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Arrow - Vendetta
Informazioni su questo libro
Starling City trabocca di criminali e uomini corrotti. Ripulire la città è la missione che si è dato il miliardario Oliver Queen, scomparso per anni e improvvisamente tornato per vestire i panni di Arrow. Riporterà l'ordine grazie alla sua straordinaria abilità di arciere. Ma qualcuno trama nell'ombra per preparare la sua caduta, e distruggere tutto ciò che gli è caro. E Oliver si ritrova inestricabilmente invischiato nelle oscure, pericolose macchinazioni di Slade Wilson e della confraternita di Blood…
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Informazioni
Print ISBN
9788804663911eBook ISBN
97888520742191
DEATHSTROKE
1
Passato
«L’ennesima delusione.»
Slade Wilson gettò via il corpo del prigioniero che atterrò inerte e pesante sul pavimento bagnato della nave cargo. Gli occhi dell’uomo lacrimavano sangue.
“Segno che è un codardo, troppo debole per sopravvivere.”
Era freddo e umido anche all’interno della spaziosa cabina della nave, un clima simile a quello che avevano dovuto sopportare sull’isola di Lian Yu. Il ponte era pericolosamente scivoloso, ma Slade si alzò e si diresse verso uno dei pirati che componevano il suo equipaggio improvvisato. Prima di lui avevano servito un altro uomo, uno scienziato di nome Anthony Ivo, poi Slade aveva conquistato la loro fedeltà con un’offerta più allettante.
Servirlo o morire.
Di rado la paura sfiorava uomini brutali come quelli, ma sapevano bene cosa fosse diventato Slade. In poche ore avevano visto morire un prigioniero dopo l’altro per mano sua, ed erano spaventati.
«Sbarazzatevi di lui!» ordinò. «E portatemene un altro.»
Il pirata, obbediente, trascinò via il corpo senza vita ai piedi di Slade e lo rimpiazzò con un altro soldato, che costrinse a inginocchiarsi. Poi consegnò una sacca di tela arrotolata a Slade, che la aprì lentamente. I due catturati più di recente, un uomo e una donna, lo osservavano terrorizzati. Sapevano che persona era prima che il siero Mirakuru gli facesse perdere la ragione, una persona buona e onesta, ben diversa dal mostro che avevano di fronte ora.
La donna, Sara Lance, aveva smesso di parlare. Lei e Oliver Queen avevano escogitato un piano per iniettare un antidoto a Slade. Lo aveva prodotto il Dottor Ivo e avrebbe dovuto contrastare gli effetti del Mirakuru, ma il piano era miseramente fallito e ora, senza una cura, sarebbe stato impossibile fermarlo. Era irrecuperabile.
Il prigioniero, però, temprato da anni di torture a Lian Yu, non era ancora pronto ad arrendersi. Credeva che ci fosse ancora speranza per l’amico.
«Slade» disse Oliver con voce calma. «Non sei costretto a farlo.»
Lui lo ignorò ed estrasse dalla sacca una siringa di vetro piena di un liquido verde, fluorescente nella penombra della nave. Era il Mirakuru, un siero ritenuto scomparso dalla circolazione dopo la Seconda guerra mondiale. Chi era abbastanza resistente da sopportarne il dolore veniva ricompensato con capacità oltre ogni immaginazione. Forza sovrumana, sensi affinati, un corpo in grado di guarire da sé. I giapponesi lo consideravano il loro miracolo e il Dottor Ivo aveva viaggiato in lungo e in largo per trovarlo.
Era ciò che aveva portato Slade sull’orlo della pazzia.
Rispose a Oliver con voce fredda, carica di astio e distacco.
«Sì, invece, ragazzino» disse. «Lo faccio per il progresso della scienza.» Preparò la siringa e scrutò il prigioniero terrorizzato ai suoi piedi.
«No... ti prego...» Cercò di divincolarsi dalla stretta del pirata che lo teneva fermo, e continuò a implorarlo urlando sempre più forte. «Ti scongiuro... No!» Ma era tutto inutile. Slade gli afferrò un braccio e si preparò a tuffargli l’ago in vena.
«Aspetta!» gridò Oliver. «Non farlo, Slade, aspetta!» Quando lo vide esitare proseguì. «So che mi consideri colpevole della morte di Shado.» Invocò l’unico nome che aveva ancora effetto su di lui, che si bloccò appena lo udì e alzò lo sguardo verso Oliver, come se lo stesse vedendo per la prima volta. Le sue parole erano state come un raggio di luce che fende la nebbia.
«Anch’io incolpo me stesso» continuò Oliver.
«Com’è giusto che sia.» C’era un’altra voce nell’oscurità, una voce familiare che sentiva solo Slade. «È colpa sua se non siamo più assieme.» Era Shado, tornata a lui dall’oltretomba. Benché fosse solamente uno spettro, per Slade era come se fosse presente in carne e ossa.
«Una volta mi hai detto che eravamo fratelli» disse Oliver «e adesso ti sto implorando, da fratello a fratello, e ti chiedo di ascoltarmi.»
Slade voleva farlo. Ricordava la loro amicizia, frammenti dal passato recente, prima del dolore...
«Non ascoltarlo» disse Shado. «Le sue parole sono solo menzogne!»
«Non sarei vivo se non fosse per te» dichiarò Oliver.
«Io invece sarei viva se non fosse per lui» sibilò Shado.
«Pensa a Shado» disse Oliver, con enfasi crescente. «Teneva a tutti e due. Non avrebbe mai voluto questo. Voleva solamente che ce ne andassimo da Lian Yu, che ponessimo fine all’incubo!»
Senza gettare via la siringa, Slade si strinse la testa tra le mani, sofferente. Era come se qualcuno stesse facendo a pezzi la sua sanità mentale. Dentro di sé, in un luogo non ancora contaminato dal Mirakuru, sapeva che Shado era morta. Aveva sentito il peso del suo corpo delicato, immobile tra le sue braccia, il sangue ancora caldo nel punto in cui un proiettile l’aveva colpita alla testa. L’aveva seppellita con le sue mani e tuttavia adesso era lì, davanti a lui, bellissima come la prima volta che aveva posato lo sguardo su di lei. La sua amata.
Rivederla fu un nuovo colpo al cuore, il lutto e la sofferenza lo assalirono con la stessa intensità della notte in cui avevano avuto origine. La notte in cui Oliver l’aveva tradita, in cui Slade aveva fatto la sua promessa.
«Ha ragione» disse Shado. «Questa storia deve finire.» Slade la sentiva al suo fianco, il canto di una sirena sussurrato all’orecchio. «Devi ucciderlo.»
Slade studiò la siringa piena di Mirakuru e alla fine cedette completamente al suo potere. Era giunta l’ora di porre fine al dolore, di vendicare la sua amata. Si voltò di spalle ed estrasse una maschera dalla tasca: un volto terrificante, metà nero e metà arancione, che gli piaceva indossare quando uccidere si rendeva inevitabile.
«Fallo» disse Shado con impazienza.
Indossò la maschera ed estrasse la pistola. Il pirata che stava immobilizzando Oliver lo lasciò andare, facendolo cadere in ginocchio. Oliver sollevò lo sguardo. Aveva già visto quella maschera. Sapeva cosa significava, cosa stava per succedere. Sara, disperata, si dimenava invano per liberarsi dalla presa del suo aguzzino.
«Slade!» gridò. «No!»
Slade puntò l’arma verso la testa di Oliver e prese la mira.
«Premi il grilletto!» lo esortò Shado.
Oliver implorò pietà, cercando ancora di stabilire un contatto.
«Slade!»
Slade lanciò un ululato furioso d’ira e l’ultimo briciolo di umanità in lui fu spazzato via dalla forza del Mirakuru. Aumentò la pressione sul grilletto, pronto a sparare.
BOOM.
Un’esplosione improvvisa scosse la nave, e l’onda d’urto fece cadere tutti a terra eccetto Slade, che rimase in piedi ma perse la siringa. Si sentì lo stridore lacerante delle lamiere strappate come carta. Nella parete della cabina si aprì un varco da cui prese a entrare acqua. In poco tempo il peso dell’oceano iniziò a trascinare a fondo l’imbarcazione, rischiando di farla spezzare a metà.
“Un siluro” pensò subito Slade. “Sarà stato sicuramente Anatoli. Oliver doveva avergli dato istruzioni.”
La nave prese a beccheggiare a causa dell’acqua che si riversava nella cabina provocando danni incalcolabili. Poi, con un lamento metallico iniziò ad accartocciarsi su se stessa. Le travi del soffitto cedettero, facendo piovere rottami su Slade e i suoi ostaggi. Nel caos l’equipaggio si disperse disordinatamente, e anche il loro capitano si ritrovò disorientato.
Sfruttando lo scompiglio, Oliver si rimise in piedi e diede una violenta gomitata nello stomaco alla sua guardia, facendola finire a terra, poi si precipitò a recuperare la faretra che galleggiava sull’acqua già alta fin quasi al ginocchio. Impugnò una freccia e attaccò l’uomo che teneva Sara, colpendolo al petto. La punta affilata penetrò tra la carne e le ossa e trafisse l’uomo direttamente al cuore. Mentre cadeva a terra, l’altro pirata si riprese dal colpo e fece per impugnare un mitragliatore. Oliver spinse Sara dietro una grossa gabbia.
«Via, via, via, via!»
Il pirata scatenò una raffica di colpi, facendo volare scintille e proiettili che rimbalzavano sulla gabbia di metallo. Uno di questi centrò una lampada sul soffitto da cui si riversò una pioggia di scintille che appiccò un incendio, rendendo ancora più critica la situazione. L’uomo esaurì le munizioni e gettò via l’arma prima di fuggire sul ponte inclinato.
Slade, che era finalmente riuscito a recuperare l’orientamento, guardò fuggire il suo prigioniero.
“Codardo” pensò. Poi lo vide. Galleggiava sull’acqua a pochi metri da lui: il Mirakuru, nella siringa ancora intatta. La sacca di tela era lì vicino. Avanzò con passo incerto, rischiando di perdere l’equilibrio a ogni ondeggiamento della nave.
Anche Oliver lo notò e si rivolse a Sara gridando.
«Devi abbandonare la nave!»
«Non senza di te!» replicò lei con voce piena di paura, ma Oliver era già entrato in azione. Armato della freccia che teneva ancora stretta in mano, scattò verso la siringa e riuscì a sottrarla dalle grinfie di Slade appena in tempo, fermandosi con una scivolata nell’acqua. Raccolse anche la sacca.
«No!» Slade vacillò con l’ennesimo sobbalzo della nave, e protese le braccia. «Dammelo» gli intimò. «Dammi il Mirakuru!»
Senza la minima esitazione, Oliver gettò il siero nell’incendio divampante e le fiale esplosero tra le fiamme in un lampo verde.
«No!» Slade emise un grido furioso con il sangue che gli ribolliva nelle vene. Si scagliò addosso a Oliver e riuscì a sopraffarlo con una raffica di colpi che lo spinse indietro, lontano da Sara. Lui fece del suo meglio per pararli ma la sua forza non fu sufficiente e Slade lo centrò con un calcio al petto che lo scagliò contro la porta della cella. Cadde a terra con un grugnito di dolore.
«Oliver!» Sara corse verso di loro per intervenire in qualche modo. Slade, accecato dalla rabbia, la sollevò di peso e la lanciò all’estremità del ponte allagato, verso lo squarcio nello scafo. Lei allungò le braccia e gridò, proprio come aveva fatto due anni prima sul Gambit.
«Ollie!»
«Sara!» Oliver non poté fare altro che guardare mentre il mare la risucchiava via, con un’espressione di terrore congelata sul volto. Non ebbe neppure tempo di rendersi conto dell’accaduto perché Slade Wilson gli era di nuovo addosso. Riuscì a malapena a rimettersi in piedi.
«Povera Sara» disse Slade con scherno. Lo stava prendendo in giro. «Quante volte dovrai vederla morire?»
Le parole ebbero l’effetto sperato. In preda alla rabbia, Oliver partì alla carica, ma Slade lo affrontò senza paura. Lottarono al centro del ponte inclinato mentre l’acqua continuava a salire, il fuoco li circondava e il metallo strideva sopra le loro teste. La nave stava affondando rapidamente, ma nessuno dei due sembrava preoccuparsene. Erano entrambi accecati dall’odio.
Oliver sferrò il primo pugno, ma la forza dell’impatto gli fece quasi perdere l’equilibrio. Slade, dal canto suo, rimase impassibile. Restò immobile a fissarlo da dietro la terrificante masche...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- 1. DEATHSTROKE
- 2. ROCHEV
- 3. BLOOD
- 4. VENDETTA
- Copyright