Piccoli Brividi - La sfera di cristallo
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Piccoli Brividi - La sfera di cristallo

  1. 182 pagine
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Piccoli Brividi - La sfera di cristallo

Informazioni su questo libro

«Posso esaudire tre desideri» ripeté la donna. «Ciò che desideri diverrà realtà.» Si sfilò la borsetta rosa da sotto il braccio, l'aprì, frugò dentro e finalmente tirò fuori qualcosa. Era una sfera di vetro, color rosso fuoco, che brillava fulgida nell'oscurità della sera.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852074356
Print ISBN
9788804665267

1

Durante l’ora di matematica, Judith Bellwood mi fece lo sgambetto e io capitombolai a terra. Lo fece apposta, naturalmente.
Purtroppo, quando vidi la sua scarpa bianca che sbucava dal banco, ormai era troppo tardi.
Stavo andando alla lavagna, cercando di decifrare quello che avevo scritto nel quaderno che avevo in mano, perché, detto fra noi, la mia calligrafia è un vero disastro. Improvvisamente da sotto il banco sbucò la scarpa bianca da ginnastica e io non feci in tempo a fermarmi. Fu così che caddi lunga distesa sul pavimento, sbattendo gomiti e ginocchia. Per non parlare dei fogli del quaderno, che volarono a terra qua e là.
La classe, inutile dirlo, trovò l’episodio molto divertente e tutti, ma proprio tutti, scoppiarono in una fragorosa risata, mentre io cercavo disperatamente di rimettermi in piedi. Judith e Anna, la sua compagna di banco, ridevano più degli altri.
Nella caduta, atterrai sull’osso sacro. Che male! Un dolore terribile mi percorse tutto il corpo e lo fece vibrare. Mentre cercavo di sollevarmi da terra e di raccogliere i fogli sparsi, mi sentivo la faccia rossa come un peperone.
«Azione strepitosa, Sam!» sghignazzò Anna.
«Ti sei ripresa… al volo» gridò qualcun altro.
Alzai la testa e i miei occhi incrociarono lo sguardo furbetto di Judith.
Frequento la seconda media e sono la ragazza più alta della classe. Scusate, mi correggo. Sono la bambina più alta della classe. Pensate che sono almeno un paio di centimetri più alta di Cory Blinn, il mio amico del cuore, e anche lui in quanto ad altezza non scherza. Sono anche la persona più goffa che sia mai comparsa sulla faccia della Terra. Già, perché essere alti e magri non significa essere necessariamente eleganti e aggraziati. Lasciatevelo dire da una che se ne intende!
Tuttavia, non riesco a capire cosa ci trovino di tanto divertente, i miei compagni, quando inciampo regolarmente nel cestino della carta, quando in mensa rovescio il vassoio con le vivande oppure cado perché a qualcuno, durante la lezione di matematica, viene la brillante idea di farmi lo sgambetto.
Il fatto è che Anna e Judith sono terribili!
Sapete come mi hanno soprannominata, in classe? Struzzo! Me lo ha detto Cory.
Per non parlare di Judith, che non fa che prendermi in giro per via del mio cognome, che è Uccello. «Uccello, perché non te ne voli via?» mi dice sempre. Dopodiché lei e Anna si scompisciano dalle risate, come se fosse la cosa più divertente di questo mondo.
«Uccello, perché non te ne voli via?»
Ah ah, che ridere!
Cory è convinto che Judith sia gelosa di me, ma io non ci credo. Perché mai dovrebbe esserlo? Non è alta un metro e ottanta, lei. Sarà all’incirca un metro e sessanta, più che normale per una ragazza della sua età. Come se non bastasse, è un tipo sportivo, è aggraziata ed elegante. Dovreste vedere com’è carina, con la carnagione chiara, gli occhi verdi e una gran massa di capelli color rame che le cadono sulle spalle.
Di cosa dovrebbe essere gelosa, secondo voi?
Cory cerca solo di tirarmi su di morale, inventandosi un sacco di balle.
Tornando allo spiacevole episodio avvenuto durante l’ora di matematica, raccolsi i fogli sparsi e li misi di nuovo nel quaderno. Sharon mi chiese se ero okay. A proposito, Sharon è la mia insegnante di matematica. Qui alla Montrose School, gli insegnanti li chiamiamo per nome.
Le risposi che andava tutto bene, anche se mi faceva male il gomito. Andai alla lavagna e copiai il problema. Il gesso stridette come al solito e tutti quanti si lamentarono. Mi dispiace, ma non è colpa mia. Non lo faccio apposta. Il fatto è che non sono mai riuscita a usare il gesso senza fare rumore.
E comunque, non mi sembra una tragedia!
Sentii Judith che parlava male di me con Anna, ma non riuscii a capire a quale proposito. Sollevai lo sguardo dalla lavagna e vidi quelle due vipere che sghignazzavano alle mie spalle. La cosa mi disturbò a tal punto, che non riuscii a risolvere il problema. Di sicuro avevo sbagliato qualcosa nell’equazione, ma non riuscivo a individuare l’errore.
Sharon era dietro di me, con le braccia sottili come un’acciuga incrociate sul petto. Quella mattina indossava un maglione orripilante. Stava rileggendo a bassa voce quello che avevo scritto, alla ricerca dell’errore. Naturalmente, a un certo punto Judith alzò la mano e disse: «Sharon, Uccello non sa fare le somme. Quattro più due fa sei, non cinque».
Ancora una volta, divenni rossa come un peperone.
Inutile dirlo, la classe al gran completo scoppiò a ridere. Perfino Sharon trovò la cosa molto divertente. E mentre gli altri sghignazzavano, io me ne stavo lì in piedi, come un allocco. Samantha la goffa, l’idiota della classe!
Mi tremava la mano mentre con il gesso correggevo l’errore nell’equazione, sostituendo il numero esatto a quello sbagliato.
Ero livida di rabbia. Ce l’avevo a morte con Judith, con me stessa e con il mondo intero.
Tuttavia finsi di non prendermela e tornai al mio posto, attenta a dribblare altri eventuali trabocchetti. Tanto che evitai perfino lo sguardo di Judith.
Riuscii a frenare la mia rabbia fino all’ora di economia domestica, nel pomeriggio.
Dopodiché, persi il lume della ragione!
Ornamento di separazione

2

Daphne è la nostra insegnante di economia domestica. Io la adoro. È un donnone col triplo mento, e un gran senso dell’umorismo. Una mattacchiona, insomma. A scuola corre voce che Daphne ci faccia sempre cucinare un sacco di torte e di biscotti per papparseli in santa pace alla fine della lezione, quando noi ce ne andiamo.
Che esagerazione! Eppure secondo me c’è qualcosa di vero.
La lezione di economia domestica si svolge subito dopo pranzo, e quindi noi ragazzi non abbiamo mai una gran fame. La maggior parte di quello che cuciniamo, comunque, non lo darei nemmeno in pasto ai cani, ed è proprio per questo che lasciamo in classe i nostri prelibati – si fa per dire – manicaretti.
Per quanto mi riguarda, non mi perdo una sola lezione di economia domestica. Prima di tutto perché Daphne mi sta simpatica, e poi perché non ci sono mai compiti da fare a casa.
L’unico lato negativo della faccenda, se proprio lo volete sapere, è la presenza di Judith.
Durante la pausa, in mensa, Judith e io avevamo avuto una piccola discussione. Io mi ero seduta a debita distanza da lei, esattamente dall’altra parte del tavolo. Eppure, nonostante questo, la sentivo mentre continuava a spettegolare sul mio conto con due ragazze di terza. «Uccello voleva prendere il volo, durante l’ora di matematica.»
A quelle parole, le ragazze scoppiarono a ridere e si voltarono a guardarmi.
«Sei stata tu, Judith!» gridai all’improvviso. «Mi hai fatto lo sgambetto!»
Mi stavo rimpinzando di insalata di pollo, e non potete immaginare che scena, con la maionese che mi colava sul mento.
Judith disse qualcosa, ma fra le risate delle ragazze e il brusio che c’era in sala, non riuscii a cogliere una sola parola. Puntò il dito contro di me, buttandosi indietro i capelli che aveva sulle spalle. Non so cosa mi prese, ma feci per alzarmi, decisa ad affrontarla. Ero letteralmente fuori di me, accecata dalla rabbia.
Per fortuna comparve Cory. Appoggiò il suo vassoio sul tavolo, spostò la sedia come era solito fare e si mise a sedere.
«Allora, quanto fa quattro più due?» mi chiese divertito.
«Quarantadue» risposi a tono. «Hai visto cosa mi ha combinato Judith? Roba da non credere!»
«Scusa, ma non ti capisco» rispose Cory. «Da Judith c’è da aspettarsi questo e altro, Sam.»
«Sarebbe a dire?»
«Judith… è Judith» rispose lui.
«Sarebbe a dire?» insistetti io.
«Non lo so» concluse scrollando le spalle.
Cory è decisamente carino. Ha il naso forse un po’ troppo lungo e un sorriso buffo perennemente stampato sulle labbra. Ha anche dei capelli splendidi, castani, leggermente ricci di lato, peccato che non se li pettini mai. Forse è per questo che porta sempre il berretto dell’Orlando Magic, una squadra di baseball molto famosa. Solo perché gli piace quel berretto, non perché sia un tifoso accanito, intendiamoci.
Cory diede un’occhiata al cestino del suo pranzo e un’espressione di autentico disgusto gli si dipinse sulla faccia.
«Ci risiamo?» gli chiesi, asciugando con il tovagliolo la maglietta imbrattata di maionese.
Un toast al formaggio e un’arancia: che fantasia!
«Perché tuo padre ti prepara arancia e toast al formaggio tutti i santi giorni?» gli chiesi. «Hai mai provato a spiegargli che il toast, quando si raffredda, diventa molliccio?»
«Credi che non glielo abbia detto?» borbottò Cory, sollevando una delle due fette di pane ed esaminandola con cura, come se si trattasse di un raro esemplare da laboratorio. «Papà sostiene che il toast al formaggio è un alimento completo, ricco di proteine.»
«Può darsi, ma a te cosa importa, se ogni giorno lo getti nell’immondizia?»
«Papà non lo saprà mai» sghignazzò Cory, sfoderando il più furbetto dei suoi sorrisi. Ricacciò il toast nel sacchetto e cominciò a sbucciare l’arancia.
«Be’, per fortuna sei arrivato tu» gli dissi, inghiottendo l’ultimo boccone di insalata di pollo. «Avevo giusto intenzione di torcere il collo a Judith.»
Cory e io lanciammo un’occhiata in fondo al tavolo. Judith e le ragazze del terzo anno avevano girato le sedie e continuavano a ridacchiare. Notai che una di loro aveva una rivista in mano – “People”, se non sbag...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
  10. 8
  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. 15
  18. 16
  19. 17
  20. 18
  21. 19
  22. 20
  23. 21
  24. 22
  25. 23
  26. 24
  27. 25
  28. 26
  29. Copyright