
- 126 pagine
- Italian
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Tempi memorabili
Informazioni su questo libro
Il quindicenne romano Fausto trascorre l'estate a Marina di Cecina. Siamo nei primi anni Trenta, i giorni scorrono lenti in giochi e amicizie di spiaggia. Tra dubbi e insicurezze, Fausto si confronta con gli altri. Fa la scoperta dell'amore, prima incerto tra Gabriella e Anna, poi pago soltanto del suo magico stato di grazia; e scopre anche la vocazione letteraria. Una duplice epifania, alla quale in Tempi memorabili (1966) – che riprende e dilata un precedente racconto – Cassola dà forma rappresentando l'attesa della vita nel tempo sospeso della vacanza e fissando come indimenticabile il passaggio dall'infanzia all'adolescenza.
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Informazioni
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9788804662297eBook ISBN
9788852073700Nota al testo
Tempi memorabili viene proposto qui nell’edizione Einaudi 1966, apparsa ne «I coralli» e ripubblicata dallo stesso editore, nel 1981, nei «Nuovi Coralli». Scritto da Cassola all’apice del successo, Tempi memorabili porta alla misura di racconto lungo, o romanzo breve, l’antica prosa omonima di poche pagine: risulta così paradigmatico di quel ritorno ai nuclei lirici dell’ispirazione giovanile con cui l’autore abbandona, dopo Un cuore arido del 1961, la precedente poetica dell’impegno e avvia programmaticamente il recupero di quella esistenziale degli esordi. La conversione artistica di Cassola viene a esplicitarsi in modo esemplare nel protagonista autobiografico del testo: Fausto, che il pubblico ha già incontrato adulto e partigiano in Fausto e Anna (1952; 1958), viene riproposto in età adolescenziale, di per sé consona, con il suo trepido affacciarsi alla vita, all’emozione dell’esistere cui tende la poetica subliminare del primitivo raccontino, dalla quale Tempi memorabili trae di proposito origine. Tra le opere migliori di Cassola, il racconto condivide con altri suoi capolavori l’approdo all’editoria scolastica: nel 1970 compare nella collana einaudiana «Letture per la Scuola Media», dove lo precede Il taglio del bosco nel 1965 e lo seguirà nel 1973 La ragazza di Bube.
Nascita e storia del testo
Di Tempi memorabili conosciamo per intero l’iter compositivo. Il 2 aprile 1963 Cassola annota sul Diario inedito manoscritto, da lui tenuto a partire dal marzo 1963: «Ho cominciato oggi Tempi memorabili». Dopo l’avvio, l’autore continua a registrare puntualmente gli stadi successivi della stesura. Nel redigere il testo di buona lena, ai progressi della scrittura viene ben presto a intrecciarsi il riesame delle parti appena ultimate. Il 31 maggio l’autore specifica: «Ho scritto 110 pagg. di Tempi memorabili e sono quasi alla fine. Le prime 70 pagg. sono state già riscritte. Penso di dargli per titolo Una stagione memorabile». E con scrupolosità crescente, il 5 giugno: «Comincio a riscrivere Tempi memorabili di cui sono arrivato a pag. 114 senza finirlo»; il 19 giugno: «Ho ricopiato Tempi memorabili fino a pag. 104»; il 31 agosto: «Ho ricopiato i primi 6 capitoli (94 pagg.)». Il racconto viene terminato il 1° ottobre («Ho finito Tempi memorabili (9 capitoli, 124 pagg.)»). Il 12 ottobre: «Ho finito di ricopiare Tempi memorabili (7 capitoli, 119 pagg.)». La revisione intrapresa con la ricopiatura, contestuale allo svilupparsi stesso del testo, dà luogo a redazioni distinte, di differente lunghezza: il 17 febbraio del 1964 Cassola dice di aver «ricopiato Tempi memorabili [...] Solo cinque giorni fa ho ripreso a scrivere e stamani ho terminato il 9° capitolo (199 pagg.)»; allude poi genericamente, il 6 ottobre, a una successiva versione, appuntando di aver «durante l’estate [...] riscritto Il cacciatore [...] Tempi memorabili e Ferrovia locale». Nel 1965 conclude infine il testo: il 30 luglio chiosa di aver «corretto e ricopiato Tempi memorabili (78 pagine)»; l’8 dicembre decide di spedirlo all’editore: «Ho ribattuto Tempi memorabili, che manderò a Einaudi».
Ma il racconto stesso si presenta già di per sé come una sorta di riscrittura: costituisce infatti l’ampliamento di un’antica, omonima, prosa breve che era apparsa nel fascicolo di luglio-settembre 1940 (a. IV, n. 3) della rivista «Letteratura», insieme a I due amici e Paura e tristezza, per rifluire poco dopo, con il primo dei due, nella raccolta La visita del 1942 (Parenti, Firenze). In un’intervista del 25 ottobre 1964 (G.A. Cibotto, Carlo Cassola. Un cuore caldo, in «La Fiera letteraria»), Cassola puntualizza la natura del repêchage che, oltre a Tempi memorabili, contraddistingue altri scritti degli anni Sessanta: «non si tratta di rifacimenti: quelli erano raccontini di tre o quattro pagine, questi sono lunghi racconti o addirittura romanzi». Anche con Angela Giannitrapani, in una lettera del 5 gennaio 1963, l’autore si era espresso negli stessi termini, affermando che i «vecchi raccontini [...] ora dovrebbero essere svolti in tutt’altro modo, acquistando la dimensione del romanzo o del racconto lungo». Prelevato dal serbatoio delle intuizioni giovanili, Tempi memorabili rientra infatti nel piano di lavoro con cui Cassola si rifà intenzionalmente, dopo il 1961, al proprio passato e dà il via a una nuova fase artistica che da esso tragga spunti per nuove narrazioni di maggiore estensione, recuperandone la tematica esistenziale: «Dall’anno scorso ho dato inizio al programma di lavoro che mi s’era andato delineando dopo aver scritto Un cuore arido: una grossa serie di narrazioni che avranno i titoli dei miei vecchi raccontini. Finora ho scritto due lunghi racconti, che s’intitolano Ferrovia locale e Tempi memorabili, e ora ho cominciato un romanzo, Il cacciatore», aveva detto a Franco Fortini in una lettera del 7 dicembre 1963. In nome dell’ispirazione originaria, riscoperta come la propria vena più autentica, e non esaurita, Cassola chiude temporaneamente la precedente stagione dell’impegno e si allontana dagli argomenti storici. Spiegherà più tardi le ragioni dell’inversione di rotta poetica, in una lettera dell’8 febbraio 1966, a Indro Montanelli: «ero di nuovo insoddisfatto: mi pareva di aver concesso troppo all’attualità, di essermi lasciato suggestionare troppo dagli altri. Così con Un cuore arido, con Il cacciatore, con questo Tempi memorabili e le cose che sto scrivendo adesso e che ho in mente di scrivere, sono tornato un po’ alla posizione di quando ero giovane». E in un’intervista rilasciata a Massimo Grillandi in occasione dell’uscita di Tempi memorabili (Lo scrittore secondo Cassola è un testimone involontario. Incontro con l’autore di “Tempi memorabili”, in «Il Gazzettino», 24 maggio 1966), Cassola motiva con forza la fedeltà alla poetica degli inizi: «Sono contro l’impegno», dice. «Più in generale sono contro l’idea che la letteratura debba essere lo specchio della società, che lo scrittore debba essere un testimonio del proprio tempo. Secondo me, uno scrittore deve esprimere solo il suo sentimento del mondo e dar fondo alla sua storia personale. Dal momento che non vive sulla luna, sarà anche un testimonio del proprio tempo. È un testimonio tanto più importante, aggiungo io, quanto più indiretto e involontario. Secondo me, è un atteggiamento mentale completamente sbagliato, quello di tanti scrittori d’oggi i quali si domandano: Che cosa devo scrivere? / Invece di interrogare se stessi, la propria natura, la propria storia personale, si rivolgono alla società per farsi dire quali sono i temi di attualità. In questo modo, fra l’altro, essi scambiano l’attualità per la realtà. Una letteratura che nasce da sollecitazioni esterne perde ogni ragion d’essere, diventa un inutile doppione di altre cose, della sociologia, del giornalismo eccetera, non ti sembra?»
Come tessera di un progetto organico per saldare l’oggi al tempo lontano dell’esordio, ricongiungendo Cassola alla sua più remota cifra poetica, Tempi memorabili costituisce la seconda tappa del programma, cui lo scrittore si dedica con assiduità godendosi la libertà dai doveri dell’insegnamento. Lo dice ad Angela Giannitrapani nella lettera del 5 gennaio 1963: «Dal 31 settembre ho lasciato la scuola e ne ho ricavato un notevole beneficio. Purtroppo in autunno il tempo mi è volato via a causa di varie seccature e ho potuto lavorare poco. Ho in mente varie narrazioni: per il momento ne ho cominciato una, che avrà le dimensioni di un romanzo. Il titolo del romanzo che sto scrivendo è Ferrovia locale [...] La seconda narrazione s’intitola Tempi memorabili, la terza Il cacciatore, la quarta Monte Mario e la quinta La visita». Anche nel Diario il racconto, che pur finito prima de Il cacciatore vedrà la luce dopo quel romanzo, è nominato accanto a esso e a Ferrovia locale: quasi in dialogo con loro e accomunato a molti altri, nell’operosità di cantiere, da un disegno complessivo, ossia dall’«esecuzione del piano quinquennale», che «prosegue regolarmente e con poche varianti rispetto all’impostazione iniziale» (lettera inedita a Guido Davico Bonino del 7 aprile 1964). Sul momento, nello slancio creativo della pianificazione, sembra stia a cuore a Cassola più la realizzazione dell’insieme che la cura del singolo testo: quando ha ultimato Tempi memorabili, descritto tra i «già pronti, ma non ancora pubblicati», in una lettera del 7 settembre 1964 ad Angela Giannitrapani confida che anche «Ferrovia locale e Tempi memorabili sono ormai pronti, ma per il momento non ho idea di pubblicarli. Mi preme più continuare il lavoro. Per prima cosa scriverò La maestra (e cioè Angela profondamente cambiato e sviluppato), poi Umili esistenze, poi Terra di Francia, Monte Mario e finalmente La visita. Come vede, ho il lavoro assicurato per diversi anni». Eppure, alla studiosa in procinto di dare alle stampe un saggio sulla sua produzione, aveva precedentemente espresso il desiderio, il 12 febbraio 1964, di non vedervi tralasciato Tempi memorabili: «mi dispiace però se dall’esame saranno esclusi il racconto Tempi memorabili e il romanzo breve Ferrovia locale».
Il titolo Tempi memorabili con cui il racconto è nominato da Cassola nel riprendere la prosa originaria, dalla quale lo mutua tout-court, permane fino alla pubblicazione, e assume agli occhi di Luigi Baldacci «un certo colorito polemico» per il suo implicito annunciare fatti di rilievo che poi il testo, non racchiudendo alcun «avvenimento saliente da ricordare», smentisce con la sua poetica esistenziale (Un libro di storia e uno di leggenda, in «Giornale del Mattino», 19 maggio 1966). L’ipotesi di cambiarlo in Una stagione memorabile, appena affacciatasi, decade. Del resto Cassola mantiene sempre ai suoi repêchages il titolo primitivo, come uno dei tratti primigeni da far sopravvivere nella loro nuova esistenza: «Cos’hanno in comune coi vecchi raccontini? Soltanto il titolo (è il caso di Ferrovia locale); anche i nomi dei personaggi (come in Tempi memorabili) e addirittura la storia [...] come nel Cacciatore [...] Io non sto affatto riordinando i vecchi scritti; né mi reputo alla fine della carriera, anzi, non ho mai avuto tanti progetti come ora», dice a Cibotto, nell’intervista citata. La percezione di un possibile fraintendimento nell’accoglienza e il bisogno di contrastare l’insinuazione, se non l’accusa, di una stanca ripetizione stimolano a Cassola, nella conversazione con Cibotto, considerazioni generali e chiarimenti sul proprio percorso: «Ma forse l’accusa è un’altra: che mi ripeto [...] ogni scrittore ha un suo mondo, a cui tenta di dar vita: il suo ideale sarebbe di scrivere un libro solo. Naturalmente non ci riesce, perché l’opera d’arte perfettamente realizzata esiste solo nella mente dei retori [...] Io sono stato molto severo nei confronti di tutto un periodo della mia produzione, quello che va da Fausto e Anna a La ragazza di Bube e che fu contrassegnato, appunto, dal ripudio della mia poetica giovanile». E ancora, poco dopo, illustra a Corrado Stajano (Cassola, uno scrittore che parla chiaro, in «Tempo», 2 dicembre 1964) il senso della sua direzione: «Ci si è dimenticati che l’unica cosa da chiedere a uno scrittore è la poesia, non l’impegno ideologico, politico, sociale o una testimonianza culturale. Sembra, insomma, che si sia persa la nozione della poesia, uguale da duemila anni, che deve rappresentare solo l’emozione di fronte alle cose, l’emozione della scoperta della realtà». Sempre nell’intervista con Stajano, per esemplificare al meglio l’inversione che il nuovo corso intende attuare, Cassola include Tempi memorabili tra i suoi risultati più felici: «I libri che ho finito di scrivere dopo Il cacciatore, Ferrovia locale, Tempi memorabili, mi sembrano meglio riusciti». Anzi, quando poi mette fine alle proprie titubanze e si decide, nel 1965, a pubblicare Tempi memorabili, dichiara a Daniele Ponchiroli, in una lettera inedita del 6 settembre, di esserne totalmente soddisfatto: «Nel ’63 avevo scritto un racconto di 80 cartelle, Tempi memorabili, che sono andato via via limando e che va senz’altro bene: forse è il mio migliore racconto lungo, tanto che sono un po’ impaziente di pubblicarlo».
Durante la composizione, vigila sulla riuscita artistica di Tempi memorabili l’amico scrittore Manlio Cancogni, sodale del Cassola prima maniera e inventore con lui della teoria subliminare. Cancogni si accerta premurosamente della coerenza interna del testo, controllando che la scrittura resti aderente alla linea poetica della versione-sinopia del racconto, in cui l’età del protagonista autobiografico, Fausto, è quella adolescenziale, diversa rispetto a quella adulta fissata nella stagione dell’impegno con l’esperienza partigiana consegnata a Fausto e Anna. Cancogni fa numerose osservazioni sul testo, particolarmente fitte sulla penultima redazione, che mirano al riequilibrio della struttura e a mandare a effetto la ricerca della subliminarietà, con continui inviti ad alleggerimenti, esclamazioni di plauso («benissimo»; «qui va bene») o riprovazione («detto male»; «Bella bestia!»), lunghi commenti e consigli. Rammenta fino alla fine a Cassola, in una lettera inedita dell’8 febbraio 1966, i principi della prosa subliminare, considerando che Tempi memorabili «ha maggiore possibilità» di seguirli rispetto a Storia di Ada: «La subliminarietà, come ben saprai, non ammette legamenti, e ancor meno intervalli del pensiero logico. Ma tu, somaro, dimentichi te stesso e la tua poetica». In una lettera inedita del 13 marzo [1964 o 1965] aveva incoraggiato una revisione, centrando appieno con il suo giudizio il significato del racconto: «Ho letto Tempi memorabili e non posso dire di esserne completamente soddisfatto. Il quadro c’è, ma per me si tratta ancora di una prima stesura. Devi lavorare sui particolari e non solo stilisticamente. Io penso che l’intensità poetica aumenterebbe se tu trattassi le singole situazioni come fini a se stesse e non come anelli di una storia. Ciò sarebbe del resto in armonia con la sensibilità propria dell’adolescenza anche per ciò che riguarda l’amore. Fausto ad esempio ama Anna; ma non pensa mica che questo amore debba avere un seguito, uno svolgimento. L’ama e basta. Non c’è domani (Avanti senza domani dovrebbe essere il titolo del libro). Io perciò lo riprenderei trattando ogni capitolo come un racconto, con la compiutezza che avevano per esempio I due amici o Paura e tristezza. E in ognuno ci deve essere un po’ di quella sospensione, di quell’attesa della vita che sono proprie dell’età. Penso che non è mai stato scritto niente del genere (Adolescenza di Tolstoi e Dedalus hanno tutt’altro significato). Quindi non devi considerarlo un racconto marginale. Lavoraci a fondo, cane, allontanando per un paio di mesi qualsiasi altra idea. La verità è che tu sei un pigro che vorresti riuscire subito alla prima. Tu correggi, ma non rifai mai una cosa. Rileggendolo insieme credo che ti farò vedere i punti deboli». Il 19 marzo 1965 sentenzia: «Tu non devi “rifare” Tempi memorabili. Devi riscriverlo su quella trama. Non devi aggiungere o togliere episodi. Sono quelli che ci vogliono. Il tuo lavoro deve essere sui singoli pezzi, trattandoli come racconti isolati (vedi Infanzia e Adolescenza di Tolstoi) per renderli più intensi. Un lavoro fra l’altro che dovrebbe riuscirti piacevole».
Una volta superata l’irresolutezza sul dare o meno alle stampe Tempi memorabili, l’unico interrogativo che si presenta all’autore è quello di pubblicare il racconto da solo o accorpato ad altri (già nella lettera a Davico Bonino del 7 aprile 1964 aveva affermato: «Quanto a Tempi memorabili, è troppo breve per essere pubblicato da solo»). Il 6 settembre 1965, Cassola sottopone il dilemma a Ponchiroli, tratteggiando un atelier in persistente fervore: «Già quest’inverno pensavo quindi di proporvi di pubblicarlo da solo in un “Corallo”. Ma poi ho scritto un altro racconto, più breve ma che considero ugualmente riuscito (s’intitola Una vita): e così mi è venuta l’idea di mettere insieme un volume di tre o quattro racconti lunghi. Ora ne sto scrivendo un terzo (Storia di Ada) che supererà le cento pagine e che spero possa venir molto bene. / C’è poi il romanzo La maestra, di cui ho scritto 90 cartelle e che conto di riprendere in mano appena abbia finito la Storia di Ada. In conclusione: per il ’66 vi darò certamente un libro. Potrebbero essere i tre racconti (sempre che la Storia di Ada non acquisti maggiori proporzioni e non diventi un romanzo). Oppure, appunto, un romanzo. Vorrei comunque uscire con un libro che rappresenti un passo avanti rispetto al passato. Sono diventato molto più esigente con me stesso, e non intendo deviare da questa linea, anche se per ragioni finanziarie avrei bisogno di far uscire al più presto un altro libro». Sono gli stessi progressi della scrittura, impegnata su più piani, a sciogliere il nodo, portando Cassola a optare per la pubblicazione di Tempi memorabili in forma autonoma anziché in raccolta. Così, il 29 novembre 1965 aggiorna Ponchiroli: «in questi ultimi tempi sono andato molto avanti nel lavoro, e posso perciò fartene un quadro più preciso rispetto all’estate scorsa, quando appunto mi scrivesti per avere notizie. / Ho finito il romanzo La maestra; ma, benché sia già avanti nella revisione, penso sia bene lasciar passare un po’ di tempo. Ritengo quindi di darvelo in autunn...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Introduzione di Matteo Marchesini
- Nota al testo
- Bibliografia specifica
- TEMPI MEMORABILI
- I
- II
- III
- IV
- V
- VI
- VII
- VIII
- IX
- Copyright