Hannibal
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Hannibal

  1. 434 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Informazioni su questo libro

Sono passati sette anni da quando il dottor Hannibal Lecter è evaso. L'agente dell'F.B.I. Clarice Starling è decisa a ritrovarlo, e per farlo gli offre la più raffinata e innocente delle esche.
Una nuova discesa negli oscuri meandri di una mente criminale, in compagnia dell'autore de Il silenzio degli innocenti. Uno dei massimi casi editoriali degli ultimi tempi.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804486893
eBook ISBN
9788852075001
Parte terza

VERSO IL NUOVO MONDO

41

Mason Verger era circondato da un silenzio riguardoso. I suoi dipendenti lo trattavano come se avesse perso un figlio. Quando gli chiesero come stava, rispose: «Come uno che ha sborsato un sacco di quattrini per un mammamia morto».
Dopo un sonno di molte ore, Mason avrebbe voluto che gli portassero qualche bambino nella sala giochi davanti alla sua stanza, e fare due chiacchiere con un paio dei più disturbati, ma non c’erano bambini così da poter ottenere sui due piedi, e neanche c’era tempo perché i suoi fornitori dei bassifondi di Baltimora ne sconvolgessero emotivamente qualcuno per lui.
In mancanza di questo, Mason fece mutilare delle carpe ornamentali dal suo inserviente, che poi le lasciò cadere a pezzi nell’acquario finché l’anguilla si stancò di mangiarne e si ritirò sulle sue pietre, con l’acqua velata di rosa e di grigio e piena di iridescenti resti dorati.
Mason tentò di rifarsi con sua sorella Margot, ma lei si ritirò ad allenarsi e ignorò per ore le sue chiamate. Margot era l’unica persona della Muskrat Farm che osasse ignorare Mason.
Sabato sera, prima che il dottor Lecter venisse identificato come l’assassino, la televisione trasmise una breve ripresa amatoriale della morte di Rinaldo Pazzi. Molte parti erano state tagliate, e alcune immagini risultavano sfocate, in modo da risparmiare ai telespettatori i particolari più crudi.
Il segretario di Mason si mise immediatamente al telefono per procurarsi la videocassetta completa, che arrivò in elicottero quattro ore più tardi.
Il videotape aveva un’origine curiosa.
Dei due turisti che stavano riprendendo Palazzo Vecchio al momento della morte di Pazzi, uno era stato preso dal panico e, al momento della caduta, si era girato. L’altro, uno svizzero, aveva resistito per l’intero episodio, tornando perfino con la videocamera sulla corda che pendeva oscillando.
Questo videoamatore, un impiegato di nome Viggert, per timore che la polizia sequestrasse il filmato e la Rai ne entrasse in possesso gratuitamente, aveva subito chiamato il suo avvocato a Losanna e preso accordi per mettere il copyright sulle immagini. Dopo un’asta feroce, aveva venduto i diritti televisivi in esclusiva alla rete Abc. I diritti di pubblicazione su carta stampata erano andati, per il Nordamerica, al «New York Post» e, subito dopo, al «National Tattler».
Il nastro si conquistò all’istante un posto fra i classici dell’orrore – l’omicidio di John Kennedy, l’assassinio di Lee Harvey Oswald e il suicidio di Edgar Bolger – ma Viggert si sarebbe pentito amaramente di aver venduto troppo presto, prima che il dottor Lecter fosse accusato dell’omicidio.
La copia di quel videotape vacanziero era completa. Si vedeva anche la famiglia svizzera Viggert che, alla Galleria dell’Accademia, girava coscienziosamente intorno alle palle del David di Michelangelo, ore prima degli avvenimenti di Palazzo Vecchio.
Mason, guardando il video con il suo unico occhio sporgente, provò ben poco interesse per il pezzo di carne che si contorceva a un’estremità del filo elettrico. Non lo interessò neanche la piccola lezione di storia che «La Nazione» e il «Corriere della Sera» impartirono ai loro lettori sui due Pazzi impiccati alla stessa finestra a cinquecento anni di distanza. Quello che lo inchiodò, quello che guardò ancora e ancora e ancora, fu ciò che si intravedeva sopra la corda pendente dalla finestra: una figura snella, dalla silhouette sfumata contro la debole luce dell’interno, che salutava con la mano. Salutava Mason. Il dottor Lecter che faceva ciao ciao a Mason, come si usa con i bambini.
«Ciao ciao» rispose Mason dalla sua oscurità. «Ciao ciao» con la profonda voce radiofonica scossa dalla rabbia.

42

Grazie al cielo, l’identificazione del dottor Hannibal Lecter come l’assassino di Rinaldo Pazzi fornì a Clarice Starling qualcosa di serio da fare. Clarice diventò de facto il collegamento tra l’Fbi e le autorità italiane. Era bello concentrare gli sforzi su un unico compito.
Dopo la sparatoria durante l’operazione antidroga, il mondo di Starling era cambiato. Lei e gli altri superstiti del mercato del pesce Feliciana venivano tenuti in una sorta di purgatorio amministrativo in attesa che il rapporto del dipartimento della Giustizia venisse inoltrato a un poco importante sottocomitato giudiziario di Stato.
Dopo aver trovato la radiografia di Lecter, Starling aveva occupato il tempo come supplente altamente qualificata, sostituendo presso l’Accademia nazionale di polizia di Quantico gli istruttori malati o in vacanza.
Durante l’autunno e l’inverno, Washington era stata ossessionata da uno scandalo alla Casa Bianca. Gli schiumanti riformatori avevano sputato più saliva di quella usata nel corso di quel piccolo, squallido peccato, e il presidente degli Stati Uniti, nel tentativo di salvarsi dall’impeachment, aveva mangiato pubblicamente più merda del dovuto.
In tutto quel bailamme, l’inessenziale questione del mercato del pesce Feliciana fu messa da parte.
Ogni giorno, dentro Starling cresceva una triste consapevolezza: per lei, il servizio presso l’agenzia federale non sarebbe stato più lo stesso. Era segnata. Quando trattavano con lei, i suoi colleghi avevano un’espressione guardinga, come se fosse affetta da qualcosa di contagioso. Starling era abbastanza giovane da lasciarsi sorprendere e deludere da comportamenti del genere.
Ora sarebbe stata molto occupata… Dall’Italia, le richieste d’informazione su Hannibal Lecter, indirizzate a Scienza del comportamento, arrivavano a fiumi, in genere in doppia copia, perché se ne inoltrasse una al dipartimento di Stato. E Starling rispondeva puntualmente, intasando le linee del fax e spedendo per e-mail la documentazione su Lecter. Rimase sorpresa nel verificare quanto si fosse disperso il materiale periferico nei sette anni successivi all’evasione del dottore.
L’ufficetto angusto che occupava nel sotterraneo di Scienza del comportamento traboccava di carte, fax dall’Italia macchiati d’inchiostro, copie di giornali italiani.
Che cosa poteva mandare agli italiani che avesse un qualche valore? L’unico punto al quale potevano aggrapparsi era la richiesta d’accesso al file Vicap di Lecter custodito a Quantico, inoltrata dal computer della Questura pochi giorni prima della morte di Pazzi. La stampa italiana la usava per rinverdire la reputazione di Pazzi, sostenendo che il poliziotto stava lavorando in segreto per catturare Lecter e riscattare il proprio onore.
D’altro canto, rifletteva Starling, quale informazione sull’omicidio Pazzi sarebbe stata utile a loro, se il dottore fosse tornato negli Stati Uniti?
Jack Crawford non stava molto in ufficio e non poteva consigliarla. Era spesso in tribunale e, dato che era vicino alla pensione, veniva destinato ai casi ancora aperti. Si dava malato sempre più spesso, e quando era in ufficio appariva sempre più distante.
L’idea di non poter avere i suoi consigli provocava in Starling momenti di panico.
Negli anni che aveva trascorso nell’Fbi, Starling aveva imparato molte cose. Sapeva che se il dottor Lecter avesse ucciso di nuovo negli Stati Uniti, nel Congresso sarebbe volata la merda, il dipartimento della Giustizia l’avrebbe raccolta e scagliata contro il cielo, e sarebbe cominciato alla grande il prendimi-fottimi. I primi a essere fottuti sarebbero stati quelli della dogana e del controllo passaporti per aver fatto entrare Lecter.
La giurisdizione locale dove fosse avvenuto il reato avrebbe richiesto l’intera documentazione relativa a Lecter e lo sforzo dell’Fbi si sarebbe concentrato sull’ufficio di zona.
Se poi fosse stato catturato, per attribuirsene il merito le varie autorità si sarebbero sbranate come orsi attorno a una foca insanguinata.
Starling, che aveva il compito di preparare il campo per l’eventuale arrivo di Lecter, dovette sforzarsi di mettere da parte la dolorosa consapevolezza di ciò che sarebbe accaduto attorno all’indagine.
Si rivolse una semplice domanda, che gli arrampicatori sociali della politica avrebbero considerato moralistica: come poteva fare esattamente ciò che si era impegnata a fare sotto giuramento? Come poteva proteggere i cittadini e acciuffare Lecter, se fosse arrivato?
Era evidente come fosse fornito di buoni documenti e di denaro. Era un genio, quando si trattava di nascondersi. Bastava pensare all’elegante semplicità del suo primo rifugio dopo l’evasione da Memphis: era sceso in un albergo a quattro stelle di St. Louis attiguo a una grande clinica di chirurgia plastica. Metà dei clienti aveva il volto bendato. Anche Lecter aveva fasciato la propria faccia e vissuto nel lusso con i soldi di un morto.
Fra le centinaia di fogli e foglietti, Starling aveva le ricevute arrivate da St. Louis del suo servizio in camera. Astronomiche. Una bottiglia di Bâtard-Montrachet, centoventicinque dollari. Come doveva averlo gustato, dopo tanti anni di cibo carcerario.
Starling chiese di avere copia di tutto il materiale a disposizione degli inquirenti fiorentini, e questi l’accontentarono. Dalla qualità della stampa, pensò che dovevano aver usato una sorta di spruzzatore di fuliggine.
Tutto era in ordine sparso. Mescolati alla rinfusa, c’erano le carte personali del dottor Lecter trovate a Palazzo Capponi, i pochi appunti su Dante nella grafia che Starling conosceva bene, un messaggio per la donna delle pulizie e uno scontrino dell’ottimo salumiere Vera dal 1928 per l’acquisto di due bottiglie di Bâtard-Montrachet. Di nuovo lo stesso vino. E che cos’altro?
Il suo Bantam New College Italian & English Dictionary le disse che l’altra cosa erano tartufi bianchi. Starling chiamò il cuoco di un buon ristorante italiano di Washington per chiedere maggiori informazioni sui tartufi. Dopo cinque minuti, dovette interrompere la telefonata mentre l’uomo ancora s’infervorava sul loro gusto sopraffino.
Gusto. Il vino, i tartufi. Il gusto in tutte le cose era una costante fra la vita del dottor Lecter in America e quella in Europa, fra la sua vita come medico di successo e quella come mostro in fuga. I suoi lineamenti potevano essere cambiati, ma i suoi gusti no, e Lecter non era uomo da negarsi qualcosa.
Quello era un punto sensibile, in Starling, perché era stato nel campo del gusto che lui l’aveva colpita nel vivo la prima volta, complimentandosi per la sua borsetta e poi deridendola per le brutte scarpe. Come l’aveva chiamata? Una campagnola ripulita e con un pochino di gusto.
Ed era il gusto a mancarle nella sua vita istituzionale, che scorreva fra attrezzature puramente funzionali in ambienti puramente utilitaristici.
In quel momento, la sua fede nella tecnica stava venendo meno per lasciare il posto a qualcos’altro.
Starling era stanca. La fede nella tecnica è il credo dei mestieri pericolosi. Per affrontare uno scontro a fuoco con un criminale armato o per combatterlo nel fango, bisogna convincersi che solo una tecnica perfetta e un duro addestramento possono garantirti l’invincibilità. Ma questo non è vero, soprattutto negli scontri a fuoco. Potete anche aumentare le probabilità a vostro favore, ma se prenderete parte a sufficienti battaglie, prima o poi resterete uccisi.
Starling l’aveva visto succedere.
Ora che era arrivata a dubitare della religione della tecnica, a che cosa poteva appellarsi?
Nella sua scontentezza, nella monotonia logorante delle sue giornate, aveva cominciato a guardare la forma delle cose, a dare credito alle sue reazioni viscerali di fronte a quelle stesse cose, senza commiserarle, senza costringerle dentro la gabbia delle parole. All’incirca nello stesso periodo, aveva notato un cambiamento nelle sue abitudini di lettura. Fino ad allora, avrebbe letto la didascalia, prima di passare all’illustrazione. Adesso non più. A volte neanche le guardava, le didascalie.
Per anni, aveva letto le riviste di moda di nascosto, come se fossero state pornografia. Ora cominciava ad ammettere con se stessa che in quelle immagini c’era qualcosa che sollecitava in lei una sorta di famelica avidità. Per la sua struttura mentale, improntata dagli insegnamenti luterani a lottare contro il tarlo della corruzione, era come cedere a una perversa delizia.
Con il tempo, sarebbe comunque arrivata a s...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Hannibal
  4. Parte prima. WASHINGTON, D.C.
  5. Parte seconda. FIRENZE
  6. Parte terza. VERSO IL NUOVO MONDO
  7. Parte quarta. OCCASIONI IMPORTANTI SUL CALENDARIO DELLA PAURA
  8. Parte quinta. UNA LIBBRA DI CARNE
  9. Parte sesta. UN LUNGO CUCCHIAIO
  10. Ringraziamenti
  11. Copyright