
eBook - ePub
Partner
- 45 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Informazioni su questo libro
Sebastian Rudd, l' avvocato canaglia, difende criminali ai quali gli altri avvocati non vogliono nemmeno avvicinarsi. È un lavoro sporco e pericoloso: per questo Sebastian ha bisogno dell'aiuto costante del suo autista/bodyguard/assistente, Partner, leale fino alla morte al più impopolare avvocato della città. Cosa lo spinge? Come si sono incontrati? E qual è la vera storia di quest'uomo di poche parole, tanto abile a usare una pistola quanto a destreggiarsi tra i cavilli legali? Le risposte sono in questo breve romanzo, il primo pubblicato da Grisham esclusivamente in ebook.
Tools to learn more effectively

Saving Books

Keyword Search

Annotating Text

Listen to it instead
Informazioni
eBook ISBN
9788852074981Partner
Una storia dell’avvocato canaglia
1
T-Ray e suo figlio vivevano nella verandina sul retro di una baracca di legno, una fra le tante di una schiera di catapecchie identiche stipate lungo Irvine Street, in una zona della città conosciuta con il nome, affettuoso e al tempo stesso derisorio, di “Little Angola”. Il proprietario era un bestione detto Thick, o Mr Thick, come lui preferiva, e in realtà non voleva che qualcuno occupasse la verandina sul retro di casa sua, a prescindere dal pidocchioso affitto che pagava. Anche le stanze all’interno erano affittate, per pochi dollari qua e là, a gente così povera che a volte T-Ray e Jameel erano contenti di starsene di fuori. L’inverno, però, era alle porte, e T-Ray sapeva che se ne sarebbero dovuti andare. Erano due mesi che tiravano a campare sulle assi imbarcate della verandina di Mr Thick, promettendo ogni giorno di trovarsi un altro posto.
Peccato che T-Ray fosse senza lavoro. Un tempo aveva consegnato il pesce per i ristoranti di lusso dei sobborghi, ma aveva perso il posto. Con quello successivo gli era andata buca ancora prima di incominciare. Il lavoro scarseggiava a Little Angola. Lui aveva trentatré anni e, secondo il giornale, metà dei neri della sua età o più giovani erano disoccupati. Alla fine, passavano quasi tutti allo spaccio di droga e, da lì, alla prigione o al cimitero. T-Ray era deciso a evitare entrambe le destinazioni. La sua vita girava intorno a Jameel, che aveva appena compiuto quattordici anni e rischiava di finire in strada. Rischiava? In strada c’era già, e se non avessero trovato una sistemazione più stabile, per il ragazzo non ci sarebbe più stata alcuna possibilità. Sua madre lo aveva abbandonato anni prima. Non che avesse importanza: lei e T-Ray non si erano neppure avvicinati a qualcosa di simile a un matrimonio, e quando il bambino aveva quattro anni lei si era dileguata.
Un amico di T-Ray gli presentò un corriere di crack detto Tox. Non si usavano mai i veri nomi, ma solo soprannomi o pseudonimi, che a volte cambiavano di settimana in settimana. Tox lavorava per un tizio non specificato che prendeva ordini da qualcuno più in alto di lui sulla scala. T-Ray non sapeva chi fossero i pezzi grossi e non gliene importava. In città girava voce che la sorgente del fiume di crack che sfociava a Little Angola fosse un cartello messicano. La cocaina che invadeva i quartieri bianchi arrivava dal Sud America ed era sotto il controllo di un malavitoso locale che l’anno prima era stato condannato alla pena di morte.
Questioni del genere interessavano poco T-Ray. Il suo obiettivo era sopravvivere. Gli avevano detto che a Tox serviva gente meno giovane, e forse anche più affidabile, dei ragazzini che usavano di solito come “cassieri”: erano loro i veri spacciatori che consegnavano la merce mentre i clienti tiravano fuori i contanti. E, in quanto più vulnerabili, erano quelli con maggiori probabilità di farsi beccare. I loro capi agivano nell’ombra, sempre all’erta e pronti a dileguarsi. Dopo un paio d’anni come cassiere, un ragazzino abbastanza in gamba da evitare gli sbirri veniva promosso. Quasi nessuno, però, ci arrivava. I più finivano arrestati, si rifiutavano di parlare e venivano ingoiati ed espulsi dal sistema giudiziario.
Per quanto al verde potesse essere, T-Ray non aveva intenzione di vendere crack per strada. Anche se era disposto a consegnarlo in città, a portare una pistola e a correre qualche rischio, ed era deciso a sopravvivere. Lo avrebbe fatto di tanto in tanto, mettendo via i soldi mentre cercava un nuovo lavoro per poi andarsene da Little Angola insieme a Jameel. Come se ci fosse qualcuno che non volesse andarsene. Tutti volevano un lavoro. Tutti volevano una vita migliore, lontana dalla strada, dalla droga, dalla violenza e dalla disperazione. T-Ray aveva un cugino che lavorava in una fabbrica di pneumatici, prendeva venti dollari l’ora più gli straordinari e aveva una moglie insegnante. Abitavano in una modesta casetta a schiera con fiori lungo il marciapiede e una piscina fuori terra sul retro. Era questo che voleva T-Ray: niente di lussuoso o di ricercato. Solo una vita dignitosa, fondata sull’onesto lavoro.
Invece al momento gli toccava scarpinare per Little Angola a consegnare crack. Quando era scesa la sera aveva incontrato Tox presso un magazzino abbandonato in fondo a un terreno di scontri tra gang da cui persino i poliziotti si tenevano alla larga. Dei tipacci entravano e uscivano da piccole stanze, guardandosi intorno insospettiti e senza parlare molto. Una parola di troppo o una mossa sbagliata sarebbero bastate a scatenare una sparatoria. T-Ray si comportava da duro perché così doveva fare, ma si sentiva lo stomaco sottosopra. Non avrebbe voluto trovarsi lì.
«Bel soprabito» disse Tox. «Dove l’hai preso?»
«Da Goodwill. L’ho pagato dieci sacchi. Ed è almeno di due taglie più grande.» Se lo sfilò e lo lasciò cadere a terra.
«Funzionerà. Ecco.» Tox staccò da un chiodo sul muro un gilet provvisto d’imbottiture supplementari e con le tasche riempite di bustine di coca. Sembrava pesasse almeno dieci chili. «Cento buste» disse Tox.
«Dove devo andare?» chiese T-Ray mentre s’infilava lentamente il soprabito sopra il gilet.
«Non lo so ancora. Ieri notte hanno visto in giro i Bulls. Potrebbero esserci guai.» Porse a T-Ray un cellulare economico con la scheda prepagata. «Questo tienilo sempre a portata di mano. Il ferro ce l’hai?»
T-Ray allungò la mano nella tasca posteriore destra dei jeans e sfilò una calibro trentotto a canne mozze senza numero di matricola. Tox la guardò, scrollò le spalle come se non la considerasse un granché come arma e disse: «Basterà. Non usarla se non è il caso».
T-Ray stava quasi per rispondergli “Non l’ho mai usata”, ma lasciò perdere. L’aveva comprata due anni prima da un venditore di strada, per proteggersi, ma non riusciva a immaginare di sparare davvero a qualcuno. I Bulls erano un’altra gang di spacciatori famosi per la loro brutalità e T-Ray si sentiva tremare le gambe. Come se non bastasse preoccuparsi degli sbirri sotto copertura, chi vendeva droga doveva anche vedersela con i rivali che sconfinavano nel proprio territorio.
Un anno fa, uno scambio di droga a Little Angola, ormai entrato negli annali del quartiere, era finito male quando due gang e un gruppo di agenti della Narcotici si erano affrontati in una sparatoria incrociata all’ultimo sangue dove in certi momenti sembrava che tutti si sparassero addosso. Erano morti tre criminali e un poliziotto, mentre uno era rimasto gravemente ferito. Per un mese la stampa ci era andata a nozze e i politici avevano rilasciato dichiarazioni di fuoco, ma dopo un anno non era cambiato niente per le strade. Otto imputati ancora in attesa di processo e domanda di crack in costante ascesa. Qualcuno doveva pur soddisfarla.
T-Ray era sicuro di evitare di cacciarsi in guai seri, così com’era deciso a non servirsi della pistola. Se fosse stato preso e arrestato, avrebbe affrontato la pena da uomo. Ma mai, in nessuna circostanza, avrebbe ucciso qualcuno. Ne conosceva troppi che sarebbero morti in prigione. Smerciare droga può metterti in serie difficoltà, ma usare una pistola ti fa sbattere dentro a vita.
Lasciò il magazzino e vagò tra le ombre e i vicoli di Little Angola. Un vento gelido soffiava dal fiume: era la notte più fredda della stagione. Pensò a Jameel e sperò che il ragazzo fosse dove avrebbe dovuto trovarsi: sotto la verandina, al riparo di una tenda improvvisata, a leggere il libro di storia alla debole luce di una piccola lampada a batteria. Se non era lì, sarebbe stato alla YMCA a giocare a basket. Già era più alto di T-Ray. Agile, snello e capace di saltare fino al tabellone. Alcuni talent scout che bazzicavano intorno alla scuola avevano scambiato quattro chiacchiere con il ragazzo. Se fosse cresciuto ancora, se ne sarebbe potuto andare dalla strada grazie a un biglietto per il college con tutte le spese pagate. Era il sogno di T-Ray, anche se lui non era sicuro che Jameel avesse poi tanta voglia di sfondare. Non amava a tal punto lo sport, non era abbastanza motivato. Temeva che suo figlio fosse uno di quegli atleti di talento cui manca la spinta. Un altro sbandato troppo pigro per lavorare.
Il cellulare squillò. Tox gli disse di avvicinarsi al fiume e di raggiungere un luogo chiamato Pontile 40. Dieci minuti dopo, T-Ray s’infilò in un bagno pubblico, un posto lercio e abbandonato dove aleggiavano troppe diverse specie di fetore per poterle identificare. Un ragazzino con un berretto dei Lakers, più o meno della stessa età di Jameel, entrò e disse: «Tox ha detto che ne hai venti».
Lui gli porse in fretta venti bustine. Il ragazzo si dileguò nel giro di pochi secondi. T-Ray attese per cinque lunghi minuti nell’unica toilette provvista di serratura, poi aprì la porta. Se qualcuno li aveva visti, il ragazzo sarebbe già finito in manette e lui avrebbe trovato i poliziotti ad aspettarlo lì fuori. Tutto tranquillo, invece. Si affrettò a uscire, trovò un vicoletto e chiamò Tox.
In attesa d’istruzioni, tornò a gironzolare per le strade di Little Angola. Passò a controllare dalla verandina di Mr Thick. Jameel non c’era. Pregò in cuor suo che fosse alla YMCA. Poi Tox lo chiamò e gli disse di andare al Flea Market.
2
Il Flea Market era un quartiere dato alle fiamme e raso al suolo durante le sommosse razziali del 1968. Nel corso degli anni la maggior parte dei resti carbonizzati era stata spazzata via dai bulldozer, e la zona ripulita. Tutti i proprietari erano morti o si erano trasferiti o se n’erano disinteressati, e a...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Partner. Una storia dell’avvocato canaglia
- Copyright