Kurdistan, la nazione invisibile
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  1. 192 pagine
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Kurdistan, la nazione invisibile

Informazioni su questo libro

Diviso tra Turchia, Siria, Iraq e Iran, il Kurdistan rappresenta probabilmente uno degli scenari geopolitici più caldi del Medio Oriente. È il territorio di un popolo, i curdi, che conta più di trenta milioni di persone – la più grande «nazione» senza Stato – e che si sta rivelando un attore cruciale della regione. Nelle recenti crisi mediorientali, infatti, il «fattore curdo» si è rivelato una costante fondamentale: dalle guerre in Iraq sotto Saddam Hussein alla lotta contro il cosiddetto Stato Islamico, dal ruolo nei delicati equilibri politici turchi al conflitto siriano. Senza dimenticare che il Kurdistan è una delle regioni più ricche di petrolio. Conoscere i curdi, distinguere le loro istanze autonomiste o indipendentiste, le priorità che ne guidano l'operato nei diversi contesti statali in cui si trovano a vivere, è quindi fondamentale per comprendere cosa stia avvenendo oggi. In questo volume si offre un primo approccio globale alla «questione curda» grazie all'apporto di studiosi internazionali e alla curatela dell'ISPI, uno dei più importanti istituti di ricerca europei.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804664826
eBook ISBN
9788852074455
Argomento
History
Categoria
World History
1

Il Kurdistan e il Medio Oriente. Storiche divisioni e intrecci internazionali

di Stefano M. Torelli

Inquadramento della questione curda

Nell’intricato mosaico delle questioni irrisolte in Medio Oriente, quella legata al Kurdistan è senz’altro una delle più difficili e, allo stesso tempo, costantemente sottostimata. Il popolo curdo rappresenta, a oggi, una delle più grandi «nazioni senza Stato», le cui rivendicazioni indipendentiste – o almeno autonomiste – sono state sistematicamente disattese per decenni. I curdi continuano a costituire una problematica che tocca diversi ambiti e diversi paesi dell’area mediorientale e ciò rende la questione estremamente complessa.
Una delle criticità fondamentali, infatti, riguarda proprio la sua natura trasversale, oltre che l’eterogeneità delle popolazioni curde. Queste ultime vivono redistribuite soprattutto tra quattro paesi: Turchia, Iraq, Siria e Iran. In ognuno dei singoli contesti in cui si trovano, i curdi hanno priorità e agende differenti che, spesso, entrano addirittura in conflitto tra di loro. Ciò fa sì che non si possa parlare di un vero e proprio Kurdistan, ma piuttosto di diversi Kurdistan. È innegabile, infatti, che la composizione dell’area in seguito ai cosiddetti accordi di Sykes-Picot1 abbia determinato una situazione per cui le singole realtà nazionali – spesso più frutto di calcoli europei e di scelte eterodirette che di una reale autodeterminazione delle popolazioni autoctone – abbiano subìto l’influenza dei nuovi assetti, contribuendo a loro volta a creare nuove sfide alle minoranze curde presenti in quei territori.
L’area che, storicamente, ricade sotto il nome di Kurdistan, si trova, come già accennato, al confine tra Turchia, Iraq, Siria e Iran. Al di là di tale divisione, i curdi sono a tutti gli effetti un popolo a sé, accomunato da alcune caratteristiche e dotato di una propria tradizione culturale, una propria lingua e una propria storia. Quest’ultima si è spesso intrecciata con i destini delle popolazioni arabe, turche, persiane e armene che negli anni hanno abitato i territori storicamente designati come Kurdistan. A differenza di tutte queste altre realtà, però, il Kurdistan non ha mai ottenuto un riconoscimento internazionale che portasse alla creazione di uno Stato indipendente. Questo, ancora oggi, costituisce l’aspirazione ultima e il vero sogno delle popolazioni curde, nonostante una serie di fattori esterni e interni abbia portato, nel tempo, all’impraticabilità di tale soluzione, contribuendo a complicare la situazione di tutto il Medio Oriente e a creare l’ennesimo fattore di potenziale destabilizzazione per l’area.
A ben vedere, la questione curda può essere assimilata a quella palestinese, sebbene abbia un’eco mediatica e simbolica molto inferiore e spesso non venga percepita come una delle cause della conflittualità che, quasi endemicamente, caratterizza la regione. Al contrario, molte vicende che hanno segnato la recente storia mediorientale vedono proprio i curdi come protagonisti, a partire dalle guerre in Iraq sotto il regime di Saddam Hussein, all’evoluzione storico-politica di un paese fondamentale per gli equilibri dell’area come la Turchia, fino al più recente conflitto civile in Siria e all’ascesa del cosiddetto Stato Islamico (IS) tra Iraq e Siria, combattuto sul campo proprio da milizie curde di varia estrazione. La stessa onnipresenza del «fattore curdo» nelle diverse crisi mediorientali fa percepire in maniera chiara quanto sia importante tale questione e quanto, nel tempo, essa continui a rappresentare una costante che difficilmente potrà essere accantonata, almeno fino a che non si trovi una soluzione in grado di creare nuovi e duraturi equilibri. È a questo punto, però, che ci si rende conto di quanto sia variegata la stessa realtà interna curda e del fatto che non sia possibile parlare di un’unica soluzione per il Kurdistan, quanto piuttosto la questione vada declinata in maniera diversa a seconda dei diversi contesti interessati.
Per poter meglio comprendere come si è arrivati alla situazione attuale e quali siano, nel tempo, le costanti che hanno mosso le dinamiche del cosiddetto Kurdistan, non si può prescindere da una breve analisi di ciò che è accaduto a cavallo tra il XIX e il XX secolo. È in questo periodo, infatti, che la questione curda è divenuta una problematica non soltanto regionale, ma di natura internazionale. È sempre a questi anni che si può far risalire la nascita e lo sviluppo del sentimento nazionalista curdo, come ideale politico più strutturato rispetto al passato. Questo stesso sentimento, però, al contempo è stato sfruttato dai diversi attori politici esterni i cui interessi, di volta in volta, si sono sovrapposti a quelli delle popolazioni curde autoctone. In tal senso, sono stati, in parte, anche questi stessi attori esterni a instillare nelle comunità curde quel sentimento di appartenenza comune che prima era quasi sconosciuto, influenzando in maniera determinante l’evoluzione della parabola politica curda.

Breve storia di un popolo bistrattato

Le stime sul numero di persone che compongono l’etnia curda nel mondo variano a seconda delle fonti, ma si ritiene che in totale i curdi siano circa 30-35 milioni. Di questi, attualmente, tra i 15 e i 20 milioni vivono in Turchia (dove costituiscono circa il 20 per cento della popolazione totale), circa 5 milioni in Iraq (tra il 15 e il 20 per cento), tra i 6 e gli 8 milioni in Iran (8 per cento) e circa 2,5 milioni in Siria (10 per cento).2 Inoltre, vi sarebbero altre minoranze curde, per un totale di circa 2 milioni di persone, soprattutto in Germania, Israele, Francia, Svezia, Belgio, Paesi Bassi e altri paesi europei. Negli anni le popolazioni curde hanno sperimentato alti livelli di emigrazione dalle proprie aree di origine. La cosiddetta «diaspora curda» è un fenomeno molto diffuso: si pensi che, attualmente, la città al mondo con il più alto numero di curdi non si trova all’interno dei territori che compongono il Kurdistan, ma nella Turchia occidentale: Istanbul.
Storicamente, i curdi rappresentano un gruppo etnico indoeuropeo, al pari dei persiani, cui sono accomunati da diversi fattori culturali e linguistici. Hanno, infatti, una propria lingua, che rientra nel ceppo delle lingue iraniche, anch’esse di origine indoeuropea. Per via della varietà culturale del panorama curdo, anche la lingua non è una sola, ma è formata da due gruppi principali, kurmanji e sorani, e diversi dialetti.
Si ritiene che i curdi provengano dalla regione di Gordiene, a cavallo tra i territori di Armenia e Persia, nei pressi del lago di Van, nell’attuale Turchia sudorientale. In seguito alle diverse ondate di conquista nei secoli successivi alla nascita dell’islam, i curdi sono stati soggetti all’islamizzazione e, dall’XI secolo in poi, vi sono state diverse dinastie di origine curda che, in maniera più o meno autonoma, hanno governato i territori dell’attuale Sudest turco. La dinastia più importante è stata sicuramente quella degli Ayyubidi, fondata da Salah al-Din (il nostro Saladino). Questi nacquero dalle ceneri del Califfato Fatimide, che aveva il suo centro amministrativo nell’odierno Egitto. Da qui, gli Ayyubidi governavano, a cavallo tra il XII e il XIII secolo, un territorio che si estendeva su gran parte del Vicino Oriente, dalle coste libiche fino al cuore del Medio Oriente, che comprende i territori dell’attuale Siria, Libano, Giordania, Turchia meridionale, Yemen e le città sante di La Mecca e Medina. Lo stesso Saladino è noto in Occidente soprattutto per aver sconfitto gli eserciti crociati nella battaglia per la riconquista della città santa di Gerusalemme, nel 1187.3 Ancora oggi, le gesta eroiche di Saladino sono ricordate con orgoglio dalle comunità curde e, spesso, è a lui che i curdi si riferiscono come esempio di un passato glorioso che, da allora, non è più tornato.
Con la nascita e l’espansione dell’Impero ottomano,4 i curdi sono stati gradualmente integrati all’interno del nuovo sistema amministrativo e istituzionale, continuando ad abitare le province orientali mentre, ancora più a est, popolazioni curde vivevano nelle province occidentali dell’altro grande impero dell’area, quello persiano (l’Impero safavide). Già dal XVI secolo, dunque, i curdi erano divisi tra le due maggiori aree di influenza turca e persiana. La gestione della loro presenza su questi territori, rispettivamente ai confini dei due maggiori imperi del Vicino Oriente, avrebbe rappresentato una questione sostanzialmente marginale e relegata agli affari interni degli ottomani e dei persiani, almeno fino alla fine del XIX secolo. È in questo periodo, infatti, che si assiste in qualche modo all’internazionalizzazione della questione curda, con l’ingresso degli interessi delle maggiori potenze straniere dell’epoca, per motivazioni legate agli sviluppi politici e militari di quel determinato momento storico.
In un’epoca in cui i confini dell’Impero ottomano si andavano ridisegnando e le maggiori potenze europee – soprattutto la Gran Bretagna da un lato e la Russia dall’altro – si mostravano sempre più attente ai destini di Costantinopoli, le aree a maggioranza curda rappresentavano uno dei terreni di competizione più strategici, proprio in virtù della loro natura transfrontaliera. La guerra russo-turca del 1877-1878, da cui sarebbe scaturito lo storico Congresso di Berlino che, nel 1878, avrebbe definito i nuovi equilibri internazionali e le aree di influenza all’interno degli stessi confini ottomani, ebbe proprio nel Kurdistan uno dei suoi fronti più attivi. Inoltre, in questo stesso periodo emersero le problematiche legate alla difficile convivenza tra popolazioni curde (musulmane) e popolazioni cristiane, soprattutto gli armeni. Fu anche in virtù degli scontri tra curdi e armeni, e dei rischi vissuti dalle minoranze cristiane in quelle aree, che le potenze europee cominciarono a occuparsi in maniera più assidua dei territori a maggioranza curda.5
Infine, è a quest’epoca che si può far risalire la nascita di un’ideologia nazionalista curda e di una maggiore coscienza politica circa il proprio ruolo all’interno del Medio Oriente. Tale sentimento, del resto, è sorto nel periodo d’oro dei nazionalismi (si pensi alla nascita dei diversi indipendentismi nei Balcani) e ne è stato sicuramente influenzato, a tal punto che, secondo alcune interpretazioni, lo stesso nazionalismo curdo sarebbe stato più il frutto di una mirata politica e propaganda europea che di un processo autoctono spontaneo. Un’ideologia in qualche modo eteroindotta, dunque.
In effetti, soprattutto a cavallo della prima guerra mondiale, i curdi furono a più riprese istigati dalle potenze europee che vedevano in queste minoranze un importante strumento di opposizione interna all’Impero ottomano, da poter eventualmente strumentalizzare. Negli ultimi anni di vita dell’Impero ottomano, infatti, la contrapposizione tra le minoranze curde che abitavano le province orientali dell’Impero e il potere centrale di Costantinopoli era divenuta ancora più forte. Sotto il sultanato di Abdulhamid II (1876-1909), l’Impero ottomano condusse un processo di riforme interne volto alla centralizzazione della propria amministrazione, provocando le reazioni delle popolazioni periferiche, storicamente abituate ad autogestirsi in maniera relativamente autonoma.
Centralizzazione e tentata «turchizzazione» forzata delle minoranze curde; influenza delle potenze internazionali e regionali sull’evoluzione delle politiche indipendentiste curde in funzione antiturca; frammentazione dello stesso panorama curdo, a sua volta diviso tra famiglie e legami tribali spesso in contrasto tra di loro, che nel lungo termine avrebbero reso impossibile la creazione di un fronte curdo unitario. Questi sono i fattori di base che avrebbero caratterizzato la storia recente del Kurdistan e posto i maggiori ostacoli alla creazione di uno Stato curdo indipendente, contribuendo a creare una situazione di permanente instabilità, potenzialmente in grado di sconvolgere gli equilibri regionali.

La chimera dello Stato curdo: nascita e fallimento del Kurdistan indipendente

Durante la prima guerra mondiale, il governo di Londra fu l’attore che più di tutti puntò sulle popolazioni curde per sconfiggere l’Impero ottomano contro cui era entrato in guerra.6 L’obiettivo britannico era quello di imporre la propria influenza nell’area dopo l’eventuale sconfitta di Costantinopoli. Dopo aver contribuito a creare la speranza di un Kurdistan indipendente in cambio di un sostegno antiturco durante la guerra, le potenze europee, però, impedirono ben presto che quella stessa speranza potesse avverarsi, facendola diventare soltanto un’illusione. In realtà, vi è stato un momento, alla fine della guerra, in cui sembrava davvero che il sogno di uno Stato indipendente per il Kurdistan potesse diventare realtà. Il Trattato di Sèvres, firmato nel 1920, che sanciva i termini della pace tra l’Impero ottomano uscito sconfitto dal conflitto mondiale e le potenze europee, prevedeva infatti espressamente la nascita di uno Stato curdo.
L’articolo 62 del trattato recitava:
[…] Una Commissione con sede a Costantinopoli e composta da tre membri nominati rispettivamente dai Governi di Gran Bretagna, Francia e Italia, dovrà formulare, entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente trattato, un progetto di autonomia locale per le aree a maggioranza curda che si trovano a est dell’Eufrate, a sud dei confini meridionali dell’Armenia quale è stabilita in questo stesso documento, e a Nord del confine della Turchia con la Siria e della Mesopotamia…
L’articolo 64, inoltre, specificava:
[…] Se, entro un anno dall’entrata in vigore del presente trattato, le popolazioni curde all’interno delle aree definite nell’articolo 62 si rivolgeranno al Consiglio della Società delle Nazioni in maniera tale da mostrare che una maggioranza della popolazione di queste aree desideri l’in...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Kurdistan, la nazione invisibile
  4. Prefazione di Paolo Magri
  5. Introduzione di Stefano M. Torelli
  6. Principali partiti politici e movimenti protagonisti della questione curda
  7. 1. Il Kurdistan e il Medio Oriente. Storiche divisioni e intrecci internazionali di Stefano M. Torelli
  8. 2. I curdi in Turchia. Un futuro a tinte fosche di Soner Cagaptay e Cem Yolbulan
  9. 3. Il fattore IS: i curdi come primo fronte contro il Califfato di Cengiz Gunes
  10. 4. Il fattore energia: petrolio e State building nel Kurdistan iracheno di Carlo Frappi
  11. 5. Kurdistan: l’eterno dilemma dell’Occidente di Robert Lowe
  12. Gli autori
  13. Copyright

Domande frequenti

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