L'ultimo saluto di Sherlock Holmes
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L'ultimo saluto di Sherlock Holmes

  1. 210 pagine
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L'ultimo saluto di Sherlock Holmes

Informazioni su questo libro

Mentre l'Inghilterra è in guerra contro la Germania, il grande Sherlock Holmes – ormai in pensione – torna in azione. Otto casi brillantemente risolti nella quarta raccolta di Conan Doyle (1917). L'avventura di Villa Glicine L'avventura della scatola di cartone L'avventura del Cerchio rosso L'avventura dei progetti Bruce-Partington L'avventura del poliziotto morente La scomparsa di lady Frances Carfax L'avventura del piede del diavolo Il suo ultimo saluto. Epilogo di Sherlock Holmes

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852074899
Print ISBN
9788804668572

L’avventura dei progetti Bruce-Partington

Durante la terza settimana di novembre dell’anno 1895 la città di Londra venne avvolta da una fitta nebbia gialla. Dal lunedì al giovedì dubitai di poter mai più rivedere, dalle nostre finestre di Baker Street, la sagoma delle case di fronte. La prima giornata Holmes la trascorse consultando il suo librone di estratti. Il secondo e il terzo giorno li dedicò pazientemente allo studio di un argomento che da qualche tempo era diventato il suo pallino preferito, cioè la musica medievale. Ma quando, il quarto giorno, dopo aver scostato le nostre sedie dal tavolo della colazione, vedemmo il denso e pesante nebbione scuro passare ancora in masse compatte sotto i nostri occhi e condensarsi in gocce oleose sulle nostre vetrate, il temperamento impaziente e attivo del mio amico cominciò a dare segni evidenti di non poter più sopportare indefinitamente quell’esistenza monotona. Prese a passeggiare per il salottino in preda a una febbre di energia soffocata, mordicchiandosi le unghie, tamburellando sui mobili, spazientendosi per l’inazione.
— Niente d’interessante sul giornale, per caso, Watson? — mi chiese.
Sapevo perfettamente che, per Holmes, qualcosa d’interessante significava un fatto inerente alla criminologia. C’era, sì, l’annuncio di una rivoluzione, si parlava dell’eventualità di una guerra, era imminente un mutamento di governo, ma questi eventi non rientravano nella sfera d’interessi del mio compagno. Non vedevo nulla nelle colonne di cronaca nera che non fosse banale e futile. Holmes emise una specie di sordo grugnito e riprese il suo inquieto peregrinare avanti e indietro fra le quattro pareti della nostra piccola stanza.
— Bisogna ammettere che il criminale londinese è proprio un individuo completamente sprovvisto di fantasia — osservò con la voce querula dello sportivo cui sia sfuggita la selvaggina. — Guardi fuori da questa finestra, Watson. Noti come i passanti appaiano fantomatici, appena visibili, per scomparire immediatamente nel banco di nebbia. In un giorno come questo il ladro o l’assassino potrebbero scorrazzare per Londra come la tigre scorrazza per la giungla, non visto se non nell’attimo del balzo, e perciò riconoscibile soltanto dalla propria vittima.
— Ci sono stati parecchi furterelli insignificanti — osservai.
Holmes sbuffò di sprezzo.
— Questo scenario cupo e grandioso è destinato a qualcosa di molto più importante — replicò. — È una vera fortuna per la comunità che io non sia un criminale.
— Davvero! — assentii di tutto cuore.
— Ammesso che io fossi Brooks oppure Woodhouse, o qualcuno dei cinquanta uomini che hanno giustificati motivi per togliermi di mezzo, per quanto tempo riuscirei a sopravvivere all’inseguimento di me stesso? Una trappola, un’imboscata, e tutto sarebbe finito. Meno male che nei paesi latini, i tipici paesi del delitto, non abbiano giornate di nebbia come questa. Ma, perbacco, ecco finalmente qualcosa che forse romperà questa spaventosa monotonia!
Era la cameriera con un telegramma. Holmes lo aprì e scoppiò in una risata.
— Bene! — esclamò. — Sta per arrivare fratello Mycroft.
— Che c’è di strano? — domandai.
— Che c’è di strano? Sarebbe come se lei incontrasse un tram in una stradina di campagna. Mycroft ha le sue rotaie consuetudinarie su cui scorre inesorabilmente. Il suo appartamentino di Pall Mall, il Club Diogene, a Whitehall: questa è la sua sfera. Da me è venuto una sola volta in tutto. Quale cataclisma può averlo fatto uscire dal binario?
— Non glielo dice?
Holmes mi tese il telegramma del fratello.
DEVO VEDERTI A PROPOSITO DI CADOGAN WEST. VENGO SUBITO.
MYCROFT
— Cadogan West? È un nome che ho già sentito.
— A me francamente non ricorda nulla, ma per far muovere Mycroft… Sarebbe come se un pianeta uscisse dalla propria orbita. A proposito, sa che tipo è Mycroft?
Rammentavo vagamente di aver sentito parlare di lui all’epoca dell’avventura dell’interprete greco.
— Mi aveva spiegato allora che aveva un piccolo impiego governativo.
Holmes ridacchiò.
— A quel tempo non la conoscevo come la conosco ora, ed è necessario essere molto discreti quando si parla di gravi affari di Stato. Lei ha ragione di pensare che Mycroft lavori per il governo britannico. E avrebbe ancora più ragione, in un certo senso, se dicesse che di quando in quando mio fratello è il governo britannico in persona.
— Mio caro Holmes!
— Sapevo che l’avrei sorpresa. Mycroft intasca quattrocentocinquanta sterline l’anno, rimane un subordinato, non ha ambizioni di nessun genere, non vuole ricevere titoli né onori, ma resta sempre l’uomo più indispensabile del paese.
— Come mai?
— Ecco, la sua posizione è unica, e se l’è creata da sé. Non si è mai visto nulla di simile prima, né si vedrà più. Lui possiede il cervello più ordinato e preciso di questo mondo, unitamente a una capacità immensa di registrare fatti. Le stesse doti che io ho rivolto alla scoperta del crimine, le usa per il suo particolare lavoro. A lui passano le conclusioni di ogni reparto, e lui è il centralino, la stazione principale di scambio che costituisce il nostro equilibrio politico. Tutti gli altri funzionari sono specialisti, ma la sua specializzazione è l’onniscienza. Poniamo per esempio che un ministro abbia bisogno di informazioni circa un particolare riguardante la Marina, l’India, il Canada o il bimetallismo. Potrà ottenere consigli separati su ciascuno di questi argomenti dai vari reparti, ma Mycroft soltanto sarà in grado di concentrarli tutti, e dire con facilità come ciascun fattore può influenzare l’altro. All’inizio cominciarono a servirsi di lui come di una scorciatoia, per comodità, ma adesso è diventato indispensabile. In quel suo cervello grandioso tutto è catalogato, incasellato, e può essere consultato sul momento. In moltissimi casi la sua parola ha deciso della politica nazionale. Lui ci vive in mezzo e non pensa ad altro se non quando, a scopo di esercizio intellettuale, si rilassa se vado a trovarlo per chiedere la sua opinione in merito a qualcuno dei miei modesti problemi. Ma oggi Giove discende sulla terra. Che diamine sarà successo? Chi è questo Cadogan West, e che cosa rappresenta per Mycroft?
— Ho trovato! — esclamai. E mi tuffai tra il mucchio di giornali che ingombravano il divano. — Sì, sì, è proprio lui! Cadogan West è il giovanotto che è stato trovato morto martedì mattina nella metropolitana.
Holmes si tirò su diritto, improvvisamente attento, la pipa stretta fra i denti.
— Dev’essere una cosa seria, Watson. Una morte che faccia deviare dalle sue abitudini mio fratello non può essere una morte qualsiasi. Quale sarà mai il motivo che lo lega a questo incidente? Se ricordo bene, il caso sembrava scialbo. Si supponeva che il giovane fosse caduto dal vagone, rimanendo ucciso. Non era stato derubato, e sul suo corpo non appariva alcuna traccia di violenza. Non è così?
— Veramente c’è stata un’inchiesta — risposi — e da questa sono emersi parecchi fatti nuovi. Pensandoci bene, direi che dev’essere invece un caso piuttosto anomalo.
— A giudicare dall’effetto che ha prodotto su mio fratello, propenderei per definirlo assolutamente straordinario. — Si accomodò più confortevolmente nella sua poltrona. — E adesso, Watson, mi dia i fatti.
— Il giovane si chiamava Arthur Cadogan West. Aveva ventisette anni, era scapolo ed era impiegato presso l’Arsenale di Woolwich.
— Impiego governativo: osservi il nesso con fratello Mycroft.
— È partito improvvisamente da Woolwich lunedì sera. Era stato visto per l’ultima volta dalla sua fidanzata, la signorina Violet Westbury, che lui aveva lasciato improvvisamente nella nebbia verso le sette e trenta di quella stessa sera. Tra loro non c’era stato nessun litigio, e lei non sa spiegare quella sua partenza repentina. Ne ha avuto nuovamente notizia solo quando il suo cadavere è stato scoperto da un operaio addetto alla manutenzione della linea, un certo Mason, proprio fuori dalla stazione di Aldgate, lungo la metropolitana di Londra.
— Quando?
— Il cadavere è stato rinvenuto alle sei di martedì mattina. Era disteso di traverso sui binari dal lato sinistro della linea andando in direzione est, in un punto vicino alla stazione, dove i binari escono dalla galleria. Aveva il capo completamente schiacciato; questo però doveva essere successo in seguito alla caduta dal vagone. Il cadavere poteva essere giunto sulla linea solo in quel modo. Se fosse stato trasportato da una strada vicina, sarebbe dovuto passare per i cancelletti della stazione, dove è sempre di guardia un bigliettaio. Sembra che questo punto sia definitivamente assodato.
— Benissimo. Mi pare che il caso sia abbastanza chiaro. L’uomo, morto o vivo, è caduto o è stato gettato dal treno. Continui pure.
— I treni che attraversano i binari accanto a quello su cui è stato trovato il cadavere sono i treni che corrono da ovest a est, alcuni esclusivamente metropolitani, mentre altri provengono da Willesden e da frazioni vicine. Si può asserire con certezza che il giovane, nel momento in cui ha incontrato la morte, viaggiava in questa direzione a un’ora imprecisata ma tarda della notte, benché sia impossibile stabilire in quale località sia salito a bordo del treno.
— Sarà naturalmente bastato il biglietto che aveva in tasca ad appurare questo particolare.
— Non gli è stato trovato addosso nessun biglietto.
— Nessun biglietto. Perbacco, Watson, questo sì che è strano! Basandomi sulla mia esperienza personale, so che non è possibile raggiungere la piattaforma di un treno della metropolitana senza esibire il biglietto. Perciò, con tutta probabilità, il povero giovanotto doveva averne uno. Gli è stato tolto di tasca in modo da non far sapere da che stazione proveniva? È possibile. Oppure l’ha perso sul treno? Anche questo è possibile. Comunque è un particolare interessante. Apparentemente non era stato derubato, dice?
— Apparentemente no. Ecco qui un elenco degli oggetti che gli sono stati trovati addosso. Nel borsellino aveva due sterline e quindici scellini. Aveva inoltre in tasca un libretto di assegni emesso dalla filiale di Woolwich della Capital and Counties Bank. È stato possibile stabilire la sua identità appunto grazie a questo libretto di assegni. Gli sono stati trovati in tasca anche due biglietti di platea per il teatro di Woolwich, datati per quella sera stessa, nonché un piccolo fascio di documenti tecnici.
Holmes lanciò un’esclamazione soddisfatta.
— Eccoci finalmente arrivati, Watson! Governo britannico, Arsenale di Woolwich, documenti tecnici, fratello Mycroft, la catena è completa. Ma, se non mi sbaglio, eccolo in persona.
Un attimo dopo avanzava nella nostra stanza l’alta e maestosa figura di Mycroft Holmes. Massiccio e pesante di corporatura, c’era in lui qualcosa che lasciava supporre una goffa inerzia fisica, ma sopra quella sua sagoma ingombrante era appoggiata una testa così autoritaria nella spaziosità della fronte, così viva nello sguardo degli occhi profondamente infossati, di un colore grigio acciaio, così ferma nel contorno delle labbra, e così sottile nel gioco dell’espressione, che dopo la prima occhiata subito ci si dimenticava del grosso corpo mal squadrato e ci si rammentava soltanto dello spirito dominante.
Lo seguiva il nostro vecchio amico Lestrade di Scotland Yard, magro e austero. La gravità che emanava dai volti di entrambi faceva presagire una questione di grande portata. Il poliziotto ci strinse la mano senza proferire parola. Quanto a Mycroft Holmes, dopo essersi liberato del cappotto si accasciò in una poltrona.
— Che faccenda seccante, Sherlock — disse. — Detesto nel modo più assoluto modificare le mie abitudini, ma le alte sfere non hanno voluto sentire scuse. Nello stato attuale in cui si trova il Siam, è per me molto seccante dovermi assentare dal mio ufficio, ma si tratta di una vera e propria crisi. Non ho mai visto il primo ministro tanto sottosopra. In quanto all’Ammiragliato… ronza come un alveare che qualcuno abbia capovolto. Hai già saputo del caso?
— Ci siamo informati proprio adesso. Che cos’erano i documenti tecnici di cui parla il giornale?
— Ah, è ciò che per fortuna siamo riusciti a tenere nascosto alla stampa. I doc...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. L’ultimo saluto di Sherlock Holmes
  4. Prefazione
  5. L’avventura di Villa Glicine
  6. L’avventura della scatola di cartone
  7. L’avventura del Cerchio Rosso
  8. L’avventura dei progetti Bruce-Partington
  9. L’avventura del poliziotto morente
  10. La scomparsa di lady Frances Carfax
  11. L’avventura del piede del diavolo
  12. Il suo ultimo saluto Epilogo di Sherlock Holmes
  13. Copyright