Il cappotto della macellaia
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Il cappotto della macellaia

  1. 240 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Il cappotto della macellaia

Informazioni su questo libro

Palo Santo, un paese apparentemente innocuo della pampa argentina. Duecentosette abitanti, tutti si conoscono tra loro. I pettegolezzi corrono più veloci dell'incessante vento che annuncia l'arrivo della tormenta.

Mentre la sarta continua a cucire e scucire il cappotto per la figlia della macellaia, che a forza di ingozzarsi di paste con la panna non fa che ingrassare, si consuma un insolito e inquietante omicidio e una serie di fatti strani cominciano ad accadere.

Quale orribile scena ha visto il bambino della sarta nella cucina della bellissima merciaia Solimana al punto di scappare terrorizzato ogni volta che la vede? Perché lei attira gli uomini del paese a casa sua? E che inconfessabile segreto custodisce Marcantonia, la sorella ritardata di Solimana?

Ne sa qualcosa la bizzarra telefonista, che non si fa vedere da nessuno, ma ascolta le telefonate di tutti annotandole in un quaderno. E ancora di più ne sa Zotikos, immigrato greco in pensione, che dietro la toppa della sua porta tiene sott'occhio l'intero paese...

Dopo il grandissimo successo in digitale ottenuto grazie al self-publishing, Il cappotto della macellaia arriva finalmente in libreria in una versione corretta e rivista.

Lilia Carlota Lorenzo porta in Italia il carattere più autentico dell'America Latina. Fonde le atmosfere magiche e i colori di Gabriel García Márquez e la passione malinconica del tango di Gardel per creare una propria voce: ironica, indolente, sboccata e sanguigna. Ci regala personaggi indimenticabili dalla scorza durissima, situazioni crude e surreali che ricordano quelle dei film dei fratelli Coen e ci fa sentire come gli abitanti di Palo Santo, ancorati a un mondo che sembrerebbe non esistere più, che ha una sola strada battuta lungo la ferrovia e dal quale non vorremmo più andarcene...

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852073380
Print ISBN
9788804661177

La signorina Solimana, la signora Fernández, Pepincito e il pestello

Pepincito era a letto, coperto fino agli occhi. Quando sua madre lo aveva visto arrivare bagnato fradicio, con il fiatone e il labbro sanguinante, era quasi svenuta. «Madonna santa! Cosa ti è successo?»
«Reinoso mi ha picchiato.»
«Perché ti ha picchiato?»
«Non lo so, mamma, Reinoso picchia tutti.»
«Ti ho detto mille volte di non avvicinarti a quello!»
«E chi si avvicina? Stavo andando a scuola e mi ha preso da dietro, non l’ho neanche sentito arrivare.»
«Non ci credo.»
«Perché? Pensi che io mi metta a provocare uno come Reinoso?»
«Vabbè, adesso vieni qua che ti pulisco la ferita.»
Sua madre gli aveva disinfettato la ferita con l’alcol. Dal dolore era quasi svenuto.
«Adesso ti cambio i vestiti, ti preparo un po’ di latte caldo, poi ti metti a letto.»
Stava bevendo il latte, quando all’improvviso si era sentito il suono di una sirena. A Palo Santo il suono di una sirena, di qualsiasi natura, non si era mai sentito.
«Vado a vedere che cosa sta succedendo, non ti alzare, capito?»
La signora Fernández uscì. Tutti si erano riversati in strada. Guardò verso la macelleria. Era la prima cosa che faceva quando usciva.
Il signor Andreani era fuori con Tiko, il quale, sentendo il rumore della sirena, aveva abbandonato momentaneamente la toppa.
«Antonio.» Il signor Andreani si chiamava Antonio, quindi lei lo chiamava Antonio. «Cos’è successo?»
«Non lo so.»
«Sembra che davanti al negozio delle sorelle Paganini ci sia la macchina della polizia» disse Tiko.
«La polizia? Oddio che paura!»
Se hai paura tornatene a casa, pensò il signor Andreani mentre rientrava nella macelleria. Ormai quella non la poteva più vedere.
E se ne approfitto per comprare la carne? Pepincito non può venire, e poi vedo come mi riceve, di aspetto sono a posto. Si era persino messa il rossetto. Prima che arrivasse il figlio – e che arrivo – aveva giusto intenzione di andare dalla merciaia. Meno male che non c’era andata, la polizia e i soldati le mettevano paura. Aveva ricevuto una lettera dall’Italia. La sorella di sua madre diceva che stavano capitando delle cose orribili lassù. Entrò nella macelleria. «Visto che ormai sono uscita, ne approfitto per prendere un chilo di bollito.»
Il signor Andreani tagliò la carne senza chiederle come volesse quel maledetto bollito, non le diede neppure il pezzo di coda che regalava a tutti i clienti. Pesò la carne, arrotolò il tutto nella carta e le porse il pacco.
«Per la fretta sono uscita senza soldi. Puoi passare a prenderli da me… quando vuoi» gli disse, accentuando quel quando vuoi.
«Non importa, poi mi manda suo figlio.»
Ormai non c’era altro da dire, la signora Fernández uscì dalla macelleria. Tiko aveva sentito tutto dal marciapiede. Puoi passare da me quando vuoi? Anche questa era interessata al macellaio. Ma cosa aveva quello, l’uccello d’oro? Chi tanto, chi niente. Vabbè, un cesso così se lo tenga pure.
«Arrivederci, Tiko.»
«Arrivederci, signora Fernández. Come va il bambino?»
«Parliamo d’altro.»
La signora Fernández guardò verso la merceria, vedeva una macchina parcheggiata, ma non si distingueva nient’altro. In quel momento stava arrivando il garzone della macelleria. «Hanno tentato di rubare dalla merciaia» disse rivolgendosi un po’ a tutti.
«Sai qualcos’altro?» gli chiese la sarta.
«Solo quello, non lasciano avvicinare nessuno.»
La signora Fernández entrò in casa e chiuse la porta. Della merciaia non gliene fregava niente, del macellaio sì. Era stato troppo freddo. Come mai, se si era confidato con lei riguardo alla figlia? Lo avrà scoperto la moglie, quella è una strega, chissà che testa gli avrà fatto.
«Cos’era quella sirena, mamma?»
Il bambino! Si era dimenticata del bambino! Andò di corsa in camera. «Era la polizia di General Güemes. Hanno cercato di rubare nel negozio della merciaia.»
«È morta?» chiese Pepincito alzandosi di scatto.
«Chi?»
«La signorina Solimana.»
«E perché dovrebbe essere morta?»
«Boh… dicevo così per dire.»
Si coricò di nuovo. Doveva fare attenzione prima di parlare.
«La polizia non mi piace, ma quasi quasi ne approfitto per denunciare quello stronzo di Reinoso» disse la signora Fernández.
«Se la polizia è venuta a prenderlo, lascia stare.»
«E chi ti ha detto che è stato Reinoso?»
Di nuovo! Perché non imparava a star zitto? «L’ho detto così per dire, magari dopo avermi picchiato ha deciso di continuare a fare cattiverie.»
La signora Fernández guardò preoccupata suo figlio. Quel bambino non stava bene. Appena aveva un minuto di tempo, doveva portarlo dalla fattucchiera.
All’improvviso Pepincito sentì una fortissima botta al cuore: il pestello! «Mamma, non andare!»
«E perché?»
«Magari il ladro ha preso la signorina Solimana come ostaggio!»
La signora Fernández sospirò preoccupata. Oltre che portarlo da doña María, doveva bruciargli tutti quei fumetti. Appena finisco coi lavori del matrimonio, vado anche dal pazzo Echeverry, deve smettere di dargli quei maledetti fumetti che lo rintronano ancora di più.
«Stai tranquillo. Vado e torno.»
Il risveglio di Reinoso nel salotto della signorina Solimana non fu un bel risveglio. Era nudo, per terra, e la merciaia gli stava puntando una pistola in mezzo agli occhi. «Non ti muovere o ti faccio saltare le cervella. Alzati!»
Reinoso si alzò. La merciaia non gli sorrideva più, anzi, sembrava incazzata nera.
«Alza le braccia.»
Reinoso alzò le braccia.
«Girati.»
Reinoso si girò.
«Adesso siediti.»
Reinoso si sedette.
«Alza i piedi.»
Reinoso ebbe paura. L’altra è scema, questa è matta. Sono stato un cretino, dovevo colpirla prima, dove sarà finito il verme? Nessuno deve sapere che quel moccioso mi ha preso per il culo.
«Alza i piedi, ti ho detto, o sei sordo?»
Reinoso appoggiò la schiena contro il sofà e alzò i piedi. La pazza gli stava guardando attentamente la pianta dei piedi.
«Adesso vestiti.»
Reinoso iniziò a vestirsi. Coltello e contundente erano sul tavolino al posto delle delizie che aveva mangiato. Non c’era più il vassoio, che fosse stato un sogno?
«Rimani seduto e non ti muovere.»
Reinoso non aveva l’orologio, ma gli sembrò che il tempo si fosse fermato. La merciaia continuava a puntargli contro quella fottuta pistola. Poi sentì le sirene. Cosa voleva dire? Si sentivano sempre più forte. Alla fine smisero di suonare. Smisero di suonare perché una macchina si era fermata davanti alla casa della merciaia. Merda! Non sarà la polizia?
Era la polizia.
La merciaia si alzò. Sempre tenendolo sotto tiro con la pistola, andò alla porta, tolse il chiavistello, aprì. «Per di qua» disse rivolgendosi a delle persone che Reinoso dal sofà non riusciva a vedere. Poi le vide: erano due poliziotti in divisa e un altro vestito da civile. Quelli guardarono la credenza spalancata, i fogli sparpagliati per terra, le scatolette scoperchiate. A Reinoso non sembrava di avere fatto tanto casino.
«Buongiorno, signora…»
«Signorina, signorina Solimana Paganini.»
«Piacere, signorina Paganini. Sergente Mancuso, al suo servizio.» Poi guardò interrogativo la pistola che Solimana teneva in mano.
«Ce l’ho per difendermi, sono una donna sola, comunque è denunciata, posso farle vedere il permesso.»
«Non si disturbi, adesso però non ne ha più bisogno» le disse con un sorriso. Solimana posò l’arma sulla credenza, vicino alla statuetta anteriormente descritta.
Il sergente le presentò gli altri: «Agente Pérez, assistente Bonetti».
L’agente Pérez era un creolo panzone col naso viola pieno di venuzze, segno inconfondibile dell’affezione al vino rosso. L’assistente Bonetti aveva un aspetto rachitico, la faccia giallastra e macchie marroni sui denti. Sicuramente non era una persona felice. Invece il sergente Mancuso aveva un gran bell’aspetto: alto, prestante, né grasso né magro, sguardo intelligente.
Dopo le presentazioni, il sergente si rivolse al subalterno: ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il cappotto della macellaia
  4. Il fatto
  5. Palo Santo, un paese apparentemente innocuo…
  6. La signora Fernández, sarta di Palo Santo, donna insignificante e insoddisfatta della vita
  7. Il signor Andreani, macellaio di Palo Santo, sposato con la maestra, detta la macellaia
  8. Le sorelle Paganini: Solimana e Marcantonia, merciaie di Palo Santo. Una bella, l’altra con un accentuato ritardo mentale
  9. La signora Andreani, detta la macellaia, maestra di Palo Santo
  10. Reinoso, l’allievo più difficile della signora Andreani
  11. La vedova Manchú, telefonista di Palo Santo, una stramba cinquantenne che non vuole farsi vedere da nessuno
  12. Zotikos, detto Tiko, barbiere in pensione di origini greche
  13. La futura sposa, personaggio secondario senza il cui matrimonio, però, questa storia non sarebbe accaduta
  14. La pausa pranzo
  15. La signora Fernández dà gli ultimi ritocchi al cappotto
  16. Il signor Fernández, cacciatore di selvaggina in mancanza d’altro, marito della sarta
  17. Pagnottina, la figlia ingorda del macellaio
  18. Prima visita del signor Andreani alla sarta
  19. Solimana non si fa vedere
  20. Pepincito, figlio undicenne della sarta, terrorizzato dalla signorina Solimana
  21. Quando cala la sera
  22. La prova del cappotto con invito a prendere il tè
  23. La signora Andreani aggiusta i conti con Reinoso
  24. Il giorno dopo, venerdì 27, Reinoso non si presenta a scuola
  25. Cosa accade lo stesso venerdì a certi abitanti di Palo Santo?
  26. I sabati di Palo Santo
  27. La mitica tormenta di Santa Rosa
  28. Solimana dà un sonnifero a Marcantonia
  29. I pranzi domenicali della famiglia Fernández
  30. Il signor Fernández trova finalmente la signorina Solimana
  31. Il futuro sposo prende una decisione
  32. Poco prima che si scateni il temporale
  33. La tormenta di Santa rosa
  34. Qualcuno trama nell’ombra
  35. Pagnottina arraffa tutto
  36. Seconda visita del signor Andreani alla sarta
  37. Il signor Andreani prende una decisione riguardo a Pagnottina
  38. Quella mattina Tiko fa delle scoperte interessanti dietro la toppa
  39. Miguel Ángel, il garzone della macelleria
  40. Dopo il temporale, il paese si rimbocca le maniche
  41. Pepincito chiarisce certe cose con la vedova Manchú
  42. Durante la ricreazione Pepincito abborda Reinoso
  43. Reinoso studia il piano
  44. Una brutta mattina per Pepincito
  45. Finalmente una chiamata interessante per la vedova Manchú
  46. La signorina Solimana, la signora Fernández, Pepincito e il pestello
  47. Pagnottina dopo una settimana di dieta
  48. Come prende il paese la notizia del tentativo di furto ai danni della signorina Solimana
  49. Una meravigliosa notizia per la signora Andreani
  50. Le atroci sofferenze di Pagnottina
  51. Pagnottina recupera la libertà
  52. La signora Fernández affronta il signor Andreani
  53. Quel bacio spedito con la punta delle dita
  54. Il matrimonio
  55. I rapporti fra la sarta e la macellaia si inaspriscono
  56. La signora Fernández prende una decisione
  57. Un bel periodo per la vedova Manchú
  58. L’incontro
  59. Ormai il cappotto è sulla bocca di tutti
  60. Una scoperta sconvolgente
  61. Incontri a quattr’occhi fra Solimana, la sarta e suo marito
  62. La signora Fernández difende l’onore della famiglia
  63. La seconda visita del cacciatore di selvaggina alla signorina Solimana
  64. Pepincito si confida con la vedova Manchú
  65. Si avvicina la tragedia
  66. La fatidica notte
  67. Amare riflessioni
  68. Una lacrima di addio
  69. Epilogo
  70. Ringraziamenti
  71. Copyright