Il capo ispettore Duff, di Scotland Yard, indaga sulla morte di un ricco cittadino americano ucciso in un albergo di Londra. Quando i cadaveri si moltiplicano, per scoprire l'assassino Duff si imbarca sulla stessa nave su cui viaggiava l'americano. Arriva così alle Hawaii, e proprio mentre sta raccontando delle indagini al suo vecchio amico, l'ispettore Charlie Chan, gli sparano. Duff fa solo in tempo a sussurrare: «Vai avanti tu». E Charlie Chan prende il posto dell'amico nel viaggio intorno al mondo…

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Charlie Chan e la crociera tragica
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1
Pioggia a Piccadilly
L’ispettore capo Duff di Scotland Yard stava camminando a Piccadilly sotto la pioggia. Dal palazzo di Westminster, oltre il St James’s Park, aveva appena sentito risuonare, debole e lontano, il rintocco delle dieci del Big Ben. Era la sera del 6 febbraio 1930. Gli ispettori devono sempre ricordare il giorno e l’ora di un avvenimento anche se, come in questo caso, è un particolare relativamente importante. Infatti non sarebbero mai stati indicati come prova in tribunale.
Sebbene di solito fosse sereno e tranquillo, in quel momento l’ispettore Duff era di cattivo umore. Quella mattina era arrivato alla conclusione un caso lungo e noioso e lui, seduto in tribunale, aveva guardato il giudice, con la sua sinistra toga nera, condannare alla forca un insignificante, accigliato ometto. Ecco cos’era, aveva pensato Duff. Un vile assassino, senza alcuna coscienza né sentimento umano. E aveva messo in difficoltà Scotland Yard prima che i poliziotti riuscissero a catturarlo. Ma alla fine la tenacia e anche un po’ la fortuna di Duff avevano vinto. Impossessatosi di una lettera che l’assassino aveva scritto a una donna di Battersea Park Road, l’ispettore aveva capito subito il significato nascosto di un’innocua frase e aveva conservato la missiva finché era riuscito a mettere insieme il quadro completo della situazione. Aveva agito in quel modo e ora era tutto finito. E adesso?
Duff camminava tenendosi ben stretto il cappotto. L’acqua gocciolava dalla tesa del vecchio cappello di feltro. Aveva trascorso le ultime tre ore al Marble Arch Pavilion, un cinema, sperando di distrarsi. Il film era ambientato nei Mari del Sud con spiagge ombreggiate da palme, cieli splendenti e un eterno sole. Guardando quelle immagini, Duff aveva pensato a un detective suo amico, conosciuto alcuni anni prima a San Francisco. Un tipo semplice che svolgeva la professione di agente investigativo in un mondo simile. I casi venivano risolti con gli alisei che sussurravano tra gli alberi lussureggianti ed era sempre estate. L’ispettore sorrise a quel dolce ricordo.
Duff vagava per Piccadilly senza una meta precisa. Nella mente aveva molti ricordi che ora riaffioravano pian piano. Fino a non molto tempo prima era stato ispettore di divisione alla stazione di polizia di Vine Street, e poi era diventato ispettore capo di quell’affascinante quartiere. Il West End era stato la sua riserva di caccia. Ecco che s’intravedeva attraverso la pioggia, nel suo nobile splendore, il club esclusivo dove, senza il minimo scalpore, aveva arrestato un banchiere latitante. Un negozio buio di fronte gli ricordò la mattina in cui aveva risolto il caso della donna francese assassinata in mezzo ai suoi lussuosi abiti parigini. La bianca facciata del Berkeley gli rammentò un crudele ricattatore acciuffato, sbalordito e inerme, mentre stava uscendo dal bagno. Non lontano da Half Moon Street, prima della stazione della metropolitana, una volta Duff aveva sussurrato qualcosa all’orecchio di un uomo dalla carnagione scura e lo aveva visto impallidire. Era un killer ricercato dalla polizia di New York, e aveva appena finito di fare colazione nel suo confortevole appartamento ad Albany quando Duff gli aveva posato una mano sulla spalla. Al Prince Restaurant, dall’altra parte della strada, l’ispettore aveva cenato tutte le sere per due settimane, tenendo d’occhio un uomo che, nonostante l’aspetto distinto, nascondeva con successo un ignobile segreto. E lì a Piccadilly Circus, dov’era arrivato ora, una memorabile mezzanotte aveva lottato duramente con il ladro di diamanti di Hatton Garden.
La pioggia si era fatta più intensa, sferzandogli il viso con violenza. Passò sotto un arco e osservò la scena che si presentava davanti a lui. La pace di Londra e una specie di Broadway in miniatura. Attraverso la fitta pioggia s’intravedevano le luci gialle delle innumerevoli insegne e piccole pozzanghere scintillavano sulla strada. Sentendo il bisogno di compagnia, Duff riprese il cammino e scomparve in una via buia. Percorsi circa duecento metri, lontano dalle luci e dal traffico, raggiunse un austero edificio con inferriate alle finestre del pianterreno e illuminato debolmente da un lampione. Un attimo dopo stava varcando la familiare soglia della stazione di polizia di Vine Street.
L’ispettore di divisione Hayley, che era succeduto a Duff in quella importante carica, era solo nel suo ufficio. Era un uomo magro e dall’aria stanca, ma subito sorrise alla vista del vecchio amico. «Entra, Duff,» disse «avevo proprio bisogno di fare quattro chiacchiere.»
«Ne sono felice» rispose Duff. Si tolse il cappello gocciolante, il cappotto fradicio e sedette. Dalla porta aperta vide nell’ufficio attiguo un gruppo di agenti, ciascuno con una banconota di piccolo taglio in mano. «Piuttosto tranquillo stasera, vero?»
«Sì, grazie al cielo» rispose Hayley. «Più tardi faremo un’incursione in un night club ma ormai per noi è un diversivo. A proposito, devo di nuovo congratularmi con te.»
«Congratularti?» Duff inarcò le folte sopracciglia.
«Sì, per il caso Borough. “Un elogio particolare all’ispettore Duff dal giudice per il suo splendido lavoro, per la sua logica inconfutabile...” le solite cose, insomma.»
Duff alzò le spalle. «Sì, grazie, vecchio mio.» Prese la pipa e cominciò a caricarla. «Ma ormai è acqua passata... domani sarà tutto dimenticato.» Rimase in silenzio per un momento, quindi aggiunse: «Strano mestiere il nostro, vero?».
Hayley lo guardò con aria interrogativa. «È la reazione» annuì. «Anche a me succede sempre dopo un caso difficile. Hai bisogno di lavoro, ragazzo. Un nuovo rompicapo. Senza momenti liberi per riflettere. Be’, se tu avessi questo posto...»
«L’ho avuto» gli ricordò Duff.
«Ma ce l’hai ancora in mente. Ma prima di lasciar perdere il passato – ed è una buona idea, sono d’accordo con te – posso aggiungere le mie umili parole di lode? Il tuo lavoro su questo caso dev’essere di esempio.»
Duff lo interruppe. «Ho avuto fortuna» disse. «Non dimenticarlo. Il nostro vecchio capo, sir Frederic Bruce, diceva sempre: duro lavoro, intelligenza e fortuna e, di questi tre, la fortuna gioca un ruolo preminente.»
«Ah, sì... povero sir Frederic» rispose Hayley.
«Stasera stavo proprio pensando a lui» continuò Duff. «A lui e al detective cinese che catturò il suo assassino.»
Hayley annuì. «Quel tipo delle Hawaii. Sergente Chan... si chiamava così, vero?»
«Sì, Charlie Chan. Adesso è ispettore a Honolulu.»
«Hai sue notizie?»
«Ogni tanto.» Duff accese la pipa. «Anche se ho molto da fare, sono rimasto in contatto con lui. Per un motivo o per l’altro non riesco a dimenticarlo. Gli ho scritto un paio di mesi fa, chiedendogli notizie.»
«E ti ha risposto?»
«Sì. Mi è arrivata una sua lettera proprio questa mattina.» Duff la tirò fuori dalla tasca. «Sembra che non ci siano novità» aggiunse sorridendo.
Hayley si appoggiò allo schienale della sedia. «Forza, leggila» suggerì.
Duff estrasse dalla busta due fogli e li spiegò. Per un momento fissò quelle righe scritte in un’analoga stazione di polizia all’altro capo del mondo. Poi, con il sorriso che indugiava ancora sulle labbra, cominciò a leggere con voce stranamente gentile per un ispettore di Scotland Yard.
Reverendo e onorevole amico,la tua gentile lettera mi arriva dopo un lungo viaggio e molto tempo, e mi porta alla mente bei ricordi del passato. Cos’è la ricchezza? Scrivi una lista di amici e avrai la risposta. La ricchezza completa è quella che io provo nel sapere che nella tua mente onorevolmente indaffarata c’è posto per l’indegno Charlie Chan.D’altro canto neanch’io ti ho dimenticato. Mai. Ti chiedo scusa per le rudi parole che sto per dirti, ma un simile pensiero da parte tua sarebbe assurdo. Le parole di lode con cui una volta mi hai coperto indugiano nella mia mente, circondate sempre dal piacere di uno smodato orgoglio.Venendo alle richieste che mi fai riguardo a mie notizie, non c’è, mi dispiace dirtelo, niente di nuovo. L’acqua cade dalle grondaie negli stessi vecchi buchi, e questa è una accurata descrizione del modo in cui affronto la vita. A Honolulu non abbondano gli omicidi. L’uomo calmo è l’uomo felice, e io non me ne lamento. Gli orientali sanno che c’è un tempo per gettare le reti e un tempo per tirarle in secco.Ma forse qualche volta sono un po’ nervoso perché s’impiega molto tempo per tirare a riva le reti. Perché? Può darsi che io mi stia discostando dal carattere degli orientali perché vivo da tanti anni tra americani operosi? Non c’è problema. Faccio finta di niente. Non aspiro a incarichi molto importanti tra volti impassibili. Ma qualche sera mi capita di sedere nella veranda a guardare la città sonnolenta e di soffrire di uno strano desiderio: che il telefono si metta a suonare per un messaggio importante. Ma non c’è niente da fare, per citare i miei figli che imparano un buon inglese nelle scuole locali.Spero che gli dei ci riservino destini diversi. Spesso ti penso nella grande città dove abiti. Il tuo talento non può essere lasciato fermo come acqua stagnante. Molte volte il telefono suona e tu esci a caccia. So che il successo camminerà sempre al tuo fianco sorridendoti. Provai la stessa sensazione quando ebbi il grande privilegio della tua compagnia. I cinesi, lo sai, hanno capacità medianiche.Molto gentile da parte tua informarti sui miei figli. Facendo rapidamente i calcoli, ora sono undici. Spesso mi torna in mente quel saggio che diceva: governare uno Stato è facile; governare una famiglia è difficile. Ma io tiro avanti. Il primogenito studia all’università, sul continente. Quando mi sono trovato di fronte per la prima volta al costo reale dell’educazione americana, ho pensato che fosse meglio non allungare la lista e chiudere per sempre con i figli.Ancora una volta i miei più sentiti ringraziamenti per l’affettuosa lettera. Forse un giorno ci rivedremo, sebbene sia quasi un sogno per le molte miglia di terra e acqua che ci separano. Accetta tuttavia i miei più cari saluti. Possa tu camminare tranquillamente per ogni sentiero dove il destino ti condurrà.Tuo, con profondo rispetto,Charlie Chan
Duff, finito di leggere, ripiegò lentamente la lettera. Alzò lo sguardo e vide Hayley che lo scrutava, incredulo.
«Affascinante» disse l’ispettore di divisione. «Ma un po’ ingenua. Non dirmi che l’uomo che ha scritto questa lettera ha scoperto l’assassino di sir Frederic Bruce!»
«Non farti ingannare dal modo di scrivere di Charlie» sorrise Duff. «Ha una mente più profonda di quanto non sembri. Pazienza, intelligenza, duro lavoro: Scotland Yard non ha il privilegio di nessuna di queste doti. L’ispettore Chan sembra fare più che onore alla nostra professione, Hayley. Peccato che sia sepolto in un posto come Honolulu.» La spiaggia ombreggiata di palme che aveva visto al cinema aleggiò davanti ai suoi occhi. «Ma forse, tutto sommato, un uomo tranquillo è un uomo felice.»
«Forse» rispose Hayley. «Ma tu e io non avremo mai la possibilità di provarlo... Stai andando?» Duff si era alzato.
«Sì, devo tornare alla mia camera ammobiliata» rispose. «Quando sono arrivato ero piuttosto giù, ma ora va meglio.»
«Non ti sei ancora sposato?» indagò Hayley.
«Certo che sono sposato» disse Duff. «Non ho tempo per nient’altro. Sono sposato con Scotland Yard.»
Hayley scosse il capo. «Non è sufficiente. Ma non è affar mio.» Aiutò Duff a indossare il cappotto. «Spero che tu non debba aspettare molto il prossimo caso. Non ti fa bene. Quando il telefono sulla tua scrivania – che cos’ha detto Chan? – suonerà con un messaggio importante, allora, ragazzo, ti sentirai di nuovo in forma.»
«L’acqua» si strinse nelle spalle Duff «scende dalle grondaie sempre negli stessi vecchi buchi.»
«Ma ti piace sentirla cadere. Sai già che speri di sentirla.»
«Sì,» annuì l’ispettore capo «hai ragione. In realtà, non sono felice senza lavoro. Arrivederci e auguri per il night club.»
Alle otto del mattino seguente, l’ispettore Duff entrava nel suo ufficio di Scotland Yard. Era di buonumore, come sempre; le sue guance erano accese, eredità dei giorni trascorsi, prima di entrare nella polizia metropolitana, in una fattoria dello Yorkshire da dove proveniva. Si sedette alla scrivania e diede un’occhiata alla scarsa posta del mattino. Quindi prese una copia del «Telegraph», accese un buon sigaro e cominciò a leggere tranquillamente le notizie.
Alle otto e cinque il telefono improvvisamente suonò. Duff smise di leggere e gli diede un’occhiata. Suonò a lungo, acuto, insistente, come per chiamare aiuto. Duff appoggiò il giornale e sollevò la cornetta.
«Buongiorno, vecchio mio.» Era la voce di Hayley. «Ho appena avuto una notizia dal mio sergente. Durante la notte è stato assassinato un uomo al Broome’s Hotel.»
«Al Broome’s» replicò Duff. «Sul serio al Broome’s?»
«Sembra un ambiente impossibile per un delitto, lo so» rispose Hayley. «Ma purtroppo è accaduto. Assassinato nel suo letto... un turista americano di Detroit o di qualche altro strano posto. Naturalmente ho pensato a te dopo la chiacchierata di ieri sera. E poi questa è la tua vecchia sezione. Sei certo al corrente dell’atmosfera raffinata del Broome’s. Ho parlato con il direttore; sarà subito a tua disposizione. Salta in macchina con una squadra e raggiungimi all’hotel al più presto.»
Hayley attaccò. Mentre anche Duff stava riagganciando, entrò precipitosamente nell’ufficio il suo superiore.
«Un americano ucciso...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Charlie Chan e la crociera tragica
- 1. Pioggia a Piccadilly
- 2. Nebbia al Broome’s Hotel
- 3. L’uomo dal cuore debole
- 4. Duff scopre un indizio
- 5. Pranzo al Monico
- 6. Il 10.45 in partenza da Victoria
- 7. Un ammiratore di Scotland Yard
- 8. Nebbia in Riviera
- 9. Sanremo all’imbrunire
- 10. La sordità del signor Drake
- 11. L’espresso per Genova
- 12. La gioielleria di Chowringhee Road
- 13. Qualcuno bussa alla porta di Charlie
- 14. Cena a Punchbowl Hill
- 15. Da Honolulu verso est
- 16. Il bastone di malacca
- 17. L’etichetta del Great Eastern Hotel
- 18. Il party di Maxy Minchin
- 19. L’albero fruttifero
- 20. L’elenco della signorina Pamela
- 21. La Promenade des Anglais
- 22. Tempo di gettare le reti
- 23. Tempo di tirare in secco le reti
- Copyright