Il mistero di Capo Spagna
eBook - ePub

Il mistero di Capo Spagna

  1. 280 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Il mistero di Capo Spagna

Informazioni su questo libro

«David è sempre stato un ragazzo tanto tranquillo. Mi ricordo… Una volta una zingara gli aveva letto la mano, quando eravamo bambini, nella nostra città. Gli aveva detto che il suo destino era oscuro. Oh, David!». È questo lo sconsolato ritornello con cui Stella Kummer affronta l'oscurità e il mistero che circondano la tragica fine del ragazzo, collegata a un altrettanto tragico e grossolano incidente. Una disgrazia avvenuta in una delle tante serate che i Kummer sono soliti trascorrere nella vasta tenuta di Capo Spagna, un'oasi di pace affacciata sull'oceano, una rinomata località turistica verso la quale sta dirigendosi, per una vacanza che si rivelerà tutt'altro che riposante, l'ispettore Ellery Queen. Sarà lui a far luce su una serie di misteri che coinvolgono anche altri ospiti. Ellery Queen medita, viviseziona gli avvenimenti, scarta ipotesi, fino a trovare i pezzi mancanti di un raccapricciante puzzle pieno di bizzarre circostanze e di soluzioni alternative che affiorano continuamente in un clima di alta tensione psicologica.

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852073854
Print ISBN
9788804487982

1

Sotto tutti gli aspetti fu un errore grossolano. I criminali sbagliavano anche prima, per fretta, per noncuranza o per miopia mentale, sempre a loro svantaggio, e finivano con il dover riflettere sui propri errori attraverso le sbarre di ferro con la cupa prospettiva di anni di reclusione.
Ma questo fu un errore eccezionale.
L’uomo, dal bizzarro nome di Capitan Kidd, non contava fra le sue poche virtù, così sembra, quella d’essere perspicace. Di proporzioni eccezionali, era evidente che, in cambio di una persino eccessiva prestanza fisica, il suo creatore gli aveva dato poco cervello.
Fin dal principio si capì chiaramente che l’errore era stato commesso da Capitan Kidd e in conseguenza della sua enorme stupidità.
Il guaio era che si trattava di un errore criminale che pareva non dovesse avere conseguenze sul mascalzone che ne era responsabile e ancor meno, apparentemente, sul misterioso personaggio per il quale agiva quella enorme e sciocca creatura. Tutte le conseguenze, com’era naturale, si accumularono sulla testa della loro vittima.
Ora, che il destino, nell’inverosimile persona di Capitan Kidd, avesse scelto per il sacrificio il povero David Kummer (e tutti si trovarono d’accordo su ciò, compreso il signor Ellery Queen) era uno di quei problemi esistenziali la cui soluzione è avvolta nel mistero. Non si poteva fare altro che annuire disperati e silenziosi all’isterico ritornello della sorella, Stella: “David è sempre stato un ragazzo tanto tranquillo. Mi ricordo… Una volta una zingara gli aveva letto la mano, quando eravamo bambini, nella nostra città. Gli aveva detto che il suo destino era oscuro. Oh, David!”.
Ma questo è un racconto lungo e triste, e come Ellery Queen lo abbia risolto è un’altra faccenda. Sicuramente, come lo scienziato che ricerca al microscopio i phaenomena curiosa dello spirito umano, lui alla fine ebbe motivo di gratitudine per il grottesco errore di Capitan Kidd. Quando si fece luce in queste tenebre, dopo giorni movimentati, Ellery vide con chiarezza quanto era stato utile alla soluzione l’errore del gigantesco uomo di mare. In un certo senso tutta la costruzione d’idee di Ellery si basò su questo sbaglio, che pure in principio non fece che imbrogliare le cose.
L’errore non si sarebbe mai verificato, con ogni probabilità, se David Kummer non avesse avuto, da un lato, orrore della compagnia (era più un disgusto personale che una paura patologica), e, dall’altro, molto affetto per sua nipote Rosa. Entrambe erano caratteristiche del suo temperamento. Kummer non si era mai curato della gente, che lo annoiava e lo irritava, ma, pur essendo una specie di anacoreta, era ammirato e perfino amato.
Allora era vicino alla quarantina, ma era forte e di bell’aspetto, aveva scelto irrevocabilmente la sua strada ed era presuntuoso quasi quanto il suo celebre cognato, Walter Godfrey. La maggior parte dell’anno viveva da scapolo a Murray Hill; l’estate invece la passava a Capo Spagna, dai Godfrey. Suo cognato, cinico convinto, sospettava che non fosse tanto la vicinanza di sua sorella e di sua nipote ad attirarlo a Capo Spagna, quanto la grandiosità del posto stesso, un sospetto piuttosto ingiusto. Ma i due avevano anche qualche cosa in comune: erano entrambi solitari, tranquilli e, a modo loro, munifici.
Di tanto in tanto Kummer infilava gli stivali e spariva per una settimana a caccia in qualche posto o bordeggiava lungo la costa con un veliero o una barca di Godfrey. Già da molto tempo aveva vinto le difficoltà del campo da golf che si trovava sulla parte occidentale di Capo Spagna. Ma praticava raramente questo sport, ritenendolo più adatto alle persone anziane. Giocava raramente a tennis, e solo se la gara era interessante, ma in generale sceglieva lo sport che gli permetteva un piacere solitario. Naturalmente viveva di rendita, talvolta scriveva scegliendo soggetti della natura.
Non era romantico. Soleva dire che le lezioni della vita per lui erano state dure e perciò credeva nella realtà. Uomo d’azione, affrontava sempre gli avvenimenti e la sua vita non era complicata dal problema del sesso. A eccezione di sua sorella Stella e sua nipote Rosa, le donne non significavano nulla per lui. Nel salotto della signora Godfrey si mormorava che verso i vent’anni avesse avuto un amore sfortunato. Nessuno dei Godfrey però ne parlava e lui, naturalmente, taceva.
Altro non dico di David Kummer la vittima, l’uomo alto, fortemente abbronzato e atletico che per colpa di Capitan Kidd cadde nell’oblio.
Rosa Godfrey era una Kummer, con le nerissime ciglia caratteristiche della famiglia, gli occhi a mandorla, il naso diritto e pronunciato, il corpo snello, ma robusto. Messe l’una accanto all’altra, lei e sua madre avrebbero potuto essere scambiate per sorelle, e Kummer per il loro fratello maggiore. La ragazza era di indole serena, come lo zio; non aveva niente della nervosa agilità e dell’irrequietezza mondana di Stella o della sua estrema superficialità. Naturalmente non c’era niente tra Rosa e suo zio, nulla nel senso malizioso. Il loro affetto rispettava i legami del sangue. Tutti e due sarebbero stati scandalizzati da un’altra versione; e poi, tra loro c’era la differenza di vent’anni. Però Rosa non andava da sua madre quando era afflitta o in difficoltà, e neppure dal padre, che oziava da solo e non chiedeva altro che essere lasciato in pace, ma cercava Kummer. Era sempre stato così, fin da quando era bambina. Un altro padre, al posto di Walter Godfrey, si sarebbe risentito di questa usurpazione dei suoi diritti, ma Walter era un enigma per la sua famiglia quanto lo era per i belanti agnelli, dalla tosatura dei quali derivava la sua grande sostanza.
La casa era piena di gente, almeno così sembrava a Kummer.
L’inclinazione di sua sorella Stella per i rapporti sociali si era concretizzata in un gruppo d’ospiti molto noiosi, come lui fece notare, accigliato, quel sabato pomeriggio a suo cognato sempre taciturno.
Si era ormai verso la fine della stagione che aveva portato irritanti visite di gente insignificante. C’era naturalmente Marco, del tutto indifferente agli sguardi cupi e invidiosi degli altri uomini.
Questo invito era stato una delle ispirazioni meno felici di Stella, come borbottava suo marito qualche volta. Il bel John Marco, che non aveva nessun amico in questo mondo, non era uomo da cerimonie! Una volta invitato, s’appiccicava, come disse Kummer, con la blanda insistenza di un pidocchio. Marco aveva rovinato la maggior parte dell’estate perfino a Walter Godfrey, che normalmente vagava nel giardino roccioso, malvestito e trasandato, senza curarsi degli invitati di sua moglie. Gli altri ai quali pure aveva guastato la stagione erano: Laura Constable, “grassa, isterica, quarantenne”, come Rosa l’aveva definita con un risolino ironico, poi i coniugi Munn, dei quali evidentemente non si poteva dire nulla di bene, e il biondo Earle Cort, un giovane infelice, che frequentava Capo Spagna per i fine settimana e che sospirava per Rosa. Non erano molti, ma, a eccezione di Cort per cui aveva una certa sprezzante simpatia, a Kummer sembravano un vero battaglione.
Era un sabato, dopo un pranzo che si era protratto fino a tarda ora, quando David condusse Rosa dal fresco patio giù nei giardini ancora tiepidi e tranquilli che scendevano a balze dalla grande casa spagnola. Nel cortile interno, lastricato, Stella conversava con i suoi ospiti, mentre Cort, impigliato nella rete della signora Munn, non poté seguire zio e nipote che con uno sguardo languido. Era quasi buio e il profilo perfetto di Marco spiccava sullo sfondo del cielo mentre si protendeva graziosamente sul bracciolo della poltrona della signora Constable, mettendosi in mostra con ogni probabilità per il beneficio di tutte le donne che lo potevano vedere. Ma lui posava sempre e non vi era quindi nulla di straordinario in ciò. La conversazione nel cortile, animata specialmente da Marco, era insignificante, monotona, come il chiocciare di una gallina.
Kummer respirò di sollievo mentre scendevano i gradini di pietra. «Dio mio che gente! Ti dico, Rosa, che tua madre, benedetta donna, sta diventando un problema, una vera minaccia per la buona società. Non capisco come Walter la sopporti. Quei dannati chiacchieroni.»
Poi rise adagio e la prese per il braccio.
«Cara, come sei graziosa stasera!»
Rosa indossava una vestito bianco, fresco e vaporoso, che giungeva fino a terra.
«Grazie, zio. È una cosa semplice» disse con un sorriso. «È una combinazione di organza e dell’arte magica della signorina Whitaker.Sei ingenuo, David, ma anche molto antisociale. Però osservi molto, più di tutti» concluse con un sorriso.
Kummer accese la sua pipa e ne trasse qualche boccata guardando il cielo chiazzato di rosa. «Più di tutti?»
Rosa si morse le labbra. Giunsero agli ultimi gradini. Con tacito accordo girarono verso la terrazza sul mare, deserta a quell’ora, lontana da ogni rumore e da occhi estranei. Era un posto raccolto e intimo, bello nella foschia della notte; il pavimento era di selciato colorato e, al di sopra, delle travi bianche formavano come un tetto aperto. Alcuni gradini conducevano dal sentiero alla terrazza, altri dalla terrazza alla spiaggia a forma di mezza luna. Rosa, piuttosto nervosa, sedette in una sedia di vimini sotto un grande ombrellone da spiaggia e incrociò le mani in grembo con aria incantata, le labbra lievemente increspate, guardando al di là della spiaggia le onde che sfioravano la sabbia della baia. Attraverso la stretta imboccatura dell’insenatura si vedevano vele bianche gonfie di vento, lontane, sull’azzurro mosso del mare.
Kummer la guardò tranquillamente, fumando la sua pipa. «Che cosa t’inquieta, cara?»
Lei scattò: «Cosa m’inquieta? Cosa m’inquieta? Perché? Cosa ti viene in mente?».
«Tu» continuò Kummer «ti comporti come se fossi esperta nella vita quanto nel nuoto, ma io temo che non brilli né in un campo né nell’altro. Se il tuo giovane Amleto, il tuo Earle…»
Rosa sbuffò. «Earle! Come se lui potesse inquietarmi. Non capisco perché la mamma gli abbia dato libertà in casa; dev’essere impazzita. Che idea averlo sempre attorno… Io non lo voglio. Siamo già d’accordo, sai, David. Credo di essere stata sciocca con lui una volta, quando eravamo fidanzati…»
«Che volta era?» chiese Kummer gravemente. «Oh, sì! L’ottava, credo. Suppongo che le prime sette abbiate soltanto giocato. Mia cara ragazza, riguardo ai sentimenti, sei proprio ancora una bambina…»
«Grazie, nonno» scherzò lei.
«… come il tuo giovane innamorato. Io credo che ognuno tenda a cercare il suo simile. Per… il bene della “stirpe”. Potresti trovare di peggio di Cort, sai, Rosa, nonostante tutto il suo “dolore universale”!»
«Vorrei sapere dove! Io non sono una bambina. E lui… lui è intollerabile. Immagina un adulto che chiacchiera con quella vistosa, sciatta imitazione di una piccola ex ballerina mai affermata…»
«Esatto» sospirò Kummer. «Anche se un poco maligno. Cerca di essere ragionevole, cara. Se le chiacchiere ci sono state sono state fatte dalla bella lingua della signora Munn, non da Earle. Poco fa ti ha guardata con certi occhi… Ma tu nascondi qualche cosa.»
«Non so che cosa tu voglia dire» ribatté Rosa osservando il mare, ormai non più di colore azzurro, ma porpora.
«Credo invece che tu lo sappia benissimo» mormorò Kummer. «Credo che tu sia sul punto di commettere uno sbaglio enorme, Rosa cara. Ma ti assicuro che è una pazzia. Se non si trattasse di Marco non me ne importerebbe, ma in queste circostanze…»
«Marco?» domandò la ragazza adottando un tono poco convincente.
Gli occhi azzurri e cinici di Kummer sorrisero lievemente. Perfino nel buio lei vide quel sorriso e abbassò lo sguardo. «Credo d’averti già fatto vedere il pericolo, ma speravo non arrivassi a tal punto…»
«A che punto?»
«Rosa!» Il tono di rimprovero la fece arrossire un poco.
«Pensavo» disse Rosa con voce smorzata «che il signor Marco si occupasse di più, per esempio, della signora Constable, e della signora Munn e anche della mamma, che di me, David.»
«Questo è un altro paio di maniche» disse l’uomo in tono severo. «In questo momento stiamo parlando di una donna molto più giovane e forse non sciocca.» I suoi occhi si socchiusero mentre si chinava su di lei. «Cara, ti dico che quello è un uomo impossibile, un avventuriero qualsiasi. Non ha nessuna fonte di guadagno. Una reputazione equivoca, da quanto ho sentito. Ho avuto delle difficoltà a chiarire tutto questo. D’accordo, ti concedo che abbia un certo fascino…»
«Grazie. Non sai, David caro» disse Rosa con una certa malizia «che fisicamente ti assomiglia molto? Forse una compensazione sessuale…»
«Rosa! Non essere oscena. Per me non è un argomento su cui scherzare. Tu e tua madre siete le uniche donne al mondo che mi stiano a cuore. Ti dico…»
Lei si alzò di scatto, guardando il mare. «Oh, David, non vorrei proprio parlare di lui.» Le sue labbra tremavano.
«Ma invece fai il contrario, mia cara.» Pose la pipa sul tavolo e le cinse le spalle costringendola a voltarsi verso di lui, in modo che i loro occhi si ritrovarono vicini. «Da molto tempo ho notato quello che stava per succedere. Se veramente farai ciò che intendi fare…»
«Come puoi sapere le mie intenzioni?» chiese lei a voce bassa.
«Le immagino conoscendo il carattere di Marco…»
La giovane gli afferrò il braccio. «Ma, David, io non gli ho promesso nulla…»
«Proprio? Non lo immaginavo, a giudicare da come ti divorava con gli occhi. Ti dico che ho sentito che quest’uomo è un…»
Lei abbandonò la sua mano con violenza. «Sono tutte sciocchezze. John è un bell’uomo e per questo gli altri lo odiano. Naturalmente di donne nella vita di un uomo così bello ce ne saranno… David, fammi il piacere, non una parola di più.»
Lui la lasciò andare, la guardò tranquillamente e poi si voltò. Prese la pipa, la scosse per farne uscire la cenere e la mise in tasca. «Sei testarda come me» mormorò «perciò non posso rimproverarti. Sei proprio decisa, Rosa?»
«Sì!»
Tutti e ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il mistero di Capo Spagna
  4. 1
  5. 2
  6. 3
  7. 4
  8. 5
  9. 6
  10. 7
  11. 8
  12. 9
  13. 10
  14. 11
  15. 12
  16. 13
  17. 14
  18. 15
  19. 16
  20. Copyright