Piccoli Brividi - 1, 2, 3... invisibile!
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Piccoli Brividi - 1, 2, 3... invisibile!

  1. 210 pagine
  2. Italian
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Piccoli Brividi - 1, 2, 3... invisibile!

Informazioni su questo libro

Il corridoio al piano di sopra era buio pesto. Premetti l'interruttore, ma la luce non si accese.

«Deve essersi fulminata la lampadina» dissi.

«Mmm, è da brivido quassù» fece April.

Aveva appena finito di pronunciare quella frase, quando l'armadio si aprì all'improvviso e, con un grido disumano, balzò fuori una figura misteriosa.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852074332
Print ISBN
9788804665243

1

Diventai invisibile per la prima volta nel giorno del mio compleanno.
C’è da dire che fu tutta colpa di Biancopanna, il mio cane. È un bastardino, un incrocio fra un terrier e qualcosa di indefinibile. Lo abbiamo chiamato Biancopanna perché ha il pelo nero.
Se Biancopanna non fosse andato a ficcare il naso in soffitta…
Ma lasciate che vi racconti la mia storia fin dall’inizio.
Il giorno del mio compleanno – era un sabato – non faceva che piovere. Mancavano solo pochi minuti all’arrivo degli amici che avevo invitato alla mia festa, e stavo finendo di prepararmi. Tenendo presente che, per il sottoscritto, prepararsi significa pettinarsi i capelli.
Mio fratello ha sempre qualcosa da ridire sui miei capelli. Mi riprende continuamente, perché sostiene che passo troppo tempo davanti allo specchio, a spazzolarli e a controllare che siano in ordine.
Il fatto è che i miei capelli sono il mio orgoglio.
Sono forti e robusti, una gran massa castano chiaro, leggermente ondulata.
Sono la cosa più bella che ho, per questo ci tengo ad averli sempre in ordine.
Ma passiamo alle mie orecchie. Sono molto grandi, leggermente a sventola, e per questo è assolutamente fondamentale che siano il più possibile nascoste dai capelli.
«Max, guarda che in cortile c’è una confusione indescrivibile» disse mio fratello Mancino, mentre io mi studiavo i capelli davanti allo specchio dell’ingresso. In realtà mio fratello si chiama Noah, ma io lo chiamo Mancino, perché scrive con la mano sinistra.
Mancino stava palleggiando con una palla da baseball. La lanciava in aria e la prendeva con la mano sinistra. La mamma ci aveva tassativamente proibito di giocare a baseball in casa, ma Mancino lo faceva lo stesso.
Mancino ha due anni meno di me. È un bravo ragazzo, solo che ha l’argento vivo addosso. Non può fare a meno di giocare con quella palla, di tamburellare sul tavolo con le dita, di correre su e giù come un forsennato, di far cadere e quindi di rompere qualcosa, di battibeccare con me. Ho reso l’idea, no?
Papà dice che Mancino ha il diavolo in corpo. Banale, ma rende l’idea.
Mi voltai con le spalle allo specchio e guardai fuori. «Sei un gran bugiardo, Mancino» risposi. «Sul retro non c’è confusione.»
«Dai, prendila! Al volo!» gridò Mancino cogliendomi di sorpresa, lanciandomi la palla da baseball. Purtroppo mancai la presa e la palla andò a finire a pochi centimetri dallo specchio, facendo un bamp! spaventoso.
Io e Mancino trattenemmo il respiro, in attesa della reazione della mamma. Non se ne accorse, per fortuna. Era in cucina, quasi sicuramente alle prese con la torta di compleanno.
«Sei proprio uno stupido» sussurrai a Mancino. «Per poco non rompevi lo specchio.»
«Stupido sarai tu» rispose a tono. Tipico di Mancino.
«Perché non impari a lanciare con la mano destra? Così forse riuscirò a prendere qualche palla.»
Punto sul vivo! Mancino non sopporta di essere preso in giro sull’argomento “mano sinistra”, e io non perdo l’occasione per stuzzicarlo.
«Puzzi!» rispose, raccogliendo la palla.
Conoscevo a memoria la sua risposta, perché la ripete come minimo un centinaio di volte al giorno. Pensa di essere spiritoso, o qualcosa del genere.
È un ragazzino sveglio per la sua età, ma non conosce affatto l’uso del vocabolario.
«Ti si vedono le orecchie! Ti si vedono le orecchie!» aggiunse.
Sapevo che stava mentendo. Stavo per rispondergli per le rime, quando suonarono alla porta.
Ci precipitammo tutti e due ad aprire.
«Ehi, questa è la mia festa di compleanno» puntualizzai.
Ma Mancino arrivò per primo e a lui toccò l’onore di ricevere il primo ospite.
Zack, il mio migliore amico, aprì la porta a vetri e piombò in casa. Pioveva a catinelle ed era bagnato fradicio.
Mi porse il regalo, avvolto in una carta d’argento che gocciolava.
«Fumetti» mi disse. «Io li ho già letti. Ti consiglio Gli imbattibili. Sono davvero super.»
«Grazie. Mmm, non si sono rovinati con la pioggia» dissi.
Mancino mi strappò il regalo di mano e corse a rifugiarsi in salotto con il malloppo.
«Non aprire il pacchetto» gridai. Mancino mi rispose che voleva solo darmi una mano a raccogliere i regali e aveva iniziato con il primo, che avevo appena ricevuto.
Zack si tolse il berretto da baseball dei Red Sox ed esibì un nuovo taglio di capelli.
«Uau! Sei… diverso» dissi, studiando il suo nuovo look.
A sinistra, appena sopra l’orecchio, lo avevano praticamente rapato a zero, mentre per il resto il barbiere si era limitato a una spuntatina.
«Hai invitato anche qualche ragazza o siamo soltanto noi maschi?» chiese Zack.
«Verranno anche le ragazze» risposi. «Erin e April di sicuro, e forse anche mia cugina Debra.»
Sapevo che Zack aveva un debole per Debra.
Il mio amico annuì pensieroso.
Zack ha sempre la faccia seria, con gli occhi blu, piuttosto piccoli, che sembrano costantemente assenti, come se fosse impegnato a riflettere su qualcosa di molto importante.
È un ragazzo determinato e soprattutto molto competitivo. Deve sempre vincere, sempre essere il migliore. Se arriva secondo, ci rimane così male che è capace di prendere a calci tutto quello che gli capita a tiro, mobili di casa compresi.
«Come trascorreremo il pomeriggio?» chiese, scuotendo il berretto inzuppato d’acqua.
«Avevo pensato di giocare in cortile» risposi. «Stamani papà ha montato la rete per la pallavolo. Ma visto che piove, ho noleggiato alcune videocassette. Che ne dici?»
Suonarono di nuovo alla porta. Improvvisamente Mancino spuntò fuori da chissà dove, e si materializzò in corridoio. Una rapida occhiata a Zack e a me, e poi via, ad accogliere il nuovo arrivato.
«Oh, sei tu» sentii che diceva.
«Grazie per il caloroso benvenuto» fu la risposta.
Riconobbi la voce di Erin. Quando parla, sembra che squittisca, e così sono in molti a chiamarla Topolina. Soprannome che le calza a pennello, anche perché è piccola e minuta come un topolino. Ha i capelli biondi, color dell’oro, e li porta sempre molto corti. Adesso vi faccio una confessione, ma non ditelo a nessuno: secondo me Erin è proprio carina, e mi piace molto.
«Possiamo entrare?»
Riconobbi la voce di April, l’altra ragazza del nostro gruppo. Lei ha i capelli ricci, neri neri, e gli occhi velati di malinconia. Prima di frequentarla, avevo sempre pensato che fosse una ragazza triste, ma in seguito ho scoperto che è solo molto timida.
«Spiacente, ma avete sbagliato giorno. La festa di compleanno è domani» disse Mancino.
«Cosa?!» gridarono le ragazze, visibilmente sorprese.
«No, no, entrate pure» strillai.
Mi precipitai all’ingresso e costrinsi Mancino a farsi da parte. Dopodiché aprii la porta a vetri per far entrare April e Erin.
«Conoscete Mancino» mi scusai con loro. «È più forte di lui, non riesce a trattenersi dal fare stupidi scherzi» aggiunsi, afferrando mio fratello per il collo e schiacciandolo contro il muro.
«Anche Mancino è uno scherzo» disse Erin.
«Stupida» rispose Mancino.
Lo spinsi ancora di più contro il muro, lasciandomi cadere di peso su di lui. Mio fratello, però, è un ragazzo davvero imprevedibile, e così riuscì a sgattaiolare via.
«Buon compleanno» disse April, scuotendo la testa bagnata. Mi porse il regalo, avvolto in un foglio di carta natalizia.
«Scusa, ma non avevo altra carta da regalo in casa» si giustificò, davanti alla mia faccia stupita.
«Buon Natale anche a voi» scherzai. Dal pacchetto, sembrava un CD.
«Ho dimenticato il tuo regalo» disse Erin.
«Che cos’è?» chiesi, invitando le ragazze a seguirmi in salotto.
«Non lo so, perché ancora non l’ho comprato» rispose Erin.
Mancino mi piombò come un falco alle spalle e sgraffignò il regalo che mi aveva dato April, correndo a metterlo sopra il regalo di Zack, dietro il divano.
Erin si lasciò cadere sul divano di pelle bianca, di fronte alla poltrona. April, invece, guardava la pioggia che cadeva, fuori dalla finestra.
«Avevo pensato di organizzare il barbecue per arrostire gli hot dog» dissi.
«Mmm, non mi sembra la giornata adatta. Non mi piacciono gli hot dog in brodo» replicò April.
Mancino, intanto, in piedi dietro al divano, giocherellava con la sua inseparabile palla da baseball, lanciandola in aria con una mano e afferrandola subito dopo con l’altra.
«Attento alla lampada» lo avvertii.
Lui naturalmente mi ignorò.
«Chi viene ancora?» chiese Erin.
Mentre stavo per risponderle, suonò il campanello. Io e Manci...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
  10. 8
  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. 15
  18. 16
  19. 17
  20. 18
  21. 19
  22. 20
  23. 21
  24. 22
  25. 23
  26. 24
  27. 25
  28. Copyright