Shelah Fane, ammirata star del cinema, è alle Hawaii per le riprese di un kolossal. Durante una festa sulla spiaggia di Waikiki, la donna viene pugnalata al cuore. Chi può averla uccisa? Un amante respinto? Un ammiratore folle? Un rapinatore sorpreso sul fatto? Una curiosa figura di indovino, Tarneverro, rivela all'ispettore della polizia di Honolulu, Charlie Chan, che tre anni prima Shelah aveva assistito a un omicidio. Che l'assassino sia tornato per eliminare una scomoda testimone?

- 280 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Charlie Chan e il cammello nero
Informazioni su questo libro
Scelto da 375,005 studenti
Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.
Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.
1
Mattinata al crocevia
Il Pacifico è il più solitario degli oceani e i naviganti che attraversano quell’immenso, tumultuoso deserto hanno quasi sempre la sensazione che la loro imbarcazione si sia perduta in un’eternità di cielo e di acqua. Ma se invece navigano dagli atolli dei Mari del Sud verso la costa della California, tutto a un tratto quasi senza accorgersi si trovano a metà strada. Così accadde con i passeggeri dell’Oceanic, quella silenziosa mattina di luglio, poco dopo l’alba. Dalla distesa d’acqua sorgevano, ancora confusi, i confini dei picchi rosati, incredibili, quasi irreali. A mano a mano che si avvicinavano, tuttavia, quei confini diventavano sempre più reali, finché i passeggeri, appoggiati al parapetto, con un brivido riuscirono a distinguere la verde isola di Oahu, segnata dal verde più scuro delle gole montane dove si nascondono le piogge.
L’Oceanic doppiò l’entrata del canale. Ecco Diamond Head, come un gigantesco leone accovacciato pronto a balzare sulla preda, se si vuole usare una similitudine ormai logora. Un leone accovacciato, sì, fin qui la similitudine regge, ma per quanto riguarda il balzo... be’, non si è mai verificata la benché minima probabilità. Diamond Head è un vulcano racchiuso fra le isole e già da tempo ha intuito l’inutilità di agire per impulso... anzi, di agire e basta.
Una donna stava in piedi accanto al parapetto di tribordo sul ponte della nave e fissava la linea curva della spiaggia di Waikiki e, più avanti, le bianche mura di Honolulu seminascoste dal fogliame, dietro la Torre Aloha. Era una bella donna sui trent’anni, che aveva destato un costante interesse tra gli altri passeggeri nel corso di quel monotono afoso viaggio da Tahiti. Qualsiasi persona, anche se proveniente dalle più remote parti del globo, l’avrebbe subito riconosciuta, perché era Shelah Fane, la stella del cinema, e la sua fama poteva essere paragonata a quella di un qualunque capo di Stato o di un re.
Per più di otto anni i magnati del cinema l’avevano considerata un investimento sicuro, ma ora cominciavano a scuotere il capo. “Non è più così brillante. Comincia il declino.” La gioventù dorata, come i poveri spazzacamini, deve tornare polvere, e questo è ciò a cui pensano le stelle del cinema quando non riescono a dormire. Shelah negli ultimi tempi non dormiva molto bene e i suoi occhi, mentre si posavano sul tranquillo Tantalus col suo alone di soffici nubi, avevano un’espressione triste e ansiosa.
La donna sentì sul ponte un passo familiare e si voltò. Un giovane dall’aspetto vigoroso le sorrise con trasporto.
«Oh, Alan...» disse la donna. «Come ti senti oggi?»
«Un po’ in ansia» rispose lui. Si appoggiò al parapetto. Il suo viso, dai lineamenti precisi, era abbronzato dal sole tropicale. «È la fine del viaggio, Shelah... almeno per te» aggiunse, prendendole la mano. «Non ti dispiace?»
La donna ebbe un attimo di esitazione. «Mi dispiace... sì. Sarebbe stato bello poter continuare a navigare.»
«Davvero!» Il giovane guardò Honolulu con quell’interesse che si accende in ogni inglese alla vista di un nuovo porto, di un nuovo ormeggio. La nave si era fermata all’ingresso del canale e ora si stava avvicinando una lancia con a bordo i funzionari della dogana e il dottore.
«Non te ne sei dimenticata, vero?» L’inglese si voltò verso Shelah Fane. «Sai che per me il viaggio non termina qui. Salperò di nuovo a mezzanotte su questa stessa nave mentre tu rimarrai a terra... e prima di partire devo avere la tua risposta.»
La donna annuì. «L’avrai prima di partire, te lo prometto.»
Per un istante l’uomo studiò il viso dell’attrice che, alla vista della terra, aveva subito un brusco cambiamento. Dal piccolo circoscritto mondo della nave era tornata a quel grande mondo dal quale si aspettava, e coltivava, l’adorazione. Non più calmi, languidi, tranquilli, i suoi occhi si erano accesi di una fiamma irrequieta e i suoi piedi battevano nervosamente sul ponte. L’uomo fu sopraffatto da un’improvvisa paura, la paura che la donna che aveva conosciuto e adorato in quelle ultime settimane stesse sfuggendogli per sempre.
«Perché aspettare?» esclamò. «Rispondimi subito.»
«No, no» protestò la donna. «Non ora. Oggi, più tardi.» Guardò oltre le sue spalle. «Chissà se ci sono dei cronisti sulla lancia?»
Un giovane alto, bello, senza cappello, con un ciuffo di capelli biondi che si agitavano nella brezza, si avvicinò di corsa alla donna. La sua energia era una sfida al clima.
«Salve, signora Fane. Si ricorda di me? Ci siamo conosciuti qui nel corso di un suo viaggio al Sud. Sono Jim Bradshaw, dell’ufficio turistico, ufficio stampa della bellezza, uomo di collegamento col paradiso. Il nostro migliore aloha... Ed eccole una ghirlanda come segno del nostro benvenuto.» Infilò al collo dell’attrice una ghirlanda di fiori, mentre l’uomo che lei aveva chiamato Alan si allontanava lentamente.
«Lei è davvero gentile» disse Shelah Fane. «Certo che mi ricordo. Sembra sempre così felice di vedermi!»
Il giovane sorrise. «Sono felice e... be’, oltretutto è il mio lavoro. Io sono lo stuoino su cui è scritto “benvenuto” disteso sulla soglia delle Hawaii. L’ospitalità dell’isola: devo essere certo che la realtà corrisponda a tutta la mia pubblicità. Ma nel suo caso... be’, mi creda, non faccio alcuno sforzo.» Si accorse che la donna guardava ansiosa oltre le sue spalle. «Sa, mi dispiace, ma pare che tutti i giornalisti stiano indugiando tra le braccia di Morfeo. Però la colpa non è tutta loro, cullati come sono dallo stormire degli alisei tra le foglie delle palme... completerò la descrizione più tardi. Dica a me quello che desidera e ci penserò a farlo mettere sui giornali. Ha già finito a Tahiti la lavorazione del colossal sui Mari del Sud?»
«Non esattamente» rispose l’attrice. «Dovremo girarne alcune sequenze a Honolulu. Qui si vive molto meglio e poi, il paesaggio, sa, è talmente bello in ogni angolo...»
«Se lo so?» esclamò il giovane. «Lei m’invita a nozze! Fiori esotici, alberi in fiore, verdi colline, cieli azzurri pieni di sole, con leggere nuvolette bianche: “il sogno degli immutabili tropici con la sensazione dell’eterna primavera”. L’ho scritto proprio ieri.»
«Mi pare bello» rise Shelah.
«Si fermerà un po’ di tempo a Honolulu, signora Fane?»
La donna annuì. «Ho mandato avanti i miei domestici» rispose. «Mi hanno affittato una casa sulla spiaggia. Soffoco negli alberghi, e poi c’è sempre troppa gente che mi guarda. Spero che la casa sia grande...»
«Lo è» la interruppe Bradshaw. «Ci sono stato ieri. Hanno sistemato tutto e la stanno aspettando. Ho visto il suo maggiordomo... e la sua segretaria, Julie O’Neil. A proposito, un giorno o l’altro dovrò chiederle dove trova simili segretarie.»
Shelah sorrise. «Oh, Julie è molto più di una segretaria, è una sorta di figlia per me. Anche se è assurdo, perché in realtà abbiamo quasi la stessa età.»
«Davvero?» disse il giovane... a se stesso.
«La madre di Julie era una cara amica della mia e quando è morta, quattro anni fa, ho preso Julie con me. Bisogna fare una buona azione ogni tanto» aggiunse abbassando gli occhi con modestia.
«Certo» convenne Bradshaw. «Altrimenti non potremmo mai far parte dei boy scout. Julie mi ha detto quanto è stata buona con lei...»
«Ne sono stata ampiamente ripagata» lo rassicurò la stella del cinema. «Julie è un tesoro.»
«Vero?» replicò vivacemente il giovane. «Se avessi con me il mio rimario, le improvviserei una magnifica descrizione della ragazza.»
Shelah Fane lo guardò fisso. «Ma Julie è arrivata qui solo due giorni fa...»
«Sì, anch’io. Sono andato in aereo a Los Angeles e sono tornato sulla stessa nave. È stata la migliore traversata che io abbia mai fatto. Sa: la luna, il mare d’argento, una bella ragazza...»
«Devo andare a fondo di questa faccenda» disse Shelah Fane.
Si unirono a loro due passeggeri: un uomo dall’aspetto stanco, disilluso, il cui abbigliamento faceva pensare a Hollywood Boulevard, e una vistosa ragazza di vent’anni. Shelah si rassegnò all’inevitabile. «Il signor Bradshaw dell’ufficio turistico» spiegò. «La signorina Diana Dixon, che lavora nel mio nuovo film, e Huntley Van Horn, il protagonista.»
La signorina Dixon non perse tempo. «Honolulu è un luogo adorabile» cinguettò immediatamente. «Sono sempre così elettrizzata di venire qui... un tale incontro...»
«Lasci stare» tagliò corto Shelah. «Il signor Bradshaw conosce perfettamente queste cose. Nessuno le conosce meglio di lui.»
«Mi fa sempre piacere trovare conferma alle mie idee» disse il giovane con un inchino. «Soprattutto se la fonte di questo assenso è così affascinante.» Poi, rivolto all’uomo: «Signor Van Horn, l’ho vista molte volte al cinema».
Van Horn sorrise cinico. «Anche gli indigeni del Borneo, credo. Shelah le ha detto qualcosa della nostra ultima avventura?»
«Molto poco» rispose Bradshaw. «Ha avuto una bella parte?»
«È sempre una bella parte» disse Van Horn. «Io credo che la mia interpretazione di quel ruolo non danneggerà la sua utilizzazione futura. Altrimenti parecchi dei nostri studios principali dovranno chiudere. Dunque, io sono un vagabondo e sono andato affondando sempre più in basso...»
«L’hai voluto tu» annuì l’attrice.
«Sguazzavo meravigliosamente negli abissi,» continuò Van Horn «quando... che mi si creda o no... sono stato salvato. Totalmente riabilitato dall’amore di questa ragazza dalla pelle abbronzata.»
«Quale ragazza?» chiese Bradshaw privo di espressione. «Oh, intende Shelah Fane? Be’, sembrerebbe una trama robusta... ma non me la anticipi.» Quindi si rivolse all’attrice. «Mi fa piacere che debba girare alcune sequenze a Honolulu. È il genere di cose che fa impazzire di felicità l’ufficio turistico. Ora devo scappare, ci sono un paio di altre celebrità sulla nave. Un tale di nome Alan Jaynes, ricchissimo...»
«Stavo parlando con lui quando è arrivato» disse Shelah.
«Grazie, andrò a cercarlo. Miniere di diamanti in Sudafrica: è davvero qualcuno. Alle Hawaii siamo molto amanti dell’arte, sapete, ma per quanto riguarda il denaro, be’, quando se ne sente l’odore nel porto, allora è il momento dell’alzabandiera. Ci vediamo più tardi.»
Scomparve lungo il ponte e i tre attori si appoggiarono al parapetto.
«Ecco Val,» disse Huntley Van Horn «sembra l’uomo che ha inventato i tropici.»
Si riferiva a Val Martino, regista dell’ultimo film di Shelah, che si avvicinava rapidamente lungo il ponte. Era un ometto tarchiato, coi capelli grigi, vestito con un immacolato completo di seta bianca. Sopra una fiammeggiante cravatta rossa troneggiava il suo viso largo, grosso, quasi dello stesso colore della cravatta; il che faceva supporre che il signor Martino non si fosse mai preoccupato di faccende tanto banali quali la pressione sanguigna e la dieta.
«Salve» disse. «Be’, eccoci qua. Grazie al cielo, con Tahiti abbiamo chiuso. Tornerò ai tropici solo dopo che saranno stati rovinati dalle infrastrutture americane. Shelah, era un giornalista quello con cui stavi parlando?»
«Non proprio. È uno dell’ufficio turistico.»
«Spero che ti sia dilungata in particolari sul nuovo film» continuò lui. «Sai, abbiamo bisogno di tutta la pubblicità possibile.»
«Oh, non possiamo per un momento dimenticare il film?» ribatté l’attrice con una certa stanchezza.
L’Oceanic veniva rimorchiato lentamente lungo il molo sul quale era in attesa una folla sorprendentemente scarsa. Shelah osservò il gruppetto con interesse e con un certo disappunto. Aveva quasi sperato in una immensa folla di ragazze vestite di bianco che portavano ghirlande trionfali. Ma questo era ac...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Charlie Chan e il cammello nero
- 1. Mattinata al crocevia
- 2. La casa sulla spiaggia
- 3. Fiori per Shelah Fane
- 4. Il cammello davanti alla porta
- 5. L’uomo con il soprabito
- 6. Fuochi d’artificio nella pioggia
- 7. L’alibi dell’orologio
- 8. Le scarpe del vagabondo
- 9. Diciotto minuti importanti
- 10. “A Shelah, da parte di Denny”
- 11. Mezzanotte a Honolulu
- 12. Tutt’altro che uno sprovveduto
- 13. Colazione in casa Chan
- 14. La finestra del villino
- 15. Due spremute d’arancia
- 16. Una parola di avvertimento
- 17. Come morì Denny Mayo
- 18. La storia del fattorino
- 19. La mano amica di Tarneverro
- 20. Un lembo del velo
- 21. Il re del mistero
- 22. Il racconto del vagabondo
- 23. La sedia fatale
- 24. Il velo è squarciato
- Copyright