San Kazimierz non era un Soldato Inarrestabile.
Quando era adolescente, suo padre ordinò a Kazimierz di guidare l’esercito polacco alla conquista dell’Ungheria. Alcuni studiosi cattolici sostengono che Kazimierz si rifiutò di obbedire. Affermano che Kazimierz non rifiutò per paura. Kazimierz rifiutò perché pensava che fosse ingiusto andare in guerra contro l’Ungheria. Alcuni storici ritengono che Kazimierz, allora appena tredicenne, partì per la guerra, ma fu sconfitto.
Forse gli ungheresi si masturbavano meno spesso dei ragazzi polacchi. Probabilmente questo è vero.
Il padre di Kazimierz lo punì per non essere andato in guerra. È difficile immaginare come si possa punire un ragazzo per non essere partito per la guerra. È un po’ come punire un ragazzo per non essere rientrato all’ora di cena dandogli il dolce.
Per resistere alle tentazioni sessuali, Kazimierz indossava una maglietta di pelo, una cosa ruvida e fastidiosa fatta con il pelo di capra. Le persone devote come san Kazimierz portavano questo indumento come biancheria intima, così che si strofinasse contro la loro pelle. L’unico scopo di una maglietta di pelo è provocare ferite e dolore. Alcuni storici sostengono che, probabilmente, san Kazimierz indossava la maglietta di pelo a diretto contatto con il suo pene.
Le magliette di pelo funzionano come dinamo.
Nessuno le produce più oggigiorno.
NOI, I NUOVI UMANI
Raccontai tutto a Shann Collins, quella sera.
Le dissi ciò che era successo al Grasshopper Jungle. Le rivelai che Grant Wallace e i Ragazzi della Hoover avevano fatto irruzione nel negozio in cerca di alcol, e che io e Robby Brees non avremmo dovuto essere lì, ma c’eravamo. Le riferii di ciò che avevamo trovato dentro all’ufficio di Johnny McKeon, e che Tyler Jacobson aveva fatto cadere l’universo di vetro, facendo schizzare quella che conoscevamo come 412E su tutto il vicolo dietro al Dalla soffitta al venditore negozio dell’usato.
Ecco cosa dissi a Shann Collins: Robby Brees mi aveva portato con la sua auto a Waterloo, così che potessimo vedere il futuro. Eravamo andati al Dài!, dove un senzatetto chiamato Jack l’Affamato si era gettato davanti a un furgone della Dodge che andava a tutta velocità, e poi un’orribile creatura si era schiusa uscendo fuori dal suo corpo e lo aveva divorato.
Shann doveva tornare a casa. Era tardi.
Si cambiò, togliendosi la tuta del Progetto Eden. Non poteva presentarsi a casa con una strana uniforme. Wendy McKeon, la madre di Shann Collins, era una di quelle madri che prestano attenzione a cose tipo ciò che indossano i figli prima di uscire di casa. Wendy McKeon avrebbe fatto domande, e noi non volevamo che qualcuno sapesse del silo di Shann.
Nessuno sapeva niente di Eden.
Io e Robby Brees tenemmo addosso le tute del Progetto Eden. Lasciammo tutti i nostri vestiti, tranne le scarpe, dentro al silo. Indossare le tute ci faceva sentire come se fossimo un esercito o qualcosa di simile. Ci faceva sentire come se ci appartenessimo.
Comunque, io e Robby Brees avevamo delle cose da fare.
Se io e Robby non fossimo rientrati a casa quella notte, non se ne sarebbe accorto nessuno.
Erano le 20.30. Shann aveva saltato la cena con la sua famiglia. Il suo cellulare non prendeva laggiù a Eden. Stava per passare dei guai. I bravi ragazzi luterani dell’Iowa non si scordano di tornare a casa per cenare con la famiglia.
Riemergere da Eden e trovarsi sotto al grande cielo nero pieno di stelle dell’Iowa ci fece sentire come se stessimo uscendo da un’astronave e mettessimo piede sulla superficie di un qualche mondo alieno. Tutto era diverso.
Eravamo i nuovi umani.
Era quello che ci aveva detto il dottor Grady McKeon.
Robby mi aspettò nella sua vecchia Ford Explorer, così che potessi accompagnare Shann fino alla porta d’ingresso di casa McKeon. Le domandai se voleva che dicessi qualcosa a sua madre o a Johnny McKeon, ma Shann rispose di no, che sarebbe stata nei guai e che io comunque non potevo migliorare le cose.
Così la abbracciai. Fu davvero una bella sensazione stringere il mio corpo al suo con la tuta indosso, come se non portassi nient’altro che i boxer. La baciai a lungo e feci scorrere le mie mani, su e giù, dal culo alle spalle. Stavo cercando di convincerla ad accettare il consiglio del dottor Grady McKeon riguardo alla nostra missione. Mi ero dimenticato completamente di Robby che stava aspettando in auto, e dei grandi insetti mostruosi. Premetti i fianchi contro quelli di Shann.
A quel punto lei sussurrò: «Credo che Robby sia innamorato di te, Austin».
Sentii un groppo in gola, e chiesi a san Kazimierz di mettere le cose a posto.
«Ehm» feci.
«L’ho capito» disse Shann.
Le domandai: «C’è qualcosa di male?».
Shann fece mezzo passo indietro, allontanandosi da me. I suoi occhi mi scrutarono su e giù, su e giù, per tutto il corpo. Le tute non sono molto adatte a nascondere le erezioni. Cercai di darmi una sistemata.
Shann rispose: «Se c’è qualcosa di male? Tu non credi che ci sia qualcosa di male, Austin?».
«Ehm» feci.
Onestamente, pensavo che non ci fosse nulla di male se Robby era innamorato di me.
Probabilmente mi sbagliavo.
Shann domandò: «Avete mai fatto qualcosa insieme?».
Mi sentii il sangue colare fuori da ogni parte del corpo. Era freddo e sinuoso.
«Cosa vuoi dire? Tipo andare sullo skate? Facciamo un sacco di cose insieme» risposi.
Io non mento. È mio compito non mentire mai.
Avevo voglia di una sigaretta.
«Hai mai baciato Robby?» mi chiese Shann.
Dovevo dirglielo. Amavo Shann, e non mento mai.
«Uhm. Sì» risposi.
«Oh» fece Shann. «Voglio dire, tipo un bacio vero?»
«Sì. L’ho fatto» ammisi.
Distolsi lo sguardo. All’improvviso mi resi conto che Robby mi stava aspettando. Potevo sentire il clunk-clunk-clunk del motore della vecchia Ford.
Shann indietreggiò contro la porta.
Poi mi domandò: «Tu e Robby avete mai fatto sesso?».
«Uh. Uhm» feci «no.»
Non le mentii.
«Eddai, Shann. Ti prego» aggiunsi. «Lo sai che sono innamorato pazzo di te.»
Shann fece un’espressione come se le avessi appena dato un calcio nello stomaco. Non disse altro. Entrò dentro e chiuse la porta dietro di sé. Sentii il rumore della serratura scattare nel meccanismo di chiusura della porta.
E questa è stata la mia giornata. Sapete cosa intendo.
Cosa dovevo fare?
La fine del mondo era iniziata quasi da una settimana.
La fine del mondo era iniziata quasi da una settimana e a Ealing lo sapevano solo tre persone: Io, Robby Brees, e Shann Collins.
UN PIEDE NELLA FOSSA
Quando entrai nella sua macchina, Robby fece scivolare verso di me un pacchetto di sigarette lungo il cruscotto.
Non disse nulla.
Io non dissi nulla.
Robby aveva capito che qualcosa era andato storto. Un’altra cosa ancora. Robby sapeva sempre tutto di me.
Mi accesi una sigaretta.
Il motore continuava a emettere quel rumore metallico.
«Questa macchina ha un piede nella fossa» feci.
DAVID CROCKETT E DANIEL BOONE NON HANNO MAI INDOSSATO CAPPELLI DI PROCIONE
Robby mi accompagnò a casa. Dovevo prendere i miei quaderni di storia, e anche Ingrid.
Volevo portare Ingrid con noi a Eden.
Forse ero pazzo di dolore. Probabilmente tutte quelle cose – pensare a mio fratello Eric, a mio nonno Felek, e ad Andrzej, a suo padre perduto e triste, al povero Herman Weinbach che lo amava, a san Kazimierz, a Shann Collins, e allo storno europeo parlante che si chiamava Baby – proiettavano pensieri, come se avessi delle bobine tra le mie orecchie, e mi facevano sentire completamente solo e sul filo del rasoio.
Robby mise nel mangianastri dell’Explorer una delle vecchie cassette di suo padre.
Ascoltammo Exile on Main Street.
E l’auto sussultò quando passammo davanti alla Curtis Crane Lutheran Academy, che si trovava a Ealing, Iowa, su Main Street.
«Allora, me ne vuoi parlare, Porcospino?» domandò Robby.
Sapevo a cosa si riferiva Robby. Ciononostante feci finta di nulla.
Gli chiesi: «Parlarti di cosa, Rob?».
«Di quello che è successo tra te e Shann, prima. Ecco di cosa» spiegò Robby.
«Oh» feci. «Niente.»
La storia dimostra che nei discorsi tra adolescenti niente significa molto di più di niente. In questo caso, Robby sapeva che significava che non volevo parlarne, perciò mi lasciò in pace.
Robby Brees era un ottimo amico.
Quella sera ci fu un silenzio imbarazzante tra me e Robby Brees nella mia casa vuota. Era uno di quei momenti eccessivamente stupidi in cui non sapevo se dov...