero il giorno dopo. Facemmo alcune gite insieme. Alla fine ci conoscevano abbastanza bene per chiedere a Helen di andare a trovarli; anch’io ero stata invitata; ma la malattia di Tibby mi ha impedito di andare, quindi lunedì scorso Helen è partita sola. Ecco. Ora ne sai quanto me. È un giovane venuto dall’ignoto. Lei sarebbe dovuta tornare sabato, ma ha rimandato fino a lunedì, forse a causa… non so.»
S’interruppe e ascoltò i suoni di un mattino londinese. La loro casa era in Wickham Place e abbastanza tranquilla, perché un alto promontorio di edifici la separava dall’arteria principale. Si aveva l’impressione di una laguna, o piuttosto di un estuario, in cui le acque affluivano da un mare invisibile e rifluivano in un profondo silenzio, mentre le onde fuori stavano ancora frangendosi. Benché il promontorio consistesse di palazzi d’appartamenti – dispendiosi, con atri cavernosi, pieni di portieri e di palme – serviva allo scopo e procurava una certa pace alle case di fronte, più vecchie. Anche queste, col tempo, sarebbero state spazzate via e un altro promontorio sarebbe sorto al loro posto, poiché l’umanità si ammonticchiava sempre più in alto sul prezioso suolo di Londra.
La signora Munt aveva un proprio metodo d’interpretare le sue nipoti. Decise che Margaret era un poco isterica e cercava di guadagnare tempo con un torrente di parole. Sentendosi molto diplomatica, deplorò il destino di Spira, dichiarando che mai e poi mai sarebbe stata così poco avveduta da visitarla e aggiunse di propria iniziativa che i principi del restauro non erano intesi rettamente in Germania. «I tedeschi» disse «sono troppo perfetti, e questo a volte è un bene, ma altre volte non va.»
«Esattamente» disse Margaret; «i tedeschi sono troppo perfetti.» E i suoi occhi cominciarono a brillare.
«Naturalmente io considero voi Schlegel come inglesi» si affrettò a dire la signora Munt. «Inglesi fino al midollo.»
Margaret si piegò in avanti e le accarezzò una mano.
«E questo mi rammenta… la lettera di Helen…»
«Oh sì, zia Juley, anch’io sto pensando alla lettera di Helen. Lo so, devo andare da lei. Ci stavo proprio pensando. Ho intenzione di andare.»
«Ma con un piano in mente» disse la signora Munt, introducendo nella sua voce una nota di esasperazione. «Margaret, se posso interferire, non lasciarti prendere di sorpresa. Cosa pensi dei Wilcox? Sono del nostro ceto? Sono persone che danno affidamento? Sapranno apprezzare Helen, che secondo me è una ragazza molto speciale? S’interessano di letteratura e di arte? Questo è molto importante, se ci pensi. Letteratura e arte. Importantissimo. Che età può avere quel giovane? Lei dice “il figlio minore”. Avrà una posizione per potersi sposare? Potrà rendere felice Helen? Hai arguito…»
«Non ho arguito nulla.»
Cominciarono a parlare contemporaneamente.
«Allora in questo caso…»
«In questo caso non posso fare piani, non vedi?»
«Al contrario…»
«Io odio i piani. Odio le linee d’azione. Helen non è una bambina.»
«Allora, mia cara, perché andare?»
Margaret restò silenziosa. Se sua zia non riusciva a capire perché doveva andare, non sarebbe stata lei a spiegarglielo. Non avrebbe detto: “Voglio bene alla mia cara sorella; devo esserle vicina in questa crisi della sua vita”. Gli affetti sono più reticenti delle passioni e la loro espressione è più sottile. Se lei stessa si fosse mai innamorata di un uomo, lo avrebbe, come Helen, proclamato dai tetti delle case, ma siccome amava soltanto sua sorella, usava il linguaggio muto della comunione d’idee e sentimenti.
«Io vi considero ragazze fuori dal comune» continuò la signora Munt, «ragazze davvero meravigliose e, per molti versi, molto più vecchie della vostra età. Ma… non ti offenderai?… francamente, credo che tu non sia all’altezza di questa faccenda. Ci vuole una persona più anziana. Cara, io non ho nulla che mi richiami a Swanage.» Allargò le braccia grassocce. «Sono completamente a vostra disposizione. Lascia che vada al posto tuo in quella casa di cui non ricordo il nome.»
«Zia Juley» Margaret balzò in piedi e la baciò, «devo, devo andare io stessa a Casa Howard. Tu non puoi capire esattamente, anche se non potrò mai ringraziarti abbastanza per la tua offerta.»
«Capisco benissimo» ribatté la signora Munt con immensa fiducia. «Non vado certo per interferire, ma per fare indagini. Le indagini sono necessarie. Bene, sarò franca. Tu diresti le cose sbagliate; certamente le diresti. Nella tua ansia pe...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Edward Morgan Forster
  4. Bibliografia
  5. Casa Howard
  6. 1
  7. 2
  8. 3
  9. 4
  10. 5
  11. 6
  12. 7
  13. 8
  14. 9
  15. 10
  16. 11
  17. 12
  18. 13
  19. 14
  20. 15
  21. 16
  22. 17
  23. 18
  24. 19
  25. 20
  26. 21
  27. 22
  28. 23
  29. 24
  30. 25
  31. 26
  32. 27
  33. 28
  34. 29
  35. 30
  36. 31
  37. 32
  38. 33
  39. 34
  40. 35
  41. 36
  42. 37
  43. 38
  44. 39
  45. 40
  46. 41
  47. 42
  48. 43
  49. 44
  50. Copyright