Piccoli Brividi - Foto dal futuro
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Piccoli Brividi - Foto dal futuro

  1. 182 pagine
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Piccoli Brividi - Foto dal futuro

Informazioni su questo libro

La casa era disabitata da anni, per lo meno da quanto ricordavano Greg e i ragazzi. Sarà stato per questo che in città si raccontavano strane storie su Villa Coffman, che avevano per protagonisti fantasmi inconsolabili o crudeli assassini assetati di sangue che in quelle stanze si erano macchiati di efferati delitti.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852074325
Print ISBN
9788804665236

1

«Si muore di noia, a Pitts Landing» disse Michael Warner, cacciandosi le mani nelle tasche della tuta da ginnastica.
«Anche la morte si annoia, a Pitts Landing» gli fece eco Greg Banks.
Doug Arthur e Shari Walker non potevano che essere d’accordo.
“Anche la morte si annoia, a Pitts Landing” era il loro slogan preferito e si addiceva perfettamente a Pitts Landing, secondo Greg e i suoi tre amici. Pitts, infatti, era uguale a tante altre cittadine americane di provincia, tranquille e sonnacchiose, immerse nella quiete della campagna, disseminate di vecchie case eleganti e ben conservate.
In un tranquillo pomeriggio d’inverno, i quattro amici stavano pigramente nel cortile di Greg, intenti a escogitare qualcosa di divertente o di terribilmente eccitante per sconfiggere la noia.
«Propongo di fare un salto da Grover. Chissà se sono arrivate le nuove raccolte di fumetti!» suggerì Doug.
«Non abbiamo mezzo dollaro in tasca, Aquila» rispose Greg.
Come avrete capito, Aquila era il soprannome di Doug. Lo chiamavano così perché assomigliava vagamente a un’aquila, anche se forse Cicogna sarebbe stato più appropriato, per via delle sue gambe lunghe e sottili. Aveva una gran massa di capelli castani, che a dire il vero pettinava assai di rado, e occhi marroni piccoli e vicini come quelli degli uccelli. Per finire, il naso lungo e adunco come un becco. A Doug non piaceva affatto essere chiamato Aquila, ma ormai ci aveva fatto l’abitudine e non andava più su tutte le furie come una volta.
«Possiamo almeno dare un’occhiata ai fumetti» insistette Aquila, cimentandosi nell’irresistibile imitazione del proprietario del negozio. «Allora, ragazzi, avete intenzione di sborsare qualche dollaro oppure levate le tende?»
«Pensa di farci paura, quel bestione» disse Greg, scompisciandosi dalle risate. «Che razza di stupido!»
«Questa settimana dovrebbe uscire la nuova serie degli Invincibili» disse Aquila.
«Perché non ti unisci alla loro squadra?» disse Greg, dandogli una pacca sulle spalle. «L’Uomo Aquila! Non è da sballo?»
«Dovremmo unirci tutti e quattro agli Invincibili» intervenne Michael. «Così almeno avremmo qualcosa da fare!»
«Impossibile» lo fermò Shari. «Non ci sono nemmeno i criminali, qui a Pitts Landing!»
«Potremmo sempre dare la caccia alle lucertole» suggerì Aquila, il simpaticone del gruppo.
I ragazzi scoppiarono a ridere. Erano amici ormai da molti anni, tutti e quattro. Greg e Shari erano vicini di casa e le loro rispettive famiglie si frequentavano regolarmente, mentre Aquila e Michael abitavano a un isolato di distanza.
«Che ne dite di una partita a baseball?» propose Michael. «Possiamo fare un salto al campo!»
«Niente da fare» rispose Shari. «Siamo solo in quattro!» concluse, togliendosi dagli occhi una ciocca dei lunghi capelli neri. Indossava una felpa gialla di almeno due taglie più grande e un paio di jeans color verde mela.
«Sicuramente al campo incontreremo anche altri ragazzi e potremo unirci a loro» disse Michael, chinandosi a raccogliere una manciata di ghiaia, per poi divertirsi a farsela passare da una mano all’altra. Era un ragazzo piuttosto rotondetto, con i capelli rossi tagliati corti, gli occhi azzurri e la faccia tempestata di lentiggini.
«Avanti, ragazzi, facciamoci una bella partita. Ho bisogno di allenarmi perché la mia squadra inizierà il campionato fra un paio di giorni» disse Doug.
«Cos’è questa novità? Non avete mai giocato in inverno!» esclamò Shari.
«È una nuova squadra, cioè una squadra nella squadra. Una sezione invernale, insomma. Martedì dopo la scuola ci sarà la prima partita.»
«Verremo a vederti tutti quanti» disse Greg.
«Ma certo! Ci saremo tutti quando mancherai la palla!» aggiunse Shari.
Come avrete capito, Aquila era il suo bersaglio preferito.
«In che ruolo giochi?» chiese ancora Greg.
«Fanalino di coda» scherzò Michael.
Nessuno dei ragazzi trovò la battuta divertente. Succedeva sempre così, con Michael. Pensava di essere spiritoso e invece non faceva affatto ridere.
«Probabilmente in attacco» rispose Aquila, «anche se l’allenatore non me lo ha ancora confermato. Ehi, Greg, perché non sarai dei nostri?»
Madre natura era stata generosa con Greg e lo aveva dotato di un fisico niente male. Spalle larghe e squadrate, braccia muscolose, gambe possenti: era il prototipo dell’atleta perfetto. E come se non bastasse, era anche un bel ragazzo, dotato di un fascino discreto. Era biondo, con gli occhi grigio-verdi e un sorriso dolce e rassicurante.
«Mio fratello Terry si era preso l’incarico di segnarmi in squadra, ma se ne è dimenticato. Purtroppo adesso è tardi, per le iscrizioni.»
«A proposito, Terry dov’è?» chiese Shari, che aveva un debole per il fratello maggiore di Greg.
«Tutti i giorni dopo la scuola, sabato compreso, lavora al Gelato Express» annunciò Greg.
«Facciamo un salto al Gelato Express, allora» propose Michael.
«Siamo al verde, te lo sei dimenticato?» disse Aquila.
«In questo caso, Terry ci regalerà un bel gelato ciascuno» ribatté Michael, guardando Greg come se volesse averne la conferma.
«Gelato? Stai fresco! Sai bene che razza di spilorcio è mio fratello! Al massimo, ti offrirà un cono vuoto, puoi scommetterci.»
«Uffa, che noia!» esclamò Shari, guardando un passerotto che saltellava sul marciapiede. «È terribilmente noioso starsene qui nel cortile e non avere altro argomento di conversazione che la nostra noia!»
«Hai ragione, Shari. Potremmo almeno sederci, invece che stare in piedi!» suggerì Aquila, con il sorriso furbetto che gli illuminava la faccia ogni volta che si prendeva gioco di qualcuno.
«Andiamo a fare una passeggiata, ragazzi» insistette Shari. Detto fatto! Attraversò il cortile e si avviò lungo la strada, camminando sul bordo del marciapiede con le braccia alzate per tenersi in equilibrio.
Gli altri la imitarono, seguendola in fila indiana.
Un cocker spaniel, richiamato dalle risa dei ragazzi, sbucò dalla siepe che delimitava il giardino dei vicini, facendo loro un sacco di feste.
Shari si fermò ad accarezzarlo e il cane, scodinzolando furiosamente, le leccò la mano in segno di riconoscenza.
Subito dopo, però, se ne andò via annoiato e scomparve in mezzo ai cespugli.
I quattro amici proseguirono il loro cammino, dandosi l’un l’altro spintarelle scherzose. A un certo punto attraversarono la strada, passando davanti alla scuola. Due ragazzi stavano giocando a basket, mentre un gruppo di bambini si divertiva a colpire la palla con la mazza di legno, nel campo da baseball.
Quel percorso gli era familiare, passarono davanti a vecchie case che conoscevano bene. Poi, dietro una piccola radura, si fermarono a guardare un prato che correva in discesa, soffocato dai cespugli e dall’erba alta che cresceva dappertutto.
In cima al prato, seminascosta dall’ombra di una vecchia quercia, si intravedeva una casa in rovina. Una volta doveva essere stata splendida e imponente, una sorta di grande villa a tre piani, percorsa tutt’intorno da un colonnato, con il tetto spiovente in mattoni rossi e i camini alle due estremità.
Ma le finestre con i vetri rotti al primo piano, i buchi nel tetto, le assi di legno corrose dal tempo e le persiane che pendevano scrostate e polverose indicavano uno stato di degrado e di abbandono.
A Pitts Landing era conosciuta come Villa Coffman. Coffman, infatti, era il nome inciso sulla cassetta della posta che penzolava dal paletto di legno davanti al viale centrale.
La casa, comunque, era disabitata da anni, per lo meno da quanto ricordavano Greg e i ragazzi. Sarà stato per questo che in città si raccontavano strane storie su Villa Coffman, che avevano per protagonisti fantasmi inconsolabili o crudeli assassini assetati di sangue che in quelle stanze si erano macchiati di efferati delitti.
«Ehi, ragazzi, ho una proposta da farvi» disse Michael, lo sguardo rivolto alla casa nell’ombra.
«Sono curioso di sapere di cosa si tratta» rispose Greg.
«Andiamo a esplorare Villa Coffman» propose Michael, incamminandosi in mezzo all’erba alta del prato.
«Fermati, sei impazzito?» gridò Greg, correndogli dietro per fermarlo.
«Che vi prende? Avete paura? Avanti, andiamo» disse Michael, gli occhi azzurri persi nell’ultimo sole del pomeriggio che filtrava attraverso i rami della vecchia quercia. «Non volevamo l’avventura? Qualcosa dieccitante per sconfiggere la noia? Eccovi serviti, lattanti.»
Greg esitò. Guardò la casa in lontananza e improvvisamente un brivido gli percorse la schiena.
Prima che potesse rispondere alla provocazione di Michael, una misteriosa figura nera balzò fuori dall’erba alta e lo attaccò.
Ornamento di separazione

2

Greg cadde a terra fra le risate generali.
«Ahi!» gridò.
«Tranquillo, Greg, è il cocker spaniel. Deve averci seguiti» disse Shari.
«Vattene via, cane. Tornatene a casa» gridò Aquila alla bestiola.
Il cane ritornò sulla strada e si voltò a guardarli, scodinzolando furiosamente.
Imbarazzato per la figuraccia che aveva fatto davanti agli amici, Greg si alz...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
  10. 8
  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. 15
  18. 16
  19. 17
  20. 18
  21. 19
  22. 20
  23. 21
  24. 22
  25. 23
  26. 24
  27. 25
  28. 26
  29. 27
  30. 28
  31. 29
  32. 30
  33. 31
  34. Copyright