La capanna dello zio Rom
eBook - ePub

La capanna dello zio Rom

  1. 396 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

La capanna dello zio Rom

Informazioni su questo libro

Milano, novembre 2016: torna per l'ultima volta Lazzaro Santandrea e lo fa in grande stile. "Specialista delle resurrezioni", non è un tipo che se ne va: di solito arriva. Arriva al momento giusto. E anche in questo caso piomba nel bel mezzo degli eventi. O sono gli eventi a piombare su di lui, impegnato a innamorarsi di una ragazza dall'oscuro presente? Ossitocina ha i leggings e un cane, Lou Reed, addestrato a farle la spesa al supermercato. Per Lazzaro è un colpo di fulmine. Con conseguenze devastanti. Loden assassini, parka assetati di sangue, reggicalze letali, giacche da camera a gas esilarante: la cabina armadio di Pinketts è un guardaroba teatrale di lusso inventivo. E Lazzaro questa volta finirà coinvolto in un delirio senza precedenti, tra le fiere di Milano e la Fiera del Libro di Bucarest, con gemelli incendiari, latinisti allo sbaraglio e regolamenti di conti con le forchette di plastica, in compagnia di giornalisti d'assalto, mercenari vestiti da suora e vecchi amici orfani di guerra e di madre. Nella Capanna dello Zio Rom Pinketts ricrea la sua Milano nera e surreale divertendosi con lo stile inconfondibile di sempre: gioca con le parole come con i suoi personaggi e persino con i capitoli, facendoli litigare tra di loro. Nel corso di un mese dalla "vita breve ma intensa come James Dean", fatto di pomeriggi "corti come calzoni alla zuava", si addensa una vicenda ricchissima. E più le cose si complicano, più ci si immerge di gusto nella lettura, in sintonia con Lazzaro che, ricapitolando gli eventi, a un certo punto ammette: "Tutto ciò non puzzava. Profumava di guai".

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852074448
Print ISBN
9788804664253

1

Non ho scheletri nell’armadio. Ci sono troppe giacche.
Giacche da camera (chiusa) come se fossero contenitori di misteri e mystery apparentemente irrisolvibili alla Edgar Wallace o alla John Dickson Carr.
Avete in mente il genere “Come ha fatto il Signor G. a farsi assassinare in una camera ermeticamente chiusa dall’interno?”.
La risposta è semplice, perché il Signor G., nel senso di Giorgio Gaber, non lo ammazza nessuno. Si tratta di morte apparente. Basta ascoltare un suo cd, o qualsiasi altra diavoleria tecnologica che lo sostituirà, e il Signor G. torna a essere più vivo che mai. Sano come un pesce, mitico come una balena bianca che nessun capitano Achab dell’editoria musicale potrà mai abbattere, potrà mai fiocinare, arpionare col Dimenticatoio.
Le giacche da camera chiusa me le sono, o me le hanno, regalate perché non mi dimenticassi né di me né di loro: le donatrici.
Ci sono giacche Principe di Galles, ideali per un tea for two con la Regina di Saba.
Ci sono giacche anni Ottanta con le spallone che, peraltro, ho già di mio. Quando le indossavo mi facevano somigliare, per stazza addizionata, aggiunta, forse moltiplicata, a un giocatore di football. Quando volevo mettermi in ghingheri.
Ci sono blazer contenitivi per il congresso annuale “I miei addominali alla deriva”.
Ci sono giacche di cachemire che mi spingono a essere “morbido” con le interlocutrici in tailleur spigolosi come loro, per metterle a proprio agio, nonostante mi stessero licenziando dal lavoraccio di “fidanzato”.
Ci sono giacche di pelle nera. Quando il mio umore è di pece e voglio fare il duro, col rischio di sudare come due maiali se ciò accade in un torrido luglio milanese.
Ci sono giacche di paillettes multicolori. Me le fornisce il Grande Buba, guru discotecaro (via Spallanzani 6). Buba è considerato l’arbiter elegantiarum da artisti circensi, cantanti di liscio, Lady Gaga. E da ogni “My fair lady” a cui fa da pigmalione.
Ogni giacca nel mio armadio è un’armatura che in realtà potrebbe vivere anche di vita propria ma, come ogni damigella, ha bisogno di un cavaliere per fare un figurone al ballo delle debuttanti. Un cavaliere che la scorti in locali trendy, frequentati da tremendi buzziconi usciti, purtroppo non sono stati trattenuti, dalla casa circondariale del “Grande Fratello”.
In questo caso l’anima della giacca necessita di un cavaliere per poter fare “animazione” in compagnia di PR deliziosamente sgallettate, pudicamente sexy, probabilmente fragili (e pensare che ho compiuto cinquant’anni, l’età della pensione per i supereroi).
Ci sono giacche da Zorro.
Ci sono smoking da Zeno che, come è noto, ha problemi col fumo passivo.
Ci sono giacche da Zegna, nel senso di Ermenegildo, che ha problemi col proprio nome di battesimo.
Ci sono giacche nel mio armadio che possono convivere con gli scheletri.
Qualche mese fa, considerando la crisi economica globale e l’indegna fine che avevo fatto fare al patrimonio ereditato dalla Zia Olghina, mi era venuto in mente di scrivere un racconto per ogni giacca.
In fondo ogni giacca è e ha una storia.
Considerando il fatto che in Italia, e non solo, i libri di racconti hanno poco mercato, sono giunto alla conclusione che con i diritti d’autore di questa pubblicazione non sarei tornato “benestantissimo” però, di sicuro, avrei acquistato autodistruttivamente un’altra giacca.
Il romanzo “tira” di più. Purtroppo non ho un romanzo nel cassetto.
Ci sono troppe camicie.
***
Non avendo la patente,
sul marciapiede,
si incontra più gente.
(Anonimo moscovita, nonché piccolo boss della prostituzione, fermato a Miami in Ferrari per guida in stato di ebbrezza. Ventunesimo secolo AC, Ante Cadillac.)
***
Era il primo giorno di novembre. Il giorno della morte di Pasolini.
Nel 1975, il primo novembre, si moriva facile. A colpi di chiavi inglesi sferrati a destra e minchia da burattini, parzialmente inconsapevoli, manovrati da poteri occulti, come esecutori incolti.
Era il primo novembre. Il giorno in cui qualcuno ha l’ispirazione per iniziare a scrivere, dipingere, ammazzare, anticipando il giorno dei morti.
Era il primo novembre, il giorno ideale per dare corpo e voce alla propria coscienza.
Ispirazione e coscienza sono sorelle che si sono tolte il saluto. Ciononostante si ritrovano con un certo percepibile imbarazzo. Fingono di ignorarsi, sono altere.
L’ispirazione, generalmente euforica, simula disinteresse nei confronti di sua sorella. La coscienza, bellamente addormentata nel bosco, si sveglia e, a modo suo, patteggia per una riconciliazione. In fondo tutte e due stanno aspettando, ogni primo novembre, il giorno dei morti.
E i morti, forse per non deluderle, arriveranno. Verranno. Eccome se verranno!
***
La ragazza aspettava qualcuno all’uscita del supermarket Il Gigante.
Sembrava un cane, temporaneamente posteggiato, in attesa del ritorno del suo padrone. Non abbaiava disperazione né uggiolava il timore dell’abbandono.
Era bellissima. A chi sarebbe venuto in mente di abbandonare un tipo così?
Nonostante ci fosse un tempo porcone, la fanciulla indossava una sorta di gilet di ecopelle che le lasciava le braccia nude. Il gilet era coronato da un collo di pelliccia sintetica del genere “scappa, volpe, scappa” o “fuggi, visone, fuggi”. I leggings e gli stivali da cowgirl le davano un attestato di determinazione anche nell’attesa. Una combattente paziente.
La miglior difesa è l’attesa.
Quando, finalmente, il cane uscì dal supermercato spingendo il carrello della spesa, la ragazza sorrise.
***
Un cane era posteggiato nell’apposita zona cani/biciclette, di fronte al Gigante di piazza Bolivar, sotto casa di mia madre.
Il cane abbaiava momentanea disperazione. La zingara che lì aveva il posto fisso col suo poppante che, giustamente, poppava, si alzò dalla sua postazione per accarezzarlo.
Un tipo in loden sulla cinquantina (che brutta età), ma senza il mio stile, la strattonò.
«Volevi rubarlo, eh, zingara di merda.»
Non ci misi né uno né cento. Del resto ero un patito della Carica dei 101. Ammollai una bella paccona poco cameratesca sulla spalla dell’uomo col loden.
Barcollò. Lo recuperai e gli feci ganascino.
Ganascino consiste nello strizzare affettuosamente le guanciotte di un bambino o le guance di un amico. Il tipo in loden non apparteneva a nessuna delle due categorie succitate, quindi gli feci un ganascione. Fatto da me dà dei punti a una tortura della Santa Inquisizione.
«Scusi la pacca. Ho pensato che le fosse andato il razzismo di traverso. E il ganascino era semplicemente un affettuoso “Bentornato tra gli esseri umani”.»
«Cosa ha fatto a mio marito?» berciò una cicciona in parka abbandonando il carrello della spesa che di lì a poco avrebbe sistemato in un Suv.
«Niente che non si meritasse.»
«Le faccio causa.»
«Faccia pure. Io ho due avvocati. Luciano Quarta, un civilista, e Marica Longini, avvocato penalista nonché procuratore sportivo. Il primo è un omaccione occhialuto, la seconda è una biondona. Nessuno dei due è un tipo facile. A lei la scelta.»
«Ma come... li rintraccio?»
Voleva veramente farmi causa.
«I nomi ce li ha. Provi su internet.»
Un tempo avrei detto “Pagine gialle”.
***
La ragazza coi leggings e il cagnone si avvicinarono a Lazzaro Santandrea, prima che arrivassero polizia urbana, vigili del fuego e passanti incuriositi.
«Sei stato bravo. Continua così. È un primo passo.»
***
«Hai visto come mi ha trattato? Come se non mi avesse riconosciuto» si inalberò l’Uomo Col Loden.
«Pirla. Non ti ha riconosciuto» tagliò corto la cicciona in parka.
«Eppure eravamo compagni all’asilo.»
«Appunto. Sar...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. PROTESTA SINDACALE. A guisa di avvertenza
  4. LA CAPANNA DELLO ZIO ROM
  5. 1
  6. 2
  7. 3
  8. 4
  9. 5
  10. 6
  11. INIZIO DEL SECONDO PARTY. OSSIA: 7
  12. 8
  13. 8 BIS. Con risarcimenti legali per il 7
  14. 9
  15. 9 BIS
  16. 10
  17. 11. (Se non ho perso il conto)
  18. 12. o 10... fate vobis
  19. 12. (E finiamola qui. Questo è veramente il dodicesimo capitolo.)
  20. 13
  21. 14. o XIV se lo facessero papa (cosa di cui io dubito fortemente)
  22. 15
  23. 16
  24. CAPITOLO SA DIO QUALE
  25. CAPITOLANDO. Di fronte alle forze del male del bene e del così così.
  26. Copyright