Sussulto. Lo straccio che lei mi passa è pulito, ma odora ancora di sangue. Non dovrebbe darmi fastidio, dato che i miei vestiti ne sono già tutti impregnati. Il rosso è il mio, naturalmente. Quello argenteo, invece, appartiene a molti altri. Evangeline, Ptolemus, lord Osanos e tutti coloro che hanno cercato di uccidermi nell’arena. Suppongo che in parte sia anche di Cal. Ha perso molto sangue sulla sabbia, per i colpi inferti dai nostri mancati carnefici. Ora è seduto di fronte a me e si osserva i piedi, mentre i suoi tagli intraprendono un lento processo di guarigione naturale. Do un’occhiata a una delle tante ferite che ho sulle braccia, causate con ogni probabilità da Evangeline. Sono ancora fresche e così profonde che lasceranno senz’altro il segno. Una parte di me è estasiata all’idea: questo sfregio frastagliato non sarà magicamente cancellato dalle fredde mani di un guaritore. Io e Cal non siamo più nel mondo degli argentei, dove certe persone potrebbero eliminare con estrema facilità le cicatrici che ci siamo guadagnati a fatica. Siamo riusciti a fuggire. O, almeno, io ci sono riuscita. Le manette ai polsi di Cal, invece, sono un chiaro promemoria della sua prigionia.
Farley mi dà un buffetto sulla mano con fare sorprendentemente gentile. «Nasconditi il viso, sparafulmini. Ti stanno cercando.»
Per una volta, faccio quello che mi viene detto. Gli altri mi imitano e si tirano su le bandane rosse per coprirsi naso e bocca. Cal è l’ultimo a restare a viso scoperto, ma non per molto. Non oppone la minima resistenza quando Farley gli sistema la maschera sul volto per farlo sembrare uno di noi.
Se solo lo fosse.
Un ronzio elettrico mi fa ribollire il sangue nelle vene e mi riporta alle oscillazioni e allo sferragliamento del treno sotterraneo che procede inesorabile, verso una città, un tempo rifugio sicuro. Il convoglio sfreccia veloce e stride sui vecchi binari, come un lestopasso argenteo che attraversa in un lampo i campi aperti. Ascolto il fastidioso rumore metallico, lo sento penetrare in profondità nelle mie ossa, dove si insinua un dolore freddo e pungente. La rabbia e la forza percepite nell’arena sono ormai un lontano ricordo che si lascia alle spalle solo paura e sofferenza. Posso a malapena immaginare cosa Cal stia passando. Ha perso tutto, tutto quello a cui teneva di più. Suo padre, suo fratello, il proprio regno. Non so come faccia a non crollare, saldo e immobile se non per l’ondeggiare del treno.
Non c’è bisogno che qualcuno mi spieghi perché andiamo così di fretta. Per quanto mi riguarda, vedere Farley e le sue guardie tese come corde di violino è una motivazione più che sufficiente. Siamo ancora in fuga.
Maven ha già percorso questa strada prima, e farà ritorno con tutta la furia dei suoi soldati, di sua madre e del nuovo titolo. Se ieri era un principe, oggi è un re. Lo credevo mio amico, il mio promesso sposo, ma adesso ho capito.
Un tempo mi fidavo di lui. Ora ho imparato a detestarlo e a temerlo. Ha contribuito all’omicidio del padre per accaparrarsi la corona e, per un crimine da lui commesso, ha incastrato il fratello. Sa che le radiazioni che circondano la Città delle Rovine sono tutte una balla, un trucchetto, e sa dove conduce il treno. Il nascondiglio tranquillo che Farley ha costruito non è più un posto sicuro, non per noi. Non per te.
Può darsi che ci stiamo già dirigendo a gran velocità verso una trappola.
Nell’avvertire la mia preoccupazione, qualcuno mi abbraccia. Shade. Non riesco ancora a credere che mio fratello sia qui, vivo e, cosa perfino più strana, uguale a me. Rosso e argenteo, e più forte di entrambi.
«Non permetterò che ti prendano di nuovo» sussurra a voce talmente bassa che faccio fatica a sentirlo. Suppongo che non sia consentito dimostrare il proprio attaccamento a qualcuno all’infuori della Guardia Scarlatta, benché si tratti di un familiare. «Te lo prometto.»
La sua presenza è rassicurante e mi riporta indietro nel tempo. A quando non era ancora stato chiamato alle armi, nella primavera piovosa in cui potevamo fingere di essere bambini. Non esisteva altro che il fango, il villaggio e il nostro stupido vizio di ignorare il futuro. Ora il futuro è l’unica cosa a cui io pensi e mi chiedo su quale oscuro sentiero ci abbiano condotto le mie azioni.
«Che facciamo adesso?» domando a Farley, ma il mio sguardo incrocia quello di Kilorn. Lui le sta accanto, da bravo guardiano, con i denti serrati e le bende insanguinate. E pensare che, in un’altra stagione, era solo l’apprendista di un pescatore. Ora sembra un pesce fuor d’acqua, proprio come Shade, il fantasma di un’epoca passata, precedente a tutto questo.
«C’è sempre un posto in cui scappare» replica Farley, più concentrata su Cal che su tutto il resto. Si aspetta che combatta, che opponga resistenza, ma lui non fa nulla.
«Tienila stretta» ordina Farley, dopo una lunga pausa, rivolta a Shade. Mio fratello annuisce e mi posa la mano pesante sulla spalla. «Non possiamo perderla.»
Non sono un generale né un’esperta di tattiche militari, ma il suo ragionamento mi è chiaro. Sono la ragazzina sparafulmini, pura elettricità vivente, una saetta in forma umana. La gente conosce il mio nome, il mio aspetto e le mie abilità. Sono preziosa, sono potente, e Maven farà qualunque cosa per impedirmi di contrattaccare. Benché mio fratello sia simile a me, benché sia la cosa più veloce che io abbia mai visto, non so proprio come potrà proteggermi da questo nuovo re crudele e corrotto. Eppure devo crederci, nonostante sembri un’illusione. Dopotutto, ho visto accadere così tante cose impossibili… Riuscire di nuovo a farla franca non sarà niente di che a confronto.
Il rumore delle pistole che vengono caricate rimbomba nel vagone mentre gli uomini della Guardia si preparano. Kilorn si sposta e mi viene accanto, barcollando leggermente, mentre tiene il fucile a tracolla stretto sul petto. Abbassa lo sguardo, ha un’espressione tenera. Abbozza un sorrisetto e prova a farmi ridere, ma i suoi occhi verde brillante sono seri e intimoriti.
Cal invece se ne sta seduto in silenzio, con aria quasi pacifica. Nonostante sia quello che ha più da temere – incatenato, circondato da nemici e perseguitato dal suo stesso fratello –, il suo aspetto è sereno. Il che non mi sorprende. È un soldato nato; la guerra è qualcosa che comprende bene e ora siamo decisamente in guerra.
«Spero non abbiate intenzione di combattere» esordisce dopo diversi minuti di silenzio. Tiene gli occhi puntati su di me, ma le sue parole taglienti sono rivolte a Farley. «Spero vi siate organizzati per scappare.»
«Risparmia il fiato, argenteo» ribatte lei, raddrizzando le spalle. «So cosa dobbiamo fare.»
Le parole mi escono da sole, non riesco a trattenermi: «Anche lui». Farley mi incenerisce con lo sguardo, ma ho sopportato di peggio. Infatti non batto ciglio. «Cal sa come combattono, sa cosa faranno per fermarci. Sfruttalo.»
Come ci si sente a essere usati? È stato lui a sputarmi addosso quelle parole, nella prigione sotto il Circo delle ossa, e in quel momento ho desiderato di morire. Ora mi dà a malapena fastidio.
Lei non dice niente, il che per Cal è davvero troppo.
«Useranno i bocca di leone» commenta tetro.
Kilorn scoppia a ridere. «I fiori?»
«I jet» replica Cal con occhi scintillanti di disprezzo. «Ali arancioni, corpo argentato e un unico pilota; sono facili da manovrare, perfetti per un assalto urbano. Trasportano fino a quattro missili ciascuno. Moltiplicato per il numero di velivoli che compongono uno squadrone, si parla di sfuggire a quarantotto missili, senza contare gli altri tipi di munizioni. Potete farcela a gestire tutto questo?»
La sua domanda è accolta dal silenzio. No che non possiamo.
«E i bocca di leone, in realtà, sono l’ultimo dei nostri problemi. Non faranno altro che accerchiarci, difendere il perimetro, tenerci bloccati qui, finché non arriveranno le truppe di terra.»
Abbassa lo sguardo, pensieroso. Si starà chiedendo cosa farebbe, se si trovasse dall’altro lato della barricata. Se fosse lui il re, al posto di Maven. «Ci circonderanno e imporranno le loro condizioni: io e Mare in cambio della vostra salvezza.»
Un altro sacrificio. Inspiro lentamente. Stamattina, ieri, prima di tutta questa follia, sarei stata contenta di dare la mia vita solo per salvare Kilorn e mio fratello. Ma ora… so di essere speciale. Ora ho altre persone da proteggere. Ora non possono perdermi.
«Non possiamo accettarlo» protesto. È la dura verità. Lo sguardo fisso di Kilorn mi pesa addosso, ma non alzo gli occhi. Non potrei sostenere il suo giudizio.
Cal è meno perentorio. Eppure annuisce, d’accordo con me. «Il re non si aspetta che ci arrendiamo» commenta. «I jet ci faranno crollare addosso le rovine, mentre il resto dell’esercito spazzerà via i sopravvissuti. In pratica, sarà un massacro.»
Farley è una persona orgogliosa, persino ora che si trova con le spalle al muro. «Quindi cosa proponi?» domanda, mentre si china su di lui. Le sue parole trasudano disprezzo. «Una resa incondizionata?»
Scorgo una smorfia di disgusto sul viso di Cal. «Maven vi ucciderebbe comunque. Che sia dentro una prigione o sul campo di battaglia, non lascerà in vita nessuno di noi.»
«Allora tanto vale che moriamo combattendo.» La voce di Kilorn risuona più forte del previsto, tuttavia gli tremano le mani. Come il resto dei ribelli, il mio amico è disposto a fare qualunque cosa per la causa, ma ha pur sempre paura. È ancora un ragazzo, ha appena compiuto diciotto anni e ha così tante ragioni per vivere e così poche per morire.
Alla dichiarazione forzata e audace di Kilorn, Cal scoppia a ridere, eppure non aggiunge altro. Sa bene che una descrizione più dettagliata della nostra morte imminente non gioverebbe a nessuno.
Farley non condivide la sua opinione e li congeda entrambi con un cenno della mano. Dietro di me, mio fratello emana la sua stessa determinazione.
Sanno qualcosa che noi non sappiamo, qualcosa che non hanno intenzione di dirci, per il momento. Maven ci ha impartito una dura lezione sulla fiducia mal riposta.
«Non saremo noi a morire, oggi.» Farley non dice altro, prima di marciare in testa al convoglio. I suoi passi risuonano come colpi di martello sul pavimento metallico e trasmettono una cocciuta risolutezza.
Prima ancora che accada, percepisco che il treno sta per rallentare. L’energia elettrica si affievolisce fino a scomparire, mentre scivoliamo nella stazione sotterranea. Non so cosa potremmo scorgere nel cielo sopra di noi, se una nebbia bianca o i jet dalle ali arancioni. Gli altri non paiono troppo interessati, mentre scendono dal treno con decisione. Così in silenzio, gli uomini armati e mascherati della Guardia Scarlatta sembrano dei veri soldati, ma non mi lascio incantare: non possono competere con quello che li aspetta.
«Preparati» mi sussurra Cal all’orecchio, facendomi venire i brividi. Mi tornano in mente i bei tempi andati, quando ballavamo al chiaro di luna. «Ricordati quanto sei forte.»
Kilorn si fa largo con una spallata e mi viene accanto, per separarci prima che io possa dire a Cal che la mia forza e la mia abilità sono le uniche cose di cui io sia sicura in questo momento. Non mi fido di nient’altro, al di là dell’energia elettrica che mi scorre nelle vene.
Vorrei davvero credere alla Guardia Scarlatta e di certo anche a Shade e a Kilorn, ma non posso concedermelo, non dopo i guai che la mia fiducia e la cecità nei confronti di Maven ci hanno causato. E Cal non è nemmeno da prendere in considerazione. È un prigioniero, un argenteo, il nemico che ci tradirebbe subito, se solo potesse… se avesse un altro posto in cui scappare.
Eppure, in qualche modo, mi sento attratta da lui. Il ragazzo benestante che mi ha regalato una moneta d’argento quando non ero nulla. Con quel singolo gesto, ha cambiato il mio futuro e ha distrutto il suo.
Tra l’altro, condividiamo un’alleanza disdicevole, sancita dal sangue e dal tradimento. Siamo legati, uniti contro Maven, contro tutti quelli che ci hanno ingannato e contro questo mondo che sta per sgretolarsi.
Il silenzio ci accoglie. Una nebbia umida e color cenere aleggia sulle rovine di Naercey e il cielo sembra così vicino da poterlo quasi toccare. Fa freddo per via del vento gelido tipico dell’autunno, stagione di cambiamento e di morte. Non c’è ancora nulla che abbia invaso la volta celeste, nessun jet che faccia piovere distruzione su una città già distrutta. Farley si incammina a passo svelto e ci guida dai binari all’ampio viale abbandonato. Le macerie si spalancano davanti a noi come un canyon, più grigie e desolate di quanto ricordassi.
Procediamo verso est, lungo la strada, in direzione della costa avvolta dalla foschia. Gli alti edifici mezzo diroccati ci sovrastano e sembra che ci vengano addosso; le loro finestre sono come occhi che ci osservano mentre passiamo. Chissà se gli argentei ci stanno tendendo un’imboscata, nascosti nelle nicchie sgretolate e nelle ombre dei portici, pronti a far fuori la Guardia Scarlatta. Maven potrebbe addirittura costringermi a guardarlo mentre uccide i ribelli a uno a uno. Non mi concederebbe il lusso di una morte rapida e indolore. “O forse peggio” penso. “Non mi lascerebbe proprio morire.”
Quest’ipotesi mi fa gelare il sangue nelle vene, come se un agghiacciante mi avesse sfiorato. Per quanto Maven mi abbia mentito, un pochino lo conosco. Ricordo quando mi ha afferrato attraverso le sbarre della prigione e gli tremava la mano mentre mi stringeva il polso. E ricordo il nome che si porta dentro, quello che mi rammenta che in lui batte ancora un cuore. Si chiamava Thomas e l’ho guardato morire. Non ha potuto salvare quel ragazzo. Ma può salvare me, nel suo modo perverso.
No. Non gli darò mai una soddisfazione del genere. Preferisco morire anch’io, piuttosto.
Ma per quanto mi sforzi, non riesco a ...